«Ai bambini di Gaza il Nobel per la pace»
La proposta viene lanciata (con centinaia di adesioni) dal quotidiano «L’Avvenire». A seguire il nostro commento… e ovviamente la nostra confluenza.
ECCO I DUE ARTICOLI DI ANTONELLA MARIANI
Bambini palestinesi in posa tra le rovine di Gaza / EPA/MOHAMMED SABER
«Ai bambini di Gaza il Premio Nobel per la pace»
Centinaia di adesioni alla candidatura proposta dal professor Mazzarella tramite Avvenire. Anche la leader del Pd, Schlein, si schiera: no al silenzio sulla situazione drammatica dei minori. Padre Ibrahim Faltas: riconoscere il loro sacrificio è un atto di verità e di giustizia
Trecento bambini e adolescenti uccisi in 300 giorni. Uno al giorno dall’ottobre 2025, in un tempo che avrebbe dovuto essere di sospensione dei combattimenti. E invece a Gaza i bambini continuano a morire. Quelli che sopravvivono tra malnutrizione, malattia, acqua sporca e cure inesistenti «stanno ancora aspettando la fine della violenza che era stata loro promessa». È in nome di questa promessa che Avvenire ha rilanciato la proposta di Eugenio Mazzarella, docente di Filosofia alla Federico II di Napoli, di candidare i bambini di Gaza al premio Nobel per la pace. Una iniziativa potente per urlare: «Basta. Se avete carità, basta voi che uccidete. Basta voi che mentite. Basta voi che non fate niente. Basta se ancora siete qualcosa che somiglia a un uomo». La proposta ha avuto circolazione soprattutto sui social e ha suscitato molto interesse, tanto da essere sottoscritta da centinaia di persone (parte delle adesioni sono pubblicate qui di seguito), da Massimo Cacciari a Francesca Izzo, da Luigi Manconi a Stefano Zamagni. Anche Elly Schlein, segretaria del Pd, ha aderito nella giornata di domenica all’invito lanciato sul nostro giornale. «Non dobbiamo far cadere il silenzio su Gaza e sulla situazione drammatica dei minori» ha sottolineato la leader democratica, ricordando che «non sono mai arrivati tutti gli aiuti umanitari necessari ai palestinesi e la fame viene usata come arma di guerra».
Una voce autorevole di sostegno arriva poi da Gerusalemme: «I bambini di Gaza sono i testimoni silenziosi del bisogno di pace, un diritto essenziale negato a chi ha dovuto sopportare mancanze, dolori, perdite devastanti», scrive ad Avvenire il frate francescano Ibrahim Faltas, direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa. «Riconoscere ai bambini di Gaza il premio Nobel per la pace significa dare ancora valore alla parola pace, significa fermare nella storia i diritto alla memoria per i bambini che non potranno diventare adulti e il diritto a un futuro di pace per chi è sopravvissuto all’orrore e all’odio». Non ci sono solo i bambini di Gaza tra le vittime innocenti delle guerre: ci sono i bambini israeliani uccisi nel raid sanguinario di Hamas del 7 ottobre 2023 e quelli che sono morti successivamente nelle prigioni dei terroristi. Sono i bambini ucraini e quelli russi, sono i piccoli iraniani e sudanesi. L’infanzia in guerra, tutta e di tutti i tempi, si può riconoscere nella candidatura al Nobel. Perché quello che è vero a Gaza – la sofferenza innocente, il diritto di ogni bambino di essere amato e protetto e di non diventare bersaglio inerme dell’odio e della violenza degli adulti -, vale ovunque nel mondo e in qualunque epoca storica. Ma c’è un di più, oggi: ci sono i numeri. Ci sono i 300 bambini e adolescenti palestinesi morti in 300 giorni di tregua, uno al giorno, a cui si possono aggiungere i 21mila che hanno perso la vita a causa dei bombardamenti e delle azioni militari israeliani successive al 7 ottobre 2023. E le decine di migliaia di bambini feriti, mutilati, sfollati, resi orfani. Anche sui mattoni del loro dolore dovrò nascere la consapevolezza che la guerra non risolve nulla, la pace tutto.
La prima ad avanzare la candidatura dei bambini di Gaza al Nobel per la pace fu, esattamente un anno fa, l’associazione “L’isola che non c’è” di Latiano, Brindisi, che la presentò in Senato. Da allora la proposta ha raccolto decine di adesioni, tra le quali si annoverano numerosi sindaci pugliesi. Ora la stessa iniziativa viene rilanciata da un nutrito gruppo di intellettuali di tutta Italia. E, si badi bene, non si tratta solo di una provocazione o di un fatto simbolico. O, almeno, non del tutto. Perché se è vero che un professore universitario – qual è Mazzarella – può a norma di regolamento avanzare una candidatura al Comitato norvegese (articolo 5), è altrettanto vero che il Nobel, in virtù del suo essere corredato da un cospicuo assegno, può essere attribuito solo a persone in carne e ossa o a organizzazioni che ne facciano buon uso, non a un intero popolo. Si tratta però di un ostacolo superabile: nel 2025 Cristina Machado fu insignita del Premio Nobel per il suo impegno politico e civile a favore dei diritti del popolo venezuelano. Dunque, perché no? «Riconoscere il sacrificio dei bambini di Gaza è un atto di verità e di giustizia – scrive ancora padre Faltas -. Riconoscerlo nel tempo con il premio Nobel sarà il segno indelebile di chi crede fermamente nella pace».
ECCO CHI HA ADERITO ALL’APPELLO
Egidio Addis, Clotilde Esperance Adikpeto, Giorgio Amedeo, Osvaldo Aime, Simone Aime, Isabella Aime, Mario Aliberti, Annalisa Allunto, Elisa Amerio, Grazia Amendola, Laurent Amour Amouzou, Patrizia Amoroso, Pierandrea Amato, Anna Maria Anedda, Manuela Anselmo, Robert Antal Berbecaru, Andreea Antal Berbecaru, Ornella Arca, Angela Arietti, Rossana Arietti, Marco Asunis, Dario Aversa. Flavia Bachetta, Cristian Balarini, Cecilia Balocchi, Luigina Balboni, Barbara Bolasco, Paolo Bonandin, Sofia Bonandin, Valentina Bonandin, Alice Bono, Ugo Bologna, Federico Bardone, Rodica Bargan, Paola Barzanti, Giulio Bassanese, Paola Bassignana, Luciano Bassignana, Erica Bassignana, Giulia Bassignana, Raffaele Bauccio, Antonino Begani, Elena Bedei, Marinella Bellando, Loredana Bellone, Raffaella Bellucci Sessa, Sonia Benedetto Diamante, Anna Maria Beneduce, Francesco Benzo, Chiara Bergerone, Giulia Bernardi, Carla Bertone, Helen Louise Bertoletto, Sara Bertolatti, Daniela Bezzi, Daniela Bina, Liliana Bianco, Alberto Biuso, Rosanna Bivi, Renata Bogino, Giovanni Carlo Bonotto, Barbara Borini, Mirco Borsoi, Marco Antonio Borsi, Giovanni Borsetti, Piera Borsani, Marisa Brasso, Elena Brunetti, Emanuela Bussolati. Massimo Cacciari, Giovanna Cacciato, Ennio Cabiddu, Pier Paolo Calcagno, Maria Calvelli, Elisa Camandona, Leonardo Campanelli, Anna Capecchi, Grazia Capparelli Scalea, Ilaria Carleo, Eliana Carli, Giovanni Carluccio, Antonio Carluccio, Letizia Carlucci, Agostino Carrino, Andrea Castagneri, Rossella Castello, Margherita Cataldi, Maria Cristina Cavallo, Luigi Cavo, Giorgia Cavo, Bruna Cedeghini, Ersilia Cecchetto, Maria Marta Cena, Domenico Cena, Elisa Cesan, Claudia Cerutti, Alessandra Chesta, Antonio Giovanni Chessa, Paola Chiama, Silvia Chieregato, Paola Chiesa, Aldo Cigliano, Claudio Ciancio, Emanuele Ciancio, Benedetta Ciancio, Cristiana Cocco, Claudia Colangelo, Valerio Colombaroli, Flora Cometto, Alessandra Consolaro, Maria Luisa Coppo, Ornella Corda, Consuelo Cordara, Marisa Cordero, Maura Corvetti, Giuseppe Costarella, Cristina Crapanzano, Donatella Cresta, Eugenio Creso, Enrica Cubeddu, Silvia Cuffini, Alberto Cucatto, Simone Cucatto, Anna Curti. Michele Dalmasso, Angelica D’Alessandro, Angiolo Dall’Aste Brandolini, Alfonso D’Amaro, Laura Davì, Giuseppe Decandia, Maria Piera De Cicco, Piero De Gennaro, Laura De Angelis, Monica De Lorenzis, Roberta De Macchi, Sebrina De Miceli, Daniela Debernardis, Roberto Delizia, Guglielmo Del Gaudio, Alessandro Della Corte, Daniela Dezzani, Mariuccia Papa Diamante, Carmela Mandato Diamante, Rossella Di Giovanni, Roberta Anna Di Martino, Davide Di Naro, Enrico Di Rosa, Laura Di Simone, Stefania Di Terlizzi, Gabriella Dogliani, Maria Angela Donna, Luigi Dompè, Andrea Dosio, Anna Doria, Augusto Dotto, Gabriele Dotto, Aurora Dotto, Maria Luigia Dragoni, Anatolie Dulea, Emma Dovano. Piera Egidi Bouchard, Roberto Esposito. Martina Fabbretti, Davide Calogero Falci, Silvia Fania, Franca Faranda, Marlena Fantinuoli, Grazia Favata, Franco Felizia, Domenico Reinaldo Fernandez Del Real, Natalia Ferrazza, Pasquale Ferrara, Silvana Ferrero, Franco Ferrari, Silvia Ferrari, Silvana Festichino Sinchetto, Vittoria Fiorelli, Pierluigi Filloramo, Genny Fissore, Miranda Fico, Ebba Folonari, Anna Forlati, Marina Formica, Ambasciatore Luca Fornari, Claudio Frassinelli, Francesca Frediani, Maria Frieri, Maria Vittoria Frigero, Diego Fulcheri, Filippo Furioso. Carlo Galli, Lorena Maria Gallo, Silvia Maria Gallo, Giorgio Gamba, Gialma Gasparotto, Luigina Gatti, Walter Gerbaudo, Sonia Gesnelli, Rosanna Ghista, Fabrizia Giacobbe, Tullia Giacobbe, Valerio Giacobbe, Giuseppe Giacobbe, Mara Giacoletto, Gloria Gibellini, Giuseppe Gianfrante, Enzo Giannone, Antonio Ginetti, Stella Giordana, Buono Giorno, Tommaso Giorno, Lorenza Giorgi, Massimo Giovara, Mauro Gobbo, Alessandra Golle, Cristoforo Gorno, Anna Rosa Gosio, Anna Laura Grandis, Fabio Granata, Elvira Gravina, Silvia Grasso, Gianclaudio Greco, Lia Grignani, Maria Antonietta Guadagnino, Gianna Maria Guelpa, Valentina Guerriero, Rocco Guerriero. Anna Elisabetta Iannelli, Aniello Iaccarino, Salvatore Dario Impellizzeri, Daniela Isoardi, Stefano Isola, Francesca Izzo. Salvatore Labruna, Laura Lai, Andrea Lebra, Elisabetta Lenta, Giuseppe Lesca, Enrica Lisciani Petrini, Elisabetta Lisa, Danilo Lillia, Anna Li Veli, Stefania Lombardo, Carmela Lombardo, Laura Lombardi, Maria Rosa Loreto, Agnese Lorenzini, Aldo Lotta, Andrea Lotta, Corrado Lotta, Rosaria Lotta, Camilla Lucamarini, Thomas Lussi. Stefano Macaluso, Simona Mana, Franco Manina, Luigi Manconi, Sandro Mancini, Mariasole Mainenti, Rina Mallus, Antonio Marchina, Marianna Marcovei, Francesca Marinaro, Colette Mariani, Mari Mariani, Eva Mariani, Giuseppe Marino, Federico Mariotti, Maria Rosa Giovanna Masoero, Maria Regina Mascia, Manuela Massa, Franca Massa, Viola Mazzoleni, Annika Mazzucco, Lorenzo Mazzotti, Silvia Mazzuca, Gerardo Mele, Rosa Alba Meloni, Nicola Melis, Angela Meroni, Mariarita Mercurio, Graziella Miccoli, Maria Migliorati, Cristina Minolfi, Maurizio Momo, Sebastiano Molineri, Antonello Murgia, Nicoletta Murdaca, Tiziana Mulas, Anna Musini. Patrizia Nardo, Luisella Nardo, Elisabetta Negro, Giancarlo Nonis. Anna Maria Oberto, Grazia Oliva, Lauretta Ottolenghi, Giulia Orecchia, Maria Eleonora Ortoleva, Fiorella Orlandi. Gesuina Pala, Cristiano Palmieri, Lara Palmieri, Vincenzo Infantino Palmi, Emanuele Pieve, Maria Gaetana Paolino, Maria Maddalena Paolino, Ferdinando Pappalardo, Marialetizia Parise, Lidia Parma, Salvatore Passari, Marcosebastiano Patanè, Francesca Pavese, Roberto Penna, Rosa Anna Pellerino, Rebecca Pelle, Ezio Perno, Luciana Petrolo, Adria Petani, Marcello Pettiti, Enrico Peyretti, Lanfranco Peyretti, Stefano Piazzese, Daniela Picotto, Federico Piovano, Maria Pisano, Raffaele Pisano, Clara Pistorino, Maria Teresa Piumatti, Marinella Poggi, Francesca Pola, Lucia Pologruto, Maria Teresa Ponzio, Maria Donatella Ponti, Carlo Franco Porrati, Marina Prandi, Anna Procacci, Gaetano Proto, Petra Probst, Chiara Maria Aynur Puccio. Anna Maria Quintieri. Adriana Rabezzana, Anna Maria Rabezzana, Anna Maria Rabufo, Patrizia Rickler, Graziella Rondano, Grazia Roncaglia, Liliana Rodriguez, Silvana Rolando, Elisa Romano, Liliana Rosso, Francesco Rossi, Tiziana Rotundo, Giuseppe Ruzza. Giuseppe Sacco, Maria Teresa Sacco, Marco Sabatini, Mariagrazia Sala, Raffaella Salerno, Luigi Saladini, Matteo Saladini, Antonella Salvalaggio, Fabrizio Salmoni, Valeria Sammartino-Milano, Anna Simbula, Enrico Sanna, Tommy Sanna, Sara Santoro, Francesca Santoro, Erika Scarfone, Emilio Scalzo, Vanessa Scalzo, Laura Schina, Maria Pia Sciascia, Angelo Secci, Michele Angelo Sereno, Ornella Serra, Claudio Serra, Spartaco Serra, Alice Serra, Luigi Maria Sicca, Daniele Simeoni, Franco Simone, Eugenio Simonelli, Anna Irene Sordellini, Laura Sozzi, Maria Spinoglio, Erica Squeo, Vincenzo Squadrone, Laura Squadrone, Adriana Stancati, Rosa Stara, Giuseppe Stocco, Daniela Sterpone, Barbara Strambaci, Alessia Strambaci, Angela Suppo, Isabella Susa. Angelo Tacconi, Anna Tamburini Torre, Marcello Tamburini, Generoso Tarallo, Giulia Tarallo, Anna Totaro, Giuseppe Trematore, Matteo Trematore, Massimo Trombi, Teresa Torrero, Mario Titli. Giuseppe Vacca, Marisa Vadori, Laura Valcauda, Ida Vagli, Sara Vargiu, Georgia Vargiu, Giancarlo Varcelli, Aldo Vayr, Piera Maria Vicari, Maria Luisa Vicentini, Anna Viacava, Chiara Maria Vigliano, Elena Vigna, Cristina Villa, Maria Adriana Vindigni. Stefano Zamagni, Agnese Zago, Omar Zaher, Carmelo Zarbo, Irene Zaccheo, Luisa Zampini, Francesca Zelli, Michela Ziccardi, Giorgio Zurrida.
Ecco perché candidare i bambini di Gaza al Nobel per la pace
Premiare i piccoli della Striscia significherebbe riconoscere la loro sofferenza innocente, affermare che ogni bambino ha diritto alla pace, e chiamare la comunità internazionale alla responsabilità
Sì, è vero: il Nobel per la pace viene assegnato a chi costruisce la pace, o almeno ci prova. Così aveva prescritto nel 1895 Alfred Nobel: nel suo testamento spiegava che l’onorificenza sarebbe stata riconosciuta a chi ha «fatto il massimo o il miglior lavoro per la fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione degli eserciti permanenti e per la formazione e la promozione di congressi di pace». Sì, è vero: il Nobel per la pace, concretizzandosi in un assegno cospicuo, deve essere attribuito a una persona in carne e ossa, o, come è accaduto più volte, a una organizzazione che ne faccia buon uso. Sì, è vero: il Comitato del Nobel ha i suoi percorsi per scegliere a chi assegnare il Premio e le candidature non rientrano nelle procedure dei saggi di Oslo. Che idea balzana, dunque, candidare la categoria generica dei “bambini di Gaza” all’assegnazione del Nobel per la pace. Oltre alle obiezioni già citate, si può aggiungere anche questa: se le vittime incolpevoli delle guerre, in qualunque parte del mondo e in qualsiasi tempo, fossero idonee per un tale riconoscimento, si sarebbero guadagnate il monopolio del Premio fin dalla sua prima assegnazione, nel 1901. Perché di guerre, e di vittime innocenti, ce ne sono sempre state.
Non è senza motivo, dunque, il fatto che la proposta dell’associazione pugliese “L’isola che non c’è”, presentata nei giorni scorsi alla Camera dei deputati, sia stata accolta con un certo scetticismo dai media, accompagnato da un eloquente silenzio, sebbene abbia ottenuto il sostegno di decine di enti, istituzioni, associazioni, parlamentari, docenti, semplici cittadini.
Ci si può infatti domandare: in che modo le centinaia di migliaia di bambini rinchiusi nella prigione Gaza, ridotti alla fame, testimoni di lutti, mutilati, possono essere considerati simboli di pace? E in che modo possono esserlo gli oltre 18mila bambini uccisi dalle forze armate israeliane nell’ambito dell’operazione per sterminare Hamas? Testimoni di una guerra ingiusta e sproporzionata sì, dell’atroce assurdità di ogni conflitto sì. Ma della pace? Una risposta la offre la stessa associazione: «Questa candidatura non è solo un atto simbolico. È un appello morale. Premiare i bambini di Gaza significa riconoscere la loro sofferenza innocente, affermare che ogni bambino, in ogni luogo del mondo, ha diritto alla pace, e chiamare la comunità internazionale alla responsabilità collettiva verso chi non può difendersi».
Un’altra risposta può arrivare considerando ogni singola storia, ogni singolo nome di quell’insieme indistinto che va sotto l’espressione “bambini di Gaza”. Prendiamo in esame da principio i 18.500 morti, uno per uno. Un bambino, più un altro bambino, più uno, più uno… Un figlio, più un figlio, più un figlio… I loro nomi sono stati messi in fila da quattro giornalisti del Washington Post, che hanno costruito una agghiacciante mappa di chi non c’è più, annientato da una bomba o da un cecchino. Una mappa suddivisa anche per età: per esempio, 900 bambini sono stati uccisi prima di compiere un anno, 1.218 avevano 16 anni. Sannd aveva 70 giorni, è morto con la mamma e i suoi fratelli di 8 e 5 anni. Quest’ultimo, Tariq, «aveva una bicicletta e sognava di diventare pediatra». Hala, 14 anni, «adorava ballare la dabka, una danza folkloristica palestinese». Tala aveva 10 anni ed è morta mentre indossava i suoi pattini rosa. Kenan, 9 anni, stava giocando a calcio. Da quando questa sciagurata guerra è iniziata, all’indomani dell’attacco di Hamas a Israele, ogni ora è morto un bambino di Gaza. Ogni giorno è scomparsa un’intera classe di alunni.
Se li consideriamo così, uno per uno, nelle loro brevi esistenze, possiamo immaginare che Sannd, Tariq, Hala e tutti gli altri possono essere costruttori di pace nella misura in cui il sacrificio di ciascuno di loro non generi nei fratelli sopravvissuti altro odio, altro sentimento di vendetta e di distruzione, bensì il desiderio di costruire un futuro diverso. Ecco, ci sono i vivi, i sopravvissuti. Spetta a loro, “bambini di Gaza”, spezzare la catena che da generazioni tiene paralizzata, da una parte e dall’altra, ogni possibilità di convivenza. Il martirio dei bambini di Gaza, di quelli morti e di quelli vivi, e insieme a loro dei bambini di ogni guerra – sì, certo, anche dei piccoli israeliani barbaramente massacrati da Hamas il 7 ottobre 2023 e successivamente, nella prigionia – con la candidatura al Premio Nobel per la pace potrebbe essere riconosciuto come il punto più basso raggiunto dall’umanità prima che si decidesse di cambiare rotta. Utopia? Speranza? In ogni caso, anche se a Sannd, Tariq, Hala e ai loro fratelli sopravvissuti non sarà mai assegnato alcun Nobel – non ci illudiamo che accada davvero – ha un senso pensare a loro come messaggeri di pace. «I bambini di Gaza – ha scritto in un messaggio padre Ibrahim Faltas, vicario dalla Custodia di Terra Santa – meritano il Nobel per la pace perché sono loro stessi il significato della parola pace, perché hanno subito le conseguenze nel corpo e nella mente delle azioni di adulti incoscienti e irresponsabili, perché hanno sentito e visto l’orrore della violenza, perché hanno sofferto per la morte di chi ha dato loro la vita, perché hanno perso il sorriso dei momenti di gioco, per la mancanza di istruzione e di condivisione di due anni di scuola, perché hanno perduto gli anni belli dell’infanzia». Non è abbastanza?
PER ADESIONI: petizione.gaza@avvenire.it
COME CONTINUARE? LA PROPOSTA DI GILBERTO SCARPA (RILANCIATA DALLA “BOTTEGA”) CONFUISCE OVVIAMENTE SU QUELLA di «AVVENIRE»
Oggi è un buon giorno per l’idea di chiedere che i bambini e le bambine di Gaza siano candidati al premio Nobel per la pace, perchè l’appello pubblicato sul quotidiano «Avvenire» – e le tante adesioni lì ricevute – allargano moltissimo “il palcoscenico” dell’informazione. Così ovviamente anche Gilberto Scarpa e la “bottega” confluiscono sulla raccolta firma di «Avvenire» e invitano tutte/i a farlo.
Allo stesso tempo si possono anche seguire vie parallele, come quella di candidare bambine/i di Gaza anche a un Nobel Alternativo, come quello Right Livelihood Award, dato alla scienziata e ambientalista indiana Vandana Shiva.
Grazie se ci comunicate altre idee, proposte, adesioni.
LE ADESIONI ARRIVATE FINORA A GILBERTO SCARPA
Alessandro Verga
Antonio Scipioni
Caterina Rostagno
Cristiano Maria Carta
Elena Dobici
Elisabetta Tucci
Gian Angelo Bellati
Iolanda Dall’Armi
Ivo Amoni
Liliana Frascati
Maria Chiara Scatassa
Maurizio Capone
Moira Tough
Oriana 93
Patrizia Tartara
Pilar Quarzell
Rosanna Bruzzone
Anna Pocher
GianGiacomo Migone
Annamaria Joeger
Claudia Di Filippo
Alcune altre adesioni le trovate fra i commenti della Bottega dopo l’articolo Premio Nobel per la pace a bambine/i di Gaza



Una piccola precisazione. La mia piena adesione alla proposta sostenuta da Gilberto Scarpa (e ripresa dalla Bottega) che ora trova grande spazio sul quotidiano «Avvenire» non esclude una motivata critica all’istituzione norvegese. Infatti il Premio Nobel per la pace non è esente da contestazioni, specie negli ultimi anni. Due soli esempi. La balzana idea di dare il premio a Barak Obama PRIMA che muovesse un solo dito da “presidente”. E poi il clamoroso errore di qualificare come persona impegnata per la pace la leader venezuelana María Corina Machado che si era mossa chiaramente contro la pace e il dialogo (è un dato di fatto, qualunque cosa si pensasse del governo Maduro). Anche la decisione di ignorare candidature collettive (come quella che venne proposta dal basso per centinaia di associazioni delle donne africane) è , secondo me, segno di una estraneità al mondo reale… cercan solo leader più o meno buoni/e. Sperando naturalmente che a OSLO cambino rotta, mi sembra quindi doveroso affiancare questa importante proposta di premiare ADESSO bambine/i di Gaza ai NOBEL ALTERNATIVI che possono nascere e crescere dal basso. Appoggiamo tutte le sfide a quel mondo che parla di pace e fa sempre più guerre; premiando magari proprio i boia. – Daniele Barbieri, Imola
Queste posizione equidistanti tra uno stato razzista genocida e un popolo appresso e martoriato da oltre cento anni che sembra non poter avere il diritto di difendersi, infatti i partigiani palestinesi vengono anche qui definiti “terroristi”, è ormai disgustosa. I bambini di Gaza sono morti anche a causa nostra, nel nostro silenzio e nel nostro supporto ad uno stato genocida. Invece di un inutile nobel il popolo Palestinese ha bisogno di giustizia e libertà.
Bambini di Gaza nessuno potrà perdonare quello che vi è accaduto e accade dal 1948 al vostro Popolo. Mi sono sforzata di capire e sapere e per me che sono vecchia mai avrei voluto assistere a quello che stiamo vedendo . Tutto quello che era già accaduto prima lo rende definitivamente inumano e insopportabile. Col cuore colmo di dolore e di amore io so solo che non smetterò di fare ciò che posso per voi e la Pace . Continuiamo a farci sentire tutti .
Mi dispiace non riesco a comprendere il senso di voler attribuire un premio Nobel alle vittime. Loro non hanno scelto di essere vittime, l’ hanno atrocemente subito. Non lo capirei neanche per le vittime di femminicidio, o per le vittime sul lavoro, o per i cittadini di Taranto che muoiono di inquinamento. Perché premiare chi subisce un abuso, un’ ingiustizia? Capirei premiare chi si oppone, capirei premiare dei partigiani, non le vittime della rappresaglia di via Rasella o di Sant’ Anna di Strazema. Sento dentro di me un senso di smarrimento di fronte a questa iniziativa.