Chiara, Child, Jahn, Sjowall e Wahloo (doppio)

6 recensioni giallo-noir di VALERIO CALZOLAIO

Folà Scrivia. Aprile 1975. Il 20enne aspirante pittore Silvestro Cacciabue, rimasto orfano, da 16 anni vive con nonna Ines e da 3 amoreggia con Norma, la figlia del sindaco Annibale Scannalupi (Pci, partigiano). L’omone non lo apprezza ma gli trova il precario lavoro di aiuto operatore cimiteriale nel piccolo paesino dell’omonima valle. Sono in due, il titolare e capo è l’istruito spretato puzzolente Anselmo, ubriacone bestemmiatore omosessuale, anche lui partigiano. Nella cassa del mitico Saetta per caso trovano 12 lingotti d’oro; Anselmo vuole tenerseli e cerca un ricettatore, invece quella stessa sera viene ucciso e, prima di morire, scrive col sangue “Silvestro”; il ragazzo scappa al sardo maresciallo muso di lepre e, con l’aiuto del bell’amico macellaio Riccardo (Ricky Elvis), si rifugia alle Case del Salto. Tutto fa ritornare a quanto avvenne sull’Appennino Ligure 30 anni prima. Qualche descrizione minore di troppo, leggibile esordio letterario del progettista spiazzato 59enne Giuseppe Chiara (“L’apprendista becchino”, Todaro 2012, pag. 232 euro 15,50), in prima sul neofita. Menu della vegliarda, successi d’epoca e lirici.

Maj Sjowall e Per Wahloo

Terroristi

Sellerio 2011

pagg. 564 euro 15

(originale 1975, traduzione di Renato Zatti)

Stoccolma. Inizio 1975. Il mitico Per Wahloo è morto a 49 anni, mentre terminava la stupenda serie iniziata con la moglie Maj Sjowall. Si erano incontrati nel 1961, lui 35enne separato, lei 26enne ragazza madre, giornalisti militanti. Lei tiene ancora l’ottima memoria e la colta eredità dello Scerbanenco svedese. Meritoriamente Sellerio ha ripubblicato dal 2005 tutti i dieci romanzi. Questo è l’ultimo: Terroristi, in un’accezione diversa dall’11 settembre.Qui Martin Beck sta ormai bene da 2 anni con la piccola molto più giovane Rhea (entrambi separati con 2 figli) e indaga su tre diversi casi. L’amico deluso conclude che fa «il lavoro sbagliato. Nel momento sbagliato. Dalla parte sbagliata del mondo. Nel sistema sbagliato». E, al gioco delle vocali, dice X, «la X di Marx».

 

Per Wahloo

Delitto al trentunesimo piano

Einaudi 2012

pagg. 216 euro 13

(originale 1964, traduzione di Renato Zatti)

Stoccolma. Marzo, ai tempi quasi nostri (non ai suoi). Vige ormai la società della concordia, lo Stato si fa carico di tutto. Un gruppo controlla ognuno della 40ina di settimanali e 100aio di quotidiani realizzati ai vari piani di una Casa quadrata, con l’unica filosofia di non generare astio, aggressività, contrasti. Arriva una busta che annuncia una esplosione di rappresaglia, nulla scoppia ma il solitario commissario Jensen viene inviato dal capo di polizia (mai visto nei precedenti 25 anni) a indagare con garbo, ha una settimana di tempo e poca collaborazione, capisce che il mistero riguarda chi come e perché lavora all’ultimo incerto piano. Meraviglioso romanzo noir-politico fanta-sociale del grandissimo Per Wahloo (lo Scerbanenco svedese), Delitto al trentunesimo piano. Imperdibile. Bicarbonato e ticchettii.

 

Los Angeles, la città che rade permanentemente al suolo il suo passato. Settembre scorso. Il 34enne Simon Johnson sembra non avere legami e radici. Da sette mesi macina numeri impiegato in una società di contabilità, mangia panini preparati a casa in uno snack con due colleghi, gira con una Volvo del 1987, fa sesso in videocabine, fuma solo per strada, nel grigio appartamento parla con un pesce rosso. Poi c’è il coetaneo sosia Jeremy Shackleford, benestante apprezzato professore di matematica al Pasadena College of the Arts, sposato con la bella bruna Samantha, amante allieva 18enne rimasta incinta. L’anno prima avevano avuto un incidente d’auto su Mulholland Drive e lui (dopo coma e sfregi) era ancora sconvolto. Simon scopre tutto ciò quando Jeremy cerca di ucciderlo, le parti si invertono e lui prova a impersonare lo sconosciuto intruso ormai morto. Chi ci capisce è altrettanto allucinato. Discutibile e faticosa la nuova prova dello sceneggiatore Ryan David Jahn («Omicidio allo specchio», Fanucci Timecrime 2012, pag. 250 euro 7,70; originale “Low Life” 2010, traduzione di Cristina Genovese), in terza su Simon. Panini e Skip James.

Bolton, South Dakota. Meno trenta gradi, più e meno. Il vagabondo Jack Reacher, dopo infanzia e adolescenza al seguito del padre ufficiale di carriera, 13 anni nell’esercito, già comandante della polizia militare, 1,93 per 113 chili, vive da tempo senza residenza e bagagli. Ha ottenuto passaggio a pagamento sul pullman di anziani diretti al Monte Rushmore. Per un incidente sul ghiaccio si bloccano in un paese non lontano da un penitenziario e da una strana base abbandonata ora occupata da bikers. La testimone Janet Salter potrebbe compromettere i piani del maturo Plato, un burattinaio crudele che opera dal Messico, alto un metro e mezzo, scuro tarchiato rasato, ricco sfondato. L’alias ordina di ucciderla, Jack si ordina di impedirlo. Plato ha infiltrati, forse un poliziotto; Reacher contatta la capa del suo ex ufficio, voce roca e sexy (se si salva la incontra). Sai sempre come ben ti intrattieni con il programmista inglese americanizzato 58enne James Grant – Lee Child (“L’ora decisiva”, Longanesi 2012, pagg. 376 euro 17,60; originale “61 Hours” 2010, traduzione Adria Tissoni), in terza elegante. Segnalo scelta a pag. 130 e prova a pag. 275.

UNA BREVE NOTA
Appuntamento con le recensioni giallo-noir di Valerio Calzolaio che in prima battuta escono su “
Il salvagente”. Mentre posto cognomi scandinavi mi fa notare Severo De Pignolis (il tipo che abita sotto la mia ascella) che certe “o” svedesi sarebbero con l’umlaut. Gli rispondo tonante: «mbeh?»; naturalmente è un vecchio trucco per non rivelare la mia totale ignoranza sull’umlaut. (db)

 

Redazione
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