Forse

di Mark Adin (*)   

Forse.

Forse sarebbe stato meglio piegarci.

Oppure partecipare al banchetto.

Forse, ma ribellarci no.

Meglio sarebbe stato

tagliarci la pancia,

alla moda dei giapponesi,

mettendoci i visceri in mano.

E come in un parto cesareo

partorire grovigli di vermi.

Verminai di dolore imputridito.

Noi maieuti della gangrena.

Treblinka negli occhi dei padri,

tracce di orrore nel nostro sangue:

la storia dei partigiani

era il nostro colesterolo.

Ci hanno raccontato la guerra,

la fame, l’umiliazione dei vinti.

Poi qualcuno ha versato nei cuori

canzoni. Venivano di là dal mare.

Le canzoni producevano sogni,

ci han trasformato in giganti.

Il fiume era grosso,

andava al mare impetuoso

Non avessi udito io quel canto

non avrei messo al mondo dei figli.

Come han potuto generarmi

nel tempo dell’atomica?

Andavamo come pazzi, febbrili,

perché era il canto della giustizia,

la giustizia tanto invocata

ci attendeva per consolarci.

Ora siamo franti e battuti.

Imploriamo:

ridateci i nostri volti,

ci avete ormai preso tutto.

Era forse bottino di guerra?

Ridatemi la mia sembianza,

restituitemi la mia faccia

confezionata in un ventre d’amore!

Ridatemi il volto,

benedetto dal dio delle madri,

fate che sia proprio il mio,

non scambiatelo con quello di un altro!

E non fate del male ai nostri figli!

Non li abbiamo battezzati

con l’acqua della fede,

non ci piaceva quel dio castigamatti,

nessuno ha insegnato loro a pregare,

a farsi consolare da un simulacro.

Sono fragili e soli,

ci guardano muti.

Ci chiedono soltanto

perché c’è il dolore

tra i loro giocattoli,

e quella trottola che li ubriaca.

Perdonateci, figli,

se non vi abbiamo comprato il cielo,

ma vi abbiamo messo ai piedi

un paio di scarpe robuste.

(*) Il 21 marzo è la «Giornata mondiale della poesia» istituita dall’Unesco. L’idea era di farvi trovare oggi un blog molto particolare, cioè 24 poesie, una ogni ora. Dalla mia piccola lista amicale «my favorite things» (per l’occasione un po’ allargata) sono arrivate 28 poesie. Di ogni genere: alcune assai famose, altre inedite o scritte per quest’occasione. Così abbiamo deciso di allargare un pochino il giorno canonico. Si è perciò partiti alle 20 di ieri per terminare alle 23 di oggi. Buona lettura (db)

 

Redazione
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