CI MANCA(VA) UN VENERDÌ – 39

A ben cercare i collegamenti fra Karl Marx e il Joker sono evidenti

di Fabrizio Astrofilosofo Melodia

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“In linea di principio un facchino differisce da un filosofo meno che un mastino da un levriero. È la divisione del lavoro che ha creato un abisso tra l’uno e l’altro” scrive argutamente il buon zio Karl Marx.
Tutte le origini delle disuguaglianze prendono le mosse da una scissione fondamentale, in cui si gioca su una diade di potere, tutto su base patriarcale. Il padre comanda sul figlio e il figlio vuole emanciparsi dal padre ed in sostanza essere come lui.
Ecco dunque il motivo per il quale le rivoluzioni sono esse stesse destinate completamente a fallire: proprio perchè gli schiavi vogliono prendere il posto del padrone, sostanzialmente essere come lui. Purtroppo i posti a disposizione sono limitati, e spesso la poltrona può essere anche troppo scottante.
La battaglia tra gli intellettuali per un posto al sole è spesso cruente e senza esclusione di colpi, tutti tesi ad entrare nelle grazie di qualche signore per accaparrarsi i salotti migliori, gli editori più in vista, qualche apertura politica, magari seggi vacanti o altre aperture per ottenere ricchezze.
Un filosofo non differisce da un mastino o da un levriero perchè anch’egli deve mangiare, dipende tutto da come si nutre e quali strategie adotta per ottenere tale scopo, per sopravvivere e persino eternarsi nelle sue opere che andranno presto a girare negli stretti ambiti specialisti o nelle librerie Feltrinelli.
Dipende tutto da come si nutre: troppi prediligono cibo da McDonald’s piuttosto che delle catene di Eataly, senza rendersi minimamente consapevoli, o volutamente, di mettersi nel cappio del ricatto e diventare una specie di burattino del potere costituito.
Ecco dunque come in realtà un filosofo differisce da un mastino, riguardo soprattutto alla proverbiale fedeltà del cane.
“La loro moralità, i loro principi, sono uno stupido scherzo. Li mollano non appena cominciano i problemi. Sono bravi solo quanto il mondo permette loro di esserlo. Te lo dimostro: quando le cose vanno male, queste… persone “civili” e “perbene”, si sbranano tra di loro. Vedi, io non sono un mostro; sono in anticipo sul percorso”, ricorda argutamente il Joker, la peggiore e più famosa nemesi di Batman, nel tenebroso film  “Il cavaliere oscuro”, secondo capitolo della trilogia diretta con mano sapiente da Christopher Nolan.
I mastini non ucciderebbero i proprio simili e rimarrebbero fedeli ai loro padroni che li hanno amati, e non c’è divisione di lavoro che tenga: gli esseri umani, probabilmente, no. Ed è questa la conseguenza più angosciante.

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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