Gabbie e fili di Resistenza: Torino, Sardegna e Spagna

Relazione di un marziano inviato in Italia e in Spagna

(opera di Maria Lai)

 

Per provare a capire e spiegare cosa succede prendo in esame tre casi che dimostrano la lucida follia del genere umano, quando è al potere.

Una ragazza, Dana, sta in galera perché ha usato un’arma pericolosa; vi chiedere quale mitra o bomba abbia usato: si chiama megafono, trasmette parole. Sotto trovate 3 link.

A Barcellona hanno incarcerato Pablo, per canzoni nelle quali dà del ladro a un ladro, solo che è anche un re; dopo la rivoluzione francese a qualche re è andata male, ma non a tutti, pare; anche questo caso in galera per parole. Sotto due link e due video.

In Sardegna quarantacinque giovani sono accusati in un processo per aver detto che lo Stato italiano ruba le terre. Chi ha le armi comanda, dicono i 45. Ancora parole – contro ladri di terra e chi costruisce strumenti di morte – che costano denunce. Sotto 4 link (ah l’operazione si chiama “Lince” che indica un piccolo predatore, una costellazione ed è un sinonimo di furbo: cosa vi dice l’inconscio?).

Già che c’ero ho messo in coda una canzone di Enzo Jannacci.

Sembrerebbe che non ci siano speranze sul pianeta Terra ma invece la ragazza,  e il cantante in carcere e i 45 incriminati sono FILI DI RESISTENZA di una rete che potrebbe spezzare le gabbie e le spade sia materiali che mentali ma vi terrò informati.

 

 

Lettera di Dana : Siate saldi e in alto i cuori!

Car* tutt*,

quando leggerete questa lettera saranno ormai cinque i miei mesi di detenzione, avevo scritto l’ultima lettera prima della fine del 2020, a ridosso delle festività, che nonostante tutto anche qui sono passata abbastanza bene. Nel frattempo, si sono succeduti svariati eventi, tra cui l’iniziativa che io, Stefania, Emanuela e Fabiola (ora siamo in sezione insieme, evviva!!) abbiamo portato avanti nei giorni scorsi: lo sciopero della fame.

Se ne è parlato parecchio e voi tutti ci avete sostenute fin dal primo giorno, quindi non sto a ripetere le motivazioni sottostanti la nostra scelta. Intanto vi ringrazio, siete stat* fondamentali. Terminato lo sciopero, ognuna con i suoi tempi, abbiamo recuperato le energie. Io ho patito un po’, ma ora sono in formissima.

Devo dirvi che, nonostante la breve durata dello sciopero, sono state tante le fatiche per portarlo avanti. A differenza di quello che si può credere, la fame è l’ultimo dei problemi, la sensazione passa già al termine del secondo giorno! Ciò che cresce in maniera esponenziale è l’affaticamento fisico, i dolori, la difficoltà a dormire e negli ultimi giorni una grande fatica a concentrarsi e a non muoversi come un bradipo. Penso a tutte le persone che hanno portato avanti una simile scelta, fino alle più tristi ed irreversibili conseguenze. Che forza d’animo incredibile. E che dolore.

Per fortuna questa nostra forma di protesta non è stata vana, anzi i risultati si sono dimostrati da subito concreti e tutte noi stiamo finalmente godendo dei nostri pieni diritti per quanto riguarda i contatti con i nostri familiari. Una piccola goccia, lo so, in questo girone infernale, ma proprio per questo molto importante. E poi, diciamolo, agire una protesta, seppur pacifica, all’interno di un carcere come questo (altri non so, ma posso immaginare) non è cosa semplice per molti motivi intuibili. Siamo rimaste salde, complici, lucide (a turno) e anche un po’ coraggiose. Detto questo, apriamo un nuovo capitolo. Il titolo lo lascio trovare a voi.

Mentre sui giornali la Direttrice del carcere, di fatto, riconosceva le nostre ragioni lavorando rapidamente per ripristinare i diritti negati, parallelamente e più precisamente in data 22/01/2021, richiedeva al mio magistrato di sorveglianza l’emissione di un provvedimento restrittivo, tipico dell’alta sorveglianza, di cui all’articolo 18 ter O.P. (chi ha voglia lo cerchi) ossia la richiesta di controllo (e selezione) della mia corrispondenza epistolare e telegrafica, la cosiddetta “censura”. Non vi sembra un comportamento un po’ scorretto?

Da ciò che deduco dal dispositivo che mi è stato notificato un paio di giorni fa dalla “matricola” del carcere e che, essendo io “No Tav” e poiché ricevo mezzo posta lettere, riviste, cartoline e materiale vario, il carcere (o meglio la direttrice) ritiene che tale materiale possa essere utilizzato all’interno del reparto detentivo per volantinaggio, finalizzato a sostenere la mia iniziativa politica, minando così l’ordine e la sicurezza interna dell’Istituto. Non ho ovviamente accesso alla richiesta e posso solo dedurre le motivazioni argomentanti che sintetizzo in: sciopero della fame, una storia ridicola su delle cartoline (fatta e disfatta tutta da loro) ed infine la solidarietà ricevuta del movimento No TAV (ebbene si)!

Sappiate che il mio Magistrato ha respinto la richiesta di “censura”, ribadendo una serie di principi costituzionali e inerenti l’ordinamento penitenziario che evidentemente qui sono stati per un momento dimenticati. Non credo che anche per questo si possa incolpare il covid, o sbaglio?

Quindi per ora nessuna restrizione aggiuntiva alle molteplici che ho avuto il piacere di sperimentare in questi cinque mesi. La mia è stata e resta una carcerazione “speciale”, ma dopo questo tentativo, dal chiaro intento punitivo da parte della direzione carceraria, mi chiedo se sia finita qui oppure siano vere le voci che circolano circa un mio futuro trasferimento. Vedremo.

Intanto io continuo le mie attività ed ho ripreso a studiare dopo qualche settimana di pausa. Dopo un piccolo infortunio sul campo da gioco (non ridete!!) ho ripreso a giocare a pallavolo. Qui in sezione tutto procede serenamente e il tempo passa. Non preoccupatevi dunque! Qualsiasi altro “dispetto” dovessi subire, sono ben in grado di sopportarlo!

Seguo ovviamente con attenzione tutto quello che accade fuori di qui, le tarantelle governative, l’evoluzione della pandemia con le sue infauste e interminabili conseguenze e, soprattutto, le iniziative in Valle. Tra momenti di lotta, i Mulini Resistenti e il più giovane presidio permanente di San Didero, state tenendo alta la nostra bandiera.

In questi tempi difficili, una luce continua a brillare ed è quella No TAV!

Siete saldi e in alto i cuori!

Un abbraccio,

Dana

https://www.notav.info/top/lettera-di-dana-siate-saldi-e-in-alto-i-cuori/

 

Deus Vult! Gli oscurantisti della Torino-Lione – Luca Giunti

Oramai non ci sono più dubbi. A denti stretti o sottovoce, lo ammette persino qualche decennale tifoso. La Torino-Lione è indifendibile, vecchia, superata. Chi è rimasto a sostenerla usa soltanto più argomenti reazionari e dottrinali. Sembra di ascoltare – molto in piccolo, per carità! si parva licet componere magnis – le tesi del Sant’Uffizio contro Galileo Galilei. Dogma contro scienza.

Gli ultimi mesi lo dimostrano limpidamente. Mettiamo in fila 3 episodi.

 

1) In estate la Corte dei Conti europea ha pubblicato una relazione molto drastica su 8 grandi progetti infrastrutturali, tra i quali spicca per difetto la Torino-Lione. Lo studio si avvale, tra tanti contributi, anche dell’analisi del Prof. Yves Crozet dell’Università di Lione, recuperata con non poche difficoltà dalla testardaggine del movimento e delle sue articolazioni amministrative. La Corte e il docente sono stati severi: ritardo di 3 lustri, finanziamenti persi, obiettivi non raggiungibili in tempo utile, bilancio ambientale fortemente negativo, presupposti manipolati e fantasiosi. Il tutto dimostrato con numeri, tabelle, grafici, citazioni, autorevole bibliografia. Normale pratica scientifica. Confutabile, certo, ma soltanto se si contrappongono argomenti altrettanto comprovati e robusti.

La risposta della società TELT incaricata di scavare il nuovo traforo si trova in poche righe di un comunicato stampa: la Corte dei Conti si è sbagliata. Bon, basta così. Sufficit. O anche: De minimis non curat praetor.

 

  1. A settembre è diventato palese e pubblico – ancora una volta grazie al movimento NoTav perché i proponenti non brillano mai per trasparenza e condivisione – un problema ben noto: a Salbertrand non sono disponibili le aree previste per il cantiere principale del lato italiano. I cumuli di detriti, rifiuti, materiali vari che ne impediscono l’occupazione non saranno evacuati prima del 2024 o addirittura il 2027. Nel frattempo il materiale di scavo dovrà andare a Susa, rimangiandosi promesse e valutazioni ambientali. L’Unione Montana Val Susa, attraverso la sua commissione tecnica, ha preparato uno studio approfondito e dettagliato (80 pagine persino un po’ noiose per i tanti calcoli e numeri, disponibile qui) nel quale dimostra che una nuova valutazione di impatto ambientale è indispensabile e proceduralmente necessaria ai sensi di legge. Lo ha formalmente inviato ai Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture, offrendo nel contempo e come sempre la disponibilità a riunioni tecniche per analizzare a fondo la questione.

La risposta è stata fornita dal Ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli nell’audizione alla Camera del 14 dicembre: la quantità di smarino è la stessa, è quella prevista nell’intero scavo, non importa dove, come e quando sarà trasportata; quindi probabilmente sarà sufficiente una verifica sbrigativa anziché una vera e completa valutazione di impatto ambientale (VIA). E la relazione di 80 pagine? È stata controdedotta e puntigliosamente confutata? Ma quando mai! Basta e avanza l’opinione del ministro. Ubi major minor cessat.

 

  1. A dicembre le Commissioni Trasporti di Camera e Senato hanno esaminato il contratto di programma che deve essere stipulato tra FF.S. MIT e Telt per i lavori definitivi della Torino-Lione e i relativi finanziamenti. I parlamentari hanno convocato un folto numero di esperti, registrando i loro contributi [tutti disponibili sul sito di Camera e Senato]. Tra questi, anche il prof. Crozet la cui impietosa disanima è già online. Giuristi, economisti, esperti di traffico e di ambiente, hanno elencato, in base alle loro competenze, esperienze e autorevolezza, una serie di problematiche argomentate e solide. Ma nonostante falle giuridiche e amministrative, incertezze finanziarie, obiettivi falliti, il contratto verrà firmato senza ripensamenti. E le criticità dimostrate in punta di scienza? Bazzecole, bagatelle, puntigli da azzeccagarbugli o da ragionieri noiosi. Resteranno afutura memorianei verbali parlamentari senza alcuna replica adeguata o conforme agli standard internazionali. Vox clamantis in deserto.

 

Allora, ecco il punto. Da un lato troviamo numeri, dati, relazioni tecniche approfondite, esperti di vario titolo, professori universitari. In un normale dibattito scientifico, comune per metodo a tutto il mondo da oltre 400 anni (Galileo docet), ci si aspetterebbe che le loro argomentazioni venissero controbattute, discusse, ed eventualmente rigettate, sulla base di numeri, dati, relazioni, esperienze di campo, bibliografie, almeno di pari livello. Invece no. Quello che sarebbe pacifico e normale in ogni campo dell’umano sapere non vale nel caso della Torino-Lione. Qui siamo alle Crociate: Deus vult! Per proponenti e sostenitori è diventata un articolo di fede. Non è in discussione nessuna delle sue articolazioni. Le critiche ormai grandinanti che provengono da svariati settori vengono liquidate con qualche battuta, mai con argomenti altrettanto solidi e verificabili. Un rovesciamento grottesco e paradossale della normalità: i proponenti non dimostrano le ragioni dell’opera che propugnano, gli oppositori ne documentano danni e inutilità. Ideologia acritica contro analisi fattuali.

In ultima analisi, si tratta di una pervicace mancanza di rispetto per il territorio, i suoi abitanti e i suoi amministratori. E per la Logica. Ci interroghiamo sempre sulle ragioni di tale atteggiamento, da 3 decenni adoperato da chiunque rappresenti la controparte. Sciatteria? Supponenza? Incompetenza? O semplicemente paura di affrontare la realtà e quindi di perdere faccia e quattrini? Non lo sappiamo; probabilmente un velenoso mix di tutte queste meschinità.

Sic stantibus rebus, cosa accadrà in futuro? Si può certo continuare a fare finta di nulla ma la verità è che coloro che si continua a descrivere come villici coi forconi sono dalla parte della ragione e della scienza, gli altri da quella dell’oscurantismo e dell’ignoranza. Naturalmente, absit iniuria verbis.

https://www.notav.info/post/deus-vult-gli-oscurantisti-della-torino-lione/

 

 

Notav e repressione: i numeri che spiegano come lo stato ha provato a piegare la Val Susa

Riprendiamo qui di seguito un contributo a firma Alessandro Senaldi (Università degli Studi di Genova) pubblicato sul sito della rivista Studi sulla questione criminale. Lo studio di Senaldi ci pare particolarmente meritorio perché osa fare quello che dovrebbe essere stato il minimo sindacale da parte di giornalisti e accademici quando si parla di criminalizzazione del dissenso in Italia: mettere in fila i dati dei procedimenti giudiziari contro i notav.

Innanzitutto dalle cifre emerge l’utilizzo spropositato di testimonianze di appartenenti alle forze dell’ordine durante i processi. I poliziotti sono di fatto la sola figura su cui si sono basati fino ad ora i procedimenti contro i notav, smentendo palesemente la pretesa terzietà dell’azione penale. Altro elemento fondamentale è l’abuso da parte dei PM torinesi gli istituti del concorso di persone e delle aggravanti nel chiaro tentativo di scardinare il principio della presunzione d’innocenza e intimidire gli attivisti con un profluvio di misure cautelari dai sinistri intenti preventivi. Il testo ritorna anche sull’arbitrarietà delle sanzioni comminate dai tribunali di Torino in primo grado su spinta dei PM che sono nella quasi totalità riformate in secondo grado giudizio e smontate in toto quando arrivano in cassazione. Infine, lo studio mostra in maniera incontrovertibile la rapidità sospetta con cui sono stati portati avanti i processi con i notav, con la procura di Torino che li ha fatti avanzare 2,5 volte più rapidamente della media nazionale.

I numeri, insomma, dimostrano in maniera indiscutibile ciò che il movimento notav sostiene da anni e che si vuole continuare a far finta di non vedere: la natura profondamente parziale e dunque politica della procura di Torino nella repressione di chi in Val di Susa ha osato rimettere in questione il sistema clientelare-mafioso dietro le grandi opere inutili che costellano il nostro paese.

https://www.notav.info/documenti/dati-processo-notav/

 

 

Pablo Hasel in prigione

Spagna: Proteste e scontri per l’arresto di Pablo Hasel

E’ di almeno 43 persone arrestate e 9 feriti l’ultimo bilancio della repressione poliziesca contro i manifestanti scesi a migliaia nelle piazze di 70 città spangole nella serata di mercoledì 17 febbraio per il rapper e militante comunista catalano Pablo Hasél.

Nella seconda serata di mobilitazioni la protesta non si è fermata, reclamando a gran voce “Pablo Hasel Libertat”, libertà per Pablo Hasel, rapper e militante comunista incarcerato per i suoi testi e i tweet contro la monarchia dei Borbone e il retaggio franchista dello Stato spagnolo.

La piazza più combattiva è stata quella di Barcellona, con migliaia di persone. Qui la violenza della polizia, costretta comunque più volte a retrocedere dalla folla, è costata un occhio a una manifestante di soli 19 anni, colpita da un proiettile di gomma dei Mossos d’Esquadra, gli stessi mandati ad arrestare Hasel dentro l’università di Lleida. Cariche, scontri e resistenza anche nella capitale Madrid, attorno a Plaza del Sol.

Intanto la solidarietà con Pablo Hasel varca i confini. Sabato 20 febbraio alle ore 16 presidio per Pablo Hasel a Milano, all’Arco della Pace, con il comitato Pablo Hasel Libero.

Da Barcellona con noi Alessio, compagno del collettivo Barnaut. Ascolta o scarica

da Radio Onda d’Urto

http://www.osservatoriorepressione.info/spagna-proteste-scontri-larresto-pablo-hasel/

https://www.ilpost.it/2020/08/04/juan-carlos-spagna-lascia-paese-esilio/

 

 

 

 

 

Operazione Lince

 

“Rispondere alla repressione significa, ora più che mai, opporsi ad azioni immonde come la guerra, alla povertà che da questa ne deriva, al conseguente ordinario controllo delle autorità, ed è oramai non solamente doveroso, ma necessario.
Quanto accaduto in Sardegna – e in particolare a Cagliari – non ci stupisce, e in parte forse c’era da aspettarselo. Lottare contro la guerra e i suoi loschi interessi non è una cosa che lo Stato può far passare liscia, se poi si unisce il fatto che a farlo sono migliaia di persone con molte pratiche differenti, tutte ugualmente rispettate, ecco che forse appare ancora più scontato. Se fra questi poi si annidano dei sognatori testardi e ribelli, a cui non basta l’idea di un mondo senza eserciti, ma sognano un mondo di libertà e uguaglianza, allora si ha quasi la certezza che lo Stato reprimerà.

https://romperelerighe.noblogs.org/post/2020/02/12/sardegna-riflessioni-a-margine-delloperazione-lince/

https://www.libertade.org/loperazione-lince/

https://www.maistrali.it/2020/12/08/riflessioni-a-margine-delloperazione-lince/

http://www.osservatoriorepressione.info/sardegna-al-via-cagliari-processo-45-attiviste-del-movimento-foras/

 

Il monumento – Enzo Jannacci

 

 

 

testo della canzone:

https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=169&lang=it

 

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

2 commenti

  • Giuseppe Lodoli

    Grazie di questo ricchissimo ottimo invio!

  • Rosalba Meloni

    Siamo le Madri contro la Repressione e contro l’Operazione Lince.
    Ci ritroviamo lunedì 8 marzo dalle ore 10:00 alle 12:00
    davanti al Tribunale di Cagliari

    Otto marzo del 2000 la Campagna Internazionale per il Salario al Lavoro Domestico convocò il Primo Sciopero Mondiale delle Donne rivendicando il riconoscimento per il contributo come forza lavoro.
    Otto marzo del 2016 le donne argentine proclamarono il primo Sciopero Generale col nome Ni Una Menos .
    Otto marzo 2017 Terzo Grande Sciopero Internazionale delle donne in 50 paesi e 200 città del mondo.
    Otto marzo 2020 Lotto3Antimilitarista in Sardegna Organizza a Teulada, Intorno alle reti della base Nato, “ Scorda le Basi”.

    OTTO MARZO 2021, a Cagliari, MADRI CONTRO LA REPRESSIONE- CONTRO L’OPERAZIONE LINCE , lancia una mobilitazione per dire :
    BASTA con l’occupazione militare della Sardegna.
    BASTA con le operazioni repressive poliziesche e giudiziarie contro un popolo che vuole affrancarsi da questa devastante occupazione coloniale.
    BASTA con l’Operazione LINCE

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