Bravi Neanderthal: le genesi gemelle di Sawyer

Gran libro questo «La genesi della specie» [«Hominids» nell’originale del 2002] del pimpante canadese Robert Sawyer che Urania ha proposto in luglio – 3.90 euri per 336 pagine – a pochi mesi dal notevole «Mindscan». Cercate di recuperarlo in qualche negozio Mondadori se vi è sfuggito in edicola. Lo scrittore, neanche cinquantenne, si conferma capace di muoversi nei sotto-generi [mondi paralleli in questo caso] della fantascienza, rinnovandoli e tenendo un alto profilo scientifico senza rinunciare al calore di filosofia, politica o persino amore. Insolita la delicatezza con cui l’autore parla di sesso e potere. Sentite come suona bene questa frase nella bocca di un maschio: «Mary aveva accanto un uomo che piangeva senza vergognarsi, che non doveva sempre dimostrare agli altri che aveva ragione, che trattava le donne con rispetto e come sue pari». Tu ci stupisci Sawyer.

Si parte in quarta, poi si rallenta un poco: ma è solo perché se ci vuole fiato e coraggio per esplorare una Terra e l’universo intorno… figuriamoci due.

Ciak. Le prime due scene sono in Canada, all’interno d’un osservatorio di neutrini. L’impossibile avviene: «un uomo sta annegando nella camera di rilevamento». Viene salvato per un soffio. Come è arrivato lì? Perché ha fattezze così strane e parla in modo incomprensibile? Cos’è lo schermo rettangolare all’interno del suo polso?

La terza scena ci porta altrove: qui alcuni elementi appartengono alla nostra quotidianità [compreso il clima da esperimento scientifico] e altri sono del tutto assurdi [chi mai ha in casa «un palo per grattarsi»?].

Solo poche pagine e, nel segmento canadese della storia, le lastre ci sveleranno che lo sconosciuto è un neanderthaliano. Intanto nell’altrove – una Terra parallela? – il collega dello scomparso finisce sotto accusa per omicidio. Il romanzo continua a muoversi su due livelli: nel secondo gran parte della vicenda si snoda in un tribunale.

Non è corretto svelare gli intrighi delle due trame in una; ma si può accennare che alcuni passaggi scientifici [pagg 234, 252 e 283 in particolare] sono assai interessanti mentre la discussione su come i neanderthaliani combattono il crimine [voi vorreste un archivio permanente degli alibi?] e pensano di «ripulire il pool genico dell’umanità» desta inquietudine… come quando su una bilancia politico-etica i piatti pro-contro sembrano in un precario equilibrio.

Qualche flash.

Sembra duro immaginare un mondo senza bollicine: qui l’antico match Pepsi-Coca [confronta a pag 44 e 242] finisce a vantaggio della seconda.

I neanderthaliani sono bisessuali e il protagonista appena gli viene spiegato la faccenda di Maria immacolata ipotizza che venga da un universo parallelo… ma questo Sawyer vuole far arrabbiare quel pacioccone di  Ratzinger?

Ah, un piccolo consiglio: se conoscete qualche persona con un olfatto davvero fuori dalla norma regalategli questo libro, vi sarà grato.

«Genesi della specie» è la prima puntata di una serie che Urania pubblicherà integralmente. Cin-cin.

Fra le altre proposte di Urania di recente in edicola vale la pena spendere qualche parola almeno su tre titoli. Nella collana “Le grandi saghe” [mah] si ristampa «Tutti a Zanzibar» di John Brunner: imperdibile. Nei normali Urania esce «La variante di Carmody» del grande Robert Sheckley: 11 racconti, quasi tutti fiacchi perciò meglio rileggersi la sua splendida produzione degli anni ‘50-‘70.  Infine in Urania collezione esce l’interessantissimo «Gli ascoltatori» di James Gunn che netta e stra-merita.

Questa intervista-recensione andò in onda nell’ottobre 2008 a Radio Città Fujiko di Bologna; poi diventò leggibile su www.carta.org sul sito di Carta nella sezione Futuri (ci si accede digitando “ozio”) dedicata alla memoria di Riccardo Mancini

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