C’è un giudice a Berlino… al quale vogliono chiudere la bocca

di Enrico Fletzer

Secondo il movimento antiproibizionista europeo il procedimento per parzialità contro il giudice tedesco Andreas Müller è dovuto al suo impegno antiproibizionista (*): dunque costituisce un attacco all’indipendenza della magistratura e alla libertà di espressione oltrechè l’ennesimo tentativo di bloccare la normalizzazione della cannabis in Germania.

Il «Deutscher Hanf Verband» (La lega tedesca per la canapa) cioè il più importante organismo antiproibizionista della Repubblica Federale ha denunciato la decisione della Procura di Stato di Francoforte sull’Oder – cittadina ai confini con la Polonia – di eseguire “una richiesta di messa a prova per parzialità” del giudice del Tribunale dei Minori di Bernau, nel Brandeburgo. Si tratta di Andreas Müller, noto per essere molto attivo anche contro la violenza domestica e contro i movimenti neonazisti ma che finisce nel mirino dei “benpensanti” perché si esprime pubblicamente e regolarmente a favore della legalizzazione della cannabis. Secondo «Deutscher Hanf Verband» il tentativo della Procura costituisce un attacco all’indipendenza della magistratura ed è collegata alla richiesta di Müller al Tribunale Federale Costituzionale sull’anticostituzionalità della proibizione per la cannabis.

La Procura dubita della neutralità di Andreas Müller nel caso di procedimenti in cui si tratta di cannabis, basandosi apparentemente sulle sue dichiarazioni molto note al pubblico di quel Paese. La faccenda è curiosa perché mentre l’impegno del giudice Andreas Müller è noto da anni, la procura reagisce in contemporanea con il grande risalto mediatico rispetto alla sua richiesta dell’aprile 2020 di riesaminare la normativa anticannabis. Una facoltà ma anche un dovere di ogni singolo giudice tedesco quando sospetti l’illegittimità di una norma. Un principio per cui la Corte Costituzionale del Sudafrica ha abolito dal codice penale l’uso e la coltivazione della “dagga” all’interno delle abitazioni private. (**)

Il fatto più strano – fanno notare i compagni tedeschi – è che solitamente sono gli avvocati a istituire procedimenti per incompatibilità contro i giudici mentre qui è una procura a mettere in dubbio la neutralità di un giudice che fa il suo dovere anzichè punire ciecamente le persone. Anche perché il giudice ha sospeso i suoi procedimenti per cannabis in attesa della decisione della Corte Federale Costituzionale di Karlsruhe.

Se si dovesse scoprire che la decisione della procura è coperta o addirittura promossa dal ministro (democristiano) della Giustizia del Brandeburgo sarebbe uno dei più grandi scandali giudiziari del piccolo Land. Niente di più probabile anche considerando come in Germania anche la battaglia sulla canapa non psicoattiva sia in questo momento particolarmente virulenta.

(*) Cannabis: c’é un giudice a Berlino

(**) «Campi verdi per tutti»: grazie Julian per…

L’immagine qui sopra è del Deutscher Hanf Verband

NOTA DELLA BOTTEGA

Qualche pignolissimo potrebbe obiettare che il giudice… non è proprio a Berlino. In effetti è così: ma il titolo di Enrico Fletzer rimanda alla frase «Ci sarà un giudice a Berlino» (o la variante «esiste dunque un giudice a Berlino») che è entrata ormai nel linguaggio giornalistico anche se molte persone ne ignorano il significato. All’origine c’è la vecchia storia (variamente tramandata) di un mugnaio. A Potsdam, vicino Berlino, l’imperatore Federico II di Prussia vuole espropriare il mulino del mugnaio perchè “danneggia la visuale” del suo nuovo castello. Il mugnaio si oppone ma l’imperatore (o chi per lui) corrompe i giudici e gli avvocati della zona. Il mugnaio irriducibile si rivolge ad altri giudici finchè ne trova uno onesto a Berlino e vince.

La Bottega del Barbieri

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