Giornalista della Dire condannata per…
… per aver raccontato la violenza istituzionale.
di Monica Ricci Sargentini (*)
In Italia succede che una giornalista attenta, appassionata, da sempre attiva sul fronte della copertura dei danni causati dall’alienazione parentale, venga condannata al risarcimento danni e alle spese legali in una vertenza giudiziaria per aver curato l’inchiesta «Mamme coraggio sulla violenza primaria e sulla vittimizzazione secondaria nei Tribunali». Conosco personalmente Silvia, lavoriamo da tempo fianco a fianco su questi temi e abbiamo scritto, insieme a Clelia Del Ponte, Franca Giansoldati, Nadia Somma, Flavia Landolfi, Assuntina Morresi, Paola Tavella, Emanuela Valente e Livia Zancaner , Senza Madre, storie di figli strappati dallo Stato, edito nel 2022 proprio da Dire, l’agenzia per la quale Mari lavora nel ruolo di caporedattrice centrale.
Oggi, però, lo stesso editore che ha pubblicato il libro-inchiesta, che gli ha portato lettori e visibilità, non risponde più alla giornalista.
Mari, dunque, si trova a dover affrontare un incubo legale e lavorativo che richiede anche ingenti spese finanziarie. Per questo l’associazione PsyCom – Protocollo Napoli ha lanciato la raccolta fondi a favore della giornalista. L’inchiesta mamme coraggio ha dato voce alle donne vittime di violenza istituzionale e messo sotto osservazione il percorso del procedimento penale e di quello civile, il lavoro delle ctu, il mancato ascolto del minore, l’utilizzo del teorema sconfessato dell’alienazione parentale, strumento, come affermano le Nazioni Unite, per non indagare la violenza contro donne e minori. Il fenomeno della vittimizzazione secondaria ( istituzionale) è stato riconosciuto nella relazione conclusiva, votata all’unanimità, della Commissione d’inchiesta sul femminicidio della XVIII legislatura che ha audito il lavoro della Dire sul fenomeno, e che ha trattato centinaia di casi. Numerose le interrogazioni parlamentari e ampio l’eco istituzionale che il lavoro della giornalista ha avuto.
“Invitiamo le associazioni, i sindacati, i parlamentari, i cittadini/e a sostenere, insieme a noi – si legge in una nota di Protocollo Napoli – la professionista che oggi è sotto procedimento giudiziario (per due casi celebri di violenza istituzionale a danno di due madri) ed è stata anche convocata dalla commissione disciplinare dell’ordine professionale per l’ esposto presentato dall’associazione Lega “Uomini vittime di violenza” che insieme ad altre sigle negano il carattere di genere della violenza maschile contro le donne”.
“Non è possibile che la collega paghi in prima persona per un lavoro doveroso di informazione che deve proseguire nella testata Dire, come in tutte le altre testate giornalistiche, senza timori di andare incontro a intimidazioni e ritorsioni. Noi donne saremo sempre a fianco di chi si spende nel contrasto alla violenza maschile e alla violenza istituzionale” aggiungono le femministe napoletane.
In ptima fila a sostenere Mari c’è il sindacato dei giornalisti: “La lotta contro la violenza digenere passa per una rivoluzione culturale. In questo percorso è stato ed è prezioso il lavoro di giornaliste e giornalisti che raccontano il fenomeno. E che anzi aiutano a conoscerlo,capirlo, per poterlo contrastare. Una di queste colleghe è Silvia Mari che, grazie alle sue inchieste, ha aiutato a farconoscere e contrastare la violenza istituzionale” ha scritto il presidente Fnsi Vittorio Di Trapani che chiede all’editore di sostenere la giornalista in ogni sede:
“E invece di ricevere dei ringraziamenti per questa operaculturale – aggiunge Di Trapani -, finisce lei nel ruolo diaccusata. Anzi, condannata. In sede civile al risarcimentodanni. Aspettiamo un sussulto da parte dell’editore, la Dire,che rivendichi questo impegno culturale e continui a sostenerein ogni sede la propria giornalista. Intanto, a Silvia Mari vatutto il sostegno possibile”.
Al fianco della collega si schierano anche deputati e senatori.
“Esprimo vicinanza e solidarietà alla giornalista Silvia Mari De Santis che, con l’inchiesta “Mamme Coraggio” pubblicata dall’agenzia Dire, ha denunciato il fenomeno della vittimizzazione secondaria. Abbiamo audito l’agenzia e Silvia proprio per questo suo lavoro, focalizzato su centinaia di storie e di casi e ripreso dalla relazione conclusiva della Commissione d’inchiesta sul femminicidio” ha scritto sui social la senatrice del Pd, Valeria Valente.
“Non lasciamo sola Silvia, giornalista coraggiosa che ha aperto la strada a questo specifico e fondamentale lavoro d’inchiesta” è l’appello finale di Valente.
“Vicinanza e supporto” arrivano anche dala deputata del M5S Stefania Ascari: “Da troppo tempo Silvia Mari sta subendo attacchi per aver fatto semplicemente ciò che ogni professionista dell’informazione dovrebbe fare, raccontare la verità fino in fondo. Con il suo lavoro, Silvia ha denunciato una realtà scomoda e troppo spesso taciuta, la vittimizzazione secondaria delle donne, in particolare delle madri vittime di violenza, che dopo aver trovato il coraggio di denunciare si ritrovano sul banco degli imputati e con il rischio concreto di vedersi allontanare i figli”.
“Dietro queste vicende, in troppi casi – conclude Ascari : si nasconde un vero e proprio business sulla pelle dei bambini, un sistema che invece di proteggere, infligge nuove ferite. A Silvia va la mia stima e la mia vicinanza, il suo impegno è un esempio di giornalismo libero e coraggioso, che non si piega e non arretra davanti a chi preferisce il silenzio alla verità”.
Il senatore del Pd Filippo Sensi, da sempre in prima linea nelle battaglie a difesa di madri e bambini, denuncia il caso “della giornalista costretta a pagare per il proprio lavoro di inchiesta sulla PAS e la vittimizzazione secondaria che soffrono molte, troppe donne. La sua battaglia per la libertà di informazione e la giustizia non si ferma. Sono, siamo con lei”.
Come scriveva Oriana Fallaci “un (una) giornalista senza nemici, che non dà fastidio, che non vive in mezzo ai guai, molto raramente è un (una) buon giornalista”.
Per effettuare la donazione scrivere a silviamaridesantis@gmail.com
(*) testo ripreso dahttps://lepersoneeladignita.corriere.it › 2025/08/14 › gior…
Comunicato dell’Associazione D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza
Esprimiamo piena solidarietà a Silvia Mari De Santis, vice caporedattrice dell’Agenzia Dire, condannata al risarcimento danni e alle spese legali per aver curato l’inchiesta “Mamme coraggio” sulla violenza maschile contro le donne, sulla vittimizzazione secondaria nei tribunali e sull’uso, da parte di CTU e sentenze, del teorema sconfessato dell’“alienazione parentale”.
Con rigore giornalistico, Silvia Mari ha dato voce a madri e bambini e bambine ignorati nei procedimenti civili e penali, ha fatto luce su un sistema che spesso non indaga la violenza e che, troppo spesso, punisce chi la denuncia.
Per questo lavoro – riconosciuto anche dalla Commissione d’inchiesta sul femminicidio della XVIII legislatura – oggi si trova sotto procedimento giudiziario e convocata dalla commissione disciplinare dell’Ordine dei Giornalisti, a seguito di un esposto di associazioni che negano la violenza maschile come fenomeno di genere.
Punire chi racconta la violenza significa colpire la libertà di stampa e il diritto delle donne a vedere riconosciuta la verità.
Per saperne di più
Leggi anche la Dichiarazione contro l’utilizzo nei tribunali italiani dell’alienazione parentale e del suo trattamento promossa dal Centro studi e ricerche ‘Protocollo Napoli’ insieme a un gruppo di studiosi e studiose a livello nazionale. Fonte: Protocollo Napoli – APS PSY-COM