Arjouni, Carlotto, Costantini, due De Giovanni e …

De Marco, Machiavelli, Manzini, Nesser, Robecchi più la coppia Sjöwall-Ross

11 recensioni giallo/noir di Valerio Calzolaio

Calzolaio-Noichegridammo

Antonio Manzini

«Le cinque indagini romane per Rocco Schiavone»

Sellerio

248 pagine, 14 euro

Roma. 2010-2011. Rocco è nato a Trastevere nel 1966, quando c’erano meno turisti e più omicidi. I suoi amici erano diventati ladri e spacciatori; così decise di entrare in polizia, ateo e manesco, facile alla corruzione e all’investigazione, alle donne e alla marijuana. Fece carriera e si sposò con l’amata Marina. Lei è morta da qualche anno, lui è divenuto vicequestore, con Clarks, Loden, Volvo, sarcasmo e ottimo intuito investigativo. «Le cinque indagini romane per Rocco Schiavone» qui raccolte sono già apparse in altrettante antologie Sellerio (2012-2014) e si svolgono prima del trasferimento forzato ad Aosta, ove sono ambientati i 4 bei romanzi di gran successo, usciti dal 2013 al 2015. Il bravo attore regista romano 51enne Antonio Manzini sta ora scrivendo le sceneggiature per la serie tv. Attesa.

 

Maj Sjöwall e Tomas Ross

«La donna che sembrava Greta Garbo»

traduzione di Monica Amarillis Rossi

Sellerio

330 pagine, 14 euro

14 euro

Stoccolma. 1989. In albergo, una ventenne olandese stile Greta Garbo intervista un sottosegretario del suo Paese capo di una delegazione commerciale. Appena l’addetto stampa si assenta un attimo, tira fuori foto compromettenti e ricatta il politico, esce e cambia aspetto: ora ha occhi celesti e capelli scuri corti, assomiglia a Jean Seberg, raggiunge il suo complice. Poi Christine scompare. Il ricco padre, un giornalista disoccupato, la polizia e prepotenti apparati di sicurezza cominciano a cercarla ovunque. La mitica coppia Wahlöö-Sjöwall ha fondato il noir sociale scandinavo. Si erano incontrati nel 1961, lui 35enne separato, lei 26enne ragazza madre, giornalisti militanti. Per è morto nel 1975 a 49 anni, la moglie Maj Sjöwall ha continuato a (ben) scrivere, l’interessante romanzo «La donna che sembrava Greta Garbo» in coppia con Tomas Ross nel 1990.

 

Maurizio De Giovanni

«Il metodo del coccodrillo»

Einaudi

294 pagine, 14 euro

Napoli, aprile 2012. L’ispettore Giuseppe Lojacono, occhi neri a mandorla (come Carella), zigomi alti, capelli spettinati, guadagna 1800 euro a mese per giocare a scopa al computer. Poliziotto di Agrigento, vocato e in carriera, un delinquente lo aveva denunciato come informatore; pur senza prove era stato sospeso e trasferito, moglie e figlia a Palermo da mantenere. Una notte va dove è stato ucciso un 16enne in odore di spaccio. Si rende utile, lo cacciano. Poi la ricca 14enne Giada viene uccisa con le stesse modalità (un proiettile alla nuca mentre l’assassino lacrima da un occhio), c’è un vecchio vendicatore in giro per la città, uccide ancora, lui indaga. Bel giallo sentimentale per l’ottimo Maurizio de Giovanni, «Il metodo del coccodrillo», l’incipit della serie dei Bastardi: appaiono anche Letizia e Laura. Prefazione inedita.

 

Jacob Arjouni

«Cherryman dà la caccia a mister White»

traduzione di Elisa Leonzio

Marcos Y Marcos

152 pagine, euro 15

Storlitz e (a 40 minuti di treno) Berlino. Primavera 2010. Il 18enne Rick Fisher ha terminato la scuola professionale da un anno, nella sua lista compaiono tre desideri lavorativi: disegnatore di fumetti, giardiniere, guardiano dello zoo. Vive con una specie di zia, i genitori morirono in un incidente d’auto quando aveva 5 anni, rimase a lungo chiuso e spaventato (sembrava quasi ritardato); la vedova austriaca Bambusch era la migliore amica (comunista) della nonna paterna, lo ha assistito e mandato a scuola; presto, grazie ai fumetti dello zio Fabian, ha imparato a leggere, scrivere, disegnare, saltare, correre. Ora è perseguitato da quattro ragazzi che si atteggiano a bulli neonazisti: gli avvelenano il ciliegio e gli uccidono il gatto, lo menano ridicolizzano minacciano. Però poi gli fanno una strana proposta: tirocinio di giardiniere a Berlino in un parco accanto a una scuola materna in cambio di innocue informazioni su quanto avviene oltre la recinzione. Rick accetta, durante i viaggi conosce l’allegra Marilyn e s’innamorano, lavora bene, si affeziona pure a un bimbo di 2 anni che chiama Ninu, resta indipendente e responsabile dei suoi gesti. La tragedia incombe.

Pare che l’intelligente fiaba noir sia stata adottata come libro di testo in scuole tedesche, se lo merita proprio. Il “Movimento per la difesa della patria” resta un grave pericolo. Fin dal suo primo romanzo (pubblicato nel 1985, scritto prima!) il compianto prodigio letterario Jacob Arjouni, pseudonimo del francofortese Jakob Bothe (1964-2013) ha scelto come tema permanente di scrittura (con sintetica e notevole qualità) la complicata integrazione dei deboli, in particolare degli immigrati, più o meno forzati, in uno Stato occidentale di vividi revanscismi. Qui ambienta nel rurale Brandeburgo e nel vecchio Est. Il romanzo è tutto in prima persona: inizia e termina con una lettera del protagonista allo psicologo criminale dottor Layton, in mezzo c’è il dettagliato struggente resoconto che il medico ha chiesto per chiarire quanto avvenuto, in attesa del processo. Il titolo fa riferimento ai personaggi (il buono e il cattivo) inventati dallo stesso Rick per trasformare la realtà in fantasia, dopo tante letture di supereroi e serie riflessioni sul ridere. Cherryman è un uomo che in situazioni pericolose si trasforma appunto in ciliegio, colpisce con rami e frutti velenosi.

 

Roberto Costantini

«La moglie perfetta»

Marsilio

Roma. Primavera 2001. L’elegante bel 40enne psicanalista Giovanni Annibaldi, baffetti e capelli scuri, si sobbarca 7 ore al giorno di terapia (specialmente di coppia) dal lunedì al venerdì e 4 il sabato, guadagna bene, dal 1987 si è messo con Bianca Benigni, di un anno più giovane e già laureata in legge, si sono sposati nel 1989, nel 1990 hanno avuto Luca, che ha problemi di linguaggio e socializzazione. Bianca ha perso il padre poliziotto a causa della camorra e durante il liceo ha accudito la madre malata fino alla morte, brava e meticolosa verso gli affetti, bella e seriosa, ora è magistrata, ha seguito varie inchieste sulla corruzione, sta dietro ad appalti truccati proprio quando la figlia di un imprenditore edile viene stuprata e uccisa a Ostia. Sul crimine indaga anche il detestabiletorvo commissario quasi 51enne Michele Mike Balistrieri, burrascosa adolescenza in Libia, poi picchiatore fascista (Ordine Nuovo) e sciupafemmine, da un po’ capo della Omicidi, antiprivilegiati, molto capace senza sangue né cuore. Due magnifiche sorelle americane sconvolgono il quadro, si muore ancora e la giustizia trova un precario punto di arrivo, finché nell’autunno 2011 il caso si riapre.

L’ingegnere romano Roberto Costantini (1952) dal 2011 al 2014 ha ben scritto una efficace trilogia noir con lo stesso protagonista di destra, ogni romanzo contestualizzato in almeno due periodi della storia italiana e della biografia di Balistrieri (1982 e 2005, 1962 e 1983, 1969 e 2011). Vari personaggi ritornano e si intrecciano, altri (inediti) hanno specifica centralità: qui la prima persona appartiene per gran parte del corposo giallo ai due coniugi, Nanni e Bianca, capaci entrambi di smussare spigoli in una dinamica matrimoniale piatta e sicura, utile al lavoro e alla prole, lui più inerme, lei perfettamente protettiva. Poi la narrazione torna ad appartenere al virile torbido Mike, sempre al volante di una vecchia Fiat, Gitane accese ovunque, lucido e crudele pur di catturare gli assassini, appassionato di Cohen e di Chianti, con incursioni (quando serve) in Sicilia dagli odiati parenti potenti mafiosi, invischiati in usura e gioco d’azzardo. Un paio di donne contribuiscono a dare vita e curiosità alla sua esistenza aggressiva e solitaria, come padre e partner. Di permanente attualità l’avversione per il modo di essere della potenza americana in Italia.

 

Håkan Nesser

«Il commissario cade in trappola»

traduzione di Carmen Giorgetti Cima

Guanda

294 pagine, 18 euro

Kaalbringen (costa mar del Nord). Fine estate 1993. Il grande giallista svedese Håkan Nesser (Kumla, 1950) è solito ambientare in città di fantasia. Qui il suo principale protagonista, il bravo Van Veeteren sta terminando le vacanze, viene chiamato dal capo per restare ancora un poco e dare una mano ai tre della polizia locale dopo il rinvenimento di un direttore immobiliare decapitato con una mannaia (a giugno era morto allo stesso modo un piccolo spacciatore). Il commissario locale è vicino alla pensione, vedovo, vigoroso, giocatore di scacchi (si sfidano). Dietro gli omicidi ci sono un grande dolore e una notevole determinazione: «Il commissario cade in trappola» – del 1994 – è il bel secondo della celebre serie (di dieci, 1993-2003), l’editore sta meritevolmente completando la traduzione di tutti (ne manca solo uno, il sesto).

 

Maurizio De Giovanni

«Cuccioli per i bastardi di Pizzofalcone»

Einaudi

Napoli. Aprile 2015. Quelli del commissariato sulla collinetta di Pizzofalcone sono al lavoro. L’assistente capo Francesco Hulk Romano trova una neonata abbandonata nei cassonetti accanto all’ingresso. Don Vito, sollecitato dal parroco, avvisa il sostituto commissario Giorgio Presidente Pisanelli di una ragazza che, a fine confessione, gli aveva chiesto se una madre che rinuncia al figlio vada all’inferno. L’ispettore Giuseppe Cinese Lojacono e l’agente assistente Alessandra Alex Di Nardo cercano a lungo e infine trovano la ragazza, cadavere. L’agente scelto Marco Aragona trova il tempo di indagare bene la scomparsa del cagnolino Artù e i recenti furti di altri cani. Anche se fuori qualcuno perbene continua a pensare di aiutare i depressi quasi suicidi, fra verbali e inventari, la vice sovrintendente Ottavia Calabrese su internet e la guida saggia di Luigi Gigi Palma, ognuno dentro dà una mano. E fanno davvero una bella squadra. La cucciola randagia è malatissima in ospedale, abbandonata chissà perché, figlia della bella onesta ucraina Lara, uccisa chissà perché.

Maurizio De Giovanni (1958) prosegue la serie gialla contemporanea sul “distretto” (approda in autunno fino alla prima serata di Rai 1) parallela alla mitica serie storica di Ricciardi (1931-32). Almeno un titolo ciascuna ogni anno, coerenti compatti empatici. Prevale sempre la terza persona con brevi incursioni varie in prima; qualche paragrafo schiettamente alla McBain, protagonista “la città”, stagioni, metereopatie e sentimenti, un “collettivo” come i vari personaggi polizieschi. Dalla comune grande passione per l’87° De Giovanni ha preso soprattutto la severa attenzione per la scrittura seriale (i guizzi) e la tempistica diacronica: ogni storia collocata pochi mesi dopo l’altra, nel tempo (più lungo) del contesto editoriale (insomma, i personaggi non invecchiano con l’autore!). Come se li avessimo lasciati ieri, nella vita del Cinese continuano a imperversare la figlia Marinella, Laura e Letizia, in quella di Alex il padre militare e l’amata Rosaria, in quella di Hulk le Giorgie, in quella di Ottavia il figlio minorato e il commissario. E così via.

 

Romano De Marco

«Città di polvere»

Feltrinelli

Milano. Febbraio 2015. Marco Tanzi, è dovuto tornare in carcere, al Canton Mombello di Brescia, 450 “ospiti” nelle celle per 200 posti disponibili. Aveva vissuto due anni da clochard, ne era uscito per salvare la figlia Giulia (maggiorenne) e poi grazie a una collaborazione in nero con l’Antares di Giovanni Sandonato, un investigatore privato. Ora gli hanno chiesto un’altra Mission impossible, un’indagine non autorizzata. Sebbene il suo amico commissario della squadra anticrimine Luca Betti sia contrario, si fa arrestare lo stesso. Vuole infiltrarsi fra i criminali per proteggere e ottenere informazioni (anche sugli sbirri marci) da un contabile della ‘ndrangheta. Intanto parte la guerra per il traffico di cocaina, con connessi giochi di potere. Una sanguinosa perfetta rapina ha luogo vicino piazza Cordusio e subito arrivano la 47enne bionda questora Daniela Boschi, l’ottima 35enne collega di Luca (appena trasferita da Roma e assegnata alla buoncostume) Laura Damiani e il corrotto elegante atletico capo dell’antidroga Matteo Serra, capelli neri e occhi magnetici. C’è di che divertirsi.

Romano De Marco (Francavilla al Mare, 1965) è un professionista della sicurezza integrata (persone, valori, dati) negli istituti di credito, come il personaggio Lucio Rambaldi, Chief Security Officer che durante l’interrogatorio dichiara: “Quello che è successo oggi, teoricamente, è impossibile”. Da oltre un quinquennio pubblica interessanti romanzi e racconti di successo, questo è il secondo romanzo della serie su Marco e Luca. La curiosità si concentra sul primo: ex padre di famiglia, ex poliziotto (bravissimo) arrestato per corruzione, ex detenuto (per quasi 8 anni) tornato libero e in esilio dalla vita. Luca è il suo unico amico, 47enne separato (da Elisa e dalla figlia 17enne Sara) sempre sulla retta via ma incerto sul futuro (anche rispetto al rapporto con la collega Laura). Lo sfondo è quello del noir metropolitano inquinato (dove De Marco non vive ma opera): azione e reazione, violenza e vendetta, affetti e tradimenti, con epilogo a Malaga in Spagna. Il romanzo è stato finalista del Premio Scerbanenco 2015.

 

Massimo Carlotto

«L’oscura immensità della morte»

E/O

2004. Una città del Nordest. Silvano Contin risuola scarpe e duplica chiavi, vita monotona e ripetitiva. Quasi 50enne, figlio unico, genitori morti, faccia funerea, quasi calvo e pingue, vive solo e mangia cibi pronti, si ubriaca il sabato, niente cellulare o svaghi o fede, cattivo ergastolo del dolore. Quindici anni prima girava soddisfatto in Mercedes come rappresentante di vini, innamorato della moglie Clara e del figlio Enrico. Furono uccisi, casuali ostaggi di una rapina. Fuggito il complice con la refurtiva, il loro assassino marcisce in carcere, Raffaello Beggiato, cella numero 5, seconda sezione. Occhi chiari, 45enne, non crede ma va a messa, esagera con valium e droghe procurate col denaro materno, patisce vessazioni e corruzione, buono ergastolo della pena. Quando gli diagnosticano un tumore mortale, chiede la grazia. La procedura prevede che implori perdono e il parere delle parti offese. Non ci conta e ha ragione: negativo. Il suo vero obiettivo è la sospensione pena per malattia, ottenere soldi e passaporto dal socio, scomparire in Brasile, morire libero. Tutto si complica perché Contin esce dal buio evocato dalla moglie morente e il commissario Valiani indaga.

Massimo Carlotto (1956) pubblicò nel 2004 un bellissimo romanzo sulla pena e le varie ingiustizie che vi ruotano intorno, con personaggi teatrali non seriali, carnefice e vittima entrambi “ergastolani”, portati a teatro dalla fine del 2012 per un paio di stagioni da Scarpati e Casadio diretti da Alessandro Gassmann. Lo scrittore si documentò molto su norme e procedure e intervistò uomini in condizioni e relazioni analoghe, ispirandosi a una pluralità di storie vere. La prima persona passa dall’uno all’altro, con tutti i “canoni” del noir (se esistono) e qualcosa in più, l’ossessione della morte (da cui il titolo). Il libro è intelligente, intrattiene il cervello, informa sui carceri, impone qualche riflessione a chi ha l’incarico di approvare o attuare (non usare) le leggi, in particolare quelle sulla giustizia. I barlumi di follia esplodono quando le diverse richieste di grazia e di perdono fanno cortocircuito (le citazioni iniziali sono di Berruti e Ferlosio). Ovvio che si mangi precotto, senza cura; e che si ascolti solo la memoria dei Pooh. Allora il ministro competente era Castelli, a pag. 33. Come sempre in Carlotto, i politici non fanno dignitosa figura.

 

Loriano Macchiavelli

«Noi che gridammo al vento»

Einaudi

Piana degli Albanesi e Portella della Ginestra. Aprile 1980. La 39enne Stella Cucchi viene inviata nelle terre della sua infanzia. Era nella vallata fra i monti Kumeta e Pelavet il 1° maggio 1947 quando fu compiuta la strage di lavoratori e famiglie, aveva perso i genitori, era stata portata in salvo, poi adottata a Milano. Ora continua a subire gli incubi di notte, vive a Basilea con Dani, in apparenza lavora per un’impresa di costruzioni. Arriva e trova chi se la ricorda bene: la vedova Eva, l’amica Ditria, l’alto bel tuttofare 46enne Vito ricominciano a chiamarla Nina. Contemporaneamente, giunge a Palermo da New York mister George Koocky, ‘u miricanu, sui cinquanta. Per muoversi gli hanno mandato una vettura blindata guidata dalla bella 25enne Francesca Ceschina Dirusso, armata scattante silenziosa. È in corso una trattativa fra i boss (in guerra fra loro) per recuperare il materiale esplosivo del vecchio patto fra Stato e mafia che aveva indotto Salvatore Giuliano a mitragliare inermi festosi siciliani felici per la vittoria delle sinistre Pci-Psi nelle elezioni regionali del 20 aprile 1947. Anche governanti, politici e servizi (più o meno deviati) seguono la vicenda.

Il grande Loriano Macchiavelli (Bologna, 1934), autorevole decano dei giallisti italiani, fa ancora centro. Narra in terza varia, con felici incursioni in arbëresh; accanto ai personaggi c’è lo struggente 90enne Omero che in prima dialoga al presente con il Professore su ricostruzioni e intrighi. Il titolo richiama il dolore che si grida inutilmente di fronte a ingiustizie sociali e persecuzioni violente, prima e dopo la strage di Portella, nella lunga strategia della tensione che ha insanguinato l’Italia. Non a caso il romanzo termina nei minuti dell’esplosione alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, le parole della poesia di Roversi: “non mi voglio rassegnare”. Poco prima c’è l’aereo abbattuto a Ustica. La lettura è impregnata di sentimenti, foto, visioni, odori, sapori, colori (l’azulene), impressi attraverso acuta ricerca sul campo: Macchiavelli pensava di scriverci sopra almeno dal 1989 e ancora a primavera 2014 era lì. Acquisiamo meglio molte conoscenze storiche, seguiamo un’intensa vicenda non solo criminale, apprezziamo uno stile fresco ed esperto. L’immancabile vino è il Nero d’Avola. Guttuso in copertina. Guccini appare come cantante e poeta, si ascolta pure Blue Moon.

 

Alessandro Robecchi

«Di rabbia e di vento»

Sellerio

410 pagine, 15 euro

Milano e Brianza. Gennaio 2016. La stupenda clandestina ecuadoregna Marìa è dovuta partire e non torna, Carlo Monterossi è triste e sempre più stufo del celebre programma ideato per la Grande Tivù Commerciale che gli dà fama e denaro. Va al ristorante con il giovane amministratore delegato capo supremo, a fine cena resta solo al bar, gli si avvicina Anna, una escort di lusso, escono insieme, vanno da lei, alticci, chiacchierano un poco, ascoltano Cohen e Björk, lei si addormenta e lui esce silenziosamente lasciando 400 euro senza averla toccata. Il giorno dopo lo chiama il sovrintendente Carella dalla Questura, viene convocato perché Anna è stata torturata con un ferro da stiro e poi uccisa nel medesimo appartamento dove era stato. La pistola è la stessa usata per uccidere freddamente un concessionario di macchine di lusso mentre era in procinto di chiudere il salone d’esposizione; durante la fuga aveva provato a intervenire il vicesovrintendente Ghezzi (travestito da frate) e quasi ci aveva lasciato la pelle. Carlo è arrabbiato, pensa scioccamente che doveva chiudere meglio la porta di Anna, chiama a raccolta altri amici, c’è un tesoro di mezzo, aiuta a sbrogliare la matassa.

Terza avventura per un benestante portatore sano di autentici guai. Il giornalista e autore televisivo (anche con Crozza) Alessandro Robecchi (Milano, 1960) continua con sempre maggior spessore la carriera di satirico romanziere noir, in terza varia al presente. Il suo personaggio sta conquistando il cuore dei lettori, alla ricerca solo di persone vere scopre che Anna è uno pseudonimo e in gioventù aveva scritto una tesi sulla letteratura della Resistenza: poca retorica ma buona, utile a quelli che vengono dopo. Al contrario di ciò che impera perlopiù nelle cronache cartacee e nei programmi multimediali. S’intende di vino (Ribolla Gialla e Château d’Yqueme) e di whisky (solo Oban 14), apprezza le cucine altrui (la moldava Katrina prepara una grande cena russa), conosce a memoria tutto Dylan e chiunque l’abbia interpretato. Il titolo mette insieme il suo rancore montante e un inedito vento gelido, che colpiscono anche i vecchi e nuovi amici poliziotti (Ghezzi e Carella) e tuttofare (Oscar e Meseret). Aleggia un solo politicante, leghista di fatto, il Grande Moralizzatore regionale Giampiero Devoluti, che pur frequenta la bisca del Cane.

 

Giorgio Chelidonio

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