Beati i perseguitati a causa della giustizia perché di essi è il Regno dei Cieli – Gigio Brunello

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di Francesco Masala

Capita, a volte, di vedere uno spettacolo che non ti lascia più. L’ultima volta mi è capitato qualche giorno fa, un opera d’arte di burattini, scritta da Gigio Brunello, e questa volta in baracca c’era Alberto De Bastiani, che ha sostituito Gigio Brunello, infortunato.

Due pazzi, Gesù e Pinocchio sono in due celle adiacenti, e si parlano.

Entrambi sono creduloni, uno crede di essere figlio di Dio, l’altro crede alle fate, entrambi sono in galera per storie di soldi, entrambi non vedono l’ora di uscire, intanto diventano amici, si danno appuntamento in un’osteria sul lago Tiberiade, dove si mangia benissimo.

Forse non si rivedranno più, ma le parole che si scambiano in cella, quegli sguardi (i burattini hanno sguardi), non possono non arrivare alla testa e al cuore, a chi non succede occorre una visita specialistica seria, se è ancora vivo.

Questo spettacolo capiterà vicino a casa vostra, forse, un giorno, non fatevelo sfuggire per nulla al mondo (E speriamo esista il dvd).

Di sicuro chi l’ha scritto è un pazzo, racconta la storia di due pazzi, è recitato da un pazzo, viene organizzato da una compagnia di pazzi all’interno di un festival desolatamente deserto (il perché del vuoto è un altro discorso, riguarda lo spirito del tempo).

Gesù diceva di non dare le perle ai porci, quei pazzi lì, burattini, artisti e organizzatori, non lo ascoltano.

Dice Carlo Dossi: “I pazzi aprono le vie che poi percorrono i savi”.

 

Baracca e burattini si prestano, con coraggiosa irriverenza, a diventare lo scenario inedito di un colloquio tra il burattino più famoso del mondo e il Figlio dell’Uomo, intorno a una delle più toccanti beatitudini del Vangelo, quella che rende omaggio ai perseguitati a causa della giustizia. Gesù è Pinocchio ci sorprendono per quante cose hanno da dirsi, non si fermerebbero più, parlano, parlano, dietro le sbarre, attraverso i muri.

da qui

ecco Gesù e Pinocchio prima di andare in prigione:

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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