Lo stato mentale di New York

     Nell’aprile 2016 l’Assemblea Generale sul «Problema mondiale della Droga». Le proposte di Encod per dare la parola ai “senza voce” e per opporsi alle lobbies.

di Joep Oomen (*)

Encod

Cinquant’anni dopo che la città era diventata la culla di una delle più assurde invenzioni della storia umana, cioè la Convenzione Unica sulle Droghe Narcotiche delle Nazioni Unite, New York ospiterà un evento che potrebbe significarne la fine: la Sessione Speciale della Assemblea Generale sul Problema Mondiale della Droga, il 19-21aprile 2016. L’Ungass 2016 sarà una straordinaria opportunità per i governi del mondo per dimostrare di aver capito come stanno realmente le cose.

Non che si pensi che l’Ungass trovi la risposta alla domanda su quale sia la strada migliore per proteggere la popolazione globale contro i rischi collegati alle droghe. Sarebbe da ingenui credere che questa risposta possa esser trovata nel corso di un vertice di tre giorni fra diplomatici che vivono in suite d’hotel e che si satollano in ristoranti di lusso. Dopo 55 anni durante i quali i trattati internazionali sulle droghe hanno giustificato politiche che causano violenza, malattia, crimine, corruzione e miseria nel mondo, è difficile immaginare che possano tirar fuori qualcosa che funzioni.

Per trovare una soluzione a un problema mondiale, c’é bisogno di gente che pensi e agisca in nome della popolazione globale. Come è stato dimostrato dagli storici, le discussioni ai tanti summit che hanno portato alle Convenzioni sugli Stupefacenti delle Nazioni Unite sono state fortemente influenzate dai rappresentanti dell’industria farmaceutica. Non vi é motivo di ritenere che oggi sia differente e anche una compagnia come la Coca Cola o le industrie dell’alcool, del tabacco, delle armi e delle carceri vorranno proteggere i privilegi a loro concessi dal proibizionismo universale sulle droghe.

La cosa migliore che possa succedere all’Ungass é che i governi comincino a riprendersi lo spazio per sviluppare e attuare una politica sulle droghe adeguata alla realtà del loro Paese e poi la aggiustino agli accordi internazionali; e non il contrario. Basterebbe aggiungere un semplice emendamento alle convenzioni esistenti, come quello elaborato dalla Law Enforcement Against Prohibition, per ridare la responsabilità di elaborare il miglior approccio sulle droghe a coloro che sono supposti rivestire tale responsabilità: i legislatori nazionali.

In effetti i governi non avrebbero neppure bisogno di un tale emendamento. Secondo l’articolo 2 (capitolo 5b) della Convenzione Unica sulle Droghe Narcotiche delle Nazioni Unite, i Paesi devono proibire la produzione, lavorazione, esportazione e importazione, commercio, possesso o uso di droghe «qualora a loro giudizio le condizioni prevalenti ne facciano i mezzi più appropriati per proteggere la salute pubblica e il benessere».

A partire dal 1976, le autorità olandesi decisero di permettere il possesso e la vendita di cannabis ai consumatori perché secondo la loro opinione la proibizione assoluta non costituisce la misura più appropriata. A partire dal 2012 il governo dell’Uruguay ha utilizzato la stessa opzione di uscita, legalizzando l’intera catena dalla produzione al consumo. In ambedue i casi il cane da guardia delle Nazioni Unite, ovvero l’International Narcotics Control Board, ha abbaiato molto ma senza mordere, semplicemente perché gli mancano i denti per farlo.

In un mondo ideale, i Paesi darebbero, come prima cosa, una occhiata all’impatto delle loro leggi sulle droghe prima di inviare una delegazione all’Ungass. Per avere un dibattito ben informato alle Nazioni Unite, i governi dovrebbero basare le loro opinioni su testimonianze di prima mano sull’impatto delle politiche attuali, come pure sulle prospettive di approcci alternativi, inclusa la legalizzazione.

Questo è il motivo per cui Encod lancia una sfida ai membri di tutti i parlamenti dell’Unione europea, affinché organizzino audizioni pubbliche con la partecipazione della società civile coinvolta e preoccupata del problema delle droghe, prima che all’Ungass.

La domanda potrebbe essere semplice: le Convenzioni delle Nazioni Unite sono un mezzo utile e legittimo per proteggere la popolazione dai danni collegati alle droghe?

Tutti i cittadini europei possono unirsi a questa sfida: leggete qui di seguito.

Alla Ungass si tratta di presentare la massa di prove prodotta dalla scienza e dalla realtà quotidiana secondo cui la proibizione delle droghe è contro-produttiva rispetto alla missione fondamentale delle Nazioni Unite, e in effetti di tutti i governi, che consiste nel favorire la pace globale, la salute, lo sviluppo, la sicurezza e i diritti umani per tutti i cittadini.

E’ una opportunità per la élite globale ascoltare la voce dei senza voce. Voci che parlano delle vite che potrebbe esser salvate e migliorate, dei benefici alla sicurezza pubblica, alla credibilità delle autorità, alla salute di cittadini e della ricchezza derivante se le droghe inserite nelle tabelle delle Nazioni Unite venissero prodotte e distribuite in modalità trasparenti, dove tutte le persone coinvolte fossero ritenute responsabili, dove il mercato fosse equo e amico dell’ambiente, dove la salute pubblica fosse la priorità principale.

Encod progetta di inviare una “Brigata della Pace” a New York, per unirsi agli attivisti degli altri continenti in uno sforzo per esprimere la voce dei senza voce.

Tu puoi aiutare questa brigata.

Come?

Leggi di più a proposito qui di seguito.

Indipendentemente da quello che succederà all’Ungass 2016, la guerra alle droghe non finirà. Anche se le Nazioni Unite dovessero ufficialmente sostenere i governi nazionali nella sperimentazione di politiche autonome sulle droghe, non è chiaro di che tipo saranno. A questo punto si faranno sicuramente vive le lobby rappresentanti di interessi privati presso i decision maker nazionali, per assicurarsi la propria fetta di torta. Ci sarà sempre una parte considerevole dell’establishment politico e legale che continuerà a fare di tutto per tenere le droghe proibite mentre, allo stesso tempo, ci si sta preparando per un cambio di rotta che le favorisca. Nel frattempo, coloro che si oppongono a un monopolio sulle droghe, siano esse legali o illegali, saranno sempre sotto-rappresentati nel dibattito.
Per questi motivi Encod sta preparando una strategia che utilizza le piante al posto delle parole. Auto-coltivare le proprie piante psicoattive oppure organizzare una modalità no profit di distribuirle ad altri adulti è un metodo molto più appropriato per proteggere la salute pubblica e il benessere del mercato illegale. Anche un bambino lo capisce.

Così, a partire dal 2016, Encod progetta di sviluppare una regolamentazione di una semplicità estrema: Libertà di Coltivare. Noi mobiliteremo tutti i cittadini europei per mettere in pratica la modalità più utile a disposizione, per proteggere la loro salute pubblica e il loro benessere. Un modello nel quale gli adulti hanno un accesso autonomo a sostanze che mantengono o migliorano la loro salute mentale e/o fisica, in assoluta conformità con le convenzioni internazionali sui diritti umani che proteggono il diritto alla salute, alla cultura, alla vita privata.
Se i governi o i parlamentari non lo capiscono, lo faranno i cittadini!

(*) di Joep Oomen (con l’aiuto di Peter Webster) tradotto da Enrico Fletzer; ripreso dal bollettino di Encod – novembre 2016 – sulle politiche delle droghe in Europa. Oomen è il coordinatore di Encod, la sigla indica «EUROPEAN COALITION FOR JUST AND EFFECTIVE DRUG POLICIES». Per contatti: 
Haantjeslei 213 – 2018 Antwerpen – Belgio; 

tel. 32 (0)495 122644; office@encod.org; www.encod.org.

 

 

Redazione
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