Carcere Bologna: il disastro permanente

Vito Totire sul secondo rapporto semestrale della Ausl (*)

IL DISASTRO NEGATO : CHIUDERE e DEMOLIRE “LA DOZZA” E’ L’UNICA SOLUZIONE

Come è noto commentiamo il rapporto semestrale Ausl dal 2004 facendo osservazioni critiche e proposte alternative. Fino a oggi la Ausl ha mostrato una disponibilità al dialogo uguale a zero. Forse qualche nostra proposta è stata presa in considerazione, per esempio il tema della esposizione a fumo passivo; tuttavia il rapporto (tra noi e la Ausl) è fortemente disturbato e quindi prevalgono i problemi di relazione rispetto ai contenuti.

Abbiamo richiesto il secondo rapporto 2019 – via pec – il 2 gennaio 2020 e abbiamo ricevuto (ad agosto) solo il documento relativo alla Dozza, dopo numerosi e insistenti solleciti anche attraverso l‘Urp. Nel corso dei lunghi mesi di attesa la Ausl ha “giustificato” i ritardi con la sopravvenuta necessità di organizzare il lavoro secondo uno schema differente. Vedremo che questo preannunciato nuovo approccio è “in perdita” dal punto di vista informativo: nel “nuovo” approccio mancano alcune informazioni prima contenute nel rapporto. Su questo entreremo nel merito più avanti; anticipiamo tuttavia che la asserita assunzione di una nuova e diversa checklist ha comportato una riduzione delle informazioni e in particolare dei dati epidemiologici.

Entriamo dunque nel merito del “tardivo” rapporto elaborato a seguito di diversi sopralluoghi (sconfinati nei primi mesi del 2020):

  • Alla data del 18.2.2020 risultano detenute 886 persone (804 maschi e 82 donne); come sappiamo la capienza “regolamentare” definite dalla istituzione penitenziaria è di 483 maschi e 46 femmine; siamo dunque , quasi, al doppio della ricettività “ottimale” dichiarata (sulla quale comunque c’è ulteriormente da discutere); le persone detenute erano 848 nel primo rapporto 2019 (stranieri 464); il dato relativo agli stranieri scompare nel secondo rapporto; scelta non spiegata e comunque non condivisibile; abbiamo piuttosto suggerito che il report registri anche la provenienza regionale per comprendere in che misura, nel corso del tempo, venga rispettato il criterio della “territorializzazione della pena”; non si tratta di una questione formale; più ci si allontana da questo criterio, più questo comporta distress, costi e disagi per tutti; pensiamo a familiari in età avanzata residenti a centinaia e centinaia di kilometri di distanza; la recente visita di feragosto di esponenti del Partito radicale riferisce la presenza di 710 persone detenute; vedremo poi cosa risulterà nel primo report 2020 che abbiamo richiesto nel luglio di quest’anno e arriverà con i soliti tempi estremamente ritardati; è verosimile che la riduzione del numero delle persone detenute riferita dai radicali sia connessa alla “gestione” dell’ondata epidemica; dopo la cosiddetta “rivolta” del 9 marzo diverse persone sono state trasferite; alcune di queste nel carcere di Tolmezzo; evento sulla cui problematicità ha riferito Sergio D’Elia sempre nell’ambito dell’iniziativa radicale del ferragosto in carcere; RIMANE DUNQUE NEL CARCERE DI BOLOGNA UNA CONDIZIONE DI SOVRAFFOLLAMENTO CHE RENDE INFONDATA LA VALUTAZIONE FINALE DELLA AUSL CHE INSISTE A DICHIARARE LA SITUAZIONE IGIENICO-SANITARIA “SUFFICIENTE”; è una dichiarazione non solo infondata ma stupefacente in particolare in quanto rilasciata da una struttura sanitaria pubblica deputata al controllo; certamente la Dozza ha conosciuto periodi peggiori (picco massimo storico, dal momento della apertura, 1045 persone nel secondo semestre 2005); oggi tuttavia non c’è alcun miglioramento, per esempio, rispetto al secondo semestre 2003 (853 persone); l’andamento degli indici di affollamento peraltro risente non delle – inesistenti – politiche di prevenzione sanitaria ma degli occasionali provvedimenti (sempre insufficienti) di decarcerizzazione;

ANDIAMO AVANTI CON LA SITUAZIONE NEL SETTORE PENALE

  • Le presenze sono il doppio delle ricettività possibile: 98 detenuti, recettività 50 persone; questo risultava il 14 gennaio 2020; sarebbe da verificare la “separazione” per fasce di età previsto dall’articolo 14 del regolamento penitenziario; ma è un dato che forse non interessa alla Ausl;

  • Segue la consueta descrizione di alcune delle caratteristiche dei locali: la superficie illuminante e ventilante viene considerata adeguata; confort termico garantito d’inverno e da garantire, eventualmente con ventilatore, d’estate (!); wc con ventilazione non naturale ma forzata; presenza del bidet; fornelli da cucina in dotazione; libera circolazione abbastanza ampia (rispetto ad altre carceri): 8.30-11.30; 12-15.30; 15.40-20;

  • Le celle sono ampie 9 (o dieci) metri quadri più i due mq. del bagno; l’altezza della cella è 2.75 (o 2.70 ?)

  • Arredi , sanitari e rubinetti (dice la Ausl) sono in gran parte usurati e in alcuni casi lesionati

  • Qui (al penale) il divieto di fumo viene rispettato dalle persone detenute e dal personale; ci pare che sia la prima volta che la Ausl affronta questo tema; tema che fu oggetto, molti anni fa, di un nostro esposto cui non fecero seguito interventi risolutivi; torneremo sulla questione;

  • Acqua potabile (il rapporto Ausl riferisce di esami ma non cita gli esami né i risultati tranne la valutazione sommaria di “potabile”)

  • NON E’ STATA FATTA LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO LEGIONELLA

  • Accentuato vapore acqueo nel locale docce comuni causa rottura del sensore dell’aspiratore; pare essere un problema di vecchia data;

  • Viene riferita la presenza di laboratori: sartoria e recupero RAEE cioè rifiuti elettronici; attività utili e importanti tuttavia, come sollecitiamo da diversi lustri, a nostro parere la Ausl dovrebbe fare il bilancio complessivo della questione/lavoro delle persone recluse; quanti sono gli occupati? Per quale monte-ore? Quali sono i tassi generali di occupazione ? in sostanza non pare sufficiente citare iniziative – meritorie certamente ma sporadiche (abbiamo seguito anche quella, poi sospesa, della “mozzarella”) – senza fare il quadro complessivo dei tassi di occupazione/disoccupazione; oltre alle “tradizionali” attività di portavitto, pulizie, cuochi ecc., alcune persone detenute sono impegnate nella MOF (la Ausl non spiega il significato dell’acronimo! Forse si da per scontato che il rapporto non interessa a nessuno? ) che si occupa di lavori di manutenzione edilizia/giardinaggio; come si diceva, la nostra proposta è di fare un quadro complessivo di attività/retribuzione/ore di lavoro; ovviamente la nostra finalità non è fare “sindacalismo” ma avere un quadro più esaustivo del “clima psicosociale” che evidentemente viene sempre danneggiato da situazioni di inattività, ozio o sottocarico o cattiva retribuzione del lavoro;

  • Nella descrizione del settore penale viene riferito della attività (e della frequenza) di derattizzazione, disinfestazione, interventi anti-zanzare; l’efficacia complessiva non pare nulla ma è periodicamente precaria (vedi dichiarazione della delegazione del Partito Radicale nella visita di ferragosto)

  • Viene descritta la presenza di più luoghi di culto per culti diversi; qui pare di poter prendere atto di una situazione di miglioramento rispetto agli anni passati;

  • L’area alta sorveglianza risulta rispondere a requisiti di igiene edilizia migliori: tre locali da 15 mq più 6 mq di bagno, presenza di water, bidet, doccia

  • CONCLUSIONI: condizioni igienico-sanitarie “sufficienti” secondo la Ausl (!)

SEZIONE FEMMINILE

  • Anche nella sezione femminile c’è sovraffollamento; a fronte di una capienza “regolamentare” di 40 persone, quelle presenti sono 80; le celle sono un po’ più alte delle sezioni maschili (2.80) il che pare una “leggera” incongruenza (in difetto per il maschile e non in eccesso per il femminile); l’ampiezza delle celle è sempre 10 mq più due del bagno che (per motivi inimmaginabili) manca del bidet (per le donne è superfluo?); tra gli arredi non è menzionata la presenza di mensole (il che porta a un calcolo sui famosi “tre metri minimi” un po’ diverso dalle sezioni maschili); sono disponibili anche qui i fornellini per cucinare;

  • irrisolto” il problema dello spazio per una persona detenuta con bambino; irrisolto nel senso che, dopo tanti anni, ancora non paiono esecutive le norme che vietano la detenzione in carcere di bambini piccoli che devono invece essere ospitati, con le loro mamme, negli ICAM e/o comunque in una struttura alternativa al carcere e diversa a seconda della posizione giuridica della madre; di recente, ancora una volta, la Dozza ha ospitato una bambina di 4 anni, sia pure per pochi giorni! comunque, fino a quando esiste lo spazio per donna con bambino, lo spazio “rischierà” di essere occupato a discapito della strutture alternative extracarcerarie

  • Le ore “fuori cella” sono diverse fra braccio b e braccio a (in questo secondo caso +2.5 ore al giorno); oscure le motivazioni delle differenza che peraltro non paiono interessare la Ausl che non le commenta; viceversa poter stare fuori più tempo è molto importante per ridurre tensione e distress; e dunque la fattibilità dell’allungamento dell’orario “fuori cella ” è un importante fattore di prevenzione;

  • Gli arredi sono vetusti, ma descritti come in condizione migliore che nelle sezioni maschili;

  • NON VIENE RISPETTATO IL DIVIETO DI FUMO; non esiste una saletta fumatori ma si fuma in area promiscua

  • Intonaci in condizioni precarie (fissurazioni) nei cortili delle passeggiate;

  • Presente un laboratorio: sartoria e produzione borse (anche in questo caso la Ausl non riferisce né il numero delle persone addette né il monte ore complessivo)

  • Presenti una sala computer, una aula per la formazione anche universitaria

ALLA FINE DI QUESTA DESCRIZIONE LA AUSL CONCLUDE PER UN VALUTAZIONE DI: CONDIZIONE IGIENICO-SANITARIA SUFFICIENTE !

SEZIONE GIUDIZIARIA MASCHILE

  • Tre bracci (1°, 2° e 3°) sovraffollati al 200%; risultavano infatti al momento del sopralluogo 186 persone nel primo (capienza regolamentare 100); 200 persone nel secondo (regolamentare 100); 200 nel terzo (regolamentare 100);

  • Altezza delle 2.70; mq.10 + due del bagno; arredi : letto, tavolo,mensola, sgabelli, cestino rifiuti; nel bagno non c’è il bidet ma c’è una vaschetta per lavare i piedi

  • Gli orari fuori cella sono differenziati fra i vari bracci; rimane da “spiegare” la differenza ma, anche nel caso del carcere maschile, il rapporto Ausl non commenta;

  • Gli arredi e le attrezzature: mobili, sanitari e rubinetti sono in pare usurati e in alcuni casi lesionati; non viene data alcuna prescrizione esplicita finalizzata alla sostituzione di quanto risulta lesionato;

  • Le docce comuni nei vari bracci della sezione giudiziaria presentano ANCORA MUFFE DIFFUSE NELLE PARETI E NEI SOFFITTI

  • Esistono sala fumatori e sala non fumatori in ogni braccio ma “solo parzialmente utilizzate”; il rapporto della Ausl non precisa se la sala fumatori rispetti i requisiti previsti dalla legge 3/2003 (capienza pro-tempore, potenzialità, depressione ecc) ; pare necessario un approfondimento;

  • Non risulta comunque rispettato il divieto di fumo in quanto fumatori e non fumatori sono accorpati;

  • Non risulta esistere un “contratto rifiuti speciali” per la gestione dei rifiuti della barberia (altra questione da approfondire);

  • Esistono e vengono gestiti “corsi di natura artistica, recitazione, musica; ci sono 4 biblioteche (ogni tanto una buona notizia!); alla dotazione bibliotecaria carceraria abbiamo, molto modestamente,contribuito, tramite una proficua collaborazione col volontariato interno; periodicamente rilanciamo la nostra campagna, estesa, per quanto possibile, all’ambito nazionale; dobbiamo insistere su una nostra proposta: mettere online il catalogo del patrimonio librario esistente onde facilitare invii e donazioni ai diversi istituti evitando l’invio di copie di libri in sovrannumero; “modesta” proposta che risulta essere prassi consolidata, da molto tempo, in GB e probabilmente anche altrove

  • Vengono eseguiti controlli dell’acqua potabile; ovviamente il rapporto non cita i dati emersi dai controlli ma siamo sicuri che la ricerca dell’amianto non sia stata effettuata… questo sarebbe disdicevole visto che risultano interventi su cemento-amianto in via del Gomito

  • NON SONO STATI EFFETTUATI CONTROLLI PER IL RISCHIO LEGIONELLA

  • GLI ASPIRATORI delle docce non funzionano, «non per cause tecniche» (possiamo avanzare una ipotesi interpretativa di questa frase, ma la questione necessita di approfondimenti); l’inconveniente comunque non è riscontrato nei bracci B-C-D del primo piano in cui sono state realizzate docce di ogni singola “camera di pernottamento” (termine eufemistico per indicare la cella); forse quindi la soluzione migliore sarebbe estendere a tutte “le camere di pernottamento” le docce

  • Sono in dotazione fornelletti a gas …che si consiglia di sostituire con altri di tipo elettrico

ANCHE PER IL SETTORE GIUDIZIARIO “LA SITUAZIONE IGIENICO-SANITARIA” (SECONDO LA AUSL) PUO’ ESSERE GIUDICATA SUFFICIENTE

CUCINE

La situazione complessiva pare precaria in particolare perché per il maschile la cucina vera e propria è in ristrutturazione e quella – provvisoria, sotto tensostruttura esterna – viene considerata non migliorabile nelle sue lacune che pure il rapporto Ausl evidenzia; il ripristino della cucina “normale” era previsto per il maggio 2020 (epidemia permettendo); le lacune attuali riguarderebbero l’assenza di reticelle alle finestre, l’indisponibilità di carrelli idonei a conservare i cibi caldi, il non totale rispetto del criterio igienistico della “marcia avanti” nella preparazione di cibi (gergo tecnico che indica la riduzione o eliminazione del rischio di contaminazione tra cibi);

inoltre – rileva Ausl – mancano le notifiche ai sensi del regolamento CE 852/04; si tratta (vogliamo sperare) di adempimenti formali a cui l’amministrazione penitenziaria provvederà rapidamente; tuttavia il mancato adempimento – al momento della visita della Ausl – evidenzia comunque un ritardo se non una situazione di incuria.

CONCLUSIONI GENERALI del RAPPORTO AUSL

La Ausl dà alcune indicazioni – inevitabili e ovvie – senza tuttavia prescrivere tempi di attuazione : prevenzione rischio legionella, notifica mensa ai sensi del regolamento CE 852/2004, bonifica delle muffe e alcuni altri “miglioramenti”.

Alcune questioni riferite nel precedente rapporto (1° semestre 2019) non vengono citate: non sappiamo se risolte o non prese in considerazione per altri motivi;

non vogliamo esprimere disistima nei confronti del lavoro degli operatori della Ausl; senza il loro intervento e i loro stimoli la situazione della Dozza sarebbe “peggiore”;

ma il problema vero è cambiare approccio con un salto di qualità nella gestione della vigilanza sia negli obiettivi (che devono essere a tutto campo) che nelle procedure (vigilanza, prescrizioni e, ove necessario, sanzioni) anche ampliando quali-quantitativamente la composizione della èquipe che svolge l’attività di monitoraggio.

Dopo la Ausl…

I tempi di “socializzazione” dei riscontri effettuati dalla Ausl sono troppo lenti; abbiamo per esempio chiesto copia del primo rapporto 2020 in data 20 luglio ma temiamo di dover attendere mesi per la risposta. Questa “consuetudine” rende preziose – per contenuti e per tempestività – altre fonti come quelle estemporanee giornalistiche (attivate quasi sempre da sindacati della polizia penitenziaria) ancorchè questi, a nostro avviso, debbano essere presi in considerazione criticamente in quanto spesso, pur partendo da elementi oggettivi, focalizzano gi effetti e non le cause; sappiamo bene che questo può dipendere dalla “sintesi” dei comunicati stampa fatte dalle redazioni dei quotidiani. Nel quadro delle fonti diverse da quella –molto poco tempestiva – della Ausl, importanti sono i riscontri riferiti dal Partito Radicale (visita di ferragosto 2020). Deduciamo alcuni dati dalla trasmissione di Radio Radicale replicata la sera del 21 agosto. In sintesi (il testo è recuperabile nell’archivio della radio) queste le impressioni e i dati riferiti da Ivan Innocenti: alcune sezioni con chiusure in cella estremamente lunghe; scarafaggi nella sezione penale, gravi problemi igienici, numero assolutamente insufficiente di educatori (il che rappresenta grave ostacolo alla gestione dei permessi); le persone detenute lamentano la scarsa presenza del giudice di sorveglianza; 710 persone detenute al momento della visita dei radicali (effetto forse del “decongestionamento” post- covid); infermeria non ancora completamente ripristinata dopo la cosiddetta “rivolta” del 9 marzo. Il cambiamento post-covid nelle relazioni con l’esterno – dice il Partito Radicale – ha comportato la attivazione di skipe (ci voleva l’epidemia?) ma risulta che il tempo “concesso” dalla amministrazione sia inferiore a quello previsto dai colloqui tradizionali.

DOPO IL PARTITO RADICALE

La stampa quotidiana riferisce di un allarme/tbc lanciato dalla CGIL; questione importante che deve essere approfondita con una particolare focalizzazione di alcuni punti:

  • visto che non esistono spazi dedicati all’isolamento ma che questi vengono allestiti «al bisogno» in celle “normali” occorre chiedersi se questo approccio sia efficace ;

  • pare difficile che le celle allestite al bisogno abbiano un regime d’aria in depressione, porte chiuse e altri accorgimenti di prevenzione;

  • il personale sanitario (e non) deve essere ovviamente particolarmente protetto con ddppii adeguati e con formazione professionale specifica;

  • essendo difficile pensare a un’effettiva efficienza intra-carceraria la soluzione più ragionevole pare essere che alla prima avvisaglia di rischio particolare (in primis tbc bacillifera o eventi analoghi) scatti un provvedimento di ricovero ospedaliero con sospensione pena o libertà provvisoria a seconda della posizione giuridica dalla persona malata;

  • l’evento che citiamo non è l’unico nella storia della Dozza; è il caso che la Ausl e l’Inail redigano una relazione storica anamnestica sul rischio, sull’impatto che ha avuto e sulle misure di prevenzione che sono state adottate;

  • in particolare occorre discutere e valutare il contenuto del DVR – documento di valutazione del rischio – a proposito del rischio biologico.

CONCLUSIONI DELLA NOSTRA LETTURA CRITICA DEL RAPPORTO

Dal 2003 commentiamo il rapporto semestrale (a cui avemmo accesso dopo le solite peripezie burocratiche, per certi versi , anche grottesche):

  • abbiamo agito, APPARENTEMENTE, da “VOX CLAMANS IN DESERTO”; MA IL DESERTO E’ STATO SOLO ISTITUZIONALE ; LA FOTO qui sopra DIMOSTRA CHE IN OPPOSIZIONE AL SILENZIO ISTITUZIONALE C’E’ UNA PARTE DELLA CITTA’ DI BOLOGNA CHE CONSIDERA RIPUGNANTE LA SITUAZIONE DEL CARCERE DELLA DOZZA; quella scritta murale vergata e fotografata in pieno covid-19 nel quartiere Fossolo dimostra che la nostra denuncia non è affatto isolata.

Per tornare al nocciolo delle questioni:

  • il rapporto semestrale della Ausl giunge a una conclusione che va rigettata ma che è anche incomprensibile in quanto formulata da una struttura sanitaria pubblica; elementari nozioni di medicina preventiva conducono alla necessità impellente di una dichiarazione di inagibilità igienico edilizia del carcere di Bologna;

  • Ausl nega l’evidenza: qualunque altra struttura ricettiva che presentasse la commistione che abbiamo visto fra servizi igienici e lavaggio delle stoviglie sarebbe immediatamente chiusa; QUI SI INDULGE NELLA POLITICA “DUE PESI DUE MISURE”;

  • in una recente trasmissione di Radio Carcere una detenuta a Modena ha dichiarato: «si mangia nella merda», fatto su cui evidentemente la Ausl non ha obiezioni …

  • l’inesistenza dei refettori – che consentirebbero la separazione tra cibo e servizi igienici – rappresenta (secondo la dichiarazione dell’Onu) una violazione dei diritti elementari dell’uomo; questo concetto è “nientemeno” che ribadito da una circolare dell’assessorato alla sanità dell’Emilia-Romagna del 1995; perché ora la Regione tace, nonostante il recente arruolamento di un soggetto politico dichiaratosi “coraggioso” ma forse non tanto da poter esclamare che “il re è nudo”? Nei mesi passati abbiamo cercato di accedere ai progetti del nuovo padiglione carcerario in fase di realizzazione (?); nessuno degli interlocutori interpellati ha risposto salvo rinviare a qualche altro referente; essendo il carcere “istituzione totale”per antonomasia, il fatto non è sorprendente (vedi nostro comunicato Dozza residence);

  • nel rapporto che commentiamo oggi PER LA PRIMA VOLTA (noi denunciamo il problema da alcuni lustri) la Ausl entra nel merito della questione dei fornelli a gas; ma lo fa “di striscio” come per mettere le mani avanti; ipotizza che si tratti di usanza rischiosa; a futura memoria? Per poter dire al “prossimo suicidio” che «lo avevamo detto»? Ma la Ausl non dice che la “concessione” rischiosa dei fornelli a gas è il penoso espediente per tamponare la falla costituita dall’assenza dei refettori e quindi della impossibilità di consumare i pasti in maniera igienisticamente corretta;

  • uno degli argomenti evocati dal ritardo nel rispondere alla nostra istanza di accesso al rapporto semestrale è stato il cambiamento del questionario da compilare; è vero che finalmente l’ultimo rapporto evita di rimuovere alcune questioni mai affrontate prima (fumo passivo, fornellini a gas ecc) ma elimina una serie di dati di estrema importanza che prima erano menzionati (rapporto autoctoni-stranieri, soggetti tossicodipendenti, casi riscontrati di malattie infettive, soggetti HBV, HCV, HIV positivi ecc.); circa i numeri dei soggetti HCV positivi dichiarati nei rapporti precedenti a questo ultimo abbiamo chiesto informazioni agli “addetti ai lavori”; risposte: zero ! Anche in questo caso: nessuna sorpresa (purtroppo);

  • disdicevole ci pare poi che, essendosi verificati due casi “ufficiali di suicidio” nel corso del 2019, ciò nel rapporto semestrale non venga neanche citato; come se il rischio suicidario fosse estraneo alla problematica generale della prevenzione; peraltro nulla si sa dei contenuti e soprattutto dei risultati del Piano regionale per la salute mentale nelle carceri della cui esistenza si ha vaga notizia; è evidente dove sia collocato uno dei limiti più gravi del rapporto Ausl: è la sua impostazione ottocentesca, di tipo fisico-ambientale che indaga solo il rischio biologico e che, nonostante questo grave limite di impostazione, fallisce con una conclusione irrealistica, pur avendo limitato fortemente il campo di indagine;

  • ormai dal 2004 ripetiamo ogni sei mesi che la composizione della èquipe Ausl deve essere allargata ad altre competenze (psicologia, psichiatria, medicina del lavoro ecc) in modo da indagare e vigilare sulla situazione del carcere con un approccio sistemico (dal punto di vista del metodo) e con un approccio di effettiva vigilanza ispettiva; la vigilanza ispettiva non “osserva” (e basta) ma sanziona quando necessario e definisce tempi certi per le bonifiche (30 giorni, 60 ecc)

  • per fare un esempio, sul rischio “fumo passivo”; la legge in vigore sul tema (per i luoghi di lavoro) è del 2003; COME E CHI HA VIGILATO FINO AD OGGI NEL CARCERE DI BOLOGNA SE NEL SECONDO RAPPORTO 2019 IL TEMA VIENE CITATO PER LA PRIMA VOLTA?

  • a nostro avviso il rapporto semestrale deve fotografare lo stato di salute della popolazione carcerata e lavoratrice; fino al primo rapporto 2019 venivano citati, per fare un esempio, i casi di scabbia e di tbc, ma non quelli di suicidio o di morte; oggi non vengono citati né gli uni né gli altri! noi esigiamo invece un report sulla situazione di salute psicofisica: incidenza del tabagismo (dei detenuti all’ingresso e all’uscita), USO QUALI-QUANTITATIVO DEGLI PSICOFARMACI (problema gravemente rimosso) E DEGLI ANALGESICI, INCIDENZA DI PATOLOGIE SIGNIFICATIVE, ECC; alcuni rari studi parlano di una percentuale di fumatori attorno al 70% !

  • in particolare l’assenza di qualunque dato sull’uso degli psicofarmaci rappresenta una lacuna gravissima anche alla luce della morte di una persona detenuta a seguito della “rivolta” del 9 marzo 2020; su questo rimandiamo al nostro documento di qualche settimana fa («archiviare Dozza» del 21.7.2020) ;

  • in corso di epidemia, anche per circostanziare meglio i nostri due esposti alla Procura della repubblica di Bologna sui due decessi apparentemente covid-correlati, abbiamo chiesto dati e riscontri al DSP (dipartimento di prevenzione Ausl) SENZA OTTENERE ALCUNA RISPOSTA; in Italia, come abbiamo detto già in altra circostanza, è stato più facile conoscere dati sul covid nella carceri marocchine ed egiziane (tramite Jeune Afrique e Internazionale) che attraverso il Dsp della Ausl sulle carceri di Bologna; è assurdo; abbiamo sommessamente fatto presente che la legge di riforma carceraria del 1975 da cui si deduce il compito , oggi in capo alla Ausl, di effettuare le visite semestrali, PARLA DI ALMENO DUE VISITE E NON DI MASSIMO DUE VISITE; ci era parso ovvio che , nella nota circostanza della epidemia, si effettuassero visite supplementari rispetto alle due annuali di routine; invece le visite per il secondo rapporto 2019 si sono trascinate fino a febbraio 2020 (e per il primo rapporto 2020 invece … si vedrà)
  • nonostante le nostre reiterate richieste dunque il rapporto Dozza ci è arrivato solo ad agosto (il 10/8/2020); non ci è stato inviato invece il rapporto relativo al carcere minorile, meno che mai un rapporto sulla REMS di via Terracini; probabilmente la Regione E-R e le Ausl DEVONO ANCORA DECIDERE SE LE REMS SONO CARCERI O CLINICHE PER RICOVERI VOLONTARI… IN VERITA’ IL QUESITO SAREBBE DI FACILE SOLUZIONE, basta recarsi sul sito: esistono cliniche per ricoveri volontari circondate da filo spinato ?

CONCLUSIONI in 10 punti sintetici:

1) Il carcere della Dozza di Bologna deve essere dichiarato inagibile dal punto di vista igienico-sanitario ed edilizio (SULLA BASE DEL CRITERIO “SCIENTIFICO” CHE PORTA A DIRE CHE IL RE E’ NUDO QUANDO LO E’ EFFETTIVAMENTE) E DEVE ESSERE DEMOLITO;

2) in alternativa deve essere sottoposto a una radicale ristrutturazione e riconversione ecologica edilizia (priorità precedente allo stadio di calcio!) che porti a una ricettività notevolmente ridotta rispetto a quella “regolamentare” attuale (che è di 464 persone) per l’esigenza di guadagnare spazi per refettori ed altre forme di socialità;

3) il rapporto semestrale della Ausl deve comportare un approccio sistemico al tema della SALUTE PSICOFISICA e della prevenzione, per la popolazione detenuta e per i lavoratori (che sappiamo bene essere gravati da rischi diversi da quelli della popolazione detenuta ma, al momento, ancora “trascurati”); IL RAPPORTO SEMESTRALE DEVE INCLUDERE ANCHE LA REMS;

4) i rapporti semestrali devono includere una valutazione delle condizioni di distress con l’obiettivo di ridurre costrittività e situazioni di disagio che possono incrementare l’aggressività che può essere indotta anche da regole assurde, dal sovraffollamento (ampi studi di prossemica lo documentano da decenni) sia anche dalle condizioni di carenza di sonno (anche a questo proposito esistono studi che riguardano la popolazione detenuta);

5) la vigilanza sulla sicurezza, anche lavorativa, deve essere sottratta al Visag e attributa alla Ausl (la proposta richiede una modifica normativa);

6) le persone detenute che lavorano devono poter eleggere i loro rrllss (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) ai sensi del decreto 81/2008;

7) il garante delle persone private della libertà deve essere eletto dalle parsone private della libertà e non dai consiglieri comunali perché altrimenti rischia di rappresentare i consiglieri e non i detenuti;

8) a ogni azione di miglioramento deve fare da sfondo UNA RAGIONEVOLE POLITICA GENERALE DI DECARCERIZZAZIONE; non si tratta solo di “attenzione” alla popolazione detenuta, si tratta di politiche che vanno a vantaggio di tutta la collettività; i tassi di carcerazione (Michael Marmot) sono inversamente proporzionali ai livelli di coesione sociale e ogni comunità deve scegliere tra il “modello statunitense” e quello “olandese” al di là di ogni opportunismo o strumentalizzazione elettoralistica;

9) è “sorprendente” che mai a Bologna si sia tenuta una udienza conoscitiva sul tema del carcere e occorre rimediare; OVVIAMENTE I NOSTRI INTERLOCUTORI, prima del Consiglio comunale, sono le persone detenute e i lavoratori del carcere con i loro sindacati;

10) mai più bambini in carcere, neppure per un week-end: occorre provvedere immediatamente con l’allestimento di una struttura recettiva alternativa.

Bologna, 24.8.2020

(*) Vito Totire è portavoce della Rete per l’ecologia sociale

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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