Ci manca(va) un Venerdì – 6

Dove un astrofilosofo del calibro di Fabrizio Melodia risponde alle provocazioni oppure si inventa qualcosa (*)

Philosophy Deathmatch: Eraclito di Efeso contro Epitteto, lo schiavo epicureo


A volte ritornano, come piace dire a Stephen King. In effetti è bello avere certi ritorni, come per il cattivone di turno che tanto ci affascina sfidare nuovamente, tanto l’eroe lo ri-sconfiggerà per noi.

La dialettica fra Bene e Male, Legge e Ordine, Stasi e Cambiamento, Amore e Odio, Luce e Ombra (tutte con la maiuscola sì) vede in Eraclito di Efeso un fiero difensore.

Come mi ricorda un sapiente uomo che si nasconde sotto lo scaramantico nome «L’artificiere» – colgo l’occasione per salutarlo – le sapienti parole dell’Oscuro si dipanano oltre la coltre del tempo, arrivando decisamente come un calcio volante menato con sapiente precisione.

«La guerra è padre di tutte le cose, di tutte è re. E gli uni disvela come dèi e gli altri come uomini, gli uni fa schiavi e gli altri liberi»: ecco appunto Eraclito di Efeso, una massima fattaci pervenire da Ippolito di Roma come citazione nel suo scritto «Confutazione di tutte le eresie» (IX, 9, 4; classificato poi come frammento 53).

Gli rispondo con noncuranza parando l’affondo e ribaltando l’avversario con un sapiente calcio rovesciato judp: «Non devi cercare che gli avvenimenti vadano come vuoi ma volere gli avvenimenti come avvengono: e vivrai sereno»; questo è Epitteto.

In effetti può sembrare banale ma in realtà è quello che il nostro stressatissimo e veloce mondo “moderno” (ci) fa ogni giorno, vivere facendo andare gli avvenimenti su binari rapidissimi e programmati.

Tutti nel bene e nel male ci adoperiamo per occupare al meglio le giornate, spesso riempiendole di impegni e miliardi di cose da fare; troppo spesso corriamo da una parte all’altra in un vortice da cui non sembra esserci via d’uscita, una guerra totale con il tempo che sembra finire tutto nel consumarsi del fiume che ci trascina in basso, portandoci via le ore e i giorni che non ci saranno restituiti.

Alla nostra sclerotica e malata società ecco che la saggezza di uno schiavo di altri tempi scaglia un fulmine: andare fuori dalla catena di montaggio e dalle logiche di produzione del capitalismo, per un modo sereno di vivere il presente.

Senza dimenticare che il tempo è denaro ma il denaro non è tempo. A corrispettivo di salario, il tempo non può venire quantificato perché esso non è un bene materiale ma un’entità astratta, condizione imprescindibile della percezione umana. E che troppo spesso consiste nel vedere spegnersi la candela della nostra vita.

Il tempo è denaro ma il denaro non potrà ripagarci di ore e giorni perduti. Forse basterebbe questo a comprendere quanto la guerra eterna e l’interdipendenza dei contrari è talmente intrinseca a noi che ogni risultato diverso potrebbe portare a sovvertire gli eventi.

L’essere umano non può vivere senza “guerra”, senza dialettica, senza scontro degli opposti.

A volte ritornano, in eterna lotta.

Eppure uno schiavo sembra dirci di non perdere tempo ma di impiegarlo meglio, di viverlo davvero.

 

Redazione
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