Il meglio del blog-bottega: 58

andando a ritroso nel tempo (*)

Sturgeon, in cerca del “più che umano”

Sturgeon-cop

Mi riprometto sempre di trovare il tempo per parlarvi di una delle persone che – da quasi 50 anni – leggo, rileggo e medito: Theodore Sturgeon. Ho prestato ma soprattutto regalato i suoi romanzi almeno 80, forse 100 volte; con il piacere – sempre, tranne una volta – di sentirmi poi dire «non avrei mai immaginato che romanzi così belli siano quasi ignoti».

Neanche stavolta trovo il tempo di dedicargli un ritratto organico ma ho deciso comunque di proporre su codesto blog almeno questi appunti che due anni fa mi chiese un amico. Con un invito finale a convogliare qui altre riflessioni di amiche e amici.

Carissimo, mi chiedi qualche impressione su Sturgeon (per una rivista) e precisi «poche righe». No. E’ impossibile in poco spazio soprattutto se mi devo rivolgere a chi non lo conosce. Mi viene da dire: “leggetelo” e poi ne parliamo… oppure dovrei scrivere un libretto su di lui. In fretta e in poco spazio provo a dire solo due o tre delle cento ragioni per le quali consiglio – anzi supplico – di aprire o riaprire i suoi romanzi (tutti) e molti dei suoi racconti.

E con tristezza aggiungo… cercateli e leggeteli anche se spesso, nelle edizioni italiane, sono mal tradotti e tagliati. Quante volte io e Riccardo Mancini abbiamo cercato – senza fortuna – di costringere un editore intelligente a finalmente tradurre i racconti di Sturgeon ancora inediti ma anche di affidare a menti elastiche (non è soltanto questione di lingua) la revisione di certi testi che in italiano sono quasi incomprensibili per l’ottusità del traduttore e/o le paure degli editori codini?

Ma anche quelli mal tradotti regalano cristalli (sognanti) e dunque invito ancora a reperirli: difficili da trovare nelle librerie purtroppo ma una buona ricerca in biblioteca o nel circuito dell’usato dà quasi sempre i suoi frutti.

Solo in pochissimi autori/autrici a mio giudizio si trovano – oltre alla scrittura cesellata e ai personaggi memorabili – cataste di suggestioni, di deliri, di quasi improbabilità scientifiche ma anche di eresie sociali e sessuali come in Sturgeon. Idee che spesso sembrano nuove anche oggi: decisamente strano, visto che viviamo in un tempo tecnologicamente forsennato quanto onnivoro e dove tutti gli “ismi” sembrano essere stati elaborati e sperimentati. O forse Sturgeon ci guida in un complesso intrigo di paura e smemoratezza, di censura e persino auto-censura.

Mi chiedo spesso perché iniziando a leggerlo si fa fatica a uscirne. Nelle sue pagine si rischia di cadere? Ecco come lui (cito dal più “maledetto” dei suoi libri «Venere più X») forse avrebbe risposto: «Hai mai visto un uomo che corre? […] E’ sbilanciato. Ma non potrebbe correre se non fosse sbilanciato. E’ in questo modo che tu vai da un luogo all’altro, cominciando sempre a cadere».

Un esempio di caduta? Nel nostro tempo dove il sesso è merce assoluta ma le riflessioni a riguardo sono ancora affidate ai più ignoranti in materia (i presunti capi religiosi) o al “mercato” noi cadiamo, arranchiamo quando ci viene sbattuta in faccia – ancora da «Venere più X» – la lunga storia umana che ha trasformato la sessualità in “meccanismo di colpa” per nutrire l’idea di superiorità: «è la sua donna» il primo soggetto su cui «un uomo può sfogare questa imperdonabile indegnità» viene ricordato a Charlie Johns – nome banale, come per dire “ognuno di noi” – il protagonista del romanzo.

Quasi all’inizio di «Venere più X» dal nulla e senza preavviso appare uno specchio: «E’ solo un congegno difensivo. […] Puoi immaginarti quando sei accalorato, contorto, illogico (la parola conteneva i concetti di stupido e imperdonabile) messo faccia a faccia con te stesso, obbligato a guardarti?». Questo fa Sturgeon in «Venere più X» e in altre sue memorabili pagine: ci mette davanti uno specchio. A oltre 50 anni da quello che ha scritto, la terribile e sublime domanda resta sempre: perché se qualcosa davvero ci costringe “faccia a faccia con noi stessi” fa ancora paura?

Ho citato qui solo «Venere più X» ma molto avrei potuto e voluto parlare degli altri romanzi o di molti racconti. A lungo la mia e-mail è stata hortybluett@libero.it (è il protagonista di «Cristalli sognanti», lo dico per i profani). Ora uso pkdick@fastmail.it, un altro dei tre miei grandi amori fantascientifici, Dick (a chiudere il triangolo Ursula K. Le Guin) ma questa ovviamente è un’altra storia.

Aggiungo – agli appunti del 2008 – solo due veloci “ganci” anche per invogliare altre persone a intervenire.

1 – Come accade per tutti i grandi libri, ogni volta che mi assale il bisogno di rileggere, dopo tanti anni, qualcosa di Sturgeon, trovo qualcosa di nuovo: pur se ricordo la trama e persino singole frasi (dopo 5-6 volte…) ho nuove riflessioni o persino illuminazioni. E se mi confronto con amici-amiche che scoprono Sturgeon per la prima volta rimango sorpreso, quasi esterrefatto nel vedere quanto entusiasmo trovino… per passaggi narrativi che avevo del tutto sottovalutato, che a volte mi erano sfuggiti (ripeto: pur dopo 5-6 attente letture). Ho cercato nel mio archivio – senza trovarle, mannaggia – le considerazioni di tre persone molto care (Fiorella, Agostino e Silvana) scritte a caldo dopo letture sturgeoniane. Ehi voi tre, se avete un archivio migliore del mio… fatele saltar fuori che vorrei ospitarle qui.

2 – Uno Sturgeon quasi introvabile è il romanzo che in italiano circola sia con il titolo «Nascita del superuomo» che con quello (decisamente migliore, in sintonia con l’originale) «Più che umano». Difficilissimo da trovare e così oltre alla mia copia (vecchia e piena di appunti) ne posseggo altre due appositamente comprate all’usato per destinarle alla mia piccola Bcfb ovvero la Biblioteca Circolante Fantascienza Barbieri. Qualche mese fa, dopo una serata a Ravenna per parlare di fantascienze (si noti il plurale), l’ho prestato ad Alessio che lo ha divorato e poi messo in circolo fra amici-amiche. Mi è tornato dopo qualche mese ed è subito ripartito verso un altro prestito (ehi Stefano, se stai leggendo … ma che fine hai fatto?). Visto che Alessio è uomo di scienza e di eclettiche letture e che la sua scrittura mi intriga moltissimo… siore e siori eccomi qua a “costringerlo” a un impegno per il 2011: oseresti Alessio negarmi un tuo pezzo (o il contributo a un dialogo per due-tre-quattro voci?) su Sturgeon?

Il compito della buona fantascienza è «svegliare il mondo sull’orlo dell’impossibile» ha scritto Sturgeon. Viviamo in un mondo di grandi disperazioni, di bassezze che ci fanno dubitare della nostra umanità eppure ogni tanto si apre uno squarcio su quanta felicità, empatia, intelligenza siamo capaci di dare e darci. Abbiamo quasi infinite potenzialità. Rubo la frase a Nietzsche: «L’essere umano è una corda tesa fra l’animale e l’oltre-uomo, una corda sopra l’abisso». Proprio su questo concetto Sturgeon ha costruito uno dei suoi tre più geniali romanzi, «Più che umano». E ci ha ammonito: perchè quando pensiamo a un super-umano ci vengono in mente solamente super-armi o super-poteri? Non potremmo invece cominciare a pensare che abbia una super-tenerezza, una super-solitudine o magari una super-capacità di rispondere ai bisogni altrui? 

    (*) Come l’anno scorso, ad agosto la “bottega” (che prima dell’11 gennaio 2015 fu blog) recupera alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché quasi 8mila articoli sono taaaaaaaaaaaaanti e si rischia (nonostante i “santi” tag) di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque… di 5 anni fa all’incirca: recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o magari spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – noi speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. (db)

 

danieleB
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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