Lucy caduta dall’albero… 3.200.00 anni fa

di Giorgio Chelidonio

Giorgio-SwartkransLeopard

Da quarant’anni Lucy (i resti fossili di un Australopithecus femmina) incarna, nell’immaginario collettivo occidentale (chissà se e come in quello degli anti-evoluzionisti?) lo stereotipo dell’antenato quasi scimmiesco. E, in quanto tale, ha assunto l’iconografia di “primo bipede”, nonostante le più antiche tracce di bipedismo, le impronte di Laetoli [LINK 1] siano più vecchie di circa mezzo milione di anni. Se chiedeste in giro chi sia l’Australopithecus afarensis (e ancor meno “AL-288-1”, cioè la sigla inventariale dei suoi resti) dubito che raccogliereste molte risposte precise, ma se dite “Lucy” la conoscenza diffusa riaffiorerà proprio per quel nomignolo legato alla omonima canzone dei Beatles, che (si dice) gli scopritori del suo scheletro – il più completo a quel tempo – stessero ascoltando durante le loro ricerche nell’Afar etiopico.
In questi giorni un articolo sulla rivista «Nature» [LINK 5] ha proposto che Lucy sia morta cadendo da una altezza di circa 12 metri e poiché il paleo-ambiente in cui i suoi resti sono stati trovati era palustre e planiziale la sua caduta è inquadrabile come “da un albero”.
Cosa ci faceva Lucy … “là sopra”? Le risposte scientifiche puntano sui paralleli primatologici: gli scimpanzé (ominidi con cui condividiamo antenati comuni e buona parte del nostro DNA) si fanno, ogni notte, il “nido” sugli alberi per dormirvi ma anche vi si arrampicano per andare a raccogliere cibo (frutta, germogli commestibili). Inoltre, non solo le scimmie conducono vite arboricole, ma anche i lemuri [LINK 2], evolutivamente ben più arcaici perché si staccarono dal comune
phylum [LINK 3-4] evolutivo già fra 65-62 milioni di anni fa circa.
Le ipotesi sulla caduta di “Lucy” possono essere varie: persino le modifiche morfo-funzionali succedute all’acquisizione evolutiva del bipedismo sono state chiamate in causa. La notizia però mi ha ricordato un’immagine divulgativa apparsa molti anni fa su «National Geographic» che nel 1985 [LINK 6] pubblicò immagini ricostruttive di un
Australopithecus robustus [LINK 7] i cui resti fossili erano stati trovati in una caverna di Swartkrans, una grotta del Sud Africa: poiché il cranio di questo ominide presentava 2 fori corrispondenti a quelli fatti dai canini di leopardo [LINK 8] si dedusse che fosse stato ucciso da uno di questi felini e portato, come preda, su un albero (che si affacciava sulla cavità carsica che dà accesso alla grotta) da cui poi le ossa caddero. Una stranezza paleo-interpretativa? Pare accertato che i leopardi trascinino le loro prede su rami di alberi per mangiarsele con calma e in tranquillità, evitando cioè che altri predatori (a esempio le iene) ne approfittino. E su Internet c’è persino un video che documenta questa strategia [LINK 9].
Cosa c’è, dunque, di sorprendente nel fatto che Lucy presenti fratture da caduta da un albero? Premesso che lo studio suddetto deduce che tali fratture ossee siano state causate “
peri-mortem” (cioè in un momento molto prossimo all’avvenuto decesso) [LINK 10] e che non cita altre tracce sulle ossa attribuibili al morso di predatori, credo sia interessante evidenziare quanto l’arrampicarsi su un albero sia diventato distante dalle comuni abitudini umane: Homo sapiens, nel suo recente e rapido divenire urbanizzato, sta perdendo ormai la memoria stessa dei rischi da arrampicata?
Eppure la nostra morfologia è ancora pienamente adatta ad arrampicarsi sugli alberi [LINK 11] come dimostrano le abitudini ancora diffuse in molte popolazioni extra-urbane, specie nelle etnie che tuttora vivono in ambienti “naturali”, praticando strategie scarsamente “tecno-assistite”.
Ad esempio, anche se di arrampicata non proprio arboricola si tratta, clamorose sono le immagini dei raccoglitori di miele selvatico in Nepal [LINK 12] ma anche quelle dei cacciatori/raccoglitori Hazda [LINK 13] in Tanzania che predano – affumicandoli – i favi selvatici [LINK 14] sui grandi baobab [LINK 15].
Concludendo, bisogna non dimenticare vecchie ipotesi formulate dagli scopritori già 40 anni fa: i resti fossili di Lucy furono trovati fra resti di coccodrilli, uova di tartarughe e persino chele di granchio, quindi “caddero” in un ambiente acquatico, insomma in prossimità di sponda fluviale. Riassumendo: morendo cadde (o morì cadendo?) in un contesto/tipo della nicchia ecologica originaria degli ominini arcaici: la cosiddetta “foresta a galleria” [LINK 16], un ambiente costituito da alberi e arbusti che crescono lungo il corso di torrenti, cioè un “habitat verde” che tuttora nelle savane tropicali viene condiviso da prede (erbivori), predatori (felini, iene) e persino “spazzini” (avvoltoi). In altre parole, Lucy potrebbe essere “caduta da un albero per incidente” ma sulla riva di un “torrente verde”, un contesto che non esclude l’altra ipotesi cioè che sull’albero fosse stata portata come preda di un grosso felino. Oppure, come ha confutato il professor Christophe Griggo (tafonomista dell’Università di Grenoble) [LINK 17] semplicemente… annegata!
Un insieme di ipotesi vecchie-nuove che fa echeggiare un vecchio detto: “purchè se ne parli” [LINK 18]. Perché “far notizia” è strategia indispensabile anche in ambito scientifico ed è più facile farsi notare parlando di casi, anche archeologici, ben noti alla divulgazione giornalistica.

Giorgio-LucyCaduta

LINK

    1. https://it.wikipedia.org/wiki/Laetoli 3,7 ma
    2. https://it.wikipedia.org/wiki/Lemuriformes#Evoluzione
    3. https://it.wikipedia.org/wiki/Phylum
    4. https://it.wikipedia.org/wiki/Hominoidea
    5. http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature19332.html
    6. November 1985, Vol. 168, n.5, pp. 607
    7. https://it.wikipedia.org/wiki/Paranthropus_robustus
    8. https://boneclones.com/product/a-robustus-sk-54-cranium-section-with-punctures-BHK-001
    9. https://www.youtube.com/watch?v=oGvCzyuQsWM
    10. http://www.lescienze.it/news/2016/08/29/news/morte_lucy_australopiteco_fratture_caduta_albero-3211925/
    11. http://www.lescienze.it/news/2013/01/02/news/lucy_arrampicava_alberi-1440872/
    12. https://www.dailybest.it/society/le-immagini-mozzafiato-degli-antichi-cacciatori-di-miele-del-nepal/
    13. https://it.wikipedia.org/wiki/Hadza
    14. http://www.atlasobscura.com/articles/the-surprisingly-sticky-tale-of-the-hadza-and-the-honeyguide-bird
    15. https://it.wikipedia.org/wiki/Adansonia
    16. https://it.wikipedia.org/wiki/Foresta_a_galleria
    17. http://www.sciencesetavenir.fr/archeo-paleo/archeologie/20160831.OBS7205/non-lucy-ne-s-est-pas-tuee-en-tombant-de-l-arbre.html#obs-article-mainpic + https://it.wikipedia.org/wiki/Tafonomia
    18. https://anthropology.net/2016/09/06/did-lucy-fall-from-a-tree-and-die/#comments

PS. L’impatto della “sorpresa” scatenata (specie su lettori iper-urbanizzati) dall’articolo sulla paleo-caduta di Lucy si può anche confrontare con una breve indagine on-line: semplicemente digitando “cade dall’albero” si accede a ben 17.500 pagine di cronaca locale che trattano di morti e feriti. E dalle prime pagine si deduce che fra le vittime prevalgano gli ultra sessantenni, memoria dunque di abitudini contadine scemate, nello spazio crono-evolutivo che ha visto il progressivo e rapido inurbamento di un paio di generazioni.

 

IMMAGINI

Il disegno con il leopardo è modificato da https://it.pinterest.com/pin/427208714626156469/

Quello della caduta è modificato da http://s1.lemde.fr/image/2016/08/29/534×0/4989459_6_afae_schema-decrivant-la-chute-de-lucy-et-les_aee58fdc3d9d9f7ce95850f249011535.jpg  e le frecce blu segnano i punti di frattura da caduta identificati nello studio.

 

Giorgio Chelidonio

Un commento

  • Giorgio Chelidonio

    Contrariamente al detto “vale zero”, un mio refuso ha omesso uno zero finale che, fatalmente, si è riversato anche nel link:
    i milioni di anni sono 3,2 …pieni, cioè 3.200.000 …pari a 128.000 generazioni fa, una distanza che, misurata sulla base del nostro vissuto, ci può sembrare enorme ma che, sulla scala del tempo geo-evolutivo, è …l’altro giorno.
    Una riflessione che aiuta il nostro “gene egoista” ( https://it.wikipedia.org/wiki/Il_gene_egoista ) a collocarsi più ragionevolmente sul tempo del pianeta che ci ospita, che resta sempre l’unico che abbiamo!

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