Carlo Giovanardi: spinellare in libertà

Non credevo che a 60 anni avrei iniziato a fumare spinelli, con un altro vecchietto (Daniele ha 61 anni) e soprattutto a cambiare idea sulle cosiddette droghe leggere. Tutto avrei potuto supporre tranne che mi sarei impegnato per la liberalizzazione delle canne, proprio il contrario di quello che sinora avevo fatto. D’altro canto non immaginavo che un tipo mezzo comunista si sarebbe buttato in un fiume per salvarmi.

Forse è meglio che parta da quel maledetto (o benedetto) Santerno e mi raccomando leggete sino in fondo. Qualche sera fa, colto da un momento di malinconia, stavo girando da solo in auto. Mi sono ritrovato non so come a Imola, accanto all’autodromo. Sono sceso per dare un’occhiata al fiume Santerno: c’era una luce strana sulla riva e mi sono fermato anzi incantato a guardare. A un certo punto ho sentito urlare. Alzando lo sguardo ho visto un tizio sull’altra riva ma le parole erano incomprensibili per colpa di uno strano rumore di fondo. Quel brusio indistinto però era il fiume che cresceva: fango, tronchi e acqua che si dirigevano verso di me. Mi sono girato verso il tipo che urlava: sparito. Ho provato a correre via ma in pochi attimi il fango mi è arrivato al polpaccio. Sono inciampato su qualcosa di viscido, ho battuto la testa e in pochi attimi ho sentito l’acqua arrivarmi al petto… Mi sono sentito perduto e in un modo stranamente dolce ho deciso di avere sonno. Mentre chiudevo gli occhi, un tipo scamiciato (strano no? con quel freddo) mi ha tirato un braccio, poi mi ha preso per il collo, tentando in tutti i modi di farmi alzare. Io lo guardavo: mi sembrava quello che prima urlava. Ma ero scioccato. Lui mi tirava, poi ha iniziato a dire cose strane: «Mannaggia a te, ti salvo anche se sei Giovanardi ma tu collabora». A questo punto mi sono scosso e aiutandoci a vicenda siamo usciti da lì prima che una nuova ondata di fango ci travolgesse.

Ricordo poi lo strano tipo che tremava dal freddo e insieme ghignava: «A Giovanà… mannaggia a te bis» ha detto con accento romano: «sei proibizionista pure con l’alcool o c’andiamo a fare un cognac e latte?». Si è messo a tossire, quasi a vomitare.

A questo punto gli ho detto: «Mi conosci?» e lui ha fatto cenno di sì, tossendo. «Ma io conosco te?» ho insistito. Lui ha scosso la testa, poi si è presentato in un modo insolito: «Daniele, un tuo nemico giurato. Giuro che tutto avrei pensato tranne di pigliarmi la polmonite per salvare la vita a Giovanardi».

Quando ci siamo bevuti un po’ di cognac a casa sua gli ho chiesto perché era un mio nemico. Lui ci ha pensato su, poi ha detto: «Sì ma tu prima mi fornisci la tua biografia non ufficiale». «Cioè?» ho fatto io.  «Sei stato un carabiniere giusto?  Poi avvocato, nella Dc, hai un fratello, forse gemello, ti batti contro gli spinelli in Parlamento…. Una legge infame, fattelo dire. Questo lo so. Ma io voglio sapere perché. Ci credi che gli spinelli fanno male?».

Non la faccio lunga. Sono stato a chiacchierare con Daniele un giorno e mezzo: a parte qualche telefonata e una dormitona ci siamo raccontati un mondo e quell’altro. Una vita opposta alla mia e su molte cose non mi ha proprio convinto. Ma sugli spinelli sì: lo dico in modo ufficiale. Mi batterò contro l’eroina e le droghe pesanti certo (ma su questo Daniele è d’accordo) però la smetterò di dire sciocchezze sugli spinelli e di chiedere leggi che rovinano la vita a tanta gente. Un po’ di “fumo” non porta danni, anzi.  Lo dico in modo ufficiale: su questa faccenda proporrò leggi all’olandese, libertarie al massimo. E chiedo scusa per le tante sciocchezze. Un saluto dal vostro “nuovo” Carlo Giovanardi.

Questa lettera aperta di Carlo Giovanardi appartiene – e subito lo dichiara per evitare equivoci – a un genere molto particolare: le lettere MAI scritte, apparentate ai discorsi che persone “in vista” NON faranno, alle cronache di avvenimenti GIAMMAI accaduti, alle confessioni taciute. La totale inattendibilità dei fatti è ammessa in partenza. Io per esempio non ho mai fumato uno spinello con Giovanardi e viceversa (non ho mai fumato un Giovanardo con Spinelli). Siamo nel “cuscino della notte” (dove si aggirano desideri e incubi), nella terra degli Elfi o – se vi piace la fantascienza – in un mondo parallelo. Che peccato però. (db)

Redazione
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