Bologna e amianto, tre storie emblematiche

Habemus bonificam?

di Vito Totire (*)

Vito-AEA

Il 23 agosto 2007 la Aea (Associazione esposti amianto) aveva manifestato davanti al sito dei prati di Caprara, ex sede della Brigata meccanizzata Friuli, in via Borgatti a Bologna per sollecitare la bonifica della mega-tettoia in amianto deteriorata e bucherellata in più punti. Sono passati quasi nove anni da allora: nessuno degli enti pubblici e delle istituzioni locali ha mai spiegato il perché dei ritardi negli interventi di bonifica. Quante fibre si sono disperse nell’ambiente da allora?

I ritardi erano motivati dai criteri delle linee guida regionali – comunque secondo noi non condivisibili in quanto lasciano spazio a intollerabili e ulteriori ritardi e dispersioni in ambiente – o la grave inerzia ha avuto altre motivazioni?

Abbiamo raccolto alcune indiscrezioni sulle “motivazioni” del gravissimo ritardo, ma dovrebbero essere il Comune di Bologna e la Ausl a dire la loro uscendo dal mutismo politico/psicosomatico che li ha contraddistinti.

La tettoia era da considerare, già al momento di quel nostro sit-in, un “rifiuto”: non svolgeva nessuna funzione, non ricopriva nulla, “serviva” solo a disperdere fibre di amianto nell’ambiente (vicinissima all’ospedale Maggiore; i degenti, da alcune salette dell’ospedale potevano godere di questo singolare “effetto panorama”).

DI FRONTE A QUESTA VICENDA VOGLIAMO RILANCIARE CON FORZA LA NOSTRA DENUNCIA: LE BONIFICHE NON SI DEVONO FARE QUANDO E SOLO SE IL GESTORE DELL’IMMOBILE LE RITIENE OPPORTUNE!

Certo nessuno “pagherà” per le fibre disperse. I temporeggiatori delle bonifiche contano su questo. Ma non è detto, ovviamente… se qualcuno ha accusato o accuserà (speriamo vivamente di no) patologie asbesto-correlabili riconducibili a quelle dispersioni è invitato a mettersi in contatto con noi.

Non finisce qui. Di recente abbiamo sollevato, assieme a Legambiente, tre casi emblematici di ritardo: Prati di Caprara era uno dei tre; un altro era il capannone di via Stalingrado angolo via Gnudi – era da bonificare già da anni; è stato bonificato solo quando ritenuto opportuno dalla proprietà – rimane il terzo caso emblematico, cioè i capannoni di via Bignardi 14 , zona Navile.

Anche questa di via Bignardi è una storia paradossale; il Comune di Bologna sostiene che il capannone, al momento dell’inizio del dialogo con noi e Legambiente, non era censito. BELLA FORZA: IL COMUNE DI BOLOGNA HA OSTINATAMENTE RIFIUTATO DA DECENNI DI ADOTTARE DELIBERE /ORDINANZE FINALIZZATE AL CENSIMENTO DEL CEMENTO-AMIANTO!

II sito è stato occupato da gruppi di persone alla ricerca di spazi sociali; gli occupanti sono stati sgomberati, l’amianto no. Lo stabile è stato sottoposto a sequestro, pare, al fine di scoraggiare nuove occupazioni ma la Procura di Bologna – che in passato ha ritenuto di intervenire anche sul “problema” dei graffiti – ha focalizzato la questione della presenza di tettoie in amianto in condizioni di estremo degrado come sono quelle di via Bignardi?

Andremo avanti ostinatamente capannone per capannone, sito per sito, fino alla BONIFICA INTEGRALE E CAPILLARE DEL TERRITORIO DALL’AMIANTO, QUELLO IN SUPERFICIE E QUELLO UNDEGROUND DELLE TUBAZIONI DELL’ACQUA POTABILE.

A proposito della Ausl e dell’ACQUA: i due siti risultati positivi per amianto ce li volete comunicare o è un problema perché siamo sotto elezioni?

LOTTA CONTINUA CONTRO L’AMIANTO, FINO ALLA BONIFICA INTEGRALE DEL TERRITORIO.

I “RITARDATARI” CHE VADANO A CASA.

(*) Vito Totire è medico del lavoro, presidente nazionale dell’Aea, l’associazione esposti amianto e rischi per la salute.

 

Redazione
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