Ascoltando Karim Franceschi, partigiano a Kobane

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aspettando la terza guerra mondiale

(di Francesco Masala)

Nel 2015 Marina Cafè Noir aveva dedicato un incontro al Kurdistan e all’esperienza del Confederalismo Democratico nel Rojava, con Ezel Alcu, coordinato da  Tiziana Dal Pra, con la presenza di Zerocalcare, che ha visto, e scritto della sua esperienza della guerra nel Rojava.

Quest’anno c’e stato un incontro dal titoloCol Rojava e il Kurdistan nel cuore”, Karim Franceschi è stato intervistato da Marco Mathieu.

Il pubblico è stato attento e partecipe al racconto di Karim Franceschi.

In un’ora ha parlato di tanti argomenti, citando Davide Grosso, apparso qualche giorno fa sulla stampa, e solidarizzando con lui.

Ha spiegato come i curdi hanno fatto a resistere e a riconquistare Kobane. Semplicemente i curdi hanno degli ideali, hanno un sogno, invece i mercenari dell’Isis hanno un bello stipendio, sostenuti da Arabia Saudita e dagli emiri del Qatar (nostri alleati)

E in più i curdi hanno le donne, che combattono alla pari degli uomini, magari anche di più.

Quelli dell’Isis (e i loro finanziatori) temono il femminismo, l’uguaglianza, l’emancipazione, la democrazia, il socialismo, tutti concetti che si applicano nel Rojava.

Qui un’interpretazione dei motivi del massacro siriano.

Qui un articolo/intervista a Karim Franceschi su un quotidiano online di Cagliari.

Cito qualcosa che mi ha colpito del racconto di Karim:

al ritorno a casa ha ricevuto complimenti anche da persone di destra

l’importanza delle donne curde nella lotta contro l’Isis

la lotta dei curdi contro l’Isis è una lotta degli ideali di libertà, quella che conosciamo bene, contro gli invasori (ha a più riprese citato i partigiani italiani)

il pensiero agli amici e compagni di guerra che non ci sono più.

 

Provo a fare qualche parallelo:

La Spagna fra il 1936 e il 1936 fu terreno di “foreign fighters”* (qui), negli ultimi anni la Siria ha molti “foreign fighters” nel suo territorio.

Il 15 marzo del 1939 Hitler invade la Cecoslovacchia, a fine agosto Erdogan entra in Siria con i carrarmati a caccia di curdi.

Hitler ce l’aveva con gli ebrei (e la democrazia), Erdogan con i curdi (e la democrazia).

Hitler e Erdogan hanno molte altre cose in comune, l’odio per la stampa libera, le liste di proscrizione per chi non è d’accordo con loro, l’amore per le armi e la guerra, il disprezzo della democrazia, la straordinaria bravura nell’imporre ricatti.

Le grandi democrazie occidentali tacciono, e sono complici, con una straordinaria bravura nel subire ricatti.

ascoltando Karim Franceschi:

* I “foreign fighters” sono apparsi nella stampa e nel linguaggio ministeriale-burocratico con una accezione del tutto negativa, per quelli che andavano a combattere, da tutto il mondo con l’Isis, il male assoluto. Quando si è capito che dall’Europa e dagli Usa partivano volontari per combattere contro l’Isis, l’accezione negativa non è scomparsa.

Non bisogna andare lì, lasciamoli fare, vincerà il “migliore”.

Eppure abbiamo avuto un famoso “foreign fighter” italiano, di nome Giuseppe Garibaldi, come pure era un “foreign fighter” Ernesto Che Guevara.

Il problema non sono i “foreign fighters”, nel mondo globalizzato (il migliore dei mondi possibili, ci dicono ogni minuto), è che bisogna vedere per cosa combattono.

 

 

 

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

2 commenti

  • Ma bisogna proprio chiamarli “foreign fighters”? Mai sentirò parlare di Brigate Internazionali?
    E poi evitiamo le semplificazioni, i parallelismi astrusi tipo Erdogan= Hitler…
    E’ da decenni che la Turchia svolge un ruolo ben preciso in Medio Oriente: quello di cane da guardia dell’imperialismo (che resta il problema principale, a mio avviso)
    ciao
    Gianni

  • Francesco Masala

    Gianni, parafrasando un calciatore famoso per un sola frase, ti dico: sono completamente d’accordo a metà con te.

    all’inizio le Brigate internazionali erano sono brigate nere (come le bandiere dell’Isis), poi hanno iniziato ad apparire i “nostri”, ma la stampa e i governi hanno sempre usato il termine apparentemente neutro di foreign fighters.
    sono d’accordo con te sul nome.

    e se i parallelismi con Hitler sono solo coincidenze, almeno possiamo essere d’accordo sul fascismo dei governanti turchi (http://www.labottegadelbarbieri.org/erdogan-instaura-il-suo-fascismo-leuropa-tace/)?

    e pure sul ruolo della Turchia sono d’accordo, solo che questa volta la corda del cane è troppo lunga e moscia, come se non ci fosse.
    e tutte le cose terribili che avvengono in quel paese (di cui spesso si scrive nella bottega, http://www.labottegadelbarbieri.org/?s=cizre e http://www.labottegadelbarbieri.org/?s=turchia, per esempio) danno l’idea di un cane da guardia così prezioso e determinante da concedergli ogni offesa alla libertà e alla vita.

    l’imperialismo non ha mai esaurita la spinta distruttiva, certe volte finge di cambiare l’abito, si traveste, per ingannare gli sguardi di tutti noi, bisogna sempre dire che l’imperialismo è nudo e crudele.

    ciao Francesco

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