Fuochi, fuochi, sempre fuochi: Ravenna capofila
di Vito Totire (*). Con una nota sui “proverbiali” giudici di Berlino che magari sono in vacanza sulla Riviera.
Ravenna in apnea! Fuochi artificiali a volontà
Il rispetto delle “tradizioni” ci porterà alla tomba?
Pensavamo di aver scoperto una ennesima ma isolata assurdità con i fuochi artificiali al Luna Park di Lido Adriano il 14 agosto 2026. Constatiamo invece che di fuochi ne sono stati lanciati prima del 14 e ne sono previsti anche il 15 (i cosiddetti “fuochi del Candiano”).
Abbiamo lanciato la proposta di fare un censimento dei “fuochi” a livello nazionale per arrivare a fare una stima circostanziata su costo, sprechi e danni. Già abbiamo notizia di fuochi il 7 settembre a Castiglion dei Pepoli per la festa di (con la scusa di) san Mamante. Fateci avere notizie.
Intanto a Ravenna hanno sparato fuochi il 10 tra Lido di Savio e Lido di Classe ma anche pare a Casal Borsetti; l’11 agosto a Marina Romea; il 14 sono previsti a Punta Marina – forse per spaventare e sfrattare i pavoni? – infine il 15 la kermesse conclusiva (si spera) di questo ciclo.
Sarà al Canale Candiano con relativi divieti di transito e accessi deciso dalla capitaneria di porto. Quindi la Capitaneria asseconda i fuochi invece che concorrere ad evitarli.
A livello internazionale qualcuno – verosimilmente, sull’onda delle critiche e del disappunto di tanti cittadini e comitati – sta cominciando a ipotizzare forme di spettacolo alternative con droni che lanciano luci con effetti luminosi (pare analoghi) ai fuochi. La tendenza generale però rimane orientata al rispetto della “tradizione” in maniera pedissequa e al mantenimento da parte dei produttori di fuochi e delle istituzioni di una condotta “impermeabile alle critiche”.
Abitualmente i sindaci non rispondono, anzi avallano (oppure danno il patrocinio o peggio finanziano lo scempio in atto; i prefetti interpellati tacciono pure loro; le procure “non ne vogliono sapere” anche se continuiamo a sperare che ci sia «un giudice a Berlino» (**).
Qualche prefetto “creativo” evita i fuochi con motivazioni di ordine pubblico…
Il rispetto della “tradizione” è un pensiero pericoloso e inquinante in base al quale avremmo dovuto continuare a bruciare le streghe, praticare il cannibalismo, lo ius primae noctis e continuare con la caccia predatoria (cosa che peraltro il governo della fiamma tricolore vuol fare).
Guardiamo in faccia la realtà: per i “tradizionali” fuochi dell’ignaro sant’ Apollinare abbiamo fotografato una inquietante nuvola di gas e fumi inquinanti nel territorio di Ravenna – la potete vedere sopra.
Le istituzioni vorranno o dovranno spiegarci la natura della inquietante nuvola e finalmente ammettere che il lancio di fuochi artificiali si configura come «getto di cose pericolose» cioè una condotta perseguita penalmente in un Paese che rispetta le leggi in vigore.
Intanto il ceto politico di centrodestra e di centrosinistra è accomunato dalla stessa tendenza a rimuovere la verità.
Anche se gli inquinanti si spargono a grandi distanze noi ci terremo lontani e così consigliamo di fare a chicchessia; quantomeno a che non ha pulsioni masochiste.
Non saremo con il naso all’insù come ci vorrebbero certi media. Anche perché il “comparto” – sia nella fase della produzione che dell’uso – è il più mortifero al mondo: dalla strage di Modugno a quella di Crans Montana.
(*) Vito Totire è portavoce della RETE NAZIONALE LAVORO SICURO
(*) Forse è utile riproporre una nota già apparsa in “bottega” perchè non tutte/i conoscono l’espressione «C’è un giudice a Berlino». Il senso è che prima o poi la giustizia farà il suo corso e rimanda alla storia di Arnold, mugnaio di Potsdam, il quale nel 1700, per opporsi ai soprusi di un nobile, dopo essersi rivolto senza successo a tutti i giudici tedeschi volle arrivare a re Federico “il Grande” di Prussia; ci riuscì e ottenne giustizia. Vera o falsa che sia questa storia, l’espressione «c’è un giudice a Berlino» è diventata quasi proverbiale. Viene spesso attribuita a Bertold Brecht ma senza precisare dove lui l’abbia scritta. E vale ricordare al riguardo alcune considerazioni di Umberto Eco – su «L’Espresso» del 12 agosto 2013 – a proposito di quel Silvio Berlusconi, che qui in “bottega” di solito noi abbiamo chiamato «signor P2-1816» per ricordare la sua collocazione. Ecco cosa scrisse Umberto Eco: «Ci deve pur essere un giudice a Berlino è espressione che, anche quando se ne ignora l’origine, molti usano per dire che ci deve essere una giustizia da qualche parte. Il detto è così diffuso che l’aveva citato anche Berlusconi (noto estimatore delle magistrature) quando nel gennaio 2011 aveva visitato la signora Merkel con la curiosa idea di interessarla ai suoi guai giudiziari. La signora Merkel (con un tratto di humour che una volta avremmo definito all’inglese – ma anche i popoli si evolvono) gli aveva fatto osservare che i giudici ai quali lui pensava non erano a Berlino ma a Karlsruhe, nella Corte Costituzionale, e a Lipsia nella Corte di Giustizia». Dunque come suo solito il «signor P2-1816» disse una stronzata… (db)
