Carceri: il medico di fiducia è un «corpo estraneo» o è …

o è l’applicazione di un dititto costituzionale?

Una lettera aperta di Vito Totire (*)

Al Presidente della Regione Emilia-Romagna

All’assessore alla Sanità della regione E-R

Al Presidente della Fnomceo

OGGETTO: agibilità e prerogative del medico di fiducia della persona privata della libertà

Il medico di fiducia incontra notevoli difficoltà nel gestire il rapporto con il paziente; negli ultimi tempi si sono verificati diversi inconvenienti peraltro, in buona misura, segnalati al DAP con documento inviato via pec nel febbraio 2026 (che si allega), senza ottenere alcun riscontro o considerazione.

Andando per punti :

La Ausl del carcere di Parma per accedere all’istituto chiede al medico (anche se “ volontario” e non libero professionista) di sottoscrivere un contratto di comodato (con marca da bollo da 16 euro da inviare per posta) e di pagare 35 euro per ogni ora o frazione di ora di permanenza nell’ambulatorio; la questione è stata segnalata più volte alla Regione che evidentemente non ha fatto nessuna osservazione alla Ausl di Parma; la prassi di Parma non è confermata per altri istituti : Ancona, Modena, Bologna, Piacenza, Pavia; non abbiamo sondato tutti gli istituti ma ci pare comunque di trovarci di fronte ad una palese incongruenza

Alla richiesta di contatti da remoto tra medico e paziente : il carcere di Pavia risponde che non è possibile, il carcere di Piacenza accorda il contatto, il carcere di Modena non risponde nonostante le reiterate sollecitazioni ; una situazione a macchia di leopardo peraltro in tempi in cui si pratica e si diffonde la telemedicina ma evidentemente si pratica e si diffonde solo fuori dal carcere salvo rare eccezioni (Civitavecchia a quel che ci risulta) ; occorre precisare che è stato richiesto il collegamento da remoto che è molto più facile da gestire che non la telemedicina ; considerato che molto spesso nel rapporto medico-paziente è all’ordine del giorno la necessità di colloqui nell’ambito psicologico e psichiatrico piuttosto che la necessità di una visita di tipo somatico, la perdita della possibilità di effettuare colloqui da remoto è una lacuna veramente notevole che costringe il medico ad una grande perdita di tempo nonché ad inquinare l’ambiente col suo mezzo di trasporto

Cito ad esempio: nel mio ultimo incontro con un paziente ho dedicato una ora di tempo alla visita/colloquio ma ne ho trascorse altre sei per strada pur spostandomi solo da una provincia ad una altra provincia confinante; peggiore il bilancio in caso di spostamento fuori regione ; è evidente la debacle dal punto di vista ergonomico ed ecologico: è possibile e quindi occorre trasformare le sette ore di tempo in sette ore di colloqui , frazionati a giorni alterni con vantaggio per il paziente, per il medico e per la stessa istituzione penitenziaria

Lo stato della telemedicina penitenziaria è stato di recente, significativamente, definito dalla rivista “Medicina legale” uno «stato di inedia»; è opinione diffusa infatti che occorra fare un salto di qualità

Occorrerebbe poi affrontare il problema dell’accesso del medico di fiducia al fascicolo sanitario della persona privata della libertà; esiste oggi un fascicolo sanitario della persona privata della libertà accessibile? nelle more della praticabilità dell’accesso al fascicolo è necessario che il medico di fiducia possa contare sull’invio preventivo della cartella clinica scannerizzata o fotocopiata

È congruo che al medico di fiducia venga consentito di accedere all’ambulatorio col cellulare o con macchina fotografica onde consentirgli di documentare lesioni o altre anomalie cutanee o corporee o anche di riprodurre pagine di esami di laboratorio, di referti e di cartelle cliniche nel caso che la cartella non sia stata già inviata altrimenti; la responsabilità dell’uso corretto del mezzo è del medico che risponderebbe per eventuali usi non consentiti ; non è accettabile una condotta ispirata a diffidenza a priori; pare che da qualche tempo sia obbligatorio lasciare fuori anche il portafoglio (anche per il medico “interno”) …ma su questo, ora, non ci soffermeremo

E’ necessario consentire al medico di fiducia di visitare la “stanza di pernottamento” della persona e comunque gli ambienti in cui la persona trascorre la sua giornata per valutare la presenza di rischi fisici, chimici, biologici; al momento le direzioni penitenziarie considerano questo impossibile limitando la agibilità del medico non oltre le mura dell’ambulatorio ; qui non è il caso di rivangare la storia della medicina ma , quantomeno fin dai tempi di Ippocrate passando per Ramazzini (per la prevenzione della malattie occupazionali) il medico considera importante valutare anche l’ambiente di vita e di lavoro del paziente oltre che considerare la semeiotica dei riscontri somatici ; circoscrivere la azione del medico di fiducia nelle mura ambulatoriale è una palese ed inaccettabile forzatura; abbiamo ascoltato pazienti portatori di gravi broncopneumopatie descrivere ambienti con abbondante presenza di muffa o anche abbiamo ascoltato riferimenti a rielevanti rischi di tipo biologico a danno di pazienti particolarmente vulnerabili

Auspichiamo poi che la Regione solleciti a rispondere alla richiesta di accesso ai rapporti semestrali delle carceri la Ausl Romagna che risulta da lungo tempo inadempiente (non che sa la unica Ausl italiana che non risponde alla richiesta dei rapporti delle visite); tuttavia il rapporto semestrale, quando non “segreto” ci dà indicazioni e informazioni utili sui rischi visitare fisicamente i luoghi frequentati dal singolo paziente consente di acquisire una valutazione del rischio più precisa ed esaustiva

Le autorizzazioni del medico di fiducia dovrebbero essere velocizzate con maggiore sintonia e sinergia tra la direzione penitenziaria e l’area sanitaria gestita dalla Ausl; vale a dire: depositata la istanza da parte della persona privata della libertà, autorizzata la istanza da parte del direttore o del giudice (a seconda della posizione giuridica) la autorizzazione dovrebbe essere notificata in tempo reale al medico con indicazioni preventive anche degli orari e dei giorni proposti per l’accesso. Il medico di fiducia della persona privata della libertà può dare un contributo rilevante alla riduzione dei rischi penitenziari che negli ultimi decenni hanno drammaticamente ridotto la speranza di salute e di vita delle persone private della libertà; riteniamo che occorrano dialogo, sinergia e collaborazione per avvicinarsi a garantire che il carcere risponda pienamente al dettato della Costituzione repubblicana

Su queste questioni, come si diceva, già poste all’attenzione del DAP senza ottenere risposta, chiedo di aprire un dialogo con la Regione e con le Ausl .

Vito Totire è psichiatra e medico del lavoro, presidente del Centro Francesco Lorusso di Bologna e componente del gruppo d’autoaiuto “per non morire di carcere” (fondato nel luglio 2023, attivo con riunioni settimanale da remoto il venerdì pomeriggio di tutte le settimane)

AL DIRETTORE DEL DAP – DIPARTIMENTO DELLA AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA

Lettera aperta – 25 febbraio 2026

Oggetto: accesso del medico di fiducia della persona provata della libertà; alcune

proposte ragionevoli per contribuire a garantire a tutte le persone la stessa speranza

di salute e di vita, secondo i princìpi della Costituzione repubblicana

Spettabile Direttore,

mi corre l’obbligo di proporre alla sua attenzione alcuni problemi che riguardano l’accesso nei penitenziari del medico di fiducia della persona privata della libertà; attualmente si riscontrano difficoltà a mio avviso superabili anche con la definizione di un protocollo da redigere consensualmente tra amministrazione e

associazioni di volontariato con la partecipazione e il contributo anche di altri soggetti che si riterrà opportuno invitare a partecipare alla discussione;

I “problemi” emersi ci paiono questi:

1) Spesso la persona privata della libertà non è consapevole di avere il diritto di nominare un medico di fiducia; negli ultimi decenni i “garanti”, le stesse amministrazioni, i volontari ed altri hanno dedicato impegno e sforzi per divulgare le informazioni sui diritti (anche con la redazione e distribuzione di opuscoli e vademecum); tuttavia attualmente risulta generalizzata la misconoscenza del diritto e soprattutto pare nebulosa la procedura; pur trattandosi di un diritto della persona quindi agibile direttamente dall’interessato, spesso il soggetto avente diritto riceve

informazioni errate che obbligano ad intervenire garanti o avvocati; sarebbe congruo informare la persona avente diritto della sua facoltà di nominare un medico di fiducia senza bisogno di “assistenza” facendo istanza direttamente, appunto senza necessità di intermediari o di raccomandazioni; in definitiva: la persona privata della libertà, informata circa il suo diritto, deve avere facoltà di agirlo direttamente con la famosa “domandina” , termine che pare sopravvissuto nonostante la meritoria proposta di cambiamento del “vocabolario penitenziario” avanzata dal già direttore del DAP, Santi Consolo;

2) I tempi necessari per la autorizzazione del direttore dovrebbero essere non oltre le ventiquattro-quarantotto ore salvo situazioni eccezionali di sovraccarico lavorativo; in alcuni casi invece i tempi di attesa si sono rivelati inspiegabilmente lunghi; ovviamente quando si tratta di salute e di prevenzione il fattore tempo è strategico; frequentemente noi medici di fiducia abbiamo percepito di essere vissuti dal “sistema penitenziario” come una sorta di «corpo estraneo» …

3) L’avvenuta autorizzazione dovrebbe essere comunicata al medico incaricato con altrettanta tempestività; oggi accade che il medico consapevole di essere stato nominato chieda al “carcere” se c’è il nulla osta e gli si risponde che egli può comunicare solo con la persona privata della libertà!

4) Abbiamo constatato che per l’accesso al penitenziari di Parma la Ausl chieda al medico: a) di firmare un contratto di comodato (marca da bollo da 16 euro, spedire il contratto firmato per posta, pagare 35 euro per ogni ora o frazione di ora di uso dell’ ambulatorio); questa fantasiosa richiesta viene fatta anche al medico che entra in carcere in attività di volontariato; una “tassa sul buon samaritano” ? certo la iniziativa pare essere della Ausl non della amministrazione penitenziaria e peraltro ci risulta (al momento) una iniziativa in Italia della sola Ausl di Parma; tuttavia essendo DAP e Ausl “coabitanti” nella stessa struttura, qualora il DAP ritenesse la procedura incongrua sarebbe utile “farlo presente” alla Ausl di Parma anche perché, viceversa, la Regione E-R pare consenziente (nel senso che pur a conoscenza della prassi non la ha contestata)

5) Garantita la celerità della procedura vediamo ulteriori possibili “semplificazioni” ispirate a princìpi di ergonomia e persino di tutela dell’ambiente; in pratica le ipotesi che avanziamo sono queste: A) il medico incaricato ha facoltà di ricevere copia della cartella clinica per via informatica prima della visita/colloquio; l’invio della documentazione è utile a rendere più proficuo il successivo contatto tra medico ed assistito B) sia data facoltà ad attivare contatti da remoto e con gli strumenti di telemedicina; per quel che riguarda i contatti da remoto soprattutto nei casi in cui il colloquio/visita dovesse vertere su problematiche psichiatriche e psicologiche, il mezzo risulta particolarmente utile e proficuo ; per i casi in cui invece si debba indagare problematiche di medicina somatica occorrerà, appunto, verificare la fattibilità di mezzi particolari ma ci risulta che le tecnologie della telemedicina siano già utilizzate in alcuni istituti (esempio Civitavecchia, a quanto abbiamo appreso in un recente seminario ECM dell’Ordine del medici di Bologna)

6) Nel caso della visita/colloquio focalizzato soprattutto su contenuti psicologico-psichiatrici, il “vantaggio” per tutti è notevole: si riduce la impronta carbonica evitando un viaggio in auto, si risparmia tempo (il che puo’ consentire di fare un numero di colloqui maggiore piuttosto che trascorrere tempo in autostrada), il medico volontario risparmia risorse economiche ma risparmia risorse economiche anche la persona privata della libertà in quanto, evidentemente, le spese della eventuale prestazione libero-professionale sono a suo carico;

7) In questo quadro articolato occorrono una riflessione e una proposta ad ampio raggio sulla gestione dei contatti medico/paziente; per noi che assistiamo anche persone non sottoposte a privazione della libertà (esempio lavoratori per patologie professionali) il contatto col paziente è facile (reciprocamente) : dubbi o necessità di approfondimenti possono essere gestiti con una semplice telefonata o con un contatto via mail ; non possiamo pensare che la relazione medico paziente possa essere agita in maniera altrettanto agevole nel caso di cui discutiamo: tuttavia occorrerebbe fare proposte “ragionevoli “ sostenibili circa la facilitazione dei contatti (un certo numero di telefonate al mese, extra ovviamente rispetto a quella previste per i familiari ? la possibilità di contatto, agevole, via mail ?)

8) Infine occorre considerare una ultima opportunità suggerita dalla storia e dalla deontologia medica; già oggi cerchiamo di conoscere e di documentarci sulle condizioni ambientali di vita attraverso la acquisizione dei rapporti semestrali delle Ausl nelle carceri; TUTTAVIA SPESSO LE AUSL NON RISPONDONO ALLA RISCHIESTA DI ACQUISIRE I SUDDETTI RAPPORTI (esempi gravi: Cagliari, Bari, Turi, le carceri romagnole di Ravenna, Rimini e Forlì); anche nei casi in cui la Ausl risponde la possibilità per il medico di fiducia di visitare gli spazi frequentati ed abitati dal paziente non solo è una istanza ragionevole ma, come si diceva, suggerita dalla esperienza storica in particolare per chi di noi si considera medico “ramazziniano” ; ciononostante negli ultimi due istituti a cui abbiamo avuto accesso il personale di custodia non ha consentito questa visita, evidentemente non per decisione arbitraria su base soggettiva ma per questioni “regolamentari” sulle quali il DAP potrebbe sciogliere il nodo; non rivendichiamo, almeno al momento, di assumere un ruolo “ispettivo” ma prendere visione delle condizioni ambientali fa parte integrante della raccolta della anamnesi medica per evidenziare meglio i fattori di rischio (da quello biologico al fumo passivo, alle condizioni igieniche generali). Non abbiamo ovviamente la presunzione di ritenere che il contributo dei medici di fiducia “risolverà” i problemi e le difficoltà della tutela della salute delle persone private della libertà, tuttavia l’intento è quello di contribuire a migliorare la speranza di vita e di salute delle persone recluse; realizzare tutte le sinergie possibili potrebbe portare alla riduzione di quegli eventi traumatici e luttuosi ai quali abbiamo assistito, con inquietante frequenza, negli ultimi decenni e che il DAP conosce così bene da rendere superfluo richiamarli analiticamente in questa sede.

Certo della attenzione attiva da parte di tutti gli interlocutori.

Distinti saluti e buon lavoro.

Vito Totire, medico del lavoro/psichiatra, presidente Centro “Francesco Lorusso”

Bologna, 25.2.202

 

Le immagini sono scelte dalla “bottega”

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