Ancora su Technogym: Romagna mia fatti capanna/4
di Davide Fabbri.
In coda notizie su questi appuntamenti dove troverete un giornalismo dal basso che – per metodo e tenacia – può interessare anche chi non abita dalle parti del “liscio”.
IL MILIARDARIO NERIO ALESSANDRI DI TECHNOGYM. LA RICCHEZZA SFOGGIATA E OSTENTATA.
E all‘interno dell‘azienda produttiva di via Calcinaro a Cesena le lavoratrici e i lavoratori non se la passano bene.
Come ricordato in un precedente articolo, nella recente classifica di Forbes (rivista economica statunitense) il patron della Technogym Nerio Alessandri (classe 1961) si piazza al 48esimo posto fra gli uomini più ricchi del nostro Paese, con un patrimonio netto pari a 2,3 miliardi di dollari.
Nerio Alessandri é il presidente e fondatore di Technogym (dal 1983), presidente di Wellness Foundation (dal 2002). È stato membro del Consiglio Direttivo di Confindustria (dal 2004 al 2012) e vice presidente del Comitato Leonardo (dal 2009 al 2011).
La figlia Erica Alessandri (classe 1990) è l’unica italiana nominata tra gli Young Global Leader. Erica Alessandri – digital product manager di Technogym – è l’unica italiana tra i “leader” di tutto il mondo.
Erica e Nerio Alessandri, imprenditori del colosso leader mondiale nella produzione industriale di attrezzature per le palestre domestiche, partecipano ai meeting annuali del World Economic Forum (WEF) di Davos, in Svizzera.
Nella foto li vediamo in posa con Barack Obama, 44º presidente degli Stati Uniti.
Questi summit riservati alla partecipazione di donne e uomini ultraricchi e ultraliberisti (che desidererebbero disegnare il futuro di tutti noi) nel 2023 hanno avuto fra i presenti una compagine italiana formata da 19 persone ricchissime. E i due Alessandri erano presenti. Le élite del capitalismo rampante presenti a Davos hanno discusso delle grandi questioni degli approvvigionamenti energetici, del contrasto della crisi climatica, della salute globale dopo le vicende del Covid-19, dell’innovazione tecnologica e della mobilità sociale. Chissà se i partecipanti – almeno quelli italiani – a questo meeting erano a conoscenza delle vicende interne di Technogym.
Nerio Alessandri e la Technogym sono soprattutto quello che vado narrando nelle mie inchieste sul potere, nel pressochè silenzio della stampa locale e nazionale.
Ho raccolto innumerevoli testimonianze di lavoratrici e lavoratori Technogym che hanno evidenziato un ambiente di lavoro difficile nello stabilimento produttivo di via Calcinaro a Cesena e nel magazzino esternalizzato a Montaletto di Cervia (RA):
– i carichi di lavoro sono molto pesanti;
– i tempi e i ritmi produttivi sono intensi e incalzanti, con standard di velocità rigidi;
– vi sono pressioni psicologiche sui lavoratori da parte della gerarchia aziendale;
– alta precarietà (contratti di lavoro a termine/interinali) per gli operai di linea della catena di montaggio;
– alto turnover, con mancati rinnovi contrattuali a favore di nuovo personale giovane e interinale, specialmente dopo il primo anno;
– limitate possibilità di carriera;
– prospettive di crescita lavorativa professionale scarse;
– il clima interno pertanto è rigido e stressante.
Questo accade in un’azienda che ha chiuso il proprio bilancio 2024 con risultati straordinari, da record, confermando una forte crescita: ricavi consolidati a 901 milioni di euro (+11,5% rispetto al 2023) e un utile netto di 87 milioni di euro, in aumento rispetto ai 73,6 milioni del 2023.
Nerio Alessandri è un miliardario in ascesa com il suo paradiso fiscale in Lussemburgo e la delocalizzazione di parte della produzione in Slovacchia.
Ha raggiunto un sospirato traguardo: è riuscito ad entrare nel gotha del capitalismo liberista italiano e mondiale. Ha accumulato una ricchezza pari a 2,3 miliardi di dollari. L’ascesa è stata possibile grazie soprattutto ai seguenti fattori:
– la collocazione in borsa del titolo Technogym nel 2016, l’aver fatto cassa in seguito alla collocazione di milioni di azioni Technogym;
– la delocalizzazione di parte della produzione in Slovacchia, più precisamente a Maly Krtis: riduzione dei costi della manodopera e compressione dei diritti dei lavoratori; parte della produzione resta a Montaletto di Cervia, affidando i lavori a cooperative per abbattere i costi del personale;
– l’esplosione delle vendite durante il periodo del Covid: palestre domestiche e attrezzature/macchine per il fitness;
– l’aver fatto cassa attraverso la costituzione nel lontano 1997 di una finanziaria-cassaforte in Lussemburgo, un vero e proprio paradiso fiscale.
E’ bene ricordare come è stato costruito il modello economico/finanziario vincente del colosso Technogym.
L’apertura del titolo Technogym al mercato borsistico nel 2016, oltre che finalizzata a raccogliere risorse per l’espansione internazionale, è stata legata al fatto che dal 2008 nel capitale dell’azienda figurava il fondo anglosassone Candover con il 40%. Dopo otto anni dall’investimento questo fondo ha deciso di uscire dal capitale. Infatti la holding dei due fratelli Alessandri (Nerio e Pierluigi) che controlla Technogym (Nerio ha il 75%, il fratello Pierluigi il 25%) nel 2008 ha ceduto ad un fondo anglosassone (fondo Candover Investments gestito da Arles Capital Partners) il 40% delle quote, incassando più di 400 milioni di euro.
La holding che controlla Technogym spa da luglio 2017 è una finanziaria e si chiama LQH (in precedenza aveva un altro nome: FinWellness, costituita nel 1997), e ha la sede in un paradiso fiscale: nel Granducato di Lussemburgo.
Una gran bella maniera di pagare meno al fisco. Gli esperti raffinati dell’alta finanza la definiscono “ottimizzazione fiscale”.
Nei fatti significa che Nerio Alessandri sfrutta i benefici assicurati dalle legislazioni compiacenti dello Stato del Lussemburgo allo scopo di diminuire il peso delle imposte nel bilancio aziendale.
Niente di nuovo sotto il sole, purtroppo: da sempre così vanno le cose per gli imprenditori di successo nel paradiso fiscale del Lussemburgo.
Grazie ad una non meglio precisata “operazione finanziaria” la holding – cassaforte lussemburghese riconducibile ad Alessandri – realizza gli utili. Tutti profitti esentasse, perché la normativa lussemburghese prevede un’imposizione praticamente nulla sugli utili societari.
Cesena. 26 marzo 2026
LA FIONDA DEL PICCOLO DAVIDE
Come lui stesso ha scritto «dal 25 febbraio scorso ho ripreso a pubblicare quotidianamente i miei approfondimenti e le mie inchieste scomode e irriverenti sui potenti del territorio romagnolo. Dopo anni di silenzio e autocensura. Dopo aver subìto pesantemente una decina di denunce, intimidazioni, liti temerarie, richieste spropositate di risarcimento danni, ingenti spese legali, sono finito col mettermi un bavaglio dopo aver pestato i piedi a tanti potenti e aver scritto di vicende che dovevano rimanere segrete. Ho infastidito diversi centri di potere e ne ho pagato le conseguenze. Ora dopo anni di pausa, torno a scrivere e a pubblicare inchieste sui centri di potere. Cercherò di alternare la pubblicazione di inchieste inedite a pubblicazione di inchieste già divulgate da aggiornare che non hanno avuto l’effetto da me desiderato. Da uomo libero e irremovibile, lontano e distante dal potere, da persona non ricattabile cerco di sopperire alla scarna pubblicazione di inchieste sui centri di potere da parte delle testate giornalistiche del territorio romagnolo».
Anche questa volta la “bottega” è felice e fiera di dare spazio a Fabbri. Il suo metodo di lavoro ci pare utile per tutte/i coloro che vogliono praticare a livello locale un giornalismo libero, dal basso.
TAG
Davide Fabbri, Cesena, Forbes, Technogym, Nerio Alessandri, miliardari italiani, Wellness Foundation, Confindustria, Comitato Leonardo, Erica Alessandri, Young Global Leader, attrezzature per palestre domestiche, World Economic Forum (WEF) di Davos, Barack Obama, lavorare in Technogym, Montaletto di Cervia, carichi di lavoro, ritmi incalzanti, alta precarietà, paradisi fiscali, Lussemburgo, Slovacchia, Maly Krtis, diritti dei lavoratori, fitness, fondo Candover, Pierluigi Alessandri, Candover Investments, Arles Capital Partners, LQH (FinWellness), FinWellness, Cesena, Davide Fabbri, blogger indipendenti, giornalismo dal basso,

Cosa risulta di vero nella vicenda che vedrebbe Erica Alessandri presente negli Epstein files con un paio di telefonate/meeting online con lo stesso Epstein nel tentativo di ottenere scorciatoie per entrare nell’università di Yale pur non avendo i requisiti accademici per accedere?