Armi di distrazione di massa nella scuola

di Francesco Masala (*)

Negli anni ho constatato che la durata dell’attenzione in classe è sempre più quella del tempo di un sms o di un tweet o solo del “mi piace” o “non mi piace”.
Nei film western in certi paesetti o in certi saloon non si poteva entrare con la pistola, si lasciava allo sceriffo e si ritirava alla partenza.
Perché non dotare tutte le scuole di armadietti personali dove lasciare, studenti, docenti e non docenti, le armi (di distrazione di massa: telefonini e qualsiasi altro apparecchio elettronico) all’ingresso e ritirarle all’uscita?
All’inizio sembrerà strano, visto che tenere un telefonino (ormai computer a tutti gli effetti) in borsa, spento, sembra più doloroso di un’amputazione senza anestesia.
Ben vengano gli studenti multi-tasking, ma solo per quelle attività previste volta per volta dal docente.
D’altronde gli alunni che fanno cucina nei corsi di ristorazione usano i coltelli, ma solo nella sala cucina.
La versione di latino copiata dal telefonino, mentre si manda un sms, guardando la pagina facebook, sarà un grande passo per gli spacciatori di nuove tecnologie, ma piccoli passi per l’umanità studentesca.
Aristotele e Platone, anche Einstein, anche il ministro Carrozza, a scuola non usavano telefonini, non mandavano sms durante le ore di lezione, non tweetavano, né aggiornavano la pagina facebook, ma studiavano uguale, e non male, visti i risultati, senza la retorica delle nuove tecnologie.
Pare che adesso i libri a scuola saranno solo in formato elettronico, non ho capito se per motivi ecologici o per migliorare i bilanci degli spacciatori di nuove tecnologie o perché il mondo va così.
Anche nel Medioevo il mondo andava in un certo modo, sono i monasteri, fuori dal mondo, che hanno trasmesso la cultura.
Che la scuola si adatti al mondo è uno dei dogmi del pensiero unico che ha invaso anche le migliori menti della nostra generazione, ahinoi!

(*) «Nella prefazione a “Le folgori d’agosto” (edizione Vallecchi 1973) alla domanda sul perché scrive Jorge Ibargüengoitia ha confessato che scrive un libro ogni qual volta desidera leggere un libro di Jorge Ibargüengoitia, che è il suo scrittore preferito. Quella lettura fu una folgorazione, da allora ogni volta che voglio leggere qualcosa di veramente bello e interessante che non riesco a leggere da nessuna parte, me la scrivo da me, anche perché non è mica facile per gli scrittori sapere quello che voglio leggere io». Francesco Masala si presenta così. Aggiungo solo che una delle sue frasi preferite è «La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta» di Theodor W. Adorno. (db)

Redazione
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3 commenti

  • Sarebbe bellissimo avere gli armadietti. Nella mia scuola, l’anno scorso, avevamo una specie di mensa nell’aula di arte e abbiamo dovuto rinunciare al
    lab. d’informatica, quest’anno all’aula professori.

  • Con telefonini, armadietti, tablet oppure senza, la classe – di Francesco Masala – non è acqua… 🙂

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