Eva Brugnettini: meno 356

Ci avevano detto che era una fesseria, che non sarebbe cambiato niente, che erano i sogni di un paranoico, le fantasie di un ciarlatano, le leggende di una cultura che fu, un mito. Ci avevano detto di non preoccuparci, anzi a un certo punto avevano anche smesso di dircelo, la cosa non aveva più rilevanza. Ma quando è arrivato il 21.11.12 ho aspettato lo scoccare della mezzanotte col respiro spezzato. Alle 00.01 ho spento la luce, mi sono addormentata serena. Alle 5:40 mi sono svegliata col pensiero che forse la fine sarebbe arrivata alle 12:12 e non aveva molto senso dormire nelle ultime sette ore di vita. Ho acceso il computer, guardato le foto di famiglia, d’infanzia, cercato notizie, allarmi, indizi, qualunque cosa. Ho telefonato agli amici, alla famiglia, cucinato, mangiato l’ultimo mascarpone, le ultime uova, riletto le pagine più belle dei romanzi più belli mai letti, coccolato cani e gatti, fatto l’ultima doccia. Morire con i capelli sporchi mi sembrava piuttosto disgraziato. Un pensiero abbastanza futile a pensarci ora. Alle 12:11 mi mancava di nuovo il respiro. 2 minuti dopo accendevo la mia prima sigaretta di quella che sembrava una nuova vita. La giornata è andata avanti a spaventi alterni, aspettando le 12:21, le 21:12, 21:21, 00:00 del giorno dopo. Niente. Il 22.11.12 è stata una giornata felice.

Sono Elsa Creti, illustratrice, lavoro in casa con cani e gatti. Pochi amici, nessun fidanzato, parenti lontani. Mi piacciono le serie televisive poliziesche, non mi impressiono facilmente, adoro le torte al cioccolato, uova e pancetta, colazione salata stile hotel di media categoria londinese. Ho studiato al Dams, ho rifiutato lavori d’ufficio, ho trovato la mia strada tortuosa dicendo no a famiglia e figli. Mi sveglio la mattina, lavoro fino a pranzo, faccio pausa e torno al lavoro fino a sera. Ogni tanto vedo qualche amica. Mi piace disegnare, più di qualsiasi altra cosa. Mi piace il mio lavoro. Sto bene.

Ci avevano detto che era una bufala, che solo gli stupidi potevano credere alla fuffa sulla fine del mondo, e in effetti quello che è successo non si può definire esattamente la fine del mondo, più la fine del mondo che conoscevamo. La fine di un’idea di mondo. La fine di un’idea di sé anche. Qualcuno ne aveva già parlato, voci sporadiche, qualche scienziato decenni fa, scrittori di fantascienza più che altro. E a me la fantascienza non è mai piaciuta. Ma il 12.12.12 quella che era una teoria francamente inverosimile si è manifestata per gli occhi di tutti.

Per quanto mi riguarda in quel momento ero in cucina. Di quel momento ognuno ricorda con precisione quello che stava facendo, pensando, guardando persino. Nessuno ha visto più niente da allora. Ero ai fornelli, mescolavo il sugo in padella e poi un lampo, una specie di bagliore e non stavo più guardando i pomodori sul fuoco. Mi sono ritrovata in una cucina elegante, accanto a me c’ero io, in braccio un neonato. Ero grassa, i capelli lunghi, il bimbo bellissimo mi osservava muto, l’altra me invece ha urlato, io ero pietrificata, gli occhi sbarrati, è stato un attimo, dev’essermi caduto il cucchiaio di legno, e il panorama è cambiato di nuovo. Ero in un ufficio di un grattacielo, molto in alto avrei detto guardando dalle vetrate. Ricordo i primi passaggi come li avessi davanti agli occhi ora. Non ho nemmeno dovuto girarmi per vedermi, un’altra me ancora, elegantissima, seduta dietro una scrivania da film su Wall Street, capelli tirato indietro, ero un avvocato? Una broker? La me stessa mi guardava con stupore misto a evidente disgusto, e abbassando lo sguardo non era difficile capirne le ragioni, la mia tenuta da casa non era delle migliori, pantaloni della tuta sporchi, maglietta bianca bucata. Non ricordo le condizioni del mio viso, provato di sicuro. Quando ho sollevato di nuovo il viso ero in mezzo a una strada, in una piazza dove la gente correva dappertutto, io ferma come l’altra me, chinata su un marciapiede, raccoglieva mozziconi di sigaretta, almeno fino a un attimo prima poi ha alzato la faccia sdentata verso di me, ho avuto un sussulto ed ero da un’altra parte ancora. Gli scenari poi sono diventati più vorticosi. Ero al mare con un uomo e dei bambini, in una stamberga in mezzo a una foresta, in camera da letto con una donna, nel letto di un ospedale, in un bar con della gente, mi è venuto da vomitare, ho chiuso gli occhi. Mi sono appoggiata a qualcosa che avevo davanti. Mi sono scottata le dita. Era la padella con il mio sugo. Ho spento il fuoco, sempre senza aprire gli occhi. Avevo la nausea. Mi sono mossa a tentoni per la cucina, ho trovato l’asciugamano, mi ci sono bendata. Ho raggiunto la sala barcollando, ho acceso la tv.

“…la calma. Copritevi gli occhi e non apriteli per nessuna ragione. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi di ciò che ci sta succedendo. L’importante è che manteniate la calma. Scienziati ed esperti stanno discutendo degli avvenimenti di questi minuti”.

Il 12.12.12 alle 12:12 si è aperto una specie di varco, è quello che ci hanno detto poi. Le infinite dimensioni parallele in cui non sapevamo di vivere si sono sovrapposte. La mente non è riuscita a gestire tutto contemporaneamente. Ad ogni battito di ciglia abbiamo visto una dimensione diversa. Da quel giorno la maggior parte della popolazione è cieca. La mente non regge quel genere di sovrapposizione. Il buio è una soluzione accettabile. Ma non per tutti.

UNA BREVE NOTA

Se siete capitate/i qui per caso e volete capire perché “meno 356″ andatevi a leggere “Due o tre cose che so sulla fine-mondo prossima” e tenete conto che il 2012 è bisestile. In realtà il racconto di Eva Brugnettini sposta l’evento di qualche settimana e più che di “fine mondo” si potrebbe parlare  di “arrivo mondi (così tanti da non poterli sopportare)”. Se dovessi mettere un titolo a questo racconto sceglierei “Occhi chiusi”. L’anno-blog si chiude con Eva ma domani troverete una EVA di tutt’altro tipo… non di fiction. Si prosegue con i racconti? Non ne ho idea… i tre delinquenti, mascalzoni, infingardi, perditempo – per l’esattezza due uomini e una donna – sinora non mi hanno inviato le promesse opere. Vedremo. Piccola fanta-notarella aggiuntiva. Qui dove molte/i amano la fantascienza prendiamo seriamente in esame la frase di Eva Brugnettini (o di Elsa Creti?) che “non ama la fantascienza” per notare che: 1) però Eva ha scritto un bel racconto di fantascienza, un po’ alla Robert Sawyer se proprio vogliamo cercare somiglianze; 2) è un peccato che in quel particolare universo Eva (o Elsa?) non legga la buona fantascienza ma sbirciando nel quartiere accanto (detto anche “mondo alternativo” oppure “universo parallelo”) noi mutanti dell’ottavo tipo abbiamo notato che in tutte le altre sue case la biblioteca trabocca di Sturgeon, Le Guin, Sawyer, Evangelisti, Butler, Dick, Pohl… E naturalmente della guida – di Daniele Barbieri e Riccardo Mancini – per autostoppisti dell’immaginario che qui è nota come “Di futuri ce n’è tanti“. (db)


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