43 in Nicaragua

di Bái Qiú’ēn

Qualcuno ha presente le immagini del 19 luglio 1979 a Managua? Straboccante di gente festosa che applaudiva all’arrivo dei guerriglieri che imbracciavano i fucili vittoriosi contro la dittatura somozista.

Quella che si chiamava Plaza de la República divenne automaticamente Plaza de la Revolución, dove anno dopo anno si festeggiava la Nicaragua, nicaragüita libre, cantando, ballando e tracannando qualcosa che poteva assomigliare a rhum, ma in realtà era semplice aguardiente: El Tayacán, Cañita, o simili. Liquido che rendeva del tutto incoscienti e folli persino gli stranieri, che si avventuravano, sprezzanti del pericolo, sugli escombros della vecchia cattedrale terremotata, si sedevano sul cornicione e con le gambe penzoloni continuavano a tracannare quel liquido infernale.

Su quel cornicione pure noi ci trovammo seduti negli anni 80, con la pañoleta rossonera annodata al collo, accanto a vecchi combattenti, vecchi non per l’età anagrafica, ma per il tempo trascorso nelle file guerrigliere. E la bottiglietta di Cañita passava da una mano all’altra finché evaporava completamente negli stomaci dei combatientes e dei sandalistas.

– Ma in Italia, perché non fate la rivoluzione? Non avete le montagne?

Vagli te a dire che abbiamo le Alpi, con le montagne più alte del continente europeo, ma che non è sufficiente un accidente geografico per fare una rivoluzione.

Sono trascorsi 43 anni e qualche nostalgico ancora penserà che grosso modo a Managua accada qualcosa di simile. Ci spiace deluderlo: da tre anni a questa parte, nessuna manifestazione in piazza per ricordare il triunfo. In questo 2022 la parola d’ordine è «cada casa una plaza». Non sappiamo se per mancanza di gente disponibile a festeggiare qualcosa che dall’alto si è abbondantemente tradito o perché, non si sa mai, rendendosi conto di essere in tanti potrebbero pure rovesciare la tarima presidenziale e indire nuove elezioni ipso facto. Da mesi, il mugugno è sempre più generalizzato, esattamente come prima dell’aprile 2018. Soprattutto tra le file di quei vecchi combattenti guerriglieri che oggi non salgono più sul cornicione della vecchia cattedrale, perché dal 18 maggio sono ospitati all’interno di una cella, come El Chino Enoc di Estelí (all’anagrafe Marlon Sáenz), accusato di trasporto illegale di stupefacenti, possesso di armi e materiale esplosivo. In realtà ne diceva di cotte e di crude su Rosario Murillo in video autoprodotti su youtube.

Per cui, tutti a casa propria, dentro le quattro mura che a mala pena trattengono la polvere o la pioggia. Tanto la cerimonia sarà trasmessa da tutti i canali, in rete per ordine della Presidenza della Repubblica, per meglio dire di una donna sempre più ossessionata dall’apparire a ogni costo e a farsi osannare per le sue omelie.

Senza dubbio, questo 2022 è il suo anno: nella smorfia napoletana, infatti, il 43 indica la donna al balcone (o sul palco o in un discorso televisivo, la scelta non manca), maliziosa, pettegola, invidiosa e perfida. Spesso becera, villana, sguaiata e volgare. Conosce i fatti di tutti e interpreta gli eventi a suo piacimento, spesso con particolari fantasiosi del tutto inventati. Una vera malalingua, per dirla in una sola parola. ‘Onna péreta fora o barcone, in stretto partenopeo.

Senza alcun intento misogino da parte nostra, se avete qualche amico napoletano chiedetegli il significato di péreta e vedrete che si addice perfettamente a Rosario Murillo.

Naturalmente i 277 invitati speciali, con viaggio e soggiorno pagati dal secondo popolo più povero del continente, non udranno alcun mugugno. Saranno dotati di tappi per le orecchie e, del resto, come i baldi giovinotti e le balde giovinotte della Juventud pseudo-sandinista hanno giurato fedeltà eterna al Comandante e alla rispettiva immortale consorte: «ed io eterna duro: Lasciate ogni speranza, voi, ch’entrate».

Per chi non conosce El Chino Enoc:

https://www.youtube.com/watch?v=dKwlPaeUxts

https://www.youtube.com/watch?v=EhEvjTmK15U

https://www.youtube.com/watch?v=YdoycUqXfbo

https://youtu.be/rCdaJtZ5d6k

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

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