Mr. Obama, il premio Nobel del niente

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di Francesco Masala

“Le tragiche notizie provenienti dalla Cisgiordania arrivano a poche ore di distanza dalle dichiarazioni di Barack Obama, che a quasi sette anni dal suo insediamento ha riconosciuto che la pace tra israeliani e palestinesi, che riteneva un obiettivo alla sua portata, era in realtà un traguardo estremamente più complicato di quanto avesse pensato all’inizio del suo mandato. Il presidente americano ha di fatto gettato la spugna dichiarando di essere giunto alla conclusione ” realista” che non solo non ci sarà alcuna intesa nei 14 mesi che mancano alla fine del suo mandato alla Casa Bianca, ma che non saranno possibili concreti negoziati di pace tra le due parti”, si legge qui

cinque anni fa avevo scritto questo, ma credo che Obama non l’abbia letto:

SPQI: sono pazzi questi israeliani, Mr. Obama

“...Questa storia non è successa nei giorni in cui in Sud Africa c’era l’apartheid o nei tempi bui prima che sorgesse il movimento dei diritti civili negli Stati Uniti o in un ghetto dell’Europa malata della Seconda Guerra Mondiale.
Le due alunne che indossano uniformi di colori diversi sono ragazzine Ebree della colonia Israeliana di Immanuel nella West Bank, che prospera sotto le bandiera e la protezione armata delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). La scuola inoltre riceve i finanziamenti del contribuente Israeliano.

La colpa delle due studentesse è di avere origini etniche diverse. Una è Ebrea Askenazita, di una famiglia le cui radici sono in Europa, e la sua compagna è un’Ebrea Mizrahi, la cui famiglia proviene dal Medio Oriente e dal Nord Africa. È per arrivare a questo che lo stato d’Israele ha creato la sua strada attraverso fiumi di sangue dei suoi figli e dei suoi nemici? Neanche nei tempi più bui in Iraq, Egitto e Libano, i bambini Ebrei Musulmani e Cristiani sono stati separati a scuola...”

Sami Michael, presidente dell’Associazione dei Diritti Civili in Israele, racconta questa storia su Haaretz.

Se queste cose succedessero in un paese qualsiasi il giorno dopo l’aviazione degli Stati Uniti, quella pre-Afghanistan, naturalmente, farebbe un lavoretto chirurgico e si (ci) libererebbe di gentaglia così. Forse basterebbero i Blues Brothers con questi nazistelli ebrei, li chiamerebbero così John Belushi e Dan Akroyd, ne sono sicuro.
Lo sa, Mr. Obama, che fra un po’ tocca ai falascià, gli ebrei etiopici (quelli un po’ abbronzati, direbbe uno squallido statista) essere separati dalla pura “razza” Ebraica di origine centro-europea?

E per Ehud Barak: “Siamo in M.O. qui non c’è pietà per i deboli“, che parla come Mengele, caro Presidente Barack Obama, diciamo qualcosa?

Pare che qualche suo predecessore, forse Nixon, abbia affermato, a proposito di qualche dittatore a sud, “è un bastardo ma è il nostro bastardo“, ma né Somoza (o altri come lui) nè Nixon sono passati alla storia per essere ricordati come patrimoni dell’umanità.

Il destino di Israele è quello di fare la fine del Sud Africa, faccia di tutto, presidente Obama, per far liberare dalle galere israeliane qualche Mandela palestinese, e lo inviti a Washington.

Come diceva il grande poeta Robert Frost:
due strade divergevano in un bosco, e io …
io presi la meno percorsa, e quello ha fatto tutta la differenza
.”

Legga (o rilegga) questa poesia, Mr. Obama e cerchi un Mandela palestinese e ci parli. Ci farà contenti.

da qui

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Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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