Afro-Brasile: Ana Maria Gonçalves cerca difetti di cuore

di Daniela Pia

Il tredici febbraio del 1970 a Ibiá, in Brasile, nasce Ana Maria Gonçalves. Docente di inglese e poi pubblicista, dal 2002 si dedica alla scrittura a tempo pieno. Il suo primo romanzo è stato «Ao lado e à margem do que sentes por mim» (“Accanto e ai margini di ciò che provi per me“). Nel 2007 ha ricevuto il Premio Casa de las Américas per «Um defeito de cor» che due anni dopo è stato inserito nell’elenco pubblicato dal quotidiano “O Globo” come uno dei migliori libri brasiliani. I suoi racconti compaiono in antologie pubblicate sia in Portogallo che in Italia. Ha tenuto corsi e conferenze sulle relazioni razziali e ha insegnato in università come Tulane, Stanford e Middlebury. Attualmente vive a San Paolo, dove scrive anche per teatro, cinema e televisione. 

Pubblicato nel 2006 «Um defeito de cor» è un romanzo storico che concentra otto decenni di storia brasiliana in 900 pagine. Nella notte fra il 24 e il 25 gennaio 1835 gruppi di schiavi di religione musulmana diedero origine alla rivolta del Malê, nella città di Salvador (Bahia). Si ribellarono per farla finita con la schiavitù ma anche con il cattolicesimo – religione imposta agli schiavi che arrivavano in Brasile –  e sovvertire il potere detenuto dalla classe dominante europea. 

Storie di morte, schiavitù e violenze si intrecciano con una ricostruzione storica in cui luoghi, ambienti, feste, rituali e cerimonie restituiscono tasselli importanti per comprendere il processo di formazione del popolo brasiliano.

Il personaggio principale è Kehinde, ormai anziana: attraverso la sua forza e il suo coraggio ripercorriamo la storia di un Paese e la ricerca delle radici.

Dopo essere stata catturata in Africa a 8 anni, e aver visto morire sua madre e suo fratello, Kehinde viaggia – insieme alla nonna e alla sorella gemella Taiwo – senza meta per ritrovarsi poi a Ouidah. In questa città le tre donne vengono catturate e gettate su una nave negriera diretta in Brasile ma solo Kehinde sopravviverà. Ridotta in schiavitù da un ricco bianco, dovrà trovare un compromesso per ricostruire la sua identità: Kehinde dovrà farsi “altra” per diventare parte integrante di una nuova soggettività culturale. In lei è fortissimo il desiderio di recuperare le proprie radici e per farlo dovrà tornare in Africa da donna libera, ripercorrendo poi il cammino inverso cioè tornando in Brasile nel tentativo di ritrovare il figlio che il padre, un hidalgo portoghese, aveva venduto come schiavo.

Anche la vicenda umana del figlio sarà segnata dal desiderio del ritorno alle origini: attraverso numerosi viaggi potrà, conoscendo il mondo, trovare se stesso.

Uno dei temi ricorrenti del libro è lo sforzo di recuperare situazioni rimaste in sospeso, fare pace con esse per conquistare la parte più profonda di sè.

Durante i cinque anni di ricerca per il libro, la Gonçalves scoprì la storia della figura “leggendaria” di Luísa Mahin, madre del poeta e giornalista Luís Gama, decidendo di raccontarne la storia, comune a quella di molte altre donne schiave nere. «Non esiste alcun documento storico che dimostri l’esistenza di Luísa, quindi ho iniziato con una lettera e due poesie di Luiz Gama che parlavano di sua madre: una donna musulmana, nera e schiava che era stata la leader della ribellione di Malê». Con la legge 13.816 del 24 aprile 2019 il Brasile ha iscritto Luisa Mahin nel «Libro degli eroi e delle eroine della patria», depositato nel Pantheon della Patria e Libertà Tancredo Neves, a Brasilia.

Scegliere come protagonista la leader di una ribellione musulmana a Bahia nel 1835 fu una scelta coraggiosa; Conçalves ha saputo darle una voce potente, così questo libro segna uno spartiacque (non solo letterario) nel Brasile degli afro-discendenti.

 

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

Daniela Pia
Sarda sono, fatta di pagine e di penna. Insegno e imparo. Cammino all' alba, in campagna, in compagnia di cani randagi. Ho superato le cinquanta primavere. Veglio e ora, come diceva Pavese :"In sostanza chiedo un letargo, un anestetico, la certezza di essere ben nascosto. Non chiedo la pace nel mondo, chiedo la mia".

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