Bertolt Brecht: «della Lega»

«Se il gatto fa uno sbaglio e cade dal tetto…»

ripreso da «Me-ti. Libro delle svolte» (*)

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Mi-en-leh diceva: Ascoltare solo la propria coscienza, fondarsi solo sulle proprie idee, dopo ogni tentativo fallito ritirarsi nella propria tana, partecipare a ogni novità, tenersi sempre in serbo per le cose più importanti, partire solo dai propri convincimenti, amare solo i pericoli, questo lo si può fare al di fuori della Lega. Nella Lega si può conquistare la vittoria.

Mi-en-leh diceva: Fondarsi solo sulla propria forza significa per lo più fondarsi anche e soprattutto sulla forza, che erompe improvvisamente, di persone sconosciute. Coloro che non riconoscono nessuno che conoscono, riconoscono per lo più persone che non conoscono. Senza la massa degli sconosciuti non si può ottenere nulla, ma con la massa degli sconosciuti il singolo non può ottenere del pari nulla. La Lega, vuol dire quelli che si conoscono, si raggiungono, molti che si possono conoscere e raggiungere nella massa degli sconosciuti.

Mi-en-leh diceva: Così come bisogna saper fare buone mosse, bisogna anche saper fare sbagli. Se il gatto fa uno sbaglio e cade dal tetto deve saper cadere sulle zampe. Il singolo è spesso perduto da un solo sbaglio. La Lega non è perduta così facilmente. La Lega può osare di più perché non è perduta da un singolo sbaglio.

I capi dei contadini consideravano tutto il popolo, ad eccezione degli sfruttatori e dei loro servi, come un’unità che poteva eliminare lo sfruttamento. Molti lavoratori consideravano un’unità simile i fiduciari delle grandi officine. Ma Mi-en-leh considerava solo la Lega come l’unità veramente esecutiva, come il personaggio che agisce nella rivolta. I consigli e il popolo, diceva, hanno bisogno della rivolta per formarsi, e non sono preparati. Il popolo e i consigli non sanno tutti le stesse cose e agiscono secondo quel che sanno. La Lega sa tutto quanto si è potuto imparare e agisce anche senza saper tutto (secondo le istruzioni di pochi).

Mi-en-leh diceva: Il popolo si sviluppa molto lentamente e irregolarmente, dimentica molto e impara molte cose sbagliate. I singoli si sviluppano allontanandosi l’uno dall’altro, sono ambiziosi e vendicativi. La Lega si sviluppa costantemente, raccoglie esperienze, saggia gli uomini, li fa saggiar se stessi, e tiene tutto insieme.

(*) il testo è ripreso da «Me-ti. Libro delle svolte» uno dei libri meno noti – ma secondo me più stimolanti – di Bertolt Brecht. Mi torna in mente spesso alle riunioni, per esempio in questi giorni di campagna referendaria, dove a volte si passa da individualismi sfrenati a nostalgie per il partitismo monolitico, dall’esagerata fiducia nel “primo che passa” all’autismo verso tutte/i. Da 63 settimane questo spazio del venerdì in “bottega” è appaltato all’astrofilosofo Fabrizio Melodia con la sua rubrica «Ci manca(va) un venerdì» la quale oscilla fra pazzia (il venerdì mancante) e Robinson Crusoe, fra ambiguità e certezze, tra saperi necessari e connessioni faticose quanto indispensabili… Per motivi personali, oggi Fabrizio salta la sua rubrica; non credo che si offenderà se al suo posto qui parla Mi-en-leh per interposto Bertolt. I fans di Melodia pazientino 7 giorni e meditino intanto sulla “Lega” che, con ogni evidenza, non è la Coop nè Salvini-Maroni-emerdavaria. (db)

 

 

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