Hungry Hearts – Saverio Costanzo

si inizia ridendo e scherzando, con Alba Rohr­wa­cher, così magra che assomiglia a Olivia (la fidanzata di Braccio di ferro) e Adam Driver che assomiglia a Paolo Jannacci, il figlio di Enzo.
come in “Gone girl”, di Fincher, c’è un matrimonio in difficoltà, questa volta la causa sembra essere un figlio. Lei non ha quasi conosciuto la madre, e riversa sul figlio una preoccupazione e un’ansia straordinari e ha delle idee su come devono essere nutriti e crescere i bambini, lui capisce che qualcosa non funziona e cerca di nascosto di far mangiare il figlio.
vivono a New York, che non è proprio una città piccola, ma sono soli, non hanno (più) amici, solo la nonna appare ogni tanto.
neanche fra loro due si parla tanto, anzi quasi niente, lei è assorbita totalmente dal figlio, “siamo una famiglia”, dice, ma è una famiglia malata, non si sorride mai.
la soluzione dei problemi sarà radicale e definitiva.
le ultime immagini sono bellissime e tristissime insieme.
o Saverio Costanzo non sa come si fanno i film di cassetta, o lo sa benissimo e sceglie di fare altro, che il dio del cinema lo conservi.

http://markx7.blogspot.it/2015/01/hungry-hearts-saverio-costanzo.html

 

(*) Trovate questo appuntamento in blog ogni lunedì e giovedì sera: di solito il lunedì film “in sala” e il giovedì quelli da recuperare. Ismaele si presenta così: «“Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla mia morte” (François Truffaut). Siccome andare al cinema deve essere piacere vado a vedere solo quei film che penso mi interessino (ognuno ha i suoi pregiudizi). Ne scriverò e mi potrete dire se siete d’accordo o no con quello che scrivo; ognuno vede solo una parte, mai tutto, nessuno è perfetto. Ci saranno anche film inediti, ma bellissimi, film dimenticati, corti. Non parlerò mai di cose che non mi interessano o non mi sono piaciute, promesso; la vita è breve non perdiamo tempo con le cose che non ci dicono niente» (db)

redaz
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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