Ci manca(va) un Venerdì – 22

dove un astrofilosofo del calibro di Fabrizio Melodia con una simbolica lancia termica sventra le banche: dicesi auto-difesa

bankBank
«La banca è un posto dove ti prestano un ombrello quando c’è bel tempo e ti chiedono di restituirlo quando piove» scriveva Robert Frost (ma la frase è stata attribuita anche ad altri).
Nolenti o volenti, tutti abbiamo a che fare con le banche, soprattutto da quando l’astuto governo Monti ha dettato legge sulla necessità di tenere un conto corrente per l’accredito di stipendi e redditi da pensione.
Questo è noto, meno nota l’attività di “signoraggio”, con la quale una banca nazionale, in condizione di monopolio riguardo alla produzione della moneta, si trattiene la differenza tra il valore nominale della moneta e l’effettivo costo di produzione della medesima.
«Per signoraggio viene comunemente inteso l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta. Con riferimento all’euro il reddito da signoraggio generato dall’emissione della moneta è definito come reddito originato dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione e viene ricompreso nel calcolo del reddito monetario che, secondo l’articolo 32.1 dello Statuto del Sebc (cioè il Sistema europeo delle banche centrali), è “Il reddito ottenuto dalle Banche Centrali Nazionali nell’esercizio delle funzioni di politica monetaria del Sebc”»: in sostanza un ottimo sistema per ottenere finanziamenti con il quale ripianare il debito pubblico, che in Italia, avviene al 28% sul piano delle effettive alternative ai finanziamenti per tassazione.
Dunque le banche, nella fattispecie la Bce – la Banca centrale europea – produce denaro ed effettua un’operazione di signoraggio, dividendo poi gli utili in base alla quota di partecipazione delle varie istituzioni bancarie europee, nella fattispecie la Banca d’Italia, istituto bancario non completamente di appartenenza dello Stato italiano, che ha la sua quota corrispondente al 12,5%.
Il signoraggio è sempre esistito, basti pensare alla contropartita con cui, nell’antica Roma, venivano scambiati prodotti in base al valore di metalli preziosi, quali oro e argento. L’imperatore Settimio Severo ebbe la genialata di dimezzare l’uso del metallo prezioso per la coniazione di monete, mantenendo inalterato il loro valore nominale.
Carlo Magno unificò tutte le monete immettendo il famoso “denarius”, con il quale ancora oggi abbiamo tutti a vedere e che, bene o male, è diventato una divinità aliena alquanto venerata per poi assistere alla nascita delle banche e alle lotte dei signori europei per aggiudicarsi il monopolio di battere moneta.

Fino ad arrivare alla moderna moneta prodotta dalle banche in modo da eliminare il problema di trasferimento di ingenti quantitativi di metallo prezioso, rendendo gli scambi molto più pratici rispetto all’intensificazione della circolazione di prodotti dovuta alla nuova economia industriale.
In tal modo, le banche ottennero sempre maggiore collusione con il potere politico, necessario per favorire le proprie politiche economiche in base ai vari regimi fiscali.
In Italia, ciò avvenne fin dalla Banca degli Stati Sardi (1850), passando per la Banca Nazionale del Regno d’Italia (1867) fino alla Banca d’Italia (1893), in guerra fra loro per l’ottenimento del monopolio della produzione della moneta, ricorrendo ad accordi con il potere politico proprio attraverso la cessazione del reddito dovuto al signoraggio.
Insomma è un tentativo di corruzione velato e un ottimo sistema da parte dei governanti di ottenere facilmente denaro liquido per ripianare i debiti mantenendo i tassi artificialmente bassi: il signoraggio, in tal senso, aumentò notevolmente agli attuali livelli (prima si assestava su una quota minima dello 0,04%) balzando al 5,5% del reddito e la tassa da inflazione salì al 5,3% del reddito nel 1926, quando la Banca d’Italia ottenne il monopolio.
Fino a raggiungere il massimo sotto il governatorato della Banca d’Italia del democristiano Guido Carli, in carica dal 1960 al 1975: dimessosi in circostanze mai chiarite, Carli operò notevolmente per far monetizzare gran parte del debito pubblico, facendo gravitare gran parte del denaro privato verso quello pubblico, mantenendo bassi artificialmente i tassi d’interesse. In questo modo si ebbe una grande disponibilità di denaro liquido per ripianare il debito pubblico, in attesa degli interventi decisivi, che non avvennero: il debito pubblico aumentò in maniera esponenziale, e di questo la Banca d’Italia fu complice attiva, in quanto estremamente accomodante con le politiche monetarie di Carli.
«Non è per metafora, neanche per metafora paterna, che Hitler faceva arrapare i fascisti. Non è per metafora che un’operazione di banca o di borsa, un titolo, una cedola, un credito fanno arrapare persone che non sono solo semplicemente banchieri» scrivevano Gilles Deleuze e Felix Guattari nel saggio «L’anti Edipo» nel 1972.

O se preferite qualcuno ancora più cattivo, eccovi la domanda (retorica) di Bertolt Brecht: è più criminale chi rapina una banca o chi la fonda?

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