Buone notizie dall’Iraq: Hassan Juma’a è libero

di Karim Metref

Qualche mese fa, eravamo in tanti a tirare l’allarme perché un sindacalista iracheno, Hassan Juma’a Awad, leader della Federazione dei sindacati del Petrolio in Iraq (IFOU), era sotto processo per aver semplicemente fatto attività sindacali cheavrebbero, secondo il ministro del petrolio, «danneggiato l’economia nazionale».  (Leggere qui l’articolo pubblicato allora)

Iraqi Trade Unionists in San FranciscoUna organizzazione statunitense (di quelle contrarie alle guerre del petrolio), US Labor Against War, organizza una campagna internazionale di sostegno a Hassan Juma’a.  E da tutte le parti del mondo sono arrivate migliaia di firme e di messaggi di sostegno mandati sia al sindacato iracheno che alle autorità irachene. La campagna viene ripresa da 41 federazioni internazionali di sindacati, 44 organizzazioni sindacali di varie specializzazioni e nazionalità e da 68 organizzazioni non governative. In più di decine di migliaia di semplici cittadini del mondo. Anche se, a dir il vero, in Italia, in alcuni ambienti sindacali, per il semplice fatto che l’organizzazione che tirava il carro della campagna iniziava con le due lettere U e S, la liquidarono come “social-imperialism”, l’ultimo tormentone negli ambienti antimperialisti post-stalinisti (leggere qualcosa a questo proposito qui), ignorando che le prime accuse contro Hassan Juma’a furono mosse dall’mbasciatore Bremer quando aveva pieno potere sull’Iraq. Perché i sindacati dei lavoratori del petrolio furono gli unici a tirare l’allarme contro la rapina delle risorse energetiche da parte dei paesi occupanti.

Ebbene, una volta ogni tanto annunciare e festeggiare una vittoria non fa male. La campagna di sostegno ha avuto un esito positivo. Hassan Juma’a è un uomo libero e sono state ritirate tutte le accuse a suo carico.

Lo annuncia un comunicato ufficiale del suo stesso sindacato (http://www.iraqicivilsociety.org/archives/2099). Hassan è libero e sciolto da ogni accusa e risponde attraverso il comunicato ufficiale: «Per il governo iracheno e il Ministero del Petrolio rispondiamo che la nostra unione (…) non è e non sarà mai una fonte di danno per l’economia irachena. Noi siamo coloro che hanno protetto e difeso le fabbriche e i luoghi di lavoro nelle ore più buie della guerra e dell’occupazione, così come in pace. Ma allo stesso tempo continueremo a esercitare i nostri diritti garantiti dalla Costituzione: il nostro diritto di organizzarci e difendere i diritti dei lavoratori del petrolio e l’interesse nazionale. »

Karim Metref
Sono nato sul fianco nord della catena del Giurgiura, nel nord dell’Algeria.

30 anni di vita spesi a cercare di affermare una identità culturale (quella della maggioranza minorizzata dei berberi in Nord Africa) mi ha portato a non capire più chi sono. E mi va benissimo.

A 30 anni ho mollato le mie montagne per sbarcare a Rapallo in Liguria. Passare dalla montagna al mare fu un grande spaesamento. Attraversare il mediterraneo da sud verso nord invece no.

Lavoro (quando ci riesco), passeggio tanto, leggo tanto, cerco di scrivere. Mi impiccio di tutto. Sopra tutto di ciò che non mi riguarda e/o che non capisco bene.

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