I sorprendenti bisnonni di Africa… ed Europa

di Giorgio Chelidonio

La produzione di schegge predeterminate, per forma e funzionalità, può aver anticipato l’emergere africano dei “Sapiens arcaici”?

Un nuovo articolo – appena pubblicato su “Nature” [LINK 1] – ha nuovamente analizzato e riconsiderato lo strato di ceneri vulcaniche e sedimenti in cui furono scoperti i resti fossili umani denominati «Omo 1»: due crani (vedi FIGURA 1) e altri resti scheletrici di Homo sapiens estratti, nel 1967, dalla stratigrafia di Kibish, emergente lungo il fiume Omo in Etiopia. Nel 2005 un team di geologi analizzò lo strato sedimentario immediatamente sottostante quei resti, concludendo che «Omo I» era databile ad almeno 195.000 anni [LINK 2]. Ma non tutti i paleontologi furono d’accordo su questa datazione.
Fino a pochi anni fa era prevalente l’idea che la specie (autodefinitasi) Homo sapiens e siglata A.M.H.s. – Homo sapiens Anatomicamente Moderno – si fosse evolutivamente originata nell’Africa orientale non più di 200.000 anni fa circa [LINK 3].
Poi, nel 2017, un altro articolo [LINK 4] evidenziò la scoperta, nel sito marocchino di Jebel Irhoud, di resti di Homo sapiens databili a circa 300.000 anni fa.
Gli autori del nuovo articolo hanno concluso che la cenere vulcanica di Kibish abbia un’impronta chimica [LINK 5] che corrisponde a quella della cenere espulsa da una massiccia eruzione di un vulcano situato circa 350 km a Nord-Est di Kibish: questa eruzione si verificò 233.000 anni fa all’incirca e quindi i resti di «Omo 1» risultano retrodatati di almeno 36.000 anni. Questa rettifica importante anticipa le origini pan-africane dei primi A.M.H.s. rispetto alla suddetta soglia di 300mila circa segnata dai reperti di Jebel Hiroud.
Resta aperta però una domanda: che tipo e/o che livello di intelligenza operativa era racchiusa in quei crani dalla morfologia ancora così variabile [LINK 6]?
Da molto tempo sostengo che questo grado di «modernità adattativa» possa essere “letto” e perciò valutato dall’analisi dei manufatti, cioè dalla loro simmetria intenzionale e dall’emergere del «Modo 3» dalla progettualità del «Modo 2»: lo ipotizzavo già nel 1988 [LINK 7] ed è stato recentemente confermato in un importante studio internazionale [LINK 8].

Questa specie di «soglia tecno-evolutiva» pare già documentata, ad esempio, nel nord della Francia (sito di Cagny-La-Garenne, livello CBX) – vedi FIGURA 2, qui sotto – a circa 400 mila anni fa.

Ma trova somiglianze tecno-progettuali [LINK 9] nelle lame – vedi FIGURA 3 – rinvenute nel sito sudafricano di Kathu Pan [LINK 10] datato a circa 500 mila anni fa.
Per non tediare ulteriormente il “lettore bottegardo medio” (se esiste) mi fermo qui, ma pongo una domanda: potremmo arrivare a definire pre-sapiens o ante-neanderthaliani [LINK 11] gli autori di quei manufatti simmetrici che, già 200.000 anni prima dei crani di Jebel Irhoud, sembrano essersi diffusi non solo in varie regioni africane ma anche aver raggiunto il nord-ovest europeo?
Insomma la creatività innovativa africana evidenziata nella produzione di schegge e lame predeterminate (per forma, funzionalità e, in qualche misura, per numero ricavabile da un singolo nucleo bifacciale) può essere stata un indizio di evoluzione neuro-comportamentale già 200.000 anni prima dei primi ante-neanderthaliani e/o Heidelbergensis [LINK 12]?

  1. #1a1a1a;">Vidal C.M., Lane C.S., Asrat A. #1a1a1a;">et alii,#1a1a1a;"> 2022 :#1a1a1a;"> #1a1a1a;">Age of the oldest known #1a1a1a;">Homo sapiens#1a1a1a;"> from eastern Africa#1a1a1a;">. In “#1a1a1a;">Nature”, #1155cc;">https://doi.org/10.1038/s41586-021-04275-8
  2. #1a1a1a;">McDougall I., Brown F. & Fleagle J., 2005: #1a1a1a;">Stratigraphic placement and age of modern humans from Kibish, Ethiopia#1a1a1a;">. In “#1a1a1a;">Nature#1a1a1a;">” vol. #1a1a1a;">433, pp. #1a1a1a;">733–736 https://doi.org/10.1038/nature03258
  3. https://www.thoughtco.com/omo-kibish-in-ethiopia-172040#1a1a1a;"> – scheda aggiornata al 22.11.2020.
  4. #1a1a1a;">Hublin J.J., Ben-Ncer A., Bailey S. #1a1a1a;">et alii, 2017 :#1a1a1a;"> #1a1a1a;">New fossils from Jebel Irhoud, Morocco and the pan-African origin of Homo sapiens#1a1a1a;">. In “#1a1a1a;">Nature”#1a1a1a;"> col. #1a1a1a;">546, pp. #1a1a1a;">289–292. #1155cc;">https://doi.org/10.1038/nature22336
  5. https://it.wikitrev.com/wiki/Tephrochronology
  6. https://www.youtube.com/watch?v=njj6pUioJY4#1a1a1a;"> video (2014) del prof. J. Hawkes che presentava il rinvenimento di un altro cranio di A.M.H.s. ( #1a1a1a;">Homo sapiens Anatomicamente Moderno)#1a1a1a;"> sempre nella stessa area. Le sue considerazioni puntualizzavano che alcuni caratteri dei singoli crani attribuibili ai primi A.M.H.S. presentavano notevoli variabilità, non diversamente dai manufatti prodotti nelle regioni africane durante la cosiddetta “Middle Stone Age”, cioè il Paleolitico Medio Africano, fase culturale che oggi si stima essere iniziata già 500.000 anni fa.
  7. Chelidonio G., 1988: Riflessioni sulla tecnologia sperimentale come metodo d’indagine evolutiva: elementi di lettura tecno-comportamentale delle industrie litiche del Paleo­litico Inferiore e Medio, in “Athesia”, vol. 2, pp. 47-102, Montagna­na (Padova).
  8. Moncel M.H. et alii, 2020: Early Levallois core technology between Marine Isotope Stage 12 and 9 in Western Europe, in “Journal of Human Evolution”, n. 139.
  9. Guardando le due figure (la lama di Kathu-Pan e il bifacciale/nucleo di Cagny-La-Garenne) risulta evidente che per “somiglianze tecno-progettuali” non si può intenderne la forma tipologica. Infatti in un caao si tratta di una scheggia larga, anche se leggermente allungata, mentre nell’altro caso abbiamo un manufatto laminariforme. Questi due strumenti litici condividono, però, la caratteristica di essere stati progettati, per forma e dimensioni, prima del loro distacco dal “nucleo”.
    In questo carattere stanno le origini progettuali della tecnica “
    levallois” (https://it.wikipedia.org/wiki/Tecnica_Levallois ) e del «Modo 3» (https://www.thoughtco.com/the-evolution-of-stone-tools-171699) .
  10. Wilkins J., Chazan M., 2012: Blade production 500 thousand years ago at Kathu Pan 1, South Africa: support for a multiple origins hypothesis for early Middle Pleistocene blade technologies, in “#00000a;">Journal of Archaeological Science”, vol. 39, n.6, pp. 1883-1900.
  11. Manzi G., 2021: L’ultimo Neanderthal racconta, Società Editrice “Il Mulino”, Bologna.
  12. https://it.wikipedia.org/wiki/Homo_heidelbergensis

 

Giorgio Chelidonio

2 commenti

  • Andrea Ettore BERNAGOZZI

    Sono un “lettore bottegardo medio” o giù di lì e posso affermare che questi articoli non mi tediano affatto, anzi mi affascinano! Grazie a chi li scrive e a chi gestisce la Bottega.

  • Ivonne Bresciani

    Molto interessante e documentato, leggibile e comprensibile anche a chi non è addentro alla questione

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