Chiamate fuori dall’utero

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di Daniela Pia

Ricordo con amarezza che qualche anno fa una mia ex studentessa mi  raccontò di aver perso il lavoro perché incinta, dicendo che il suo datore di lavoro, per inciso una donna, le aveva comunicato di non  poterla più tenere. La signora pare avesse chiosato  con una bestialità che  diceva: ” per fortuna la tua collega non può avere figli”. A sentire il suo racconto avevo sentito montare dentro un’indignazione che mi fece davvero “tremare le vene e i polsi”, oltre ad avermi fatto scaturire dalle labbra parole poco poetiche. Parole come martelli incazzosi parole che avrebbero ucciso. Pensavo che le cose si stessero mettendo davvero male se simili comportamenti fossero rimasti impuniti. Mai avrei creduto che li avrei visti proliferare tutto intorno come tanti  “boletus satanas”. Una coltivazione sponsorizzata persino dalla Buona Scuola, quella che si è pregiata di partorire la” Chiamata diretta” . Quella che ha consentito ad alcuni dirigenti di chiedere video a figura intera, per valutare  ” le competenze” anche fisiche che della Fisica si sarebbero occupati poi.

Sono sicura che a questo punto qualcuno sarebbe tentato di dire che queste sono maldicenze messe in giro da  estremisti, tipo affiliati Cobas. Invece, giurin giuretto, a denunciare la “particolare” attenzione verso le donne che intendono mettere al mondo dei figli è stata una lettera aperta delle segreterie di Cisl/Uil Scuola delle Marche nella quale si  riferiscono le testimonianze di giovani insegnanti, convocate dai dirigenti scolastici per la procedura di chiamata diretta.

Colloqui che pare abbiano previsto diverse  domande sui figli piccoli o sulla volontà di prendere un’aspettativa in caso di gravidanza o sulla richiesta di assegnazione per avvicinarsi a casa. Domande, quesiti, che sanno di abuso per tutte le donne che sognano il lusso di una gravidanze o che hanno figli piccoli;  quelle più esposte a ingiustizie e soprusi nel nome del bene supremo della scuola e del bravo dirigente.

Allo stesso modo, posso immaginare,  si sentirà la moltitudine di donne di mezza età che accudiscono genitori anziani, quelle che si arrabattano fra famiglia lavoro e ospedali. Quelle che a detta di alcuni GODONO dei PRIVILEGI della legge 104. Quelle, per intenderci, che a figura intera non sono certo delle modelle. Anche queste donne, sulle quali ricade una grandissima fetta del sostegno sociale, potrebbero essere inserite in alcune liste di proscrizione. Ad esse si aggiungono le donne che hanno figli gravemente disabili,  che lavorano e si occupano di un ménage difficile da gestire. Anche loro privilegiate. Ecco, chiediamoci, queste donne quante possibilità hanno, attraverso la chiamata diretta che si sta palesando, di essere selezionate, senza che sulla bilancia del feudatario di turno pesino i loro ” privilegi”. Chiederselo è doveroso. Essere consapevoli che è una deriva pericolosa e quasi inarrestabile è parte di quel senso civico ineludibile che ci fa cittadini/e responsabili e attenti a promuovere -l’educazione civica- assieme alle competenze critiche di cui in tanti, compresi i nostri legislatori stanno perdendo le tracce.

 

Daniela Pia
Sarda sono, fatta di pagine e di penna. Insegno e imparo. Cammino all' alba, in campagna, in compagnia di cani randagi. Ho superato le cinquanta primavere. Veglio e ora, come diceva Pavese :"In sostanza chiedo un letargo, un anestetico, la certezza di essere ben nascosto. Non chiedo la pace nel mondo, chiedo la mia".

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