La geografia, la mordacchia, la speranza…

Notizie sparite, notizie sparate. Certezze, mezze verità, bufale, voci. Questa rubrica prova a recuperare e/o commentare (a ritmo mensile sulla rivista «Come solidarietà») quel che i media sedicenti grandi tacciono e/o pompano (oppure rendono incomprensibile, con il semplice quanto antico trucco di de-contestualizzarlo) su migranti, razzismi e dintorni..

I – Fuori gli extra-numeri

Visto che bisogna difendere «le italiche tradizioni» (ah beh, sì beh), anche le più idiote, e lottare con ogni invasione (fosse pura quella del buon senso) extra-comunitaria, questa rubrica sa tempo rifiuta i numeri detti arabi ma recupera quelli romani; restando in attesa che qualche verace celtico ci proponga un’alternativa più padana.

II – C’è speranza

Ci eravamo lasciati con questa rubrica con le notizie di metà gennaio sperando che il primo marzo sparigliasse un po’ le carte. Fra tante brutte notizie, una buona c’è: le manifestazioni del 1 (in questo caso sì, numero arabo) marzo sono andate bene in Francia ma anche in Italia hanno pesato. Certo siamo in ritardo; certo si poteva-doveva fare di più; certo c’erano limiti e ambiguità; certo è solo l’inizio… ma comunque quando migliaia di persone si prendono le piazze per chiedere «diritti uguali per tutte e tutti» è sempre un buon giorno. Se poi queste persone sono cosiddette native e sedicenti straniere – in realtà tutte di razza umana, l’unica che abbiamo – è un ottimo giorno. «Il fatto» riprende un disegno di Dario Fo dove il famoso «Quarto Stato» (di Pellizza Da Volpedo) si aggiorna a immigrate e immigrati. Comunque chiuse 40 aziende in Lombardia, così tanto per ricordare cosa potrebbe significare «un giorno senza di noi» se (l’anno prossimo?) si dovesse far sul serio. Mica male questo 1 marzo, quasi quasi chiedo un bis…

III – Urge studiare geografia

La ministra «terminator» Gelmini ha spazzato via anche la geografia. E invece le mappe cambiano continuamente. A esempio Empoli è in Alabama? Sembra di sì se, verso il XX gennaio, compare in un negozio il cartello «vietato l’’ingresso ai cinesi che non parlano l’italiano». Scarso lo sdegno. Spiritoso il negozio accanto che invece ha scritto: «Vietato l’ingresso agli svedesi che non parlano arabo». Ma una domanda mi turba: se i cinesi non parlano italiano come possono leggere quel cartello? Sono stranezze da profondo sud, Alabama appunto. Assai incerta anche la collocazione geo-politica di Padova: stando a «La repubblica» del XIX gennaio c’è un controllore che chiede i biglietti solo a immigrati però sul bus la gente si rivolta e lo accusa di essere razzista… azzardo un’ipotesi: Padova è in Arkansas ma i passeggeri non lo sanno.

IV – La rosea

Si legge a pag XI su «La gazzetta dello sport» del XXI gennaio, in una lunga intervista a Lilian Thuram (è un calciatore francese, lo preciso per chi non fosse appassionato di palle da prendere a calci): «La verità è che è la stessa società italiana a essere malata di razzismo.[…] A Balotelli dicono che un nero non può essere italiano. Perché? Chi l’ha deciso?».

V – La Corte

Su qualche giornale del XXI gennaio si dà notizia che la Cassazione (non è una pallavolista francese, lo dico per i monomaniaci di sport) è contraria all’espulsione di clandestini con figli piccoli.

VI- Bossi (non Umberto)

Nel dicembre 2007 un docente viene licenziato da una scuola media (di Cornigliano) solo perché nato in Marocco. Ricorre al tribunale del lavoro con l’avvocata Alessandra Ballerini. Dopo due anni, cioè il XXIII gennaio, Margherita Bossi del tribunale di Genova dichiara illegittimo il licenziamento. Non tanti i giornalisti che credono utile informare sulla vicenda.

VII – Fatima

Molto distratti (o reticenti?) i giornalisti – tranne «il manifesto» che ci apre la prima pagina – anche su un piccolo (o grande?) episodio accaduto il XXI gennaio a Reggio Calabria nella «giornata della legalità»: dal palco doveva parlare Fatima, 12 anni, fazzoletto in testa come tradizione nel suo Paese (il Libano). Ma c’è il presidente Giorgio Napolitano e l’insensata Fatima non vuol togliere il fazzoletto. Così parla una bimba polacca: comunitaria e soprattutto cattolica. Giornata della «legalità» si diceva, ora vado a vedere sul vocabolario cosa significa.

VIII – Geografia, un altro ripasso

Si temeva che Azzano Decimo, piccolo paese finora in provincia di Pordenone, fosse trasmigrato nell’orrenda Arabia Saudita visto che a settembre un padre-padrone aveva ucciso Sanaa, la figlia “colpevole” di amare un italiano. Invece no: Azzano Decimo è nel rozzo Texas come mostra l’ordinanza “anti sbandati” del sindaco leghista che esclude dalle prestazioni dei servizi sociali chi «non in grado di sostenersi» (ma chi è in grado di sostenersi perché dovrebbero averne bisogno? dunque anche la madre di Sanaa con le altre due figlie (IV e IX anni). Se ne parla un po’ in gennaio, poi cala il silenzio. Geografia e solidarietà, roba d’altri tempi: ora ci sono il navigatore e l’egoismo, roba forte.

IX – La mordacchia

Circa sessant’anni fa in un Paese del Mediterraneo, l’Italia… se la memoria non mi tradisce, nelle campagne del Sud vi fu un grande, vincente sciopero contro «la mordacchia». Cos’è? Una specie di museruola che veniva applicata dai padroni per impedire che i braccianti mangiassero la “loro” frutta durante la raccolta. A guidare quello sciopero c’era tal Giuseppe Di Vittorio, nato a Cerignola. Mi è tornato in mente questo episodio leggendo – su «il manifesto» del XXVII gennaio –  che in un convegno a Foggia vi è stato questo scambio di battute fra due relatori: «Può nascere oggi a Cerignola un nuovo Di Vittorio?» la domanda; «Sì ma quasi certamente sarebbe nero e verrebbe subito espulso grazie alla legislazione italiana ed europea» la risposta; «Anch’io penso che sarebbe nero ma ho fiducia che possa resistere e sviluppare la sua azione» l’auspicio finale.

X – Geografia, altri pasticci

E’ ben noto che Reggio Emilia si trovava in Siberia ma dopo le note vicende sta trasmigrando… o forse no. Lo si intuisce da un articolo su «La repubblica» del XXVII gennaio (siamo dalle parti del «giorno della memoria» o è una impressione?) che fra l’altro cita i cittadini di Scandiano per la loro protesta contro la barzelletta riportata su una bustina di zucchero. Eccola: Chi vince in una gara di corsa fra un ebreo e un tedesco? IL TEDESCO, perché lo brucia in partenza». La ditta che produce questa velenosa bustina – la System Pack di Turate (Como) – raggiunta al telefono risponde: «Polemica sproporzionata. Spiegheremo tutto con un comunicato nei prossimi giorni». Verso dove sta trasmigrando Como?

XI – Chi sbaglia paga?

In una intervista all’agenzia Ansa (ripresa da «City» del XXVIII gennaio) parla il padre di Emmanuel Bonsu, il ragazzo ghanese pestato “per errore” dai vigili a Parma: «mio figlio non esce più di casa» racconta. La famiglia Bonsu aspetta giustizia ricordando quanto dissero il sindaco di Parma e il ministro Maroni: «chi sbaglia deve pagare».

XII – Due notizie in pagina

Racconta «La repubblica» del XXVIII gennaio di una legge all’esame del Senato che darebbe il permesso di soggiorno ai “clandestini” che denunciano “i caporali”. Poco sotto si parla di una tredicenne che ha tentato il suicidio perché a scuola (nel padovano) le dicevano «sei una sporca romena, vattene». Quella pagina ha l’occhiello «cronaca» ad accomunare le notizie ma è un errore: il titolo preciso era «L’Italia dei desideri e quella delle carogne».

XIII – Criminali

Gennaio finisce con Silvio Berlusconi (lo conoscete? È il tipo che di secondo mestiere fa il presidente del Consiglio) a rilanciare l’equazione fra immigrati e criminalità. Lo fa a Reggio Calabria, non lontano da Rosarno. Qualcuno si indigna, per esempio Furio Colombo (su «Il fatto»): «è il primo capo di governo, dopo le guerre nella ex Jugoslavia, a incitare all’odio razziale » altri (inclusa la Cei, cioè i vescovi) smentiscono i dati su una criminalità dei migranti maggiore di quella degli indigeni. Si dibatte un po’ ma senza stancarsi troppo. Poi arriva Giovanni Belardelli sul «Corriere della sera» che rimprovera la Cei e cita Marzio Barbagli: un mese fa mi ero dispiaciuto perché nessuno aveva regalato a Berlardelli l’ultimo libro del suo collega Gianantonio Stella, adesso mi dolgo che non abbia letto «Lessico del razzismo democratico» di Giuseppe Faso. Però, come diceva quella trasmissione, «non è mai troppo tardi».

XIV – Welcome

Rispondendo a un lettore, Luigi Cancrini (il XXXI gennaio su «L’unità») racconta un suo sogno: che Sarkozy, Maroni, Bossi e Berlusconi assistano, in prima fila, «alla proiezione del film Welcome di Philippe Lioret».

XV – Persecuzioni locali

Continua in Lombardia la politica ostile verso migranti e rom. Però a inizio febbraio il tribunale di Brescia accoglie un ricorso contro l’ordinanza del sindaco di Trezzano che voleva imporre l’uso dell’italiano in pubblico, pena una multa di 500 euri.

XVI – Persecuzioni nazionali

A febbraio Maroni (scusate, si chiama così) annuncia il «permesso di soggiorno a punti».

XVII – Rifiuti

Di fronte a XV arrestati e LXI indagati, il X febbraio i giornalisti iniziano a parlare di un traffico di rifiuti pericolosi. Qualcuno nota che l’inchiesta nasce dalla morte di Martin Decu, operaio romeno, nel grossetano. Lavorava allo smaltimento illegale di rifiuti in una logica dove anche gli esseri umani sono da gettare; o da far morire.

XVIII – Abdel

Un ragazzo muore a Milano in via Padova e tutti a s/parlare di gang, immigrati e sicurezza; la Lega prima invita ai «rastrellamenti» poi si accorge del lapsus nazista e si corregge.. A qualcuno interessano i sogni di Abdel Aziz El Sayed? No è solo un numero come tutti gli altri, italiani e non, colpevoli di essere giovani in un mondo che ha perso l’idea di progredire.

XIX – Piagnoni

Sempre a «far le vittime» gli immigrati, come i terroni, no? Infatti arriva – il XXIV febbraio – la notizia da Ravenna di una bimba morta; ai genitori qualcuno col camice bianco aveva detto «i soliti piagnoni napoletani».

XX– Non cristiani

Grazie a un sindaco dell’Udc la trascurata Goito balza alle cronache: l’asilo sarà vietato ai bimbi non cristiani.

XXI – Non europei

Non lontano da Goito c’è Viadana: lì gli extracomunitari (pur se «infedeli») vanno a scuola ma dopo; si intende che se rimangono posti dopo gli italiani vanno gli europei poi in caso quelli che “avanzano”.

XXII – Discorsi seri: noia e orrore

Qui nella cagnara permanente chiamata Italia dove ci si gloria di essere ignoranti e in molti dicono di non essere razzisti subito precisando che «però Hitler non aveva del tutto torto»… la maggior parte dei massmedia presunti “grandi” (in realtà piccini come i meschini e i vili) detestano dar conto di analisi serie o magari tradurle da qualche lingua ostrogota (che so l’inglese o il francese). A esempio quello che a metà gennaio scrive Stéphane Ramael su «The Economist»: «Per la prima volta nella storia essere stranieri è diventata una condizione del tutto normale in ogni parte del mondo». Oppure le inchieste su Rosarno del «New York Times», di Philipèpe Ridfet su «Le monde», di «El Pais» ma anche di «Le Pays» (del Burkina Faso) che la rivista «Internazionale» traduce e ci mette davanti agli occhi, come uno specchio… per vergognarsi almeno un pochino. Su «El Pais» (tradotto anche da «Il fatto» del XIX gennaio) Lluis Bassets parlando delle periferie francesi e dei disoccupati calabresi «manipolati dalla ‘ndrangheta» scrive: «la vera base sociale del populismo e delle pestilenze nere è costituita sempre dai meno favoriti. E’ qui il terreno di coltura che fa crescere l’intolleranza: uno Stato assente, corrotto e privatizzato. E una incessante pioggia mediatica fatta di anti-progressismo, scorrettezza politica e occidentalismo mascherato da universalismo». Anche in Italia si fanno analisi serie. Una di Tito Boeri, per la fondazione Rodolfo Debenedetti, la cita (in quasi solitudine) «La repubblica» del 1 febbraio: dati alla mano gli immigrati lavorano do più e sono pagati di meno. Interessante vero? Ma è anche degna di nota una ricerca della Fondazione Migrantes sugli italiani «che scelgono un futuro all’estero», il VI,VI per cento cioè IV milioni come gli immigrati: ne dà notizia il «Corriere della sera» il III febbraio. Il giorno dopo «il manifesto» fa sapere che il Consiglio d’Europa non vuole che si usi il termine «illegali» per i migranti. Noiosissime anche le Nazioni Unite che (sarà la centesima volta?) il IX febbraio richiamano di nuovo l’Italia sul razzismo.

XXIII– Auguri (ma senza esagerare?)

Dicono che il XXI marzo (se non ci sarà un decreto «interpretativo» del governo) inizi primavera. Un dirigente della Cgil, Pietro Soldini, parla di «un soggetto nuovo, anche sindacale» nato questo primo marzo ribelle, la Cgil lancia la «primavera antirazzista». Molti firmano gli appelli contro i razzisti istituzionali e non (info@italiarazzismo.it per aderire o per saperne di più). E sul sito www.emavinci.it c’è una canzone di Letizia Fuochi contro le mutilazioni genitali. Troppe notizie positive: non facciamoci prendere dagli estremismi giovanili. Date retta ai vecchi: si comincia così e si finisce per credere nella Costituzione…

10 e 1 – Numeri arabi

Sì crediamoci alla Costituzione: rileggiamo l’articolo 10 (lo scrivo in numeri arabi) perché sempre da lì si riparte. Per gli immigrati e per noi stessi. Magari un prossimo 1 (numeri arabi anche qui) marzo o un 32. Dite che non esiste il 32 del mese? Ma se serve… inventiamolo.

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