Il Brasile “nero” di Antonieta de Barros

di Daniela Pia

Essere neri in Brasile non è mai stato facile ma nei primi decenni del Novecento lo era ancora meno. Ed essere donna… era un handicap in più. Quando si intraprese la strada della valorizzazione del meticciato negli anni Trenta del Novecento, questa non interessava il piano delle relazioni sociali ed economiche perché non contemplava uno sforzo per integrare i cittadini “neri” nella società brasiliana, lasciandoli in posizioni marginali nel mercato del lavoro e formando quelle grandi sacche di povertà che segnarono il Paese.

Per tutti – e per tutte – loro si spese Antonieta de Barros che fu tra le tre prime donne elette in Parlamento in Brasile, l’unica “nera”. Fu eletta nel 1934 come Consigliera regionale per lo Stato di Santa Catarina e dopo di lei nessun’altra consigliera nera riuscì nell’impresa. Il suo impegno politico portò all’elaborazione di un progetto di legge sull’istruzione che diede vita anche alla Festa degli insegnanti (in Brasile si celebra il 12 ottobre). Inoltre propose altre leggi importanti quali erogazioni di borse di studio per l’università e l’istituzione di concorsi per docenti con l’obiettivo di alzare il livello della qualità dell’istruzione narra la giornalista Aline Torres: una delle poche frustrazioni di Antonieta de Barros fu non essersi laureata in Giurisprudenza – il suo sogno – dato che all’epoca soltanto gli uomini erano ammessi al corso.

Antonieta de Barros fu eletta appena 50 anni dopo l’abolizione della schiavitù e a soli due anni dall’istituzione del suffragio universale in Brasile che però restava caratterizzato da un fortissimo pregiudizio riguardo la classe sociale, il colore della pelle e il genere. Ma lei riuscì ad essere sempre fiera della sua storia personale.

Era nata a Florianópolis l’11 luglio 1901, figlia di Catarina Waltrich, donna schiavizzata libera e madre single. Credeva che l’istruzione fosse l’unica arma capace di offrire una vera libertà alle cittadine socialmente svantaggiate. A 17 anni fondò il corso privato “Antonieta de Barros” con l’obiettivo di combattere l’analfabetismo di donne adulte prive di qualsiasi mezzo.

Scrittrice di talento nei 23 anni di collaborazione con la stampa locale, scrisse più di mille articoli e fondò la rivista Vida Ilhoa.

Nel 1937 pubblicò il libro «Farrapos de Ideias» – come dire “stracci di idee” – i cui proventi furono destinati alla costruzione di una scuola destinata ad accogliere bambine/i i cui genitori erano ricoverati nel lebbrosario Colônia Santa Tereza.

Fu un’antesignana, capace di porsi al servizio dei più fragili sempre convinta che il riscatto sociale passasse attraverso l’istruzione in un Paese dove i “neri” restavano disprezzati, sfruttati ed emarginati. Continuò nella sua opera di promozione sociale sino alla morte avvenuta a cinquant’anni, il 28 marzo 1952 a Florianópolis, Santa Catari.

VEDI ANCHE https://www.bossy.it/cinque-eroine-nere-brasiliane-che-tutt%c9%99-dovremmo-conoscere.html con le storie di Luíza Mahin, Esperança Garcia, Antonieta de Barros, Maria Firmina Reis e Aqualtune: donne che hanno fatto la storia del Brasile ma che purtroppo sono in poche/i a conoscere

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Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

Daniela Pia
Sarda sono, fatta di pagine e di penna. Insegno e imparo. Cammino all' alba, in campagna, in compagnia di cani randagi. Ho superato le cinquanta primavere. Veglio e ora, come diceva Pavese :"In sostanza chiedo un letargo, un anestetico, la certezza di essere ben nascosto. Non chiedo la pace nel mondo, chiedo la mia".

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