Come la fantascienza filmica ha smesso di preoccuparsi del terrorismo…

producendo una “tetralogia della catastrofe” e sghignazzando dei propri detrattorie delle cosiddette “alte sfere”

di Fabrizio (Astrofilosofo) Melodia

FabrizioMel-dottorStranamore
I fatti di Parigi: non li riassumo. Ora serpeggia dalle nostre parti una parola d’ordine: distruggiamoli. Inutile ricordare qui che alcuni morti (gli occidentali) pesano come montagne e tanti altri sono piume. Ma forse alcune pellicole fantascientifiche ci aiutano a riflettere sull’ambigua categoria del terrore e sulle mille facce – tutte spaventose – di una guerra illimitata.
Prima dell’Isis, delle Torri Gemelle ecc lo spauracchio era il “conflitto atomico” ovvero l’Unione Sovietica, il “pericolo rosso”. Negli anni bui in cui l’ombra delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki ancora opprimeva gli animi con la minaccia di un terzo conflitto mondiale e di un «inverno nucleare», la science fiction cinematografica produce alcune pellicole molto interessanti.

Partiamo con un piccolo gioiello immeritatamente semi dimenticato qui in Italia, dal titolo «A prova di errore» (“Fail Safe”, 1964) diretto da Sidney Lumet su sceneggiatura del bravo Walter Bernstein, tratta dal romanzo omonimo di Eugene Burdick e Harvey Wheeler, interpretato fra gli altri da Henry Fonda, Fritz Weaver, Walter Matthau e Larry Hagman. A causa di un guasto al dispositivo Fail Safe, che controlla il raggiungimento degli obiettivi strategici russi da parte dei bombardieri atomici statunitensi, quattro dei suddetti si dirigono verso l’Uss per bombardare Mosca. A nulla valgono i tentativi da parte del presidente (Henry Fonda) e del traduttore russo (Larry Hagman) per fermare il disastro, e nemmeno la contraerea sovietica: Mosca viene cancellata dalla faccia della Terra. Il presidente degli Stati Uniti prende una decisione terribile, seppur necessaria: ordina a un suo bombardiere di radere al suolo New York, in modo da scongiurare la rappresaglia sovietica e il conseguente scoppio della Terza Guerra Mondiale, che avrebbe cancellato ogni residuo di civiltà umana su suolo terrestre. Il bombardamento avrà successo e il pilota responsabile di tale gesto, si ucciderà per i rimorsi. Credibile? Dite voi. Comunque il film è molto ben giostrato.
Proseguiamo con «Sette giorni a maggio» (“Seven days in May”, 1964), diretto da John Frankenheimer e sceneggiato nientemeno che da Rod Serling, “papà” della serie tv «Ai confini della realtà», traendola dal romanzo omonimo di Fletcher Knebel e Charley Bayley, per le interpretazioni di Kirk Douglas, Burt Lancaster e Ava Gardner. Ambientato nel 1974, a seguito di un trattato di disarmo totale con l’ Unione Sovietica firmato dal presidente statunitense in carica, il capo di Stato Maggiore generale James Matoon Scott (Burt Lancaster) reazionario e guerrafondaio architetta nei minimi particolari un bieco colpo di Stato da attuarsi con matematica efficienza durante i primi giorni di maggio. Il colonnello Jack Casey (Kirk Douglas) dapprima complice involontario e inconsapevole del piano golpistico, intuisce da alcuni labili indizi il diabolico piano di Scott, arrivando ad avvertire il presidente e il suo staff. A niente sembrano valere le indagini serratissime e le prove raccolte per incastrare il generale Scott quando, in un ultimo disperato tentativo, viene recuperata una testimonianza che prova oltre ogni dubbio il macchinoso tentativo di rovesciamento, portando Scott a essere tradito dai suoi stessi compri.
Una menzione speciale merita assolutamente un film britannico girato con mezzi risicatissimi ma dalla sceneggiatura serrata e che non lascia scampo con il suo pessimismo: «Hallucination – La fossa» (“These are the damned”, 1962) diretto dal grande Joseph Losey su sceneggiatura di Evan Jones, tratto dal romanzo «Fossa d’isolamento» di H. L. Lawrence e interpretato, fra gli altri, dall’ottimo Oliver Reed.
Uno yankee in vacanza in Inghilterra, finisce in una grotta, braccato dalla polizia, in seguito all’incontro di due balordi, il teppista King (Oliver Reed) e sua sorella Shirley. Sul fondo di questa caverna, i tre fuggitivi scopriranno una cittadella unicamente abitata da bambini, priva di qualunque contatto con il mondo esterno: è stata creata dai militari e i bambini sono continuamente monitorati poiché sono tutti figli di donne contaminate dalle radiazioni in seguito a un incidente nucleare. Il loro “educatore” è convinto che essi debbano essere analizzati scientificamente proprio in virtù delle probabili caratteristiche mutanti del loro Dna: in futuro saranno loro a sopravvivere alla guerra atomica e a ereditare la Terra? Spinti dalla disumanità con cui questi bambini vengono trattati, i tre cercano di liberarli ma, entrando in contatto con loro, rimangono contaminati dalle radiazioni, trovando la morte.
Per concludere questa «tetralogia della catastrofe» al retrogusto ballardiano, vorrei ricordare «Il Dottor Stranamore, ovvero come ho smesso di preoccuparmi e amare la bomba» (“Dr. Strangelove, or How I learned to stop warrying and love the Bomb”, 1964) diretto da Stanley Kubrick e da lui stesso sceneggiato insieme a Terry Southern basandosi sul romanzo «Red Alert» dell’inglese Peter George, intepretato da Peter Sellers, George C. Scott e Slim Pickens. La trama è nota: il generale Jack D. Ripper, capo della Strategic Air Command, ferocemente anticomunista e guerrafondaio, perde completamente il lume della ragione e scatena i bombardieri Usa, capitanati dal comandante cow boy T.J. “King” Kong, contro l’Urss, con l’ordine di eseguire tabula rasa di quei maledetti rossi che avvelenano l’acqua e lo privano della propria potenza sessuale. Il colonnello inglese Mandrake (Peter Sellers) cerca di riportarlo alla ragione senza successo. Intanto il presidente Muffley (sempre Sellers) avverte il premier sovietico. Il colonnello Turgidson (George C. Scott) suggerisce, con perfetto opportunismo, di sfruttare l’avanzata dei bombardieri per distruggere i Russi e quindi ottenere la supremazia a livello mondiale. Muffley chiede consiglio al “Dottor Stranamore” (sempre il bravissimo Peter Sellers, in un’interpretazione che lo avrebbe consacrato a livello internazionale) un ex scienziato nazista costretto su una sedia a rotelle e dal braccio meccanico che molto spesso impazzisce in un “saluto nazista”, il quale suggerisce: bisogna salvare “la crema” con molte donne di contorno in appositi bunker sotterranei, in attesa che il tasso delle radiazioni torni alla normalità. Nel frattempo il comandante Kong riesce ad arrivare a destinazione e a sganciare le bombe, mentre l’ Urss aziona – in automatico – l’ordigno “Fine di mondo”. Sipario sulla razza umana.
«Mein Fuhrer… io… cammino!» afferma raggiante il Dottor Stranamore, alzandosi dalla sedia a rotelle, chiara espressione di una potenza distruttiva direttamente connessa con l’istinto di Eros e Thanatos, di cui questa intelligentissima e abrasiva satira è impregnata. Alla berlina vengono messe l’efficienza scientifica, il mito americano, la statistica folle delle perdite…

Queste 4 diverse pellicole rivelano una sottile linea rossa di follia nelle “alte sfere”: la politica viene vista come uno specchio impietoso della società paranoica e tecnologizzata, sempre incline alla paranoia, alla diffidenza, alla bellicosità.
Solo fantascienza?

Ma almeno su un punto questi film hanno ragione: se questo sistema cerca solo il profitto, le armi per conseguirlo e il terrore da imporre sono corollari obbligati.

 

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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