Il desiderio maschile

Ringrazio Sandro Bellassai che mi ha autorizzato a postare su codesto blog il suo articolo “Il nocciolo politico del desiderio maschile” che è stata pubblicato ieri sul quotidiano “il manifesto”. (db) Ogni giorno che comincia mi dico: oggi lo faranno. Poi vedo che ancora non l’hanno fatto e non riesco a farmene una ragione. Che aspetta, mi chiedo, la stampa berlusconiana a diffondere un calendario hot con succose immagini di Ruby, e delle tante altre di cui abbiamo visto i nomi e i volti sui media delle ultime settimane? Pensateci un attimo. Migliaia, forse milioni (o magari miliardi?) di uomini correrebbero in edicola: Lui avrebbe praticamente vinto le elezioni senza manco indirle.

Perché ho pochi dubbi che, dalla D’Addario in poi, una buona — anzi buonissima — parte dei maschi italiani abbia trovato interesse per la piccante faccenda anche nel rimirare per quanto è possibile le procacità delle ragazze che Lui si è portato a casa. E che, neanche tanto in fondo, questi uomini abbiano quindi pensato: beato Lui. Del resto, sono decenni che l’audience regge grazie all’esibizione di corpi femminili giovani, attraenti, svestiti e ammiccanti. Non era ancora maggiorenne? Ma, dico, l’avete vista voi com’è fatta? Diciamo la verità: davanti tutta a questa grazia di dio, a chi verrebbe in mente di controllare i documenti?

Poi rifletto e mi dico: ma certo, eccolo il perché, la stagione dei calendari è passata da tempo. Non si spiega altrimenti: all’appetitoso articolo non mancherebbe certo il target. Il target siamo noi, ovviamente. Noi maschi italiani, devoti consumatori immaginari di anatomie felliniane, concretissimi utilizzatori finali che compongono uno scenario probabile di 9 milioni di clienti di prostitute. Cittadini di uno Stato che fino all’altroieri celebrava giuridicamente il bene prezioso dell’onore, e fino a ieri considerava lo stupro un reato non contro la persona ma «contro la moralità pubblica e il buonconstume». Di un Paese in cui ogni due giorni uno di noi, uomini italiani, ammazza la compagna, la moglie, la ex. Noi maschi di un ex popolo di latin lover, di santi e navigatori che ormai da tempo assiste impotente — mai termine fu più puntuale — alla catastrofe della virilità personale e collettiva.

Lui non è altro che l’autobiografia sessuale della nazione maschile. Guardiamoci negli occhi, maschi: quanti di noi sotto sotto lo invidiano? Non avete proprio mai sentito al bar, al lavoro, in palestra, un altro uomo che lo ammettesse? Quanti, siano di destra o di sinistra poco importa, magari non vorrebbero proprio essere al suo posto, ma in fondo lo capiscono, o comunque non vedono tutto questo scandalo. Se scandalo c’è, secondo costoro viene dal fatto che la scabrosità (dettagli, conversazioni, immagini) è stata messa in piazza; e comunque, si sa, da che mondo e mondo le storie boccaccesche scandalizzano i moralisti. Gli illuminati comprensivi, fiorenti questi soprattutto nel centrosinistra, invece non moraleggiano (non adesso, almeno: non stiamo certo parlando di unioni di fatto o fecondazione assistita) e cavallerescamente evitano di affondare il colpo contro l’avversario in oscene ambasce, perché tra ufficiali — maschi — si usa così, o contro le sciagurate di manzoniana memoria, perché non siamo più nel secolo di Gertrude ma in quello modernissimo delle escort.

A me tuttavia pare che non si tratta di colpire maramaldescamente un uomo per la sua immoralità, né di sorvolare paternalisticamente sulla virtù delle donne. Da sempre, in pratica, il discorso maschile sulla prostituzione è un discorso sulle prostitute: il cliente scompare, l’uomo è come sempre invisibile, della sessualità maschile non si parla. Non ci vuole molto per vedere come l’immaginario maschile sia il grande rimosso di questa storia, e se le cose stanno così parlare di Lui, da uomini, è difficile perché significherebbe forse dover parlare anche di noi stessi. Di noi stessi in quanto esseri umani sessuati, intendo: cosa a cui non siamo molto abituati, e forse anche chi sarebbe disposto a provarci, una buona volta, esita perché non sa da che parte cominciare. Troppo forte, per provare a tenersi in un’orbita di lucida autenticità, è la doppia attrazione gravitazionale del moralismo di chi definisce Lui malato e del virilismo spavaldo chi lo chiama beato.

Ma ho l’impressione che molti uomini, o comunque molti più uomini di quanto possa apparire, potrebbero oggi voler cogliere l’occasione di questo squallore maschile per parlarne in forma né moralistica né virilistica. L’occasione, insomma, di avvicinarsi al vero nocciolo della questione (così avvicinandosi, forse, anche un po’ più a se stessi): il desiderio maschile. Che è questione politica tout court, naturalmente, e quindi può essere affrontata davvero fino in fondo in un confronto collettivo; la politica non essendo, io penso, una dimensione del cambiamento che si possa più di tanto praticare in solitudine. È anche per questo motivo, peraltro, che alcuni di noi hanno creato uno spazio politico come Maschile plurale, in cui ormai da vari anni tentiamo di confrontarci fra uomini sulle relazioni, sul potere e sul desiderio.

Quella del desiderio maschile è una dimensione politica, in quanto dimensione del potere e della libertà, che può anche risultare scomoda quando ci costringe a chiederci in che cosa siamo o ci sentiamo diversi da uomini come Lui. Che può anche apparire difficile quando proviamo a guardare in faccia le nostre contraddizioni, magari senza prendere la scorciatoia di pensarci migliori di altri. Eppure, vale la pena di credere che al di là di queste strettoie talvolta faticose potremo guadagnare all’esperienza spazi insospettati: dove, per esempio, finisca per sembrarti inconcepibile il sesso con una persona che in realtà non ti desidera affatto; dove, sempre per esempio, il proprio desiderio di uomini sia finalmente inscindibile dalla libertà delle donne.

 

Redazione
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6 commenti

  • posso condividerlo anche sul mio blog?
    grazie

  • Ciao Clelia,ci terrei a sapere come vanno le tue cose lassu’ al nord. Dovrebbe essere che il desiderio maschile funzioni,non in senso metaforico,in risposta all’essere desiderati e per tanti di noi Compagni è cosi,per storia,per la fortuna di aver avuto madri e padri Rivoluzionari(il dono piu bello che abbia mai avuto),per ribellione al comune pensare ed agire da saccheggiatori: ma non sempre anzi quasi mai è cosi…io sono pacifista,ma no non violento,:se toccano i miei,le mie Compagne,divento una belva(mi perdonino i nostri cuccioli animali) feroce,anche se dopo ne piango. E ancora,come dicevo ad alcune Compagne massacrate da stalkings seriali: colpirne uno per educarne mille(esagerato? vedremo.) Marco Pacifici dalle Compagne detto il monello

  • Uno dei pochi vanti della mia vita è di non aver mai nemmeno concepito di pagare una donna in cambio di sesso, nemmeno nei periodi in cui andavo “in bianco”… Ho sempre considerato più utile e dignitosa una sana autogratificazione sessuale.
    E’ indegno di un essere umano diventare per alcuni minuti il padrone di un corpo altrui, per denaro; possedere “una persona che in realtà non ti desidera affatto”. Questo al di là di qualsiasi considerazione sulla natura del desiderio sessuale maschile. Questo è un esempio di etica politica, cioè filosofia del comportamento coerente con le proprie idee politiche.
    Non mi sono mai occupato nel mio blog degli squallori della dinastia Berlusconi – ci sono implicati anche i figli ed il fratello – , unicamente perché la battaglia contro questo regime mafio-masso-fascista non può essere appiattita e svilita su una pur doverosa inchiesta della magistratura, quando i disastri di questo regime sono ben altri e di ben altra portata. Comunque molti se ne occupano, anche per questo io volentieri ne faccio a meno.
    Quando la potente borghesia nazionale e internazionale, che gestisce enormi poteri sulla vita di milioni di persone, non ha più nulla da desiderare perché “può tutto”, cosa “desidera” se non ciò che “non si può”, cioè sfogare le proprie perversioni? Cosa rimane quando la legalità della democrazia borghese lascia già mano libera su ogni cosa? Resta l’illegalità. Ma è sempre stato così. La differenza è che questo signore è talmente privo di spessore umano che l’impunità gli ha dato alla testa, facendogli commettere disinvoltamente errori su errori nella gestione della sua volgare e perversa sessualità.
    Io sono convinto, come maschio, che si possa desiderare sessualmente anche una sedicenne sessualmente sviluppata, ma questo attiene alla pulsione sessuale che è prima di tutto animale, istintiva. E conosco donne mie coetanee (48 anni) che mi hanno confessato tranquillamente di aver desiderato parimenti un bel minorenne sviluppato, anche per lo stimolo tutto intellettuale di insegnare ed introdurre un giovane virgulto ai piaceri del sesso – con tutte le implicazioni psicoanalitiche della maternità ecc. ecc.
    Ma a me queste cose non scandalizzano affatto. Una cosa è desiderare e basta, un’altra è mettere in pratica comportamenti che potrebbero essere comunque diseducativi, prevaricanti e psicologicamente violenti, anche con giovani soggetti consenzienti. Questa è la mia etica applicata al mio desiderio maschile.

  • giuseppe armando

    …il proprio desiderio di uomini sia finalmente inscindibile dalla libertà delle donne.
    Partiamo da qui per fare chiarezza. Se vogliamo parlare di desiderio parliamo di quello dei maschi e di quello analogo delle femmine. Dobbiamo parlare però anche di rispetto, per il nostro simile e per noi stessi, in questo caso si chiama dignità.
    Ecco, trovo che oggi, nella massa, si sia volatilizzato il concetto di rispetto ( e non solo per la sfera sessuale, ma per i rapporti interpersonali di ogni tipo), di dignità poi si è proprio perso il senso della parola.
    Non voglio sprecare neppure un istante del breve tempo che dura la vita, per parlare del lercio nano. Trovo però tantissima ipocrisia. Lui non è un alieno comparso in un mondo di brave persone. E’ il frutto di una società che si è evoluta ( per me degradata) progressivamente e costantemente. Basta guardarsi in giro, non c’è quasi luogo di lavoro dove non ci sia qualcuno che ogni giorno ci prova. Ormai la prostituzione ” mentale” regola i comportamenti ( e determina le carriere, le assunzioni ecc.) E’ questa la ragione per la quale i sondaggi, che la presidenza del consiglio fa eseguire da più società ogni settimana ( a spese nostre) registrano una flessione trascurabile del consenso: perchè riconoscono nel suo comportamento il loro, quello che farebbero, se potessero, che cercano di realizzare, maschi e femmine.
    Il punto è che nel nostro mondo, più costoro cercano di soddisfare il loro desiderio, non ponendosi limite alcuno, più quello cresce, più si mangia più si ha fame. Ed è l’inevitabile conseguenza della perdita del senso di un altra parola, la più pronunciata nel mondo in ogni epoca: amore. Ma nella storia dell’uomo pochi sono stati coloro che hanno saputo nutrirlo e farlo crescere nel proprio cuore. Ed in quei casi l’amore si è rivolto, inarrestabilmente, nei confronti dei propri simili in quanto componenti la nostra stessa famiglia, il genere umano. Ma questo è un altro discorso.

  • Un aggiornamento (dicembre 2012) che mi pare assai utile.
    E’ appena uscito “Trasformare il maschile”, volume generato in un anno di lavoro collettivo dal gruppo Trasformazione che si occupa di pedagogia, didattica e formazione all’interno di Maschile Plurale.(La parte del ricavato delle vendite spettante agli autori sarà devoluta all’associazione Maschile Plurale per coprire le spese delle sue attività).
    ***
    Trasformare il Maschile
    Nella cura nell’educazione nelle relazioni
    a cura di Salvatore Deiana – Massimo Michele Greco
    Assisi, Cittadella Editrice, 2012
    16 Euro
    Per acquistarlo online:
    http://www.cittadellaeditrice.com/index.php?content=scheda&id=752
    Questo volume vuole partecipare al dibattito ormai aperto in ambito pedagogico su se e come educare un essere umano a vivere anche in termini di genere, partendo dall’idea che sia poco naturale e spontaneo il vivere come maschi e come femmine, ma che pure in questo ambito siamo in larga parte costruiti dalle culture e dalle società. Il libro riserva un’attenzione e un approfondimento particolari nei riguardi degli uomini, coinvolti come attori o come destinatari – bambini e adulti – della formazione/educazione/cura. È uno spazio per alcune voci maschili – tra cui un padre, un maestro di scuola, un educatore, un volontario ospedaliero, un formatore in ambito sportivo, uomini impegnati contro la violenza maschile sulle donne – a partire dalle proprie esperienze, perché, al di là dei momenti di teorizzazione o di governo, la presenza maschile nei luoghi di educazione e di cura è sempre più numericamente minoritaria ma può essere, forse anche per questo, originale e portatrice di trasformazione.
    Indice
    Prefazione, Barbara Mapelli
    Introduzione, Salvatore Deiana – Massimo Michele Greco
    Cornice, quadro, particolare di una prospettiva formativa
    Il genere come questione pedagogica, Salvatore Deiana
    Perdere potere, guadagnare autorità. A confronto con la dipendenza pedagogica del maschile, Salvatore Deiana
    Cura e corporeità nel maschile, Massimo Michele Greco
    Testimonianze alla prima persona singolare maschile
    Di figlio in padre in figlio. Un itinerario riflessivo per crescere come genitori, Marco Deriu
    La scuola, un uomo e l’infanzia. Perché e come faccio il maestro, Carlo Bellisai
    La forza imprevista della dolcezza. Perché e come faccio l’educatore, Giacomo Mambriani
    Che ci faccio qui? Un percorso maschile nel volontariato ospedaliero, Mario Simoncini
    Esperienze e pratiche di cura di sé e delle relazioni
    Riconoscersi tra donne e uomini. Un’amicizia politica a Milano contro la violenza maschile sulle donne,Alessio Miceli
    La verità ci farà liberi. Critica del patriarcato e conversione personale nell’esperienza del gruppo piemontese Uomini in Cammino, Beppe Pavan
    Uomini che scrivono di sé. Pratica autobiografica maschile e cura di sé, Massimo Michele Greco
    Formare maschilità presenti e future
    Un esperimento didattico a più generi. La Campagna del Fiocco Bianco nelle scuole di Bologna, Sandro Casanova e Gianluca Ricciato
    La violenza maschile sulle donne: agire in prevenzione. Il Cerchio degli Uomini di Torino e le sue attività orientate al cambiamento, Roberto Poggi
    Non è un gioco per signorine. Le identità maschili nelle prassi educative del calcio giovanile, Ludovico Arte

    Salvatore Deiana – Ricercatore e docente di Pedagogia presso la Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari. Si è occupato dell’interpretazione in chiave pedagogica dell’ermeneutica filosofica di Hans Georg Gadamer in numerosi saggi. Studia ora la cura educativa in relazione alle differenze di genere, con particolare attenzione al maschile. Partecipa all’associazione Maschile Plurale.
    Massimo M. Greco – Infermiere coordinatore, laureato in Educazione degli Adulti e Formazione continua. Insegna Pedagogia generale e sociale nella Laurea magistrale in Infermieristica, Università La Sapienza di Roma. Partecipa all’associazione Maschile Plurale. Per la FrancoAngeli, ha pubblicato come curatore Lettere dal Silenzio. Storie di accoglienza e assistenza sanitaria per donne che hanno subito violenza.
    http://www.maschileplurale.it/cms/index.php?option=com_content&view=article&id=658:-nov-2012-qtrasformare-il-maschileq-a-cura-di-sdeiana-e-mmgreco&catid=55:qho-lettoq&Itemid=50

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