Ancora su Guelma (Algeria)

di Francesco Cecchini

Gli algerini stanno vivendo gli ultimi  giorni del ramadan, inoltre è piena estate. Il sole brucia e anche le acque del mare sono calde, non aiutano a rinfrescarsi, ma a cuocersi. Algeri dorme di giorno e vive di notte. All’ ora del ftour la città è un deserto urbano, poi irrompe la vita. Donne uomini e bambini si riversano nelle strade e nelle piazze. Bar e ristoranti si riempiono. C’ è musica e teatro. Nelle discoteche dell’Hotel Saint George e di altri alberghi si balla. Forse Orano – come Tangeri una città spagnola nella costa maghrebina del mediterraneo – ha  notti più agitate, ma lo stesso avviene a Costantina, Annaba ed anche a Guelma.

L’ Algeria non è però cambiata, nemmeno durante questo mese speciale. La corruzione, la politica sequestrata al popolo, la diseguaglianze sociali, la povertà continuano e inoltre c’è sempre il pericolo che il terrorismo islamista macchi la società di sangue. L’ ambasciata degli Stati Uniti ad Algeri è stata chiusa come la frontiera con la Tunisia, inoltre quasi ogni giorno vi sono scontri tra esercito ed islamisti. Un paio di settimane fa in un attentato a circa 100 km a nord di Guelma sono morte due persone.                                        Una delle cose di cui si discute molto – assieme alla salute del Bouteflika – e’ il risultato catastrofico delle privatizzazioni di imprese statali. In questi ultimi anni  si è scritto nella stampa di Guelma  per le drammatiche disavventure seguite alla privatizzazione della sua fabbrica di ceramiche, l’ ECVE – Entreprise Ceramique Vassaile de l’ Est – che venne acquistata molto tempo fa da un imprenditore italiano, Giacobazzi e diventò Eter S.p.A Algerie, sinonimo per molti di incubo.

Dal giorno dell’inaugurazione, avvenuta nel dicembre del 2008, articoli apparsi in tutta la stampa algerina hanno parlato di vertenze sindacali, scioperi anche della fame,  mancato pagamento dei salari, paralisi della produzione e altro.

A queste cronache di una situazione drammatica,  che culminò lo scorso aprlle con un’ esplosione in fabbrica e la morte di un tecnico italiano Filippo Matera, fanno da contrappunto interviste e dichiarazioni del proprietario Graziano Giacobazzi, che raccontano una realtà differente da quella descritta da giornali, da sindacalisti, da politici.

L’ltimo atto di quest’azione narrativa avviene lo scorso 3 luglio in una Giornata d’ Informazione all’ hotel Mermoura di Guelma.                                 Il  tempo della crisi, degli scioperi, dei salari non pagati, dei drammi umani  è terminato. Una nuova vita sta per iniziare. Da domani  si inizieranno a produrre stoviglie in maiolica. Poi in autunno   chamotte refrattaria per la produzione di mattoni calorifugi. Entro il 2014, grazie a un partner strategico italiano, la CO.VE.RI. S.p.A produrrà elementi modulari completi per la costruzione di forni a tunnel. Infine nel 2017 si produrranno prodotti ceramici da utilizzare nella ricerca e produzione di gas di scisto. Gli anni delle vacche magre – dal lontano 2008 a oggi – sono terminati, sta per iniziare una nuova era.

Tutte cose, quelle programmate, non difficili da realizzare se si hanno i mezzi tecnici, gestionali ed economici per sollevare una situazione che dall’inizio della privatizzazione è andata degenerando.

A distanza di un mese, cioè il 5 agosto, su El Watan, il maggior quotidiano algerino, la giornalista Melissa Roumadi nel quadro di un inchiesta molto critica  sullo stato delle  privatizzazioni in Algeria ha scritto una breve nota su ETER che non riprende quanto detto nella Giornata d’Informazione, ma ribadisce che la situazione rimane drammatica.                                                                                                      La traduzione dell’articolo di Melissa Roumadi è di seguito:

ETER GUELMA: ATTREZZATURE SOTTO SEQUESTRO.

La privatizzazione di ETER Guelma, la sola impresa algerina che fabbrica ceramiche è diventata un incubo: L’ impresa deve affrontare diverse difficoltà causate da molteplici crisi. La prima risale agli anni 90, quando i gruppi terroristi si impadronirono delle materie prime. Tuttavia quando il governo algerino negli anni 2OOO decise di privatizzare l’unità che faceva parte dell’ Entreprise Céramique et Vasaille de l’ Est, il socio italiano ETER Italia si impegnò a radrizzare la situazione e a creare 4 nuove linee di produzione. Niiente di tutto cio è stato fatto. L’ impresa è piombata definitivamente in crisi.                                                           Secondo Smail Kouadria, ex sindacalista e deputato del PT di Guelma i 125 lavoratori della fabbrica sono a oggi dopo circa un anno senza salario, l’affitto per la concessione del terreno dal 2007 non è stato pagato. Ed infIne cilIegina sulla torta, le attrezzature cedute agli Italiani nel quadro di questa privatizzazione sono state messe sotto sequestro dalla banca francese BNP-ParIbas in quanto  dal 2007 un prestito di 750 milioni di dinari (l’ equivalente di 3,5  milioni di euri) non è stato rimborsato.

Il futuro prossimo dirà se la storia di Eter Algerie darà ragione alle previsioni ottimistiche di Giacobazzi o al pessimismo della giornalista Melissa Roumadi. Per il bene dei lavoratori , delle loro famiglie e dell’economia di Guelma tutti si augurano che Eter esca dal tunnel nel quale è stata cacciata. Nel caso della seconda ipotesi, Eter è diventata un incubo dal quale è difficile uscire, il governo algerino dovrà pensare a fare un passo indietro e riprendersi la fabbrica. L’ inadempienza pluriennale da parte dell’ investitore italiano può essere una valida ragione legale per un espoprio.

Nella famosa Giornata d’ Informazione  dello scorso luglio si è parlato e molto di business plan, mercato, di tecnologia, nuovi partner strategici, ma ci si è dimenticati della morte di un essere umano: Filippo Matera. Almeno l’articolo apparso sulla stampa a firma di Karim Doudci  non ne parla.

Una morte avvenuta a causa di una fuga di gas, non la prima all’interno di Eter, che ha provocato un’ esplosione nell luogo nel  quale Filippo viveva, mangiava, dormiva oltre che lavorare. Giacobazzi ha promesso che una futura linea di produzione verrà intitolata a Filippo Matera e che una stele in sua memoria verrà eretta all’entrata della fabbrica. È difficile credere che queste azioni  possano compensare la famiglia Matera della perdita del loro caro.  Una morte, assurda ed evitabile: bastava che non vivesse in fabbrica. Bisogna che la responsabilità dell’ incidente mortale venga individuata e colpita.

(6 agosto 2013)

 

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