Festival a Macerata (da oggi) più…

. Thomas, Thompson e collettivo Lou Palanca

articoli e recensioni di Valerio Calzolaio (*)  

Terza edizione per la festa del libro «Macerataracconta» – dal 30 aprile al 5 maggio – promossa dall’associazione “conTESTO”, imperniata sulla centralità della parola scritta, narrata o cantata. Nelle prime due edizioni ha ospitato fra gli altri: Augias, Nori, Macchiavelli, Elisabetta Bucciarelli, Chiara Valerio, Di Paolo, Benni, Tozzi, Chiara Frugoni, Prosperi, Ginevra Bompiani, Ferracuti, Giostra, Carofiglio. Il tema del 2013 sono «le distanze», anche con D’Errico, Galimberti, Pievani, Sagnet, Punzo, Francesca Alfonsi, Maggiani, Chiara Gamberale, Missiroli, De Cataldo.

E’ un festival letterario, certo. Non solo. Durante tutto l’anno scolastico vi sono nelle scuole laboratori didattici, corsi di scrittura creativa, incontri di rilettura di romanzi italiani e nelle giornate finali vengono presentati i relativi lavori. Un grande salone ospita la fiera imprenditoriale dell’editoria marchigiana, quasi cinquanta piccoli e medi editori, quattro o cinque di rilievo nazionale. Vari soggetti pubblici e privati collaborano con autonomia di percorsi e proposte.

Macerata è un piccolo capoluogo di provincia, sede di un’antica università, di Musicultura (a metà giugno) e Stagione lirica (i primi di agosto), tre sale teatrali, una prestigiosa biblioteca comunale e 400.000 volumi consultabili, una Biblioteca Statale, un polo museale, un discreto numero di librerie di cui tre lungo il corso della città.

Tutto gratuito e nel gradevole centro storico, ove si sale alla Torre panoramica verso Adriatico e Sibillini, attraverso scalate boccheggianti per piagge o ascese slow a foglia di cipolla. Si mangia bene (lì vicino all’Osteria dei Fiori e a Kitch&Art), si dorme abbastanza, il mare è vicino. L’incontro con De Cataldo è previsto domenica 5 maggio alle ore 21 nel mitico (tardo settecentesco) teatro Lauro Rossi.

INTERVISTA A GIANCARLO DE CATALDO

 

C’è un tuo filo di pensieri all’origine dei tre racconti di «Cocaina»?

L’idea nasce da una riflessione sulla centralità della cocaina, sotto un triplice profilo: 1) l’enorme flusso di denaro che si muove dietro il narcotraffico – in massima parte concentrato sulla cocaina – è da anni un potente fattore d’inquinamento dell’economia “legale” (ammesso che si possano ancora tracciare linee di demarcazione fra circolazione dei capitali sporchi e di quelli da origine lecita) e pone un’ipoteca negativa sulla stessa democrazia occidentale, troppo sovente ostaggio di centri di potere legati, in svariata misura, ai flussi di cui sopra. In tempi di crisi, il fenomeno si acuisce, perché tutti quei soldi fanno da volano all’economia, e in certe situazioni storico-geografiche sostengono la sopravvivenza di intere popolazioni. 2) il commercio e l’uso di droghe pesanti sono da anni al centro delle riflessioni di molti scrittori, non solo di “noir” in tutto il mondo occidentale (compresa l’India, che è una democrazia a tutti gli effetti). Il legame fra crimine, economia, sommovimenti politici (legame del quale la cocaina è una sorta di collante obbligato) dal «Potere del cane» di Don Winslow a «Giochi Sacri» di Vikram Chandra, dal giallo scandinavo ai francesi, passando per i tedeschi e gli inglesi, sino all’esperienza estrema dei messicani (Elmer Mendoza e Yuri Herrera, che conosco personalmente, hanno scritto straordinari romanzi sulla guerra sporca in corso nel loro Paese fra narcos e Stato): «Cocaina», in questo senso, si ricollega a una tradizione diffusa e nobile. D’altronde, un romanzo come «Il corriere colombiano» di Massimo Carlotto è di dieci anni fa, quindi.,.. siamo in ottima compagnia! 3) La cocaina è un “must” culturale. La società sottilmente ne incoraggia la diffusione e il consumo, è la droga dello sballo, del flash, della velocità … e anche della consolazione dei poveracci sommersi da un contemporaneo incomprensibile e opprimente. La cocaina fa costume, devasta i corpi e le anime, ma fa anche tanto spettacolo: respinge e attrae, colpisce e seduce. E’ sotto gli occhi di tutti. Lo raccontiamo fra le pieghe dei nostri romanzi da anni. Era il momento di venire allo scoperto.

«Romanzo criminale» dodici anni dopo: che rapporto c’è fra i tantissimi che lo hanno letto e i molti di più che lo hanno visto al cinema e in tv?

«Romanzo Criminale» ha portato alla lettura gente che non aveva mai maneggiato un libro in vita sua, e questo è un merito che mi riconosco. Ha alimentato dicerie, leggende, un vero e proprio culto, e questo mi ha un po’ sorpreso. Credevo di raccontare un pezzo di Storia italiana, ho scoperto che tanti, forse troppi, sono soggiogati dal fascino dei caratteri. E’ una lezione di drammaturgia quella che mi è stata impartita: credevo che il punto forte fosse uno, invece era un altro! Poi, certo, il pubblico del cinema e della tv è un po’ diverso, ma, come si dice in questi casi, il circuito virtuoso ha giovato anche al libro.

I festival letterari, impressioni di maggio: che differenze trovi fra presentazioni e festival letterari, fra grandi e piccole città, fra quelli generali e quelli di genere, e poi ora sei a “Macerataracconta”.

Personalmente mi piace molto girare per presentazioni. Posso considerarmi un vero esperto della materia! Abitualmente preferisco le piccole librerie di provincia, o nei quartieri delle grandi città. Si ha la sensazione che il pubblico dei lettori abbia voglia di starti a sentire, sia interessato ai tuoi argomenti, apprezzi il fatto che ti sei spostato per dialogare, magari percorrendo centinaia di chilometri. Sono invece un po’ scettico sulle presentazioni nelle grandi catene e nel centro delle grandi città. Compiace l’io dello scrittore, ma a parte questo … c’è una tale sovrabbondanza di offerta che si rischia di perdere di vista la qualità e il senso del discorso. Vado spesso, ogni volta che ne ho l’occasione, nelle scuole. Il rapporto coi ragazzi, che spesso ti imbarazzano con la franchezza delle loro domande, è sempre estremamente stimolante. Quanto ai festival, beh, Mantova e Pordenone sono sicuramente manifestazioni molto ben organizzate, che ti danno il senso di una fame di cultura diffusa (la gente spesso paga il biglietto!). Anche “Libri come” all’Auditorium di Roma è una manifestazione in crescita, anch’essa ben organizzata, e, per quanto riguarda il genere letterario che di solito pratico, Courmayeur resta un appuntamento gradevole. Il vero punto dolente è che riesce sempre più difficile “acchiappare” i ragazzi. Il pubblico è adulto, se non decisamente molto adulto. Per questo le scuole sono preziose, almeno i ragazzi gettano la maschera e ti fanno sentire la loro voce! Quanto a Macerata … in bocca al lupo, no? Arrivo!

Siamo in un delicato passaggio istituzionale …

Dico questo: nel 1978 una classe politica squalificata, reduce dall’omicidio di Aldo Moro e dallo scandalo Lockheed, devastata dal terrorismo, ebbe la forza e il coraggio di inventare un presidente come Sandro Pertini. Rigenerando se stessa e contribuendo a rigenerare il Paese. Pertini presiedette il CSM in una drammatica seduta percorsa dalle notizie dell’imminente arresto dei suoi membri per una vicenda di cappuccini che si sarebbe poi sgonfiata come neve al sole. Il vecchio partigiano fece del suo petto scudo ai giudici, ripetutamente coperti d’insulti nell’indifferenza – come definirla? Benevola? – delle sedi istituzionali. Ovviamente, i “saggi” imputano la crisi della giustizia penale all’eccesso di intercettazioni, al protagonismo dei magistrati, al CSM che non punisce abbastanza. Su tutte le proposte avanzate negli anni dall’Associazione Magistrati non una parola. Sulle raccomandazioni dell’Europa non una parola. Ho scritto un libro, «In Giustizia», nel quale mi auguravo che alla stagione della contrapposizione seguisse un tavolo per le riforme in cui tutti magistrati in testa, fossero disposti a rimettere in discussione le proprie rigidità. Ad armi pari, e nell’interesse comune. Mi ero illuso, come tanti, che dal governo dei tecnici in avanti il clima si rasserenasse. Mi ero illuso, appunto.

David Thomas

«La pazienza dei bufali sotto la pioggia»

(2011, traduzione dal francese a cura di Maurizia Balmelli)

Marcos y Marcos

174 pagg, 13 euro

 

Io, noi, tutti e le altre. Lì, qui e altrove. Un libro con 69 storie, una dà il titolo a tutte: «La pazienza dei bufali sotto la pioggia», parla della discreta pioggerellina di ricordi di una ex dentro lui che non ha rimpianti né lo fa vedere, opera del 47enne giornalista teatrante ormai parigino David Thomas. Sono brevi e brevissime, molto graziose, l’altra convivente (in vari modi) non è mai nominata, incombe nei desideri e nei rumori, nel rimuginare e nello scopare, nell’insonnia e nel dolore. Trovate spunti per ogni biglietto, lettera, dichiarazione, racconto, anche per voi stessi, soli e buffi.

 

Dave Thompson

«Danzando a piedi nudi»

(originale 1011, traduzione di Stefano Focacci)

Odoya

320 pagine, 20 euro

 

Patricia Lee Smith nacque secondogenita il 30 dicembre 1946 a Chicago. Origini irlandesi, padre artigiano madre casalinga, pochi soldi. Il primo album è “Horses” del 1975, il terzo “Easter” con “Because the Night” del 1978. Ormai viveva stabilmente e poveramente a New York, con il fotografo Robert Mapplethorpe, al Chelsea Hotel di Ginsberg e Borroughs. Lo scrittore giornalista musicologo britannico Dave Thompson racconta la biografia artistica di Patti Smith, dagli esordi come libraia ai primi versi, dallo scatenato poetico rock alle esperienze di pittrice, dai quindici anni di semi-reclusione a Detroit per occuparsi dei figli al recente trionfale ritorno sulle scene. Completo.

 

 

Lou Palanca

«Blocco 52. Una storia scomparsa, una città perduta»

Rubbettino

252 pagine, 14 euro

 

Catanzaro. 1 aprile 1965. A pochi passi dalla casa della sorella, dove abitava, con quattro colpi di pistola viene ucciso il 49enne Luigi Silipo, celibe, segretario regionale dell’Alleanza Contadini, già funzionario e componente del CC del PCI. Innumerevoli illazioni, nessun movente riconosciuto, nessun esecutore trovato, nessuna giustizia assicurata, pochi ricordi. Il collettivo calabrese Cuzzola, De Nardo, Fiorita, Maura Ranieri e Colabraro, con lo pseudonimo Lou Palanca racconta la vicenda in «Blocco 52. Una storia scomparsa, una città perduta»partono dal fatto storico e proseguono con immaginazione e fantasia, alimentate dai giornali dell’epoca e dalle conversazioni con amici, compagni, conoscenti.

(*) Recensioni e articoli di Valerio Calzolaio escono in prima battuta sul settimanale «Il salvagente». (db)

 

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