Morte prevista a Ferrara: continua la “lenta” strage…
… delle bombolette di gas.
Vito Totire (*) chiede le dimissioni di Nordio, Meloni e della dirigenza Dap.
Ennesimo crimine di pace questa volta nel carcere di Ferrara
Chiediamo le dimissioni entro 24 ore degli onorevoli Nordio e Meloni e
direttore del DAP , il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
Le cronache riferiscono di una ennesima morte in carcere, questa volta a Ferrara. «Ormai non sono carceri ma camere mortuarie» ha detto poco tempo fa qualcuno e siamo d’accordo con questa definizione. Le denunce servono a poco; ora sul tragico evento di Ferrara forse si apriranno le solite discussioni del “giorno dopo”. Suicidio con il gas o effetto preterintenzionale di condotta detta “voluttuaria” ? Dobbiamo rendere queste discussioni inutili adottando misure di prevenzione che intervengano “il giorno prima”.
Qualcuno ha dichiarato che la persona non era a rischio suicidario ma aveva messo in atto gesti autolesionisti. Uno strano modo di gestire il diritto alla privacy; a che titolo è stata diffusa questa informazione? Da chi? Strano alla luce degli ostacoli che, sempre in nome della privacy, incontra invece il medico di fiducia della persona privata della libertà.
La misura è colma (da un pezzo, per la verità). Entro 24 ore esigiamo dimissioni dei responsabili istituzionali.
Argomentiamo le motivazioni dell’istanza:
• L’amministrazione penitenziaria non ha mai fatto (ma deve fare) una «valutazione del rischio»; diciamo, per semplificare, come quella che viene chiesta ad ogni datore di lavoro in Italia
• Una valutazione del rischio si conclude inevitabilmente con l’indicazone di evitare le bombolette di gas nelle celle. Per questi motivi: 1) vari studi epidemiologici attribuiscono un grave impatto sulla salute derivante dall’uso domestico di gas anche in abitazioni diciamo “civili”; dal punto di vista dell’entità del rischio è evidente che questo sia maggiore in ambienti angusti e poco ventilati come quelli che il linguaggio istituzionale definisce in maniera irrealistica «stanze di pernottamento»; 2) la bomboletta è, per frequenza d’uso, il secondo mezzo suicidario (al primo posto l’impiccagione) fra quelli utilizzati in carcere; 3) il confine tra uso suicidario e uso voluttuario “lo sa solo Dio”; ciononostante quasi sempre nasce l’interrogativo medico-legale: suicidio o gesto voluttuario? interveniamo il giorno prima ed eviteremo discussioni post mortem; 4) quale che sia la dinamica persona per persona la questione è molto semplice: le bombolette non devono essere disponibili in un contesto ambientale in cui un’altissima percentuale della popolazione ha problemi di tossicofilia, tossicodipendenza, depressione; per quale motivo NORDIO, MELONI e il DAP sorvolano su queste semplici considerazioni? Mentre centinaia di operatori sanitari e sociali, cappellani compresi, migliaia di familiari e di volontari lavorano per la prevenzione del suicidio , il carcere fa circolare liberamente bombolette di gas; le fa circolare nonostante le osservazioni di certe Ausl (esempio Bologna) che pur potendo parlare più chiaro e pur potendo “prescrivere” e non solo “consigliare” hanno comunque fatto osservazioni sulla necessità di evitare l’uso delle bombolette; 5) dunque perché le bombolette sono disponibili? Ma è evidente: non si tratta di un gesto “liberale” ma di un modo con cui il carcere cerca di gestire le sue inadempienze in materia di igiene dell’alimentazione; allora se distribuisci un “rancio” come quello di cui riferiscono molti detenuti (“condito” anche con formiche) la bomboletta ha lo scopo di non esasperare le persone private della libertà. Non si spiega altrimenti la liberalità sulle bombolette raffrontata alla batteria di divieti nei confronti di altre merci; al sottoscritto fu vietato di consegnare un libro di un romanziere russo per la copertina rigida (cartone) del libro.
Quindi che Nordio, l’istituzione carceraria e il DAP facciano un esame di coscienza; persino continuando a distribuire il “rancio” con le caratteristiche di oggi l’alternativa alle bombolette esiste: basta fare una prescrizione.
In conclusione l’ennesimo evento mortale di Ferrara si configura, a nostro avviso, come un omicidio colposo con previsione. In mancanza di un gesto politico del DAP e del governo prenderemo in esame la possibilità di una denuncia penale alla Procura di Roma.
Un giovane di 25 anni – dicono le cronache – «tunisino», a un anno dal fine pena, trasferito in poco tempo su tre carceri diverse, in condizioni di evidente grave distress sniffa la bomboletta (una droga di Stato, di fatto) e muore.
Il governo lunedì mattina vorrà riferire in Parlamento?
O aspettiamo che il sovraffollamento penitenziario venga ridotto dall’uso del gas?
(*) Vito Totire, medico psichiatra, è portavoce del Centro Francesco Lorusso di Bologna
PS: la questione “bombolette” è stata oggetto di comunicazione (via pec) al presidente della Repubblica il 26.2.2025: qui sotto la documentazione inviata.
Alla Procura della Repubblica di Roma
Al Presidente della Repubblica
OGGETTO: bombolette di gas nelle carceri italiane: fermare immediatamente la strage.
Risulta da recenti indagini epidemiologiche che la bomboletta di gas sia il secondo mezzo utilizzato per condotte suicidarie nelle carceri; il rischio connesso alla possibilità per i detenuti di entrare in possesso di bombolette è noto da tempo; nel 2019 il quotidiano Il Manifesto pubblicava un articolo di Franco Corleone secondo cui :
• Era imminente una iniziativa dell’allora presidente della regione Toscana per evitare la libera circolazione di bombolette nelle carceri da sostituire con piastre elettriche le quali tuttavia, per essere utilizzabili, hanno bisogno delle “prese” elettriche che non sono al momento disponibili se non in una minoranza delle celle italiane
• Era annunciata pure come imminente una iniziativa di prevenzione a questo riguardo del ministro pro-tempore dell’epoca
Da diverso tempo alcune Ausl auspicano la opportunità di mettere fuori uso le bombolette; la Ausl di Bologna in particolare ha prima sottolineato i rischi connessi (usando questa terminologia: scoppio, incendio ecc); poi ha sostituito l’eccetera con «usi impropri», termine troppo generico che allude ovviamente (ma sarebbe meglio precisare la natura dei rischi) a condotte suicidarie e ai cosiddetti “voluttuari”.
Nostri numerosi tentativi di dialogare con le istituzioni sono rimasti senza risposta. Il senso della nostre comunicazioni era ed è semplice: le indicazioni e gli “auspici” delle Ausl devono diventare prescrizioni immediatamente vincolanti PRIMA DEL PROSSIMO PREVEDIBILE DECESSO
Nonostante i rilievi critici, le bombolette vengono definite – a volte anche dai «garanti» e più spesso da alcuni sindacati di polizia penitenziaria – come «legittimamente detenute».
La sostanza di questo esposto consiste nel segnalare al Presidente della Repubblica e alla Procura della repubblica di Roma una ipotesi: che la disponibilità delle bombolette abbia a tutt’oggi determinato una «strage colposa con previsione» che sconfina forse nella strage dolosa perché la prevedibilità, da decenni, è chiara a tutti; perché ministri, Dap, tribunali di sorveglianza, direttori di carceri, operatori della «medicina penitenziaria» (le virgolette attengono ad una nostra domanda, retorica: può esistere una medicina penitenziaria»?) non sono intervenuti sulla scorta di una semplice valutazione del rischio?
Non che quello del gas sia l’unico rischio in carcere, basti pensare al “fumo passivo” per citarne un altro meno acuto ma non banale subìto sia dai detenuti che dai lavoratori dei penitenziari, rischio che pare “non focalizzato” dal ministro di Grazia e giustizia, “tollerato” come fosse inevitabile da altri.
L’ultimo decesso correlato al rischio gas risulta essere avvenuto qualche giorno fa nel carcere di Cagliari. Dal 2023 ci stiamo occupando di un decesso avvenuto invece nel carcere di Modena nel febbraio di quell’anno; il caso è all’attenzione della Procura locale con una ipotesi di archiviazione al momento respinta; le indagini sono dunque ancora in corso; monitoreremo il prosieguo dell’attività giudiziaria e crediamo che un “segnale” dai vertici istituzionali sarebbe molto importante, pur nel rispetto evidentemente dell’autonomia della magistratura.
Un quesito rimane drammaticamente attuale: il carcere fa una valutazione del rischio? Sarebbe utile ispirarsi alla normativa di sicurezza degli ambienti di lavoro e interrogarsi sui rischi e sul modo di prevenirli o meglio di azzerarli alla fonte (quando ciò è tecnologicamente fattibile). Molti anni fa in occasione di un colloquio con una persona detenuta in un OPG portai con me alcuni libri; tra questi un romanzo di
Dostoevskij (la persona amava questo scrittore) ma il libro non potè entrare in carcere perché aveva una copertina rigida. Nel gruppo di auto-aiuto psicologico tra detenuti e loro familiari – sorto nel luglio 2023 proprio sull’onda della morte di una persona privata della libertà – ci siamo più volte interrogati sul significato dei “divieti” decisi dalle amministrazioni penitenziarie; vorremmo raccoglierli e pubblicarli per
porre una domanda a tutti su quale sia la ratio. Ci sono biscotti che per esempio entrano in carcere a Opera ma non a Parma [ …]
[ …] Ovviamente delle modalità di funzionamento delle “Iìistituzioni totali” non ci siamo mai particolarmente sorpresi ma è inevitabile porsi la domanda: perché un romanzo con copertina rigida o certi biscotti non “entrano” e la bomboletta di gas invece sì?
Non siamo in grado oggi di dire quante persone dalla nascita della Repubblica italiana siano morte in carcere con dinamiche che hanno coinvolto le bombolette di gas; ma la dimensione è certamente quella della strage; meno eclatante di altre stragi perché non collettiva e simultanea ma goccia a goccia.
Dunque approfondiamo alcune questioni:
1) Come si spiega la “tolleranza della bombolette”? siamo convinti che la disponibilità delle bombolette risponda ad una esigenza del carcere di tamponare il grave disagio vissuto dalle persone private della libertà per il basso livello del regime alimentare che viene loro garantito; spesso peraltro la “dieta” penitenziaria pare proprio una dieta “pro-infarto”, considerato anche il regime di vita sedentario delle persone «ristrette». Secondo i criteri proposti dall’ONU le persone private della libertà devono poter contare su refettori nei quali consumare il pasto e non devono
“arrangiarsi” subendo commistioni rischiose tra spazi per la gestione delle stoviglie e spazi per i servizi igienici
- Quali sono i rischi e quali gli effetti di questa apparente tolleranza? Gli effetti della diffusione delle bombolette sono devastanti. Solo un atteggiamento superficiale può non considerare che la popolazione detenuta è in gran parte tossicodipendente-tossicofila; questo significa che la bomboletta viene frequentemente usata per scopi autolesionisti o suicidari come per scopi cosiddetti «voluttuari»; peraltro il confine e il fine dei diversi comportamenti che poi si concludono tragicamente sono spesso molto labili e non chiari persino a chi li mette in atto; dopo il decesso si aprono spesso complesse discussioni tra familiari, giudici e periti ma evidenti responsabilità sono individuabili sia nel caso del suicidio per così dire “volontario” che nel caso della morte come effetto preterintenzionale della condotta «voluttuaria»…. Quindi bandire le bombolette è necessario ma è solo una parte della strategia da mettere in campo; cionondimeno è una precauzione da adottare immediatamente.3) Quali i rimedi , che avrebbero dovuto essere adottati da decenni? parafrasando l’approccio proposto dall’ex-giudice Guariniello sul tema della sicurezza sul lavoro (le condizioni di sicurezza devono pre-esistere all’avvio della attività lavorativa) anche in questo caso dobbiamo garantire la sicurezza immediatamente e i palesi ritardi accumulati evidenziano gravi responsabilità anzitutto morali ma anche, a nostro parere, materiali e penali; la totale omissione della valutazione del rischio (o si tratta di rischio calcolato e accettato, come per il fumo passivo?) ha condotto di fatto persino a trascurare anche la semplice sostituzione di bombolette più pericolose con altre meno pericolose il che – se la questione non fosse stata trascurata – avrebbe ridotto morti e lutti; non siamo particolarmente esperti in materia di bombolette ma, avendo assunto come metodo di lavoro quello di ascoltare le persone detenute e fare tesoro delle loro osservazioni, abbiamo constatato che certe bombolette, una volta bucate, rilasciano in ambiente (peraltro ambienti molto spesso angusti e mal ventilati: ci sono numerosi studi epidemiologici che evidenziano, oltre ai danni acuti anche danni da esposizione cronica a gas utilizzato per preparare gli alimenti ma non approfondiremo, in questa sede, questo ulteriore rischio che tuttavia deve essere, anche esso, tenuto indebita considerazione) rilasciano in ambiente, come dicevamo, tutto il loro contenuto e ci sono anche bombolette che invece non rilasciano il gas in maniera massiccia e istantanea; forse anche questa banale osservazione (con conseguente fornitura di bombolette più sicure) avrebbe ridotto il numero di morti nelle carceri negli ultimi decenni ma il “carcere” pare refrattario a qualunque, pur semplice e pratica, valutazione del rischio; trasponendo questa dinamica ad un ambiente di lavoro sarebbe come se: 1) pur avendo il lavoratore, in quanto creditore di sicurezza, diritto a interventi di prevenzione primaria collettiva (inclusa la eliminazionedel rischio alla fonte o il contenimento del rischio in un circuito chiuso, unico limite la fattibilità tecnologica delle misure di sicurezza) gli fosse negata non solo la prevenzione primaria ma anche la fornitura di DPI (dispositivi protezione individuale); questa osservazione (se fondata, e crediamo che lo sia) butterebbe una pessima luce sulla gestione carceraria fino ad ipotizzare non solo la omissione di misure di prevenzione ma anche un alto livello di incuria e di disinteresse.
4) La distribuzione della bomboletta ad personam è una prassi assurda che da un lato richiederebbe valutazioni approfondite e capacità di previsione fuori dalle capacità cognitive umane ma soprattutto è una illusione che può essere coltivata solo da chi non ha nessuna conoscenza della situazione di mercato e di scambio che esiste ordinariamente tra detenuti; il mercato e lo scambio riguardano un ampio spettro di merci, anche le più insospettabili; una persona a cui la bomboletta non è stata “concessa” non ci pare abbia grandi difficoltà a procurarsela.
Riteniamo che, coerentemente, con il dettato costituzionale, alle persone private della libertà debba essere garantita la stessa speranza di vita e di salute garantite a tutti; ovviamente “la strada è in salita” anche perché uguale speranza di vita e di salute non è garantita oggi neppure alle persone non private della libertà (i dati sui morti e malati professionali ce lo ricordano tutti i giorni) ma constatare di trovarci in una situazione molto difficile e notevolmente distante dai princìpi sanciti dalla Costituzione non può che indurci ad aumentare l’impegno nella direzione giusta.
Noi lavoriamo come associazione di volontariato sulla “questione carceraria “da diversi decenni, non riscuotiamo parcelle dai detenuti o dai loro familiari né finanziamenti pubblici; rispondiamo alla nostra coscienza e agiamo solo per contribuire alla affermazione della giustizia, della verità e del diritto alla salute per tutti; non possiamo ulteriormente sopportare che ministri, sottosegretari, magistrati di sorveglianza, sindaci, funzionari continuino a “non vedere il problema”; occorre un provvedimento urgente per azzerare il rischio alla fonte con le prassi che abbiamo già indicato:
• In primis realizzare e garantire refettori nelle carceri; dal semplice confronto carcere adulti con il minorile a Bologna abbiamo visto che questo è possibile; infatti al minorile ci sono tanti altri problemi ma delle bombolette “non c’è bisogno”
• Disponibilità di prese elettriche in tutte le celle per le piastre (ma solo per una soluzione tampone per attenuare il rischio) e contestuale eliminazione immediata delle bombolette a maggior rischio
Abbiamo tentato di dialogare con diversi interlocutori sulla questione discussa in questo esposto (evitiamo di fare l’elenco di chi non ha risposto) ma è stato inutile; il “carcere” coerentemente con la sua natura storica di «istituzione totale» rivendica di fatto, spesso senza neanche aver bisogno di esplicitarlo, il cosiddetto principio della autodichia che brutalmente significa non gradire le interferenze esterne, vivere come una monade separata dal contesto sociale: gli effetti di questa visione e di questa pratica sono sotto gli occhi di tutti.
Non possiamo temporeggiare oltre e siamo giunti a constatare la necessità di esporre il nostro punto di vista, che è una formale denuncia, al Presidente della Repubblica e alla Procura di Roma.
Signor Presidente, signor Procuratore,
la situazione delle carceri italiane è intollerabile e le rimozioni psicologiche ammantate da assurde “coperture” (come quella già citata delle bombolette «legittimamente detenute») deve finire: i decisori politici al governo (non che il problema sia di oggi…) non paiono assolutamente in grado di affrontare la questione e neanche in grado di ammettere che esista.
Ci rivolgiamo a voi ANZITUTTO nella speranza di DARE UN PICCOLO CONTRIBUTO A FERMARE LA STRAGE e, in subordine, nella speranza di accertare le responsabilità morali, materiali e penali della strage a oggi consumatasi.
Vito Totire
In “bottega” ne abbiamo più scritto più volte. Cfr Carceri: fermare la strage delle bombolette e con i TAG rintracciate facilmente altri articoli e dossier.
LE IMMAGINi SONO SCELTE DALLA BOTTEGA. La vignetta è di cyop&kaf: l’abbiamo ripresa dal dossier (estate 2025) di Napoli Monitor «Evasione impossibile. Le morti silenziose per inalazione di gas in carcere»


RICEVIAMO da VITO TOTIRE:
Un altro “suicidio” a Biella
23 anni nato in Egitto
Ne scriverò
… “camera mortuaria” non è una frase ad effetto