Castello d’Argile: disagi o anche amianto?

di Vito Totire (*)

Nonostante l’impegno mediatico autoincensatorio ed ecologista a parole, gruvi-Hera ha colpito ancora!

Quando la rete acquedottistica si rompe i cittadini subiscono subito i disagi connessi alla mancata fornitura d’acqua.

Ma ogni volta occorre chiedersi se la rottura si sia verificata su materiali amiantiferi: questo comporterebbe il rischio di una dispersione di fibre di amianto superiore a quella “ordinaria”.

A ogni rottura cerchiamo di monitorare il fenomeno ma l’accoppiata Hera-Ausl non è molto sensibile.

All’ultimo evento (san Lazzaro di Savena, via Jussi e circondario) il servizio di medicina del lavoro ha risposto immediatamente: la rottura era su cemento-amianto.

Da tempo chiediamo che la informazione venga data spontaneamente e non solo su domanda. D’altra parte se la medicina del lavoro di San Lazzaro ha risposto, e anche con grande solerzia, significa che il dato è in possesso della Ausl.

Ma su questo torneremo.

Restando invece a Castello d’Argile: un vecchio dato , addirittura del 1998 dice che lì si è bevuto amianto (3870 ff/litro, via Primaria 36, Mascarino). Nel nostro archivio c’è anche un dato relativo a Pieve di Cento (piazza Andrea Costa n.17, 430 fibre/litro, sempre 1998).

D’altra parte la qualità dell’acqua “potabile” ci sta a cuore da sempre, anche da prima del 1988 che rappresenta l’inizio dell’interesse sul tema amianto nell’acqua; di questa attenzione – ne siamo orgogliosi – ci ha dato atto la giornalista Magda Barbieri il cui osservatorio era ed è proprio a Castello d’Argile.

La situazione sarà migliorata da allora? Impossibile; ulteriori dati parlano di 12 rotture su cemento amianto nel 2017 a Castello d’Argile. Una di queste per esempio in via Primaria prima al 61/2 poi alla stessa via a numero 9 e via andare (i dati del nostro archivio sono disponibili per i cittadini e per il signor sindaco). Di campionamenti ulteriori sull’acqua dopo quello del 1998 (che non fu fatto dalla Ausl) non ce ne risultano.

Occorre fare un piano prima di caratterizzazione e, in rapida successione, di bonifica.

Il monitoraggio in provincia di Bologna è troppo scarso in relazione a un rischio che è superiore a quello di altri territori più vicini alla fonte di approvvigionamento. Nel 1998 – con primi dati nella storia di Bologna – il dato peggiore fu Budrio dove la “positività” si è ripresentata nel 2017.

Ma i dati oggi disponibili sono relativi, come abbiamo sottolineato in tutte le circostanze, alle condizioni ordinarie di esercizio.

Tuttavia:

cosa bevono i cittadini nella fase che intercorre fra quando la tubazione comincia a lesionarsi a quando la rottura più significativa arriva a fare il “fontanazzo” in strada?

Siamo disponibili per i cittadini e per il sindaco di Castello d’Argile a fornire supporto e consulenza gratuita finalizzata all’imporre a Hera il necessario piano di bonifica.

Bonifica immediata!

Perché l’acqua sia davvero potabile l’amianto contenuto deve essere zero!

Ovviamente senza tacere degli altri possibili inquinati…

(*) Vito Totire è presidente del coordinamento AEA, Associazione Esposti Amianto, e circolo “Chico” Mendes

 

Redazione
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