«Bellas mariposas», un film di Salvatore Mereu

«L’isola del giovedì: cinemanonsolo», una nuova rubrica di Ignazio Sanna (*)  

«Bellas mariposas» vuol dire belle farfalle, con un termine che nel sardo viene dritto dritto dallo spagnolo. Ė il titolo del film di Salvatore Mereu, già noto per «Ballo a tre passi» (2003), tratto dall’omonimo romanzo breve di Sergio Atzeni, presentato alla 69° Mostra del cinema di Venezia. Le farfalle in questione sono due tenerissime adolescenti, Cate (Sara Podda) e Luna (Maya Mulas), sfacciate, decise e padrone del mondo come soltanto certe ragazzine possono essere. Sullo sfondo di un quartiere della periferia cagliaritana caratterizzato dal degrado sociale e culturale, le due vivono una giornata d’inizio agosto in giro per la città, fra il Poetto – nota per non sardi: è la spaggia cagliaritana – e la zona centrale di piazza Repubblica, per poi tornare a casa in un finale in cui l’esile pretesto di partenza (il fratello bullo di Cate che vuole uccidere l’imbranato quasi-fidanzatino della sorella) si risolve in una situazione in cui ci scappa il morto (ma i ragazzini non c’entrano nulla).

L’unico serio limite della pellicola è la presenza dell’unica attrice cinematografica professionista (gli altri sono attori di teatro e esordienti non professionisti, fra i quali mi piace segnalare l’ottima performance, ancorché breve, del blogger e giornalista scientifico Andrea Mameli). Non certo perché Micaela Ramazzotti non sia brava (e bella, ovviamente). Il problema sta tutto nella totale estraneità all’ambiente tanto della sua persona quanto del personaggio che interpreta: tutt’e due ci stanno come i cavoli a merenda, nonostante la presenza della ‘coga’ Aleni si debba all’autore del libro. Il fatto è che la qualità principale di «Bellas mariposas» (il film) è la sua capacità di sembrare sempre autentico, più un documentario che una fiction, come si dice adesso con inutile e provincialissimo anglicismo. Mereu fa molto bene il suo lavoro, riuscendo perfettamente, lui che è dorgalese, a rappresentare in tutta la sua realtà un ambiente totalmente estraneo a quello dal quale proviene. Per i sardi è un’ovvietà che fra un quartiere di Cagliari come Sant’Elia e una zona del nuorese come Dorgali c’è più o meno la stessa differenza che c’è fra il Veneto e la Sicilia. Per i non sardi può aiutare a capire meglio, se interessati, quanto la Sardegna, pur piccola e povera di abitanti com’è, sia estremamente diversificata al suo interno, nonostante la massiccia opera di omologazione compiuta da più di mezzo secolo sul territorio dello Stato italiano dall’onnipresente moloch televisivo.

Una cosa che colpisce, nello spettatore locale, è l’esito iperrealista della trasposizione cinematografica di luoghi quotidiani, che diventano più veri del vero, pur desertificati dalle esigenze del mezzo. Immagino che per un abitante di Roma vedere via del Corso o i Parioli in un film non faccia nessun effetto particolare. Almeno a partire dal consolidamento del ciclo produttivo di Cinecittà, la capitale d’Italia è stata paradossalmente ridotta a sfondo cinematografico di maniera, a luogo comune dell’immaginario. Pertanto, laddove Cagliari è ingigantita dall’aggiunta di una dimensione artificiale, lo schermo di proiezione, Roma o altri luoghi usurati dalla visione ripetuta nel tempo (sul grande schermo e non solo) vengono paradossalmente rimpiccioliti da quella stessa aggiunta, che toglie loro profondità e in una certa misura anche interesse.

Mi piace l’idea che film come questo – «Pesi leggeri» (2001) di Enrico Pau, «Tutto torna» (2008) di Enrico Pitzianti e altri – contribuiscano a tracciare un quadro realistico (sebbene non sempre commendevole) di Cagliari e della sua realtà sociale e antropologica, svincolata dalle idee preconcette e prive di riscontro che ancora oggi circolano in Italia, restituendo a questo luogo del mondo la sua dimensione autentica. Se poi vogliamo frequentare la dimensione fantastica, Cagliari offre anche questo, grazie al manga «Campione!», di Jō Taketsuki, disegni di Jirō Sakamoto, ambientato in Sardegna, ma principalmente a Cagliari, come ci racconta il blog di Jun Fender (http://junfender.over-blog.com/article-campione-manga-anime-giapponesi-ambientato-in-sardegna-107976640.html). Manga da cui è stato tratto l’anime omonimo. Eccone un pezzetto, in cui si vedono il municipio, i portici di via Roma, piazza S. Francesco e il Bastione di Saint Remy: http://www.lettera43.it/video/cagliari-manga_4367557411.htm

(*)  Debutta una nuova rubrica ovvero «L’isola del giovedì: cinemanonsolo» dove Ignazio Sanna racconterà cosa accade sulla scena sarda con un occhio agli altri universi. Settimanale o magari quattordicinale ma sempre di giovedì. Graditi i suggerimenti.

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