Doris Lessing, memorie perdute

Plin, plon: annuncio preliminare. Questa non è un recensione per maschietti egocentrici e/o per granitiche coppie eterosessuali. A meno che non abbiano voglia di fare una beeeeeeeeeeeeeeeeella, lunga accesa discussione su genere e sesso… dalla preistoria a ieri sera.

Al centro di questo bel romanzo infatti c’è una tesi squassante cioè che i maschi siano un «ripensamento cosmico», specie meno antica delle donne, «una variante posteriore». Parte da un articolo scientifico Doris Lessing («Una comunità perduta», Fanucci, 240 pagine per 17 euri). Breve ma inquietante la prefazione dove afferma che gli uomini «non possiedono la concretezza che contraddistingue le donne, le quali hanno ereditato, a quanto pare, una naturale attitudine a entrare in armonia con la realtà». Per proseguire – e neanche a titolo personale («sono convinta di esprimere un’opinione pressoché generalizzata») – così: «in confronto a noi, gli uomini si dimostrano poco stabili, incostanti. Che siano un esperimento della Natura?».

Da queste «congetture» l’autrice fa scaturire racconti che vanno a comporre un quadro fanta-storico credibile e (quel che importa ancor più, trattandosi di un romanzo) capace di tenere chi sta leggendo in un stato quasi ipnotico, incollato alla pagina sino alla fine.

La trama viene tessuta con due fili. Il primo ruota attorno a un vecchio senatore romano (ai tempi di Nerone) che scrive in prima persona, tentando di raccontare quella parte della «storia dell’umanità» che i maschi hanno cancellato. Il secondo filo si sgroviglia sul popolo delle Cleft, una comunità ormai scomparsa di donne, che vivevano in una sorta di Eden. Gli uomini sono assenti. Le bambine «venivano al mondo spontaneamente, senza l’intervento di nessuno». Figlie forse della Luna, del mare o di un grosso pesce, «anche se mi riesce difficile ricostruire le nostre idee al riguardo, perché tutto era avvolto in una torbida nebbia». E quando nasce una strana creatura – il primo maschietto, con una parte del corpo «deforme» e orribile a vedersi – l’innocenza sarà infranta per sempre. Ci vorrà del tempo perché si faccia strada la consapevolezza che alla fine quella capacità di partorire da sole è venuta meno, smarrita: «le femmine persero la capacità di farsi ingravidare da un vento fecondatore o da un’onda che recava in sé la fertilità». Per concepire ora occorrono i maschi.

Violenza contro i neonati deformi. Il primo stupro nella storia umana e poi l’assassinio che mostra agli esseri umani «di cosa erano capaci». La prima creatura «diversa» perché nata dalla unione di uomo e donna. Ma anche la scoperta della sessualità e il confuso pensiero che essa possa collegarsi al partorire. I pericolosi viaggi in cerca di nuove terre. Le congiure. La confusa idea del tempo. L’isola (quale?) originaria. La nudità, la ricerca di un rifugio, il fuoco, la cura dei figli («ma i figli di chi?» questa è una domanda chiave), il formarsi delle prime coppie. La continua ricerca di parole nuove, di un diverso ragionare per descrivere quel che sta accadendo. E l’arrivo del «Rumore», una catastrofe inattesa, inspiegabile. Ancora i legami sotterranei degli umani con le cerve e le aquile con il senatore romano pronto a ricordarci: «dovrà pur significare qualcosa che in centinaia di miti relativi alle origini della specie umana venga ribadito il senso di rispetto verso quei grandi uccelli».

Se gli avvenimenti spesso incalzano, in taluni passaggi la scelta della Lessing è rallentare il ritmo per inserire dubbi, ricordi, considerazioni storiche del senatore romano (senza nome) che prova a confrontare le versioni maschili e femminili, le quali risultano quasi sempre diversissime. Ogni tanto un lampo di luce: «sono incline a ritenere che entrambi i sessi abbiano capito come stavano le cose di colpo». Un salto, «subitanee prese di coscienza». Ma quando la Storia «si basa sui racconti orali», una società, un popolo «deve decidere che tipo di cronaca redigere», a quale Memoria affidarsi, anche perché «quando si riferisce un evento o una serie di eventi, ripetendoli più volte, esisteranno tante versioni quanti sono i narratori». C’è il privilegio di chi racconta, di chi vince la gara come miglior narratore. E ovviamente «è fuori questione che colui che pone le domande si trovi in una posizione di potere». In ogni caso, «quando si tirano in ballo i secoli c’è poco da fidarsi: significa che non si ha alcuna certezza». L’aspirante storico del romanzo è figlio del suo tempo ma prova a immaginare un tempo in cui anche Roma non esisterà più e si chiede se verrà capita o magari «criticata per la sua lascivia». E intanto scopre i non-legami dei maschi con i loro figli, la loro assenza (salvo rare eccezioni) affettiva-educativa: a quanto sembra non è problema degli ultimi anni come ogni tanto piacerebbe credere al nostro respiro corto.

Qualche volta le domande del maschio si mescolano con quelle recuperate dalla perduta memoria dell’io narrante femminile. Che si stupisce quando usa parole nuove: «non so proprio da dove vengano: a volte le frasi che articolo mi paiono espressioni di un linguaggio arcano». Un tempo dove idee come maschi e femmine non avevano significato.

Ben più che un bel romanzo sulla comunità «perduta», è la sbalorditiva dimostrazione che siamo abituati a una Storia monca, mutilata.

Perché gli uomini d’oggi dovrebbero offendersi di queste fantasie sull’antica comunità perduta? Forse perché, in cuor loro, molti temono che la Lessing abbia ragione.

Così aggiungo una interessante storiella che potremmo etichettare “teologia femminista”. Nel paradiso terrestre Eva si annoia. Perciò chiede a dio se può darle un compagno, molto simile a lei ma anche un po’ diverso. Dio acconsente e, per far prima, prende una costola di Eva. Quando dio torna da Eva le spiega che l’esperimento non è venuto benissimo, quell’altro essere umano che ha chiamato Adamo è malfatto e permaloso. «Fa niente» dice Eva. «Come vuoi tu» insiste Dio «ma allora è meglio non dirgli questa storia che è nato da una tua costola perchè guarda che è veramente molto egocentrtico, permaloso». Questo è un segreto, conclude dio, che lui non dovrà conoscere, deve restare «fra donna e donna».

Ecco rispuntare, in forma di antico patto fra Somma creatrice e la sua prima (femminile) creatura, l’antica dea-madre che poi le religioni maschio-centriche cercarono (senza riuscirci del tutto) di cancellare distruggendone ogni memoria e persino immagine. Ma la Grande Madre riaffiora non solo nei miti e forse potrebbe aiutarci più del dio bellicoso e cattivo che le Gro (grandi religioni organizzate) vogliono imporci.

Se invece tutto ciò vi inquieta ricordate: di solito il martedì qui si parla di fanta-qualcosa (scienza, storia, teologia). Di solito. Se ho recuperato questa recensione di qualche anno fa non è perchè io abbia qualche critica da fare all’oggi, notoriamente “il migliore dei mondi possibili”.

Proprio adesso (lo giuro) mi accorgo che oggi è l’8 marzo, quella magnifica istituzione che – perduta ogni memoria – garantisce a tutti l’idea che donando, un giorno l’anno, un fiorellino (strappato da mani altrui oltretutto) si possa chiedere perdono di ogni peccato. “In nomine mimosae te absolvo. Amen”.

Redazione
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4 commenti

  • Marco Pacifici

    Di Doris Lessing ho letto libri incantanti,questo mi mancava,l’ho prontamente ordinato per me e per la mia libreria…grazie DB…permaloso? …hihihi

  • Marco Pacifici

    Piccola rettifica sui libri che ho letto(leggo un libro ogni due giorni circa e la domenica in libreria talvolta due,uno di certo) e che mi ricordo di Doris Lessing(che se non sbaglio un tre anni fa vinse il nobel della letteratura). Alor:l’ultimo uscito,di cui non ricordo il titolo,è piuttosto duro,narra di una coppia che perde il figlio per un incidente,ma questa perdita si protrae prima nel tempo che sembra si possa salvare,poi nel tempo seguente alla morte che c’è la ricerca soprattutto da parte della madre dell’amore nella “gente”,per la “gente”,ma non riesce a sostutuire(come potrebbe,non si sostituiscono gli esseri umani ne gli esseri animali)ne a trovare o provare piu amore…(scusate il casino,ma non so fare recensioni):duro,ma da leggere,strano potrebbe sembrare scontato ma non è proprio cosi., Poi tempo fa ho letto “Le nonne”… devo esser sincero? che due maron!,neanche scritto bene,forse stava imparando. Monello.

    • non ho letto “le nonne” ma l’altro (neanche io mi ricordo il titolo) è bellissimo
      sì premio Nobel (cavolo me ne staco scordando) e negli anni un sacco di bei libri (un paio anche del genere detto fantascienza…)
      perciò grazie Marco

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