Claudio Donelli «Comunista varesino. Ricordi»

recensione di Gian Marco Martignoni

Conservare e trasmettere la memoria è un impegno fondamentale e costante per coloro che intendono contrastare sia il revisionismo storico che le tesi negazioniste. Per questa ragione è stata una bella serata quella organizzata venerdì 27 aprile, presso la sede del Partito Democratico in viale Monterosa a Varese, al fine di presentare il libro di Claudio Donelli «Comunista varesino. Ricordi» (110 pagine, € 15, Macchione) che contiene una preziosa prefazione di Daniele Marantelli. Dopo le testimonianze di Angelo Chiesa («Racconti di vita e di lotta») e di Giuseppe Gatti («Dalla fabbrica al Parlamento» di Orazio Cammarata), il libro di Claudio Donelli aggiunge la voce di un altro importante dirigente del movimento operaio varesino alla ricostruzione di cosa ha significato vivere sotto il fascismo negli anni dell’adolescenza, e di come la CGIL e il Partito Comunista Italiano hanno esercitato un ruolo significativo in una provincia tradizionalmente egemonizzata dalla Democrazia Cristiana. Claudio Donelli ha ricoperto in gioventù i ruoli sia di segretario provinciale della FIOM che della CGIL (quando nel 1964 il socialista Mario Didò si trasferì a Roma), per poi diventare segretario provinciale del PCI e successivamente parlamentare. A dieci anni Donelli aveva già compreso cosa significasse “sbarcare il lunario” e calmare la fame, poiché la sua famiglia perse, causa una broncopolmonite il fratello maggiore Edoardo, e poi tragicamente l’amato padre Arminio. Pertanto, a tredici anni si ritrovò a essere assunto alla Siai, in quanto «il fascismo legalizzava il lavoro minorile, così come ignorava lo stato di povertà di molte famiglie», e la sua famiglia si era trasferita da Milano a Golasecca, ove la madre Pierina esercitava la professione di sarta in casa, oltre a essere un’attivista socialista. Con il fratello Emilio partecipò durante la Resistenza alle riunioni della brigata Walter-Marcobi, ove incontrò il commissario politico del gruppo di Golasecca, che per Donelli fu un vero e proprio padre spirituale, in quanto «oltre alle prime nozioni di marxismo, gli trasmise che cosa sono la bontà d’animo, la modestia e l’altruismo». A vent’anni Donelli fu promosso operaio specializzato e nel 1949 eletto delegato nella commissione interna della Siai , per poi essere chiamato a svolgere il compito di funzionario sindacale a livello provinciale, con enormi sacrifici sul piano familiare ma anche con le grandi soddisfazioni, negli anni della riscossa operaia, dell’affermazione sindacale nelle prime vertenze e trattative sviluppate alla Ignis di Giovanni Borghi e alla Filiberti di Cavaria (la mitica Argo). Il racconto della sua esperienza parlamentare e poi di dirigente del movimento cooperativo varesino, unitamente al resoconto delle sue visite con le delegazioni comuniste nei Paesi dell’Est Europa (Germania, Romania, URSS) ove matura un giudizio critico sui Paesi del “socialismo reale” ci restituiscono l’intero arco di una vita dedicata con abnegazione all’avanzamento della democrazia nel nostro Paese, sulla spinta di quello slancio ideale prodotto dalla resistenza al nazi-fascismo.

 

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