Amianto/salute: nell’uovo di Pasqua c’è…

… una sopresa positiva. E se San Lazzaro diventasse un esempio per gli altri Comuni?

Vito Totire presenta un documento/proposta di AEA (Associazione esposti amianto e rischi per la salute)

Da anni, prendendo a prestito una frase da Enrico Berlinguer, abbiamo parlato di “spinta propulsiva” del comune di San Lazzaro di Savena, sul problema dell’amianto. Era accaduto che, parlandoci (AEA-Comune) si era giunti a una convergenza di vedute sulla opportunità di avviare un censimento capillare del cemento-amianto presente nel territorio.

Come AEA proponevamo, fin dall’inizio, di includere nel censimento l’amianto, diciamo “underground”  cioè delle tubazioni dell’acqua potabile e delle fognature o altro (gas); su questo torneremo.

Abbiamo indicato a lungo quella adottata da s. Lazzaro come una prassi virtuosa e da estendere alla provincia e – perché no? – a tutta Italia. L’estensione a tutta Italia rimane pertinente e urgente anche alla luce delle secche in cui si è arenata la discussione parlamentare del TUA – testo unico amianto – presentato al Senato della Repubblica nel novembre 2016 e… mai discusso per la approvazione.

A che punto siamo oggi:

  1. L’idea del censimento era e rimane giusta; non onerosa per il Comune, ergonomica ed efficace. Si è riusciti in poco tempo ad avere un quadro quasi esaustivo della situazione; ovviamente qualche sito è mancato all’appello, qualcuno lo abbiamo recuperato, per esempio quello di via Valdeifiori… già bonificato. Altri metodi e sistemi di censimento sono stati proposti o praticati (addirittura con i droni che sono tanto di moda, incaricando nuove agenzie parapubbliche ecc.). I discorso è complesso e non vogliamo svilupparlo ora. Il metodo da noi suggerito anni fa e adottato dal comune di San Lazzaro rimane quello più adeguato anche e soprattutto perché responsabilizza i gestori che è cosa diversa dall’essere spiati da droni paramilitari ovviamente non in grado neanche di distinguere il cemento-amianto dal fibrocemento senza amianto e meno che mai di distinguere l’amianto crisotilo dall’amianto anfibolo!
  2. Il meccanismo messo in moto a San Lazzaro non ha avuto una gestione fiscale né tantomeno vessatoria; al contrario – come prevedibile – è andato avanti su base consensuale e ha condotto a una diffusa e maggiore presa di coscienza del problema da parte dei gestori degli immobili con amianto. Era ed è la strada giusta: fare in modo che i cittadini fossero parte attiva del processo visto che chi vive e/o lavora in immobili con amianto è il primo a essere esposto ai rischi
  3. Quel che esisteva all’atto della conclusione del censimento è stato bonificato circa per il 50%; persino l’avere a disposizione i dati grezzi comporta un contributo enorme per le … future politiche di programmazione , quando finalmente ci si deciderà ad adottarle a livello nazionale
  4. È ragionevole oggi pensare a un progetto “Comune asbestos free / Comune libero dall’amianto” nonché definire un crono programma che potrebbe/dovrebbe portare all’obiettivo di un territorio libero magari PRIMA della scadenza indicata dall’UE.
  5. Occorre includere in questo programma anche la bonifica dell’amianto delle tubazioni interrate per i motivi che ormai dal 1999 andiamo sostenendo in materia di effettiva potabilità dell’acqua.

PROGRAMMA DI LAVORO PER IL FUTURO

Al fine di rilanciare la “spinta propulsiva” del comune di San Lazzaro si possono individuare questi punti di lavoro e di convergenza:

  1. La AEA mette a disposizione del Comune e della autorità sanitaria locale la propria consulenza, non onerosa per l’ente; sindaco e cittadini hanno facoltà di consultare la AEA sui campi di competenza (amianto ma anche ogni altro nesso tra fattori di rischio-, occupazionale cioè lavorativo e/o ambientale- e salute). Ovviamente il Comune , la autorità sanitaria locale (in questo caso la sindaca) e i cittadini mantengono ogni autonomia decisionale rispetto ai contenuti della consulenza acquisita
  2. Focalizzare ulteriori tasselli del percorso di bonifica del territorio, per arrivare a un Comune libero da amianto prima, se possibile, dell’obiettivo teorico della UE del 2023 (un obiettivo, non per essere pessimisti, verosimilmente non facile o comunque non scontato). A  questo riguardo si intravedono due siti che, bonificati, farebbero fare un passo avanti significativo: sito ex-Artlegno a Idice e sito Grimeca di via Remigia. SI TRATTEREBBE DI QUALCHE ULTERIORE MIGLIAIO DI METRI QUADRATI DI CEMENTO-AMIANTO BONIFICATI.  Daremo il massimo sostegno a ”velocizzare” l’obiettivo di queste due bonifiche che devono essere realizzate, se necessario, con i poteri della autorità sanitaria locale. Risulta in corso una ulteriore bonifica in via Remigia (dal 16 marzo per 20 giorni) di ulteriori 3.100 metri quadri. Come si vede dunque – visto che risultano negli utlimi anni bonificati 58.000 mq – si va a erodere ulteriormente quei residui 50.000 circa rimasti sui 107.000 circa “iniziali”. L’obiettivo “città libera dall’amianto” si avvicina, anche se poteva essere più veloce in presenza di un serio sostegno dei governi nazionali se avessero deciso di superare l’assurdo vincolo del “patto di stabilità” derogandolo per gli interventi di bonifica ambientale. Infatti “risparmiare” sulle bonifiche è puro masochismo. Si dovrà intervenire più tardivamente a fronte di impatti sanitari e ambientali più gravi! Invece : quanti mesoteliomi mortali causa il ritardo nelle bonifiche? Su cosa stiamo cercando di “risparmiare”?
  3. Avviare un sistema di ritiro gratuito a domicilio dell’amianto di provenienza “domestica” secondo i criteri adottati da diversi altri Comuni italiani. Dal nostro punto di vista la “ratio” di questo provvedimento sta nella storia stessa di questa merce nociva e cancerogena; è stata venduta a 100 e per essere smaltita correttamente fa spendere mille. Una assurdità che, di per sé , sarebbe capace di far saltare persino il mercato capitalistico che, già di suo, non è un esempio di equità
  4. Integrare il censimento del cemento-amianto con il censimento (volontario) del fibrocemento senza amianto. La “ratio” in questo caso è: una tettoia grigia può evocare preoccupazioni in chi la osserva, per esempio, come vicino di casa; si rischia la diffusione di timori evitabili, come – per certi versi – è accaduto di recente per il mercatino di via Sigonio a Bologna. Il censimento che proponiamo in questo caso è su base volontaria, ovviamente senza sanzioni per chi non aderisca anche se aderire è nell’interesse di tutti, compreso soprattutto il gestore dell’immobile
  5. Sull’amianto delle tubature. La nostra posizione è nota: riteniamo che l’acqua può essere definita potabile se le fibre di amianto contenute sono uguali a zero. Da decenni stiamo richiamando l’attenzione sull’inquinamento anche indoor indotto dalle tubazioni e sul fatto che questo inquinamento si riverbera certamente più sulle donne in quanto trascorrono maggior tempo in casa e sono esposte ai rischi del lavoro domestico. I casi di mesotelioma peritoneale nelle donne in E-R sono numericamente simili che nell’uomo; i casi di donne classificati come correlati ad esposizioni misconosciute sono molti di più che negli uomini. Da decenni in tutti i congressi scientifici cui partecipiamo abbiamo attirato la attenzione su questa contraddizione. Riteniamo che l’inquinamento domestico indoor possa non essere estraneo a questo fenomeno. Inoltre dopo l’ennesima presentazione dei dati del professor Giovanni Brandi (Bologna, 22 gennaio 2018) relativi al nesso fra amianto e tumori delle vie biliari, pare di poter dire che il temporeggiamento sugli interventi di bonifica appare sempre più un atto di colpevole incuria; QUI SIAMO BEN OLTRE IL “PRINCIPIO DI PRECAUZIONE”; abbiamo già preso atto di un atteggiamento di disponibilità all’ascolto e di grande attenzione su questo tema da parte del Comune di San Lazzaro nelle persone della signora Sindaco e dell’assessore all’Ambiente. Si tratterà di confrontarsi e di lavorare insieme su questo tema: intravediamo la possibilità ad esempio di convenire sulla utilità del monitoraggio dell’amianto anche con la microscopia TEM e comunque di definire la mappa precisa delle tubazioni esistenti in riferimento alla presenza delle varie tipologie di amianto per definire il cronoprogramma delle bonifiche. Peraltro a volte, nei siti dove l’amianto è meno presente (vogliamo sperare che, anche in proporzione, a San Lazzaro l’entità del problema sia inferiore che a Bologna) magari l’obiettivo della bonifica può apparire anche più a portata di mano.

Per concludere

Ci pare di intravedere una proficua fase di dialogo e di collaborazione con l’amministrazione comunale e con l’intera comunità locale. L’intento è creare il massimo di sinergia possibile finalizzata all’obiettivo comune della difesa della salute collettiva e dell’ambiente.

In effetti, senza enfatizzare la portata del programma di lavoro, San Lazzaro POTREBBE DIVENTARE UN LABORATORIO DI IDEE E PROPOSTE DI INTERESSE NAZIONALE ANCHE PER LE QUESTIONI CHE NECESSITANO DI COORDINAMENTO E RATIFICA DA PARTE DEI DECISORI POLITICI A LIVELLO NAZIONALE.

LA DISCUSSIONE SUL TUA – testo unico amianto – ha un destino molto incerto e uno “stimolo” dal territorio può essere benefico. “Le idee migliori sono proprietà di tutti” disse Lucio Anneo Seneca: queste proposte sono dunque a disposizione di tutti i Comuni e di tutte le comunità locali.

Bologna, 29.3.2018

 

Redazione
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