Elemosina, dinamite o cosa?

46esima puntata dell’«Angelo custode» ovvero le riflessioni di ANGELO MADDALENA per il lunedì della bottega

Da Sanremo a Turi Vaccaro, passando per Celentano e l’ecologismo facile (o finto?)

Nel 1968 Dacia Maraini scriveva, su Paese sera, queste parole sul festival di Sanremo, dopo avere citato alcune strofe melense e svenate di due canzoni di quell’anno: «Chi tiene a mostrare un’immagine così melensa e sentimentale degli italiani? I cantanti? I librettisti? I musicisti? O, attraverso le case discografiche, gli industriali della canzone e con loro una gran parte della classe dirigente italiana? Mi pare chiaro che solo quest’ultima può avere interesse a offrire agli italiani un’immagine deformata di sè, perché vi si riconoscano e vi si compiacciano, in modo da indirizzarli verso la dolcezza, la malinconia, gli amori infelici, i pianti e il dolore del crepuscolarismo industriale. Lo scopo di tutto questo poi è la rassegnazione». Traggo questo passaggio da un libro trovato per strada: L’Italia di Sanremo di Gianni Borgna. Il passaggio finale, l’indirizzare gli animi alla bassa emotività, come fa la tv del dolore – e soprattutto certi programmi tipo C’è posta per te di Maria De Filippi, di cui ho già scritto qui – spinge verso una forma di nazismo emotivo, e cioè la rassegnazione.

Ma a parte questo mi viene un altro raffronto. Sempre leggendo il libro di Borgna, trovo la famosa Chi non lavora non fa l’amore (di Adriano Celentano e Claudia Mori) presentata a Sanremo nel 1970: una canzone tristemente e meschinamente reazionaria, cioè contro i lavoratori. «Celentano, nel ’70, smessi i panni del ribelle protestatario, si fa interprete quanto mai zelante della “maggioranza silenziosa”». Quando Borgna scrive «smessi i panni del ribelle protestatario», forse si riferisce a Il ragazzo della via Gluck, dove Celentano cantava l’abbandono delle campagna per la città con il cemento a coprire i prati; si atteggiava a denunciatore dell’urbanizzazione e forse anche della speculazione edilizia connessa. Ssenza volersi accanire su Celentano – si potrebbe ma non è questo il punto nè il momento – arriviamo agli anni ’90, quando in un programma televisivo da lui condotto (non ricordo il titolo) si atteggiava ad animalista in difesa delle foche o le balene che si stavano estinguendo, contro i bracconieri e simili. Atteggiamenti da animalista ed ecologista mediatico, filone ripreso molto bene da Beppe Grillo per interessi, col senno di poi, “squisitamente” elettorali, a partire dalla fine degli anni ’90 e soprattutto con l’inizio del nuovo millennio: contro la Nestlè, le multinazionali e compagnia bella. Ma tutti sappiamo dove è andato a finire il Movimento Cinque Stelle, le sue posizioni e le politiche sui migranti e profughi. Per dire: non ci vuol molto a far l’animalista e l’ecologista della domenica, poi però il banco di prova è la difesa dei diseredati e degli oppressi, per dirla con don Milani.

Greta Thumberg è l’ultimo “epigono” (non credo esista il femminile di questa parola) in questa scia di ecologisti facili. L’altro giorno Saverio, un disegnatore napoletano che abita a Perugia, mi diceva: «Massimo rispetto per Greta, ma come mai i comitati delle Terre dei fuochi che si battono da anni e anni non li considera nessuno a livello mediatico e questa ragazzina che si fa i viaggi in barca a vela per fare l’ecologista è diventata così importante?». Io ho aggiunto che anche il movimento Notav della Val di Susa, sebbene ancora oggi ci siano in carcere Nicoletta Dosio e Luca Abbà per fatti risalenti a diversi anni fa (fatti ridicoli, e per ragioni di dignità ideale e politica) non ha la risonanza mediatica delle Sardine così famose in pochi giorni di esistenza. Nè mi risulta che le Sardine abbiano speso una parola per Nicoletta e Luca che difendono la terra e pagano di persona per le loro posizioni.

L’altro giorno mi è arrivata notizia di Turi Vaccaro, ancora in carcere: è “l’ultimo” degli antimilitaristi che con azioni dirette colpisce armamenti e compie atti di sabotaggio dignitosi e doverosi (fin troppo nonviolenti!). Qualcuno delle Sardine o anche dei Friday for future, preoccupati per il clima e per l’ambiente, potrebbe prendere le difese di Turi che si batte contro le conseguenze devastanti delle armi nucleari tipo cacciabombardieri F16 – 15 anni fa Turi andò a distruggere a martellate in Olanda due comandi di F16, a quei fatti mi ispirai per scrivere la mia Canzone per Turi (*) – e impegnandosi contro il Muos in Sicilia, a Niscemi.

Per questo impegno Turi Vaccaro è da un anno e mezzo in carcere in condizioni penose e abberranti. Voglio dire: hai voglia a fare le “chiassate” finte e facili per l’ambiente, vaghe e superficiali. La lotta vera è quella diretta e non solo virtuale, ti porta allo scontro, non all’ammasso e al volemose bene frivolo.

Saverio mi raccontò un aneddoto tratto dal film Quien Sabe dove c’è un bandito impersonato da Gian Maria Violontè. A un certo punto il messicano si stava facendo corrompere da un gringo americano che lo vuole portare negli Stati Uniti. Ma prima di salire sul treno ha un moto di rivolta che lo fa risvegliare, quindi dice al gringo: «Io non vengo con te, anzi ti devo ammazzare» e gli spara seduta stante. Mentre scappa inseguito dai poliziotti, a un poveraccio al quale prima aveva dato qualche moneta dicendogli di comprarsi il pane, grida: «Con quei soldi che ti ho dato non prendere il pane, comprati la dinamite».

(*) qui la storia e il testo del mio brano Canzone per Turi: www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=39768&lang=en

QUESTO APPUNTAMENTO

Mi piace il torrente – di idee, contraddizioni, pensieri, persone, incontri di viaggio, dubbi, autopromozioni, storie, provocazioni – che attraversa gli scritti di Angelo Maddalena. Così gli ho proposto un “lunedì… dell’Angelo” per aprire la settimana bottegarda. Siccome una congiura famiglia-anagrafe-fato gli ha imposto il nome di Angelo mi piace pensare che in qualche modo possa fare l’angelo custode della nuova (laica) settimana. Perciò ci rivediamo qui – scsp: salvo catastrofi sempre possibili – fra 168 ore circa che poi sarebbero 7 giorni. [db]

Redazione
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