Assassini e bugiardi: il loro 4 novembre…

e il nostro

Un buon esempio arriva dalla Sardegna (militarizzata, inquinata, sfregiata). Questo è il comunicato del comitato «Gettiamo le Basi»

Accogliamo l’appello di Pax Christi e invitiamo a essere presenti alla commemorazione ufficiale il 4 novembre, ore 9, via Sonnino/Piazza Gramsci , Cagliari.

4 novembre, giornata del lutto e della memoria
delle vittime di tutte le guerre e delle “guerre simulate” in tempo di pace che si svolgono ininterrottamente in Sardegna,

dei “morti scomodi” che vertici militari, ministri della Difesa e governi vogliono non vedere, gli uccisi dai veleni e dalle polveri di guerra, torio, uranio, nanoparticelle, radiazioni ionizzanti, elettromagnetiche

delle popolazioni inermi sacrificate. 

Ricordiamo l’orrore delle guerre con le parole di Mario Brasu, poeta pastore

A SA MEMORIA DE TOTUS SOS MORTOS IN GHERRA

Mamma ostra cun boghe amorosa

in su brassollu sa dulze ninnia

a’ cantau pregande fizos e isposa

pro crescher sabia e forte sa zenia,

ma sa gherra istocada dolorosa

mortu a’ cussa bella poesia.

Non fu’ de tantas mammas su disizu

mortu ne mortore a tenner fizu

Mai a su passau terra susu

su pesu ‘e sa cussentzia est tropu grae,

cun fiacas e medaglias sant’illusu

chi su sambene si podet samunare,

solu aboghinende “MAI PRUSU

sos mortos si nde pòdene pesare

cun dignitade aintro ‘e s’istoria

sena arruer in trampas de vana gloria


Vostra madre con voce amorosa / nella culla la dolce ninna nanna / ha cantato augurando figli e sposa / per far crescere saggia e forte la famiglia / ma la guerra, stoccata dolorosa, /ha ucciso quella bella poesia. / Non fu di tante mamme il desiderio / di avere un figlio assassinato né assassino. / Mai seppellire il passato / Il peso della coscienza è troppo grave. / Con false lusinghe e medaglie ci hanno illuso / che il sangue si può lavare, / solo gridando “
MAI PIU’” / i morti possono ergersi / con dignità dentro la Storia / senza cadere in trappole di vana gloria.     

5 febbraio 2011

De su muribundu in s’agonia

sa oghe no es de su rusignolu

chi subra su ratu solu solu

ricamat suave poesia.

Su muribundu in tantu dolu

iskramat mamma, mamma mia

Pro sos chi addurant in oriolu

s’urtima lagrima fuzzit de sa pupìa

Assustrau su rusignolu s’ispantada

a Quirra e Teulada pius no cantada

in cussos ratos sena fiore

tropu mannu est su dolore


Del moribondo nell’agonia / la voce non è dell’usignolo / che sul ramo solo soletto / ricama soave poesia. / Il moribondo in tanto dolore invoca mamma, mamma mia. / A quelli che rimangono in affanno / l’ultima lacrima fugge dalla pupilla. / Spaventato l’usignolo ha paura / a Quirra e Teulada più non canta / tra quei rami senza fiore / troppo grande è il dolore.

 

3 marzo 2011

La forza internazionale sotto comando Nato ha ucciso nove bambini nella provincia di Kundar. Erano intenti a raccogliere legna quando sono stati colpiti. TOTTUS A SA MUDA!! BRIGUNZA!! (Tutti zitti!Vergogna!)


Funt collinde linna sos piseddos

pro amasedare su famene a pata fogu

e los ant fattos a cantos miskineddos.

Sos chi impittant sa gherra pro giogu

sena coro e baddinosos in cherveddos

semenant morte in donzi logu.

Cainu, cantas trogonadas

de sambene in debbadas!

Stanno raccogliendo legna i ragazzini / per calmare la fame davanti al fuoco / e li hanno fatti a pezzi, poverini. / Quelli che usano la guerra come un gioco / senza cuore e nauseanti di cervello / seminano morte in ogni dove. / Caino, quanto sangue bevuto inutilmente!   

APPELLO di PAX CHRISTI Sardegna (cagliari@lillinet.org – 329 3489379)

Il 4 novembre si ricorda la “vittoria” della prima guerra mondiale («Una inutile strage» disse un papa: 700 mila morti e un milione di mutilati e feriti, solo fra i soldati italiani) con la solita retorica dei generali (però in guerra ci muore la povera gente, non i generali). A un secolo di distanza, quasi nulla è cambiato. Il complesso militare-industriale, gli interessi “strategici” dell’Occidente, esigono sempre nuove guerre (“per portar pace”, dicono). Solo le “vittime civili” sono drammaticamente aumentate visto che la guerra moderna è ben più e ben peggio del semplice scontrarsi sul campo di due eserciti in una radura (ma chi muore, anche stavolta, è sempre la povera gente).

Pur nello scenario attuale di grave crisi economica, con perdita del lavoro, impoverimento di uno strato sempre più largo di popolazione, i governi di ogni colore continuano a spendere enormi risorse (tolte alla sanità, alle pensioni, alla scuola) in armi sempre più “intelligenti” e in guerre sempre più stupide. La pace che abbiamo portato in Afghanistan, Iraq o Libia, l’abbiamo davanti agli occhi. Eppure perseveriamo. Eppure ci vogliamo imbarcare nell’impresa folle (spesa folle) di acquistare centinaia di aerei da guerra, gli F-35, che, come se non bastasse, si sono pure rivelati difettosi. Eppure, ed è un problema di noi sardi, si vogliono ampliare, e non chiudere, le basi militari (i due terzi di quelle italiane stanno in Sardegna) che portano devastazione e morte nella nostra isola, fra soldati e civili. Eppure continuano, nei nostri cieli, nei nostri mari, nella nostra terra, imponenti esercitazioni e giochi di guerra costosissimi  – quanto si spende per far volare centinaia di aerei, muovere centinaia di mezzi marini e terrestri, esplodere migliaia di ordigni, ogni giorno? –  e inquinantissimi (quanti dei nostri tumori vengono da lì?).

IL 4 NOVEMBRE A CAGLIARI (VIA SONNINO/ PIAZZA GRAMSCI, ORE 9) CI SARANNO LE COMMEMORAZIONI UFFICIALI DEI MORTI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE. NOI SAREMO LI’ – IN PIAZZA GRAMSCI – A RICORDARE I MORTI INNOCENTI DI TUTTE LE GUERRE E PER DIRE BASTA CON LE SPESE MILITARI INSENSATE CHE PORTANO MORTE E TOLGONO RISORSE AD UN PAESE GIA’ ESAUSTO.

NO GUERRE! NO F-35!  NO BASI MILITARI (QUIRRA, TEULADA, CAPOFRASCA)  

NO ESERCITAZIONI, COSTOSE, DANNOSE, INUTILI

PIU’ OSPEDALI, SCUOLE, LAVORO, RICERCA, SOLIDARIETA’!

INFO: cagliari@lillinet.org  /   329 3489379

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

  • Bello! Lo condivido subito nella mia pagina Facebook. Le poesie andrebbero tradotte.

  • Riprendo questo «4 novembre, io obietto» di Francesco Lo Cascio (*) dal sito «Comune info» (che vi consiglio) ovvero «informazione indipendente su beni comuni, decrescita, altra economia»

    “Il Comando Militare Regione Sud, in occasione della Festa di Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate, in data 4 novembre p.v., alle ore 9,30 presso Piazza Vittorio Veneto, organizzerà la cerimonia dell’Alzabandiera e Omaggio ai caduti, alla quale sarebbe gradita una vostra partecipazione con un centinaio di alunni delle prime classi”. Questa circolare, come altre (ad esempio le presentazioni a bambini e ragazzi della Forze Armate) gira nelle scuole elementari siciliane, analogamente ad altre in diverse città. In molti e molte però rifiutano la nauseante “Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate”, tanto cara ai fascisti come al presidente Carlo Azeglio Ciampi. Di seguito, un articolo di un maestro obiettore a Palermo.

    di FRANCESCO LO CASCIO
    Trascorsi cento anni dalla fine del primo conflitto mondiale, ha senso oggi interrogarsi sulle ragioni della celebrazione della “Giornata delle Forze armate” (4 novembre). Il “4 Novembre”, ricorda la vittoria sull’Austria e la fine della prima guerra mondiale. La sua festività fu introdotta nel clima militarista del ventennio fascista, venne istituita proprio nella settimana che introdusse al primo governo Mussolini. Le cerimonie connesse a tale celebrazione furono fin da subito finalizzate alla costruzione del consenso verso il regime e la sua politica militarista che, nel volgere di pochi anni, tornarono a provocare nuovi lutti e dolori all’Italia. La prima guerra mondiale è stata definita dall’allora pontefice Bendetto XV una “Inutile Strage”.
    Oltre 70 milioni di uomini furono mobilitati in tutto il mondo, 60 milioni solo in Europa, e coinvolti in quello che divenne in breve tempo il più vasto conflitto della storia, causando 9 milioni di vittime militari e circa 7 milioni di vittime civili. Che senso avrebbe dunque la commemorazione di una ricorrenza che festeggia la “Vittoria” su un altro paese europeo? E poi, che cosa avrebbero da festeggiare i militari italiani contro l’Austria: paese con il quale condividono i loro, sia pur discutibili, patti di cooperazione militare e le missioni operative all’estero?
    Non è quindi assurdo celebrare questa “Inutile Strage” e, a maggior ragione, continuare a farlo oggi, dopo che il processo di unificazione europea ha portato all’abolizione delle frontiere, all’unificazione monetaria, e dopo che i nostri giovani – grazie alle opportunità che vengono loro offerte dai progetti Erasmus, Comenius, Grundvig – vivono l’Europa come la loro grande casa comune? Soprattutto dopo che la circolazione delle idee, delle esperienze, lo scambio reciproco dei progetti dà luogo a nuove forme di opportunità, anche grazie al servizio civile internazionale, ai tanti campi giovanili e ai campi di lavoro, promossi dal progetto europeo Youth e da diverse iniziative della società civile. E allora, piuttosto che celebrare questa inutile “festa”, perché non sostituirla con una Festa della Pace o dell’Unità Europea?
    Ormai moltissimi enti locali, regioni e istituzioni annoverano, tra le loro ricorrenze, giornate dedicate alla Pace, ai Diritti Umani, e all’Europa. Facciamo tesoro di queste esperienze positive ed evitiamo le costose parate del 4 novembre e del 2 giugno. Evitiamo soprattutto che i minori vengano coinvolti in manifestazioni di propaganda del militarismo e di promozione delle spese belliche: queste ultime da riconvertire semmai in spese sociali, magari proprio per la scuola e per l’infanzia

    (*) maestro di scuola elementare, da anni impegnato sui temi dell’antimilitarismo e della nonviolenza, è responsabile del Mir (Movimento internazionale della riconciliazione) Palermo

  • POSTO BEN VOLENTIERI QUESTO COMMENTO (IN TEMA) DI GIANCARLA CODRIGNANI

    Ieri era il 4 dedicato alle “Forze Armate”. Un sindaco con la bandiera della pace e la maglietta ha fatto scalpore perché i carabinieri non hanno gradito. A me viene un po’ da ridere: in anni lontani – non c’era ancora stato il “sessantotto” – alcuni studenti bolognesi si incontravano nella chiesa valdese metodista (a quell’epoca i cappellani militari avevano portato in tribunale don Milani e p.Balducci sostenitori dell’obiezione di coscienza al servizio militare allora obbligatorio) per ragionare di nonviolenza e, appunto, di quell’obiezione che interpellava la coscienza nei confronti di un principio costituzionale (e non di una sempre riformabile legge). Questi ragazzi (uno di loro oggi è magistrato) decisero di uscire e rivolgersi all’opinione pubblica proprio il 4 novembre, il giorno dell’ “inutile strage” (26 milioni di vittime, metà civili), inutile perché i vantaggi acquisiti si potevano ottenere al tavolo negoziale preliminare, che comunque portò alla “vittoria” dell’Italia. Il volantino – non pregevolissimo nello stile pensava la prof. cofirmataria – diceva che la guerra non era una bella trovata e che non si capiva perché solennizzare una guerra. In piazza Maggiore i futuri obiettori furono fermati e denunciati per vilipendio: un pretore intelligente – Mario Antonacci, da poco scomparso – informò questura e cittadini con una “declaratoria immediata” che il volantino diceva solo cose che stavano in tutti i libri di scuola. Forse è stata il mio primo intervento davvero “politico”; comunque, in sostanza, sono rimasta lì. E mi viene da ridere ancora vedendo il carabiniere che si allontana, offeso per un sindaco ingenuo come tutti quelli che dicono che il re è nudo.
    Invece fa piangere il narcisismo dell’attuale ministro della difesa Mario Mauro che si esibisce pieno di orgoglio muscolare nella propaganda dell’investimento (perdente) italiano per una dotazione militare che altri paesi ritengono inutile. La foto pubblicitaria dice, testuale: “To love peace, you must arm peace. F35 does that”. L’inglese elementare dice che “per amare la pace la si deve armare, cosa che fanno appunto gli F35”. Intanto istalliamo a NIscemi la base di rilevamento satellitare che controllerà tutte le operazioni internazionali da parte della difesa Usa.
    Forse le commemorazioni del 4 novembre1918 (che aveva giurato “mai più”) sono un po’superate, Bisognerebbe rammentarlo anche al presidente della Repubblica: le forze armate hanno la sola funzione prevista dall’articolo undici, su cui deve vigilare il Parlamento.

  • COMUNICATO E VIDEO
    Il quattro novembre a piazza Unione Europea, durante la cerimonia della Festa dell’Unità Nazionale – Giornata delle Forze Armate, presenti il sindaco di Messina, Renato Accorinti, autorità civili e militari, il Gonfalone della città di Messina, decorato con Medaglia d’Oro al Valor Militare, il Medagliere del Nastro Azzurro, i Vessilli ed i Labari delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma ed il Gonfalone della Provincia regionale di Messina, è stata deposta una corona d’alloro al Monumento ai Caduti. “Si svuotino gli arsenali, strumenti di morte – ha dichiarato il sindaco Accorinti nel corso del suo intervento, rivolgendo anche un appello ai sindaci di tutti i comuni italiani – e si colmino i granai, fonte di vita. Il monito che lanciava Sandro Pertini sembra ancora ad oggi cadere nel vuoto. Nulla da allora è cambiato. L’Italia, paese che per la Costituzione la guerra, continua a finanziare la corsa agli armamenti ed a sottrarre drasticamente preziose e necessarie risorse per le spese sociali, la scuola, i beni culturali, la sicurezza. Il rapporto 2013 dell’Archivio Disarmo su documenta come l’Italia abbia speso per l’anno 2013, e spenderà per il 2014 e il 2015, oltre 20 miliardi di euro per il comparto militare (oltre un ulteriore miliardo per le missioni internazionali) a fronte di una drammatica crescita della povertà sociale. Nel 2013 l’lSTAT ha pubblicato il suo più drammatico nel nostro Paese. Gli italiani, che vivono al di sotto della linea di povertà sono ormai 9 milioni 563 mila, pari al 15,8 % della popolazione. Di essi 4 milioni 814 mila (ossia 1’8%) sopravvivono in condizioni di povertà assoluta, cioè impossibilitati ad acquisire i beni di prima necessità. In questo drammatico quadro nazionale la Sicilia diventa emblema di questa progressiva campagna di militarizzazione italiana. La nostra isola – ha proseguito Accorinti – rischia di diventare una portaerei del Mediterraneo: una base dalla quale fare partire strumenti di morte e controllare con tecnologie satellitari (MUOS) i paesi stranieri. Anche l’arrivo dei flussi migratori è vissuto come un da affrontare con le forze armate, da circoscrivere in ghetti, lontani dagli sguardi della popolazione italiana, dove non sempre sono garantiti diritti e giustizia. Non si può rimuovere dalla memoria collettiva, quasi esorcizzando, un secolo di lotte del movimento operaio per la pace e il lavoro, il disarmo e la giustizia sociale. Questa Amministrazione appoggia quelle lotte e quegli ideali. Questa Amministrazione dice al disarmo. Questa Amministrazione, fedele alla Costituzione Italiana, dichiara il proprio e difende il diritto di emigrare, ribadendo il massimo impegno nella ricerca di soluzioni di accoglienza idonee per i fratelli migranti giunti di recente a Messina. Messina e la Sicilia – ha concluso il sindaco – da sempre hanno avuto una grande opportunità in quanto crocevia di diverse culture e religioni; le diversità arricchiscono tutti e oggi vogliamo rilanciare un processo di pace dalla nostra terra e dal nostro mare per l’umanità”.
    Il video integrale del discorso
    http://youtu.be/iTllN8lRqYg
    ESSERE PACE
    Renato Accorinti
    https://www.facebook.com/RenatoAccorinti
    https://twitter.com/RenatoAccorinti

  • Questo è uno dei volantini distribuiti dal Cagliari Social Forum durante la “commemorazione” dei caduti della prima guerra mondiale
    Oggi autorità civili e militari commemorano i caduti della Prima guerra mondiale. Parleranno di martiri e di gesta nobili.
    Noi diciamo che questa data va ricordata come una data infausta, anzi una delle più infauste assieme al 24 maggio, quella dell’entrata in guerra dell’Italia e che aprì le porte alla più grande carneficina che il nostro Paese avesse mai visto fino ad allora.
    Una carneficina che costò la vita a 600.000 persone (oltre 700mila comprendendo quelli che per varie conseguenze morirono dopo il 4 novembre 1918) con oltre due milioni di feriti. Non possiamo dimenticare che una delle conseguenze di questa guerra fu il sorgere e l’affermarsi del fascismo in Italia e del nazismo in Germania.
    Non tutti gli italiani vollero prendere parte a questo massacro
    870.000 furono coloro che si rifiutarono di marcire in trincea e disertarono almeno una volta. Un alto numero raggiunse i renitenti alla leva che furono 160.000. Quattrocentomila i processi di insubordinazione con 210.000 condanne, di cui 15.000 condanne all’ergastolo e 4.028 esecuzioni con fucilazione “alla schiena”.
    Noi oggi, intendiamo ricordare queste persone
    Giovani uomini che seppero dire no, al momento giusto, all’inutile strage.
    Per ricordarli e facendo nostri i loro pensieri, le loro paure, il loro antimilitarismo diciamo no a tutti gli strumenti che preparano, pianificano, esaltano e rendono possibile l’orribile strumento di morte e distruzione che si chiama guerra.
    Ecco perché reputiamo retoriche le commemorazioni le ufficiali.
    Nel ricordare coloro che quella guerra si rifiutarono di combattere noi, conseguentemente chiediamo:
    La chiusura delle basi militari in Sardegna e la immediata bonifica del territorio.
    Ribadiamo la nostra contrarietà all’acquisto di materiale da guerra e in primis degli F-35
    Diciamo no a tutte le guerre di aggressione a quelle che oggi vengono spacciate come “Guerre umanitarie “ o “missioni di pace”. E, di conseguenza, chiediamo il ritiro immediato di tutte le truppe italiane impegnate in operazioni di guerra all’estero.
    La NATO deve uscire dall’Italia portandosi appresso il suo bagaglio nucleare e i suoi strumenti di morte.
    Cagliarisocialforum. 4.11.13

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