Arresti NoTAV fra marchettari e marketing

 di Rom Vunner

Segno dei tempi che corrono l’arresto e la detenzione in carcere dei NoTAV per lo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena il 27 giugno e per la manifestazione del 3 luglio che circondò quell’assurdo fortino, ora presidiato anche da mezzi ONU contro la popolazione civile, simbolo della corruzione e della malagestione della cosa pubblica. Arresti arrivati a 6 mesi dai fatti e fuori da ogni legittimità.

Così il procuratore Gian Carlo Caselli ordina l’arresto di 26 persone, di età diverse, estrazioni sociali diverse, appartenenze politiche diverse ma accomunate dall’aver partecipato a uno o entrambi quegli eventi. Ovviamente i media mainstream non aspettano quasi che la notizia venga diffusa, hanno i loro canali, iniziano un’operazione di sputtanamento sistematico di questi 26 appigliandosi a qualsiasi cosa gli capiti a tiro.

Repubblica e La Stampa, come al solito, si distinguono in questa opera di diffamazione a mezzo carta. Argomenti che fanno ancora presa magari su qualcuno, forse troppi, ma non possono più convincere chi su quella lotta si è informato e ha partecipato. Chi conosce le ragioni non si lascia certamente incantare dai paladini di cotanta democrazia.

Già nei primi giorni crollano pezzi del “casello” accusatorio. Molti vengono messi agli arresti domiciliari o con obbligo di dimora sin da subito. Esemplare la ragazza al 7° mese di gravidanza che Caselli ha fatto rinchiudere ugualmente in carcere, scusandosi il giorno dopo. Grande anche la solidarietà espressa sia in valle che nel resto d’Italia.

Gli arresti dimostrano che la partita che si gioca in Val Susa non è una questione locale, “non nel mio giardino”, ma una protesta che coinvolge il modello di società stessa che si vuole. Questo è ancora più evidente se si considera che espressioni di solidarietà sono venute anche da altre nazioni, ultima in ordine di arrivo, la solidarietà dei giovani tunisini che un anno fa rovesciarono Ben Alì.

Caselli, dopo anni di felici dibattiti nelle scuole, viene contestato, anche a Lugano, da giovani studenti che vogliono poter decidere sul loro futuro e non possono comprendere il perché dei mandati di arresto contro 26 persone che lottano per rivendicare il diritto contro la prepotenza mafiosa e affaristica.

In quelle giornate eravamo in tanti in Val Susa, chi c’era ha visto cosa è successo, ha visto la violenza cieca della repressione, qualcuno ha ricevuto ferite che lo renderanno invalido per tutta la vita. Maroni aveva gridato, appoggiato dai soliti organi di stampa, che c’erano 500 black block pronti ad uccidere. Ora sono spariti i black block, si è visto che non c’era alcuna organizzazione predefinita per attaccare i loro angoletto di illegalità ad alto valore aggiunto. È rimasta la caccia nel mucchio.

Immagino un po’ la scena: centinaia, migliaia di persone fotografate;

prima cernita: c’è qualcuno che può essere utilizzato per una buona azione di marketing sociale contro il movimento? Ma sì che c’è, vedi quello è quello che…., quell’altro invece…, bhé questo non lui ma il padre…., dai dai avanti così che ce la facciamo. Ecco confezionato un bel mazzo da presentare sorridenti davanti alle telecamere.

Seconda cernita: ora manca la lezione, già bisogna dimostrare che tocchiamo tutti! Ma allora è semplice, quello è l’assessore che fa il volontario, quello invece è il barbiere, c’è anche il giovane che fa volontariato, quello poi è il bastardo che ha documentato in un libro le falsità costruite da stampa e magistratura che nel 1998 portarono alla morte di Sole e Baleno, era da tempo che volevo fargliela pagare…

Che soddisfazione a fine indagine: un bel colpo mediatico, di quelli che solo marchettari, ops esperti di marketing, possono confezionare se ben pagati, ma ormai un responsabile d’immagine non se lo nega nessuno, è essenziale. Il giochino poi funziona ancora meglio quando l’informazione è detenuta nelle mani dei gruppi che ci guadagneranno direttamente dall’opera o da altri che per garantirsi la carriera hanno imparato solo a fare sì con la testa, un po’ come gli asini (con tutto il rispetto per questi ultimi).

Eppure qualcosa non ha funzionato. C’è stata la solidarietà immediata e continua. Il messaggio che i media hanno voluto mandare non pare aver avuto molto effetto. Ci hanno riprovato attaccando le scritte sui muri a Torino durante la manifestazione di solidarietà: da veri vandali! Altro che bruciare un campo rom, in quel caso anche il compagno Fassino, forse per coprire l’appoggio del PD alla manifestazione xenofoba e assassina, dice “è sbagliato ma i rom….”. Stessa città.

Anche in carcere le cose non sono andate come credevano: i reclusi nel carcere le Vallette di Torino, contando anche sul fatto di essere insieme e di avere un appoggio continuato dall’esterno del carcere, con concerti e fuochi di artificio, hanno iniziato a chiedere che nel carcere si rispettassero le regole carcerarie, una richiesta minimale. Quando gli hanno proposto che per loro ci sarebbe stato un trattamento migliore hanno rifiutato chiedendolo per tutti; quando li hanno minacciati di fronte agli altri dicendo che tutta la sezione avrebbe pagato per il loro comportamento, la sezione ha dato loro solidarietà. Così La Stampa ha scritto che in carcere sembrava di essere tornati agli anni ’70. Una cazzata enorme ma che rende, se non altro in termini di stipendio per chi la scrive. Alle Vallette non c’era in corso né un’evasione né una sommossa, c’era la richiesta di rispettare la legge (anche questo in Italia oggi è un atto di ribellione a quanto pare). Risultato: i quattro NoTAV sono stati divisi e trasferiti d’urgenza in altre carceri: prima o poi sognano di piegarli.

Rimangono persone in carcere o comunque ristrette in casa o nel comune di residenza. Rimangono anche i fogli di via elargiti a larghe mani e rimane il fortino ora, per definizione, area di interesse strategico nazionale, con i soldati impiegati nella solita missione umanitaria. Rimane anche l’ostinazione di chi da anni lotta, in Val Susa e non solo, a non fermarsi, a non farsi intimidire, dopo anni anche il carcere non è più un tabù ma una realtà da mettere in conto.

Sicuramente loro sanno essere cattivi e non gli manca l’esperienza per esserlo, chissà cosa si inventeranno la prossima volta, per ora rimane l’appello per una manifestazione nazionale il 25 febbraio in Val Susa e un motto: Fermarli è possibile! Fermarci è impossibile!

Alcuni link per approfondire e gli indirizzi dei reclusi:

Rom Vunner

2 commenti

  • caselli(le maiuscole per gli Umani,i servi non meritano) un poarino in cerca di una poltroncina in parlamento(ma celosa’ che ora o banchiere o comunione e liberazione senno’ nisba ?), dichiara che con la lega o con gli ac-catto-comunisti comodo-sindacalisti gli aggrada cmq… poarino,dopo aver protetto e coperto le squadrette di torturatori de tormentis… una pensioncina se la merita… O NO?

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