Ben Pastor, Alessandro Robecchi, Simon Mason con…
…Davide Risso, Nicola Anaclerio, Marco Ansaldo (recensioni di Valerio Calzolaio)
Lo specchio del pellegrino – Ben Pastor
Trad. Luigi Sanvito
Sellerio Palermo 2026 (titolo americano The Pilgrim’s Mirror)
Pag. 553 euro 18
25 ottobre – 11 novembre 1941. Odessa e dintorni. Martin-Heinz Douglas Wilhelm Frederick von Bora, molto alto con capelli scuri e occhi verdi, nobile famiglia sassone (diplomatici militari proprietari terrieri, pure editori da un paio di secoli), genitori cugini di primo grado con una differenza d’età di trent’anni, padre naturale direttore d’orchestra morto e madre anglo-scozzese risposatasi col patrigno autorevole generale, sta per compiere 28 anni (l’11 novembre) agli inizi dell’invasione tedesca dell’Unione Sovietica ed è capitano nella 1° Divisione di Cavalleria sul fronte a Brjank in Russia. Va fuori in perlustrazione avanzata e incrocia una pattuglia nemica, si salva ma si trova col braccio sinistro rotto. Viene ingessato e all’ospedale militare arriva il tenente colonnello Gummert dell’Ufficio Crimini di Guerra, che gli ordina di partire per il Mar Nero, dovrà indagare sull’uccisione del maggiore Alt, giudice dello stesso Ufficio. Non è un novizio, incarichi del genere li ha già ben affrontati in Spagna, Polonia, Francia, Grecia. Dal precedente agosto, dopo un assedio di due mesi, Odessa è caduta in mano dell’esercito romeno, alleato della Germania nazista. Non per la prima volta nella storia cittadina, sono in corso stragi arresti esecuzioni espulsioni deportazioni, che riguardano soprattutto ebrei. Chi e perché ha ucciso Alt non si capisce proprio: partigiani resistenti, nemici sovietici, odessiti indagati oppure è una questione privata? L’affascinante area costiera è piena di segreti, rivalità, vendette; nessuno sembra davvero voler aiutare Bora che s’arrangia fra comandi militari e bordelli abbandonati, chiese e ospedali. Si dota di un cavallo e di un auto, lentamente supera l’ostilità di falsi amici, prende note e appunti, gira e interroga molto, si conferma abile investigatore.
La bravissima docente universitaria americana Ben Pastor, di gioventù italiana (Maria Verbena Volpi, Roma 1950), pubblicò nel 1999 negli Stati Uniti il primo romanzo della splendida serie di Martin Bora. Bilingue, preferisce scrivere in inglese. Accanto a decine di altri romanzi storici e racconti gialli e a saggi di scienze sociali, da allora ne sono seguiti ben tredici della serie, ambientati fra l’estate 1937 e l’inverno 1944, narrati non in ordine cronologico, ogni volta con notevoli documentazione e cura per gli aspetti storici e geografici. La complicata biografia scelta per il ricco severo protagonista (si tratta di un soldato fedele, alla moglie e alla patria qui, pur contrario ai “metodi” nazisti) consente all’autrice di andare avanti e indietro nei tempi e nei luoghi del secondo conflitto mondiale, dagli antefatti spagnoli all’evoluzione della Germania nazista, approfondendo con cura storica ecosistemi geografici distanti e contesti sociali differenti. Non a caso per Bora si è parzialmente ispirata all’identità di Claus Philipp Maria Schenk Graf von Stauffenberg (Jettingen-Scheppach, 15 novembre 1907 – Berlino, 21 luglio 1944), il militare tedesco autore dell’attentato del 20 luglio contro Adolf Hitler, la nota Operazione Valchiria. Le prime pagine elencano i personaggi (come nei “gialli”, alcuni sono realmente esistiti), tedeschi, ucraini, romeni, russi e di altre nazionalità, prima della premessa storica dell’autrice e di una mappa della città di Odessa nel 1941 (opera della sorella Simona Volpi). L’avvincente narrazione è in terza sul protagonista, alternando spesso in prima e in corsivo il diario, gli appunti, le bozze di note e lettere del capitano (“originariamente” in minuto corsivo gotico). In esergo ai dodici capitoli Goethe (i primi quattro), San Paolo, Meister Eckhart (gli ultimi sette). Il titolo fa riferimento allo specchio interiore dell’investigatore pellegrino, che rende nitido ogni dettaglio e non concede illusioni, all’interno di un dramma sociale globale. In fondo una nota dell’autrice su luoghi, fatti e persone reali, i ringraziamenti, un breve glossario e la cronologia delle “inchieste” di Bora.
Esseri umami. Alla scoperta del gusto meno conosciuto – Davide Risso
Prefazione “a cura” di Telmo Pievani
Topic Roma 2026
Pag. 189 euro 25
Mangiando. Con (o senza) gusto. Da qualche decennio lo si sa meglio in tanti: sono cinque i gusti fondamentali o primari (pur senza una definizione univoca e pienamente condivisa). Il meno conosciuto umami va aggiunto ai tradizionali dolce, amaro, salato e acido. L’umami non è un gusto unicamente giapponese, o esportato dai giapponesi nel mondo; lo troviamo, invece, in molti degli ingredienti e dei piatti della cosiddetta cucina italiana. Nell’antichità probabilmente non esisteva una differenza tra sapore e gusto, comunque da millenni sia l’approccio linguistico comparato che i dati storici e antropologici sulle qualità gustative si sono concentrati su alcuni gusti principali. Da un paio di secoli la fisiologia e l’anatomia sono state approfondite e ormai da decenni sono cinque quelli che hanno convinto la comunità scientifica secondo i più moderni criteri. L’umami è il gusto che meno ha fatto capolino nell’excursus storico culturale, risulta quindi opportuno capire meglio quando, dove, come e perché è stato scoperto, teorizzato, divulgato. La nostra specie deve “introdurre” composti indispensabili al proprio metabolismo (amminoacidi, proteine, acidi grassi, vitamine, minerali, acqua), che non siamo in grado di produrre. Abbiamo imparato a farlo individuando ingredienti con un gusto che si diffonde nella lingua con intensità persistente, favorendo la salivazione. Come l’umami, appunto. Lo troviamo, per esempio, nei pomodori secchi, nel brodo vegetale, nei funghi, nei frutti di mare, nel formaggio stagionato e altrove (scopriremo). La maggior parte delle proteine, poi, non ha gusto ma può contribuire al sapore, contengono peptidi e amminoacidi, moltitudini di gusti in potenziale, fra i secondi è l’acido glutammico la base biochimica per l’umami, il glutammato ne è la forma ionizzata.
Il genetista del gusto Davide Risso (Alba, 1989), giovane ricercatore di scienze molecolari, dopo il volume a quattro mani sul gusto negli esseri umani e negli altri animali (2023), si concentra sulla storia e sulla geografia antropologica e molecolare di quello meno noto, l’umami (il titolo forza un po’ la sostanza). Il tono è discorsivo, scelta accentuata dal non allineamento a sinistra delle pagine (a sinistra sono collocate in basso e in rosso le note bibliografiche); molti riferimenti all’esperienza sensoriale personale, sia scientifica che relazionale (parziali i cenni alla biologia evoluzionistica); i titoletti e altre sottolineature in rosso sottolineano il procedere degli argomenti; ricco è il corredo di disegni, qualche formula e molte illustrazioni esplicative. La narrazione si sviluppa in un prologo e nove capitoli con brevi paragrafi: Uno, nessuno e centomila; Composti fantastici e dove trovarli; Alla conquista del titolo di quinto gusto; Cattivissimo MSG (glutammato monosodico, non fa male); La coppia più bella del mondo (MSG è il sale che apporta principalmente l’umami); Homo fermentans (l’evoluzione della fermentazione in pochi punti, talora discutibili); Gallina vecchia fa buon brodo; Homo culinarius (anche se la pirocognizione si è sviluppata anche in altri animali); Essere o non essere… Umami? Ebbene sì: è un gusto dinamico e variabile, sia nel tempo che tra le diverse specie, bene imparare a riconoscerlo. In fondo soltanto un pur utile indice analitico, nessun corredo redazionale di sinossi e biografia.
Le specie Lazzaro Storie di estinzioni e riscoperte – Nicola Anaclerio
Prefazione di Marco Di Domenico
Dedalo Bari 2026
Pag. 142 euro 16,50
Pianeta biodiverso. Tempi diacronici. L’effetto Lazzaro riguarda quelle specie dei vari regni che ritenevamo estinte e che inaspettatamente rispuntano fuori in periodi successivi, lasciandoci di sasso. Magari hanno continuato a vivere in ambienti quasi inesplorati o che conosciamo poco (come gli abissi marini), oppure sono costituite da pochissimi individui sopravvissuti in habitat remoti oppure l’estinzione era solo supposta in base a errori di classificazione. Grazie alla tenacia di alcuni biologi e naturalisti vi è stata una “riscoperta” e vanno via via aggiornate l’evoluzione e la geografia delle vite sulla Terra. L’esempio più noto e clamoroso è quello del celacanto, la Latimera chalumnae, un pesce di cui conoscevamo solo i reperti fossili (risalenti e 350 – 80 milioni di anni fa) e che si riteneva, quindi, estinto nel Cretaceo (all’epoca dei dinosauri, per capirsi meglio). Fu, invece, pescato casualmente al largo delle coste del Sudafrica (nei pressi di East London) alla fine del 1938, la scoperta zoologica del secolo di una creatura “giurassica”; per poi essere riavvistato a fine 1952 presso le isole Comore nel bacino oceanico Indiano occidentale e, successivamente, ancora lì e altrove; addirittura filmato nel suo habitat naturale da una squadra di National Geographic. Le forme attuali sono differenti da quelle fossili: corpo massiccio e robusto, coperto di squame dure; pinne lobate, uniche per la loro struttura simile a un arto; lunghezza anche di poco meno di due metri e peso fino a novanta chili; acque profonde e vita notturna per nutrirsi; ovoviviparo, raggiunge talora oltre i sessant’anni di età. Oggi non sappiamo bene quanti celacanti sopravvivano nei mari, si ipotizza che siano tra cinquecento e mille esemplari, resta un animale raro e prezioso: la IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) lo ha inserito nella lista rossa delle specie in pericolo critico. Non è l’unica specie Lazzaro (da cui il titolo).
Il naturalista Nicola Anaclerio, cresciuto a Bari e docente in Toscana, è un esperto di piante carnivore e da quasi un decennio scrive spesso per la divulgazione scientifica, dedicando ora un sintetico volume allo “specifico” argomento degli organismi ritenuti estinti e inaspettatamente riscoperti, che contano oltre 300 casi solo circa negli ultimi 120 anni. La narrazione è distinta in dieci capitoli, ognuno dedicato a una singola specie (con relativa scheda d’identikit); prevalentemente ma non solo, perché l’autore coglie lo spunto per trattare teorie o personalità della biologia evoluzionistica, per accennare ad altre specie e segnalare notizie curiose connesse. Dopo il celacanto, il capitolo secondo tratta l’animale mammifero Thylacinus cynocephalus, partendo però da Alfred Russel Wallace e dalla “linea” di biogeografia cui fu dato il suo nome. Il terzo di Wollemia nobilis, un albero dell’Australia sudorientale. Il quarto di una delle piante carnivore di cui l’autore si era già occupato: Utricularia albiflora. Il quinto di un grande insetto: Dryocecelus australis, oceano Pacifico a sudest dell’Australia. Il sesto di Darwin e della tartaruga Chelonoidis phantasticus, isole Galapagos. Il settimo di un grande mollusco predatore, Architeuthis dux, a grandi profondità negli oceani di tutto il mondo. L’ottavo di uno stridulo pappagallo, Pterodroma cahow, isole Bermuda. Il nono dei virus, anche di quelli che si stanno “risvegliando” in seguito allo scioglimento del permafrost: Pithovirus sibericum, Siberia, innocuo per la nostra specie. Il decimo della biodiversità italiana, in particolare dell’albero sempreverde Abies nebrodensis, Monti Nebrodi in Sicilia. Come si vede, quasi in ogni capitolo si fa riferimento a isole, forse poteva essere un poco organicamente affrontata la questione della specificità di quegli ecosistemi terrestri “isolati” (talora usati da noi anche come carceri, isolamento detentivo, inflitto o scelto) e degli studi comparati, pure raffinati e statistici, della biogeografia insulare.
Mare Nero. Sei paesi, le leggende, la guerra – Marco Ansaldo
Marsilio Venezia 2026
Pag. 198 euro 18
Mar Nero. Da millenni e ora. Enorme lago salato, un tempo dolce in realtà (un incessante evaporazione ne ha trasformato la fluidità salina), profondo fino a 2.200 metri, esteso per 1.200 chilometri di larghezza e circa 600 di altezza, 436.400 chilometri quadrati, poche isole; ecosistema interno fra Asia ed Europa, ove sfociano almeno cinque fiumi importanti (Danubio, Don, Dnestr, Dnepr, Kuban), traboccante di fascino antico e moderno; città fondate dai greci e dai romani, coste ovunque abitate pure di leggende e miti; luogo di balneazioni e turismo, di agguati e cannoneggiamenti non solo a noi contemporanei; persistente passaggio essenziale per trasporti e commerci; un’area cruciale nell’attuale geopolitica dei mari, sia come proscenio di guerre che come possibile argine a ulteriori invasioni o a pervasivi danni collaterali. Lo si può raccontare nella storia e nella geografia, più o meno linearmente, oppure con un andamento puramente ideale, partendo da Istanbul, girandolo a salti e tornandovi, per esempio. L’esperto giornalista ligure Marco Ansaldo (Genova, 1959), già inviato speciale di “Repubblica” per la politica internazionale, vaticanista di “Die Zeit”, consulente di La7 per “Atlantide”, consigliere scientifico di “Limes” da Istanbul, ora dal 2025 presidente del Mu.Ma (Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni di Genova) racconta con stile colloquiale e godibile lo specifico bacino euroasiatico interconnesso con il bacino intercontinentale del Mediterraneo, attraverso un diario di tanti viaggi e incontri, alcuni recentissimi e mirati, con frequenti riferimenti bibliografici e culturali. In esergo il grande poeta latino Ovidio, che dall’imperatore Augusto vi fu esiliato, a Tomi (Costanza) fino alla morte: exilium mihi triste dedit. Litus Euxini / infaustum nomen: portus et unda ferox.
La narrazione parte dalla magia delle tre diramazioni marine che si mescolano con l’affaccio dal mitico vivace meticcio quartiere – porto di Karaköy (in turco “il villaggio nero”, distretto di Beyoğlu, parte europea di Costantinopoli Istanbul): verso il Corno d’Oro, verso il Mediterraneo (attraverso il Mar di Marmara) e verso il Mar Nero, che proprio lì “ha fine”. Prende spunto dalle osservazioni e dagli studi scientifici sulla teoria delle correnti, in particolare del Bosforo, sviluppati dal militare italiano Luigi Ferdinando Marsili (o Marsigli), nato a Bologna nel 1658. Come per l’intero testo appaiono quindi esplicitamente le dimensioni sentimentali del colto peregrinare in quella zona della metropoli: “Da genovese, ovviamente amo Galata. Anzi, la adoro. Mi ci sento a casa. Saranno le strade strette che ricordano i carrugi… Sarà la Torre… imponente e tozza, che anche da lontano impressiona…Qui si può girare a piedi per ore, alternando la geografia con la storia”. Così, i capitoli successivi assumono un andamento divulgativo, né lineare né circolare: il secondo spiega la decisiva importanza dell’insieme delle coste del Mar Nero per l’attuale (dodicesimo) presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan; il terzo ci trasferisce in Ucraina, con la guerra d’aggressione scatenata dalla Federazione Russa di Vladimir Putin, a Odessa, bersaglio e simbolo forse più ancora di Kiev. Lo spunto riguarda spesso annunci e notizie che riempiono gli organi di informazione ancora a inizio 2026, per poi riflettere sulle fondazioni ibride delle varie città, sui mosaici linguistici, sui legami con Italia (Alto Adriatico e Liguria, soprattutto, come noto), su aneddoti e vicende storiche, sugli interessi non solo militari (comuni o confliggenti), talora con commenti di esperti studiosio citazione di saggi scritti. Il filo è “logico”: il quarto capitolo parla della Crimea e il quinto della Russia. Seguono Georgia, Abkhazia, Bulgaria e Romania, per tornare infine in Turchia, a Trebisonda. Frequenti i riferimenti ai migranti, forzati o un poco liberi: singole personalità o collettivi o popoli. La bibliografia è ragionata, manca un indice di nomi e luoghi.
Omicidi Srl – Alessandro Robecchi
Sellerio Palermo 2026
Pag. 382 euro 17
Milano. Ormai primavera. Non sappiamo come si chiamano quei due, il nome dei documenti e l’aspetto si adattano di continuo alle situazioni, fanno i killer professionisti per chi paga. Li conosciamo come il Biondo e L’uomo con la cravatta, effettivamente abbastanza diversi. Il primo è sotto i quaranta e non è sposato, ha delle fidanzate tattiche e intercambiabili che non fanno domande (da tre volte c’è un certo affezionamento per una splendida sex worker); ha il sangue freddo di un cobra, usa il coltello da marine e possiede una mira micidiale, può staccarti il lobo di un orecchio da 150 metri. Il secondo è meno giovane e ha studiato economia; lui usa due Glock ed è sposato con Marta, che crede sia un venditore di strumenti meccanici di precisione, quello che le aziende chiamano all’improvviso per guasti e problemi da risolvere; questa volta però lei si fa i capelli biondi corti e s’insospettisce, una sera addirittura lo segue di nascosto; hanno un figlio 17enne, l’adolescente Mattia. Il penultimo contratto era stato una manna dal cielo, a sorpresa ne era uscito un extra incredibile, roba di milioni. Il loro primo comandamento riguarda la sicurezza e, certo, potrebbero pure smettere. Ora comunque hanno appena ucciso la vittima contro cui erano stati indirizzati, il “suicidio” dell’ingegner Gradani imprenditore 71enne, sollecitati dal figlio maggiore, incarico facile all’apparenza; ricevono il saldo, centocinquantamila euro prima, altri duecentomila dopo; purtroppo le trasmissioni trash di prima serata indagano su presunte incongruenze. Tramite il loro sistema ordinario (pagina Necrologi del Corsera) l’anziano gallerista e collezionista d’arte Antonio Tossini De Collier chiede di far scomparire il nipote Gianguido prima che compia 21 anni (rilevante negli Usa); vale un milione di euro ma sembra complicato; finiscono per coinvolgere la solitaria collega killer già sperimentata, lei di ritorno dai monti dell’Alto Adige, da dove ha fatto cadere un professore esperto di fauna delle Dolomiti. Cenano insieme e collaborano per qualche mese, ma il caso Gradani si riapre in tv e l’ottimo ragazzo sembra difficile da eliminare.
Il giornalista (spesso argutamente radicale e satirico), autore televisivo (con Crozza dal 2007) e affermato scrittore Alessandro Robecchi (Milano, 1960) dedica una consecutiva godibile esclusiva opera ai killer già comparsi nella precedente (e nel primo romanzo della serie Monterossi nel 2014), oltre che in alcuni racconti. In esergo Walter Matthau, la battuta da film: “L’omicidio è facile. È il parcheggio che è difficile” (da cui il titolo). I due hanno chiamato la loro ditta Snap srl, eseguono omicidi dal 2013, ripensano spesso ai casi del passato, come esempio e monito. La narrazione è in terza persona al presente, allegramente tragicamente “noir”, fissa su loro o sulla terza collega: quando sono insieme, quando lavorano separati, quando fanno le loro altre vite; coperti da fantasiosi travestimenti o scoperti nei continui dialoghi fra loro, acuti e scarni; nessuno dei tre è “ignorante”, piuttosto competenti artigiani di alta qualità con specifiche passioni artistiche e sociali; trentaquattro palpitanti imprevedibili capitoli, niente prologo o epilogo o ulteriori titoletti. Milano è il cuore, zone e quartieri meditati; girano molto, comunque, soprattutto verso i laghi lombardi o la costa ligure. Come nella lunga serie Monterossi, emergono i pervasivi eccessi dei programmi televisivi serali che si occupano di delitti: intervistano testimoni, inventano moventi, scovano nuove fantasiose piste per i misteri rimasti insoluti, scavano nel torbido di ciascuno, danno suggerimenti agli inquirenti, chiedono a gran voce di riaprire casi. Fra di loro ovviamente si richiama pure il più sentimentale Crazy Love (inventato da Monterossi e ancora gestito da Flora D Pisis). Spesso whisky, ma pure Pigato a Genova. Molto jazz appassiona soprattutto la killer: affaticata in hotel s’immerge nella schiuma e sceglie il Köln Concert di Keith Jarrett; poi si regala un live di Ornette Coleman; per il successivo agosto cerca festival jazz; ma pure Il Biondo riconosce subito dall’amica le note della colonna sonora di Miles Davis.
Persa e mai ritrovata – Simon Mason
Traduzione di Luisa Nera
Sellerio Palermo 2026 (orig. 2024)
Pag. 398 euro 17
Oxford. Febbraio 2022. A un autolavaggio abusivo sulla strada in uscita verso sud arriva un enorme Rolls-Royce Phantom, color blu Salamanca metallizzato; la conducente è un’ammaliante donna sicura di sé: lineamenti delicati, capelli biondi scomposti ad arte, occhi azzurri distanti, piccolo mento appuntito. Quella stessa sera alla cena di gala della Thames Valley Police partecipano pure gli ispettori Wilkins (nessuna parentela) con le rispettive compagne: Raymond Ray con Diane, da sei mesi sono nati i loro due gemelli Felix e Oliver, lui è un 31enne bello alto nero impeccabile, padre originario della Nigeria, laureato a Balliol College, campione universitario di boxe; Ryan Earl con Carol, lei 37enne proprietaria di quattro negozi di fiori, lui 28enne bianco e smilzo, sciatto rabbioso irriverente, nato e cresciuto in una roulotte di periferia, ha un figlio piccolo di tre anni e mezzo (la mamma è morta di overdose) che “gestisce” tramite la sorella Jade. La famosa temuta Vicecapo di incarnato molto scuro Chester Lynch premia il primo, il secondo applaude e si ferma a dormire dalla compagna, ha con sé solo lo smoking a noleggio. In piena notte viene svegliato, hanno chiamato il numero d’emergenza con poche parole (“Sono Zara Fanshawe… Sempre persa e mai ritrovata”) prima di una brusca interruzione. Era lei a guidare la Rolls, poi aveva centrato la guardiola di un parcheggio e sembra scomparsa. Scatta una frenesia mediatica: Zara è la 42enne figlia minore dell’undicesimo visconte della casata, cavallerizza campionessa, innamorati celebri, spiritosa e fotogenica, appena uscita da un programma di disintossicazione. Poco tempo dopo, scoprono che aveva contattato qualcuno fra i senzatetto e provato a rendersi irreperibile nascondendosi in un edificio abbandonato; trovano il cadavere, è stata uccisa. Inoltre, anche Carol e Chester nascondono qualcosa sul passato.
L’esperto scrittore Simon Mason (Sheffield, 1962), dopo molti romanzi (anche per ragazzi) e autorevoli direzioni editoriali, ha recentemente avviato un’ottima intensa serie noir (crime, gialla), di notevole efficacia e successo; a inizio 2026 siamo già arrivati alla quinta avventura dei due Wilkins; questa è la terza, uscita nel 2024 (la prima nel 2022, pubblicata anche in Italia a fine 2024). Qui il contesto è invernale, la narrazione è in terza varia al passato, soprattutto sui due omonimi; volutamente ritmo ed esperienze risultano non lineari, in qualcuno dei trentaquattro capitoli conversano e talora appaiono brevemente personaggi non subito identificabili. Perlopiù seguiamo i due protagonisti, con interesse e divertimento, hanno ricevuto lo stesso incarico (pur se questa volta è Ryan il “capo”) ma sono opposti e hanno contesti affettivi molto diversi: due personalità maschili spiccate e stimolanti, maturate con un notevole divario sociale, costrette a collaborare e condividere gioie o dolori. Lentamente scoprono che vi è talvolta una qualche contiguità fra vivere nella bambagia e vivere di stenti; talora lo stesso individuo ha, subisce o sceglie, fasi diverse nella propria stessa esistenza; il perdersi e il (non) ritrovarsi del titolo; sarà doloroso e pericoloso venirne a capo. Oxford è un personaggio cruciale, piccolo e stratificato: con il ricco spacciatore si trovano al Grand Café sulla High Street, il più antico caffè d’Inghilterra, un locale dai soffitti dorati, pieno di marmi lustri e specchi, di sedie eleganti e scomode. Svariati i riferimenti ad abitudini e luoghi italiani. Con pasta e fagioli bianchi toscani va un bicchiere di Dolcetto. Altro vino e sidro per i senzatetto (un variegato sensibile universo umano continuamente presente nel romanzo). Nella bella auto Ray accende Bach, soprattutto se non vuole parlare con Ryan (che ne ha una sempre rotta).
