Il green pass visto dal buco della serratura

87esima puntata dell’«Angelo custode» ovvero le riflessioni di ANGELO MADDALENA per il lunedì della bottega

«Miserabile ladro, non ti faremmo entrare neanche se avessi il green pass»: così dice Flipper (è uno pseudonimo) a Lappo. Flipper gestisce un cinema all’aperto, è una situazione paradossale, perché Lappo vuole pagare per entrare al cinema, con un documento di autocertificazione sostitutiva del green pass ma Flippo (e altri come lui, “sinistrati” e forse anche equosolidarnosc) è talmente obnubilato che non legge il documento prima di giudicare. E va oltre, sfociando in una dimensione comica e teatrale (involontaria), con queste parole: «Tu due anni fa mi hai rubato un cioccolatino equosolidale da 1 euro!».

Storia vera vissuta a metà settembre. Lappo riporta un altro elemento: nel pomeriggio di quel giorno era entrato in un luogo istituzionale con lo stesso documento di autocertificazione. Lì c’erano magistrati e militari: uno sguardo dell’addetta ai documenti di autocertificazione era bastato per lasciarlo passare (sono prove anche sociologiche, oltre che psicologiche?).

Meno di 10 giorni dopo Rino arriva nella stessa città in cui vive Lappo. Rino è un giovane avvocato italiano ma vive all’estero. Ha fatto il vaccino prima della metà di settembre. E’favorevole ai vaccini. Osserva che il green pass potrebbe benissimo essere incorporato nella tessera sanitaria: «lì c’è già registrato tutto: se hai fatto un vaccino o un tampone. Mi pare chiaro che il Potere sta facendo un test: fino a che punto l’obbedienza cieca diventa complice del Potere?». L’indomani di questi discorsi Rino dice a Lappo che all’Università non lo fanno entrare se non ha il green pass: lui ce l’ha però “non funziona” per motivi tecnici. Rino ragiona così: «se volevano istituire un documento così farraginoso , avrebbero dovuto fare un periodo di prova per mettere a punto tutti i dispositivi e i meccanismi preposti».

Giorni fa ho incontrato un amico musicista: da un anno e mezzo esce pochissimo, usa la mascherina anche all’aperto. Pensavo avesse fatto vaccino, green pass e tamponi vari e invece mi dice che non ha fatto niente. Mi confessa che pochi giorni fa è andato in biblioteca per rinnovare la tessera ma non gliel’hanno rinnovata perché non ha il green pass. Lui si è permesso di dire: «Quindi è vietata la lettura per chi non ce l’ha?» e si è sentito rispondere: «Quella è la porta, vada via!». Lui commenta così: «ci sono persone assetate di potere che non lo hanno potuto raggiungere, e ora si aggrappano a queste meschine possibilità per esercitarlo».

Un vaccino naturale – dice Natalino Balasso nel suo discorso di capodanno (fine 2020) – sarebbe farsi dieci volte al giorno due rampe di scale. Io.. ne ho da vendere! E Marta aggiunge: «le tue scale sono particolarmente ripide». Marta ha fatto il vaccino, insegna in una scuola superiore e non digerisce di dover parlare per ore con una mascherina davanti a una ventina di ragazzi col volto mezzo coperto. Mi racconta di una signora che lavora al mercato del pesce, non può fare i vaccini e dovrà fare i tamponi da metà ottobre (ammesso che non ci siano variazioni al decreto) rischiando di non lavorare perché non sopporterà troppi tamponi (almeno due a settimana). Una collega di Marta non può fare il vaccino perché ha una malattia immune; nonostante ciò il medico di base non vuole rilasciarle un certificato sostitutivo.

Se qualcuno dice che questo vaccino imporrà numerosi richiami (uno all’anno? Di più?) si sente rispondere che anche quello per l’influenza è così; ma a pensarci bene quell’altro è assolutamente facoltativo.

Marta mi fa notare che un suo amico vaccinato ha preso comunque il covid (anche con sintomi importanti) e che quando fai l’antitetanica non firmi niente.

Riflessioni interessanti le sta sviluppando il manifesto. Per esempio il 22 settembre nel pezzo Green pass e non solo: mala informazione, sotto-cultura, estraneità a sinistra Pier Giorgio Ardeni fa notare che c’è tutta una galassia di persone che diffidano di un certo atteggiamento scientista fino ad arrivare a punte di «negazione della realtà» ma ci si dimentica «che la facilità di venire catturati dal deep web è inversamente proporzionale alla scolarizzazione, all’acculturamento e alla positiva funzione del capitale sociale e dello spirito di comunità […] Se a ciò aggiungiamo che solo il 38% degli italiani ha fiducia nel governo (dati Eurobarometro) capiamo quanto vasta possa essere l’area delle persone “lontane” dallo Stato e dalla politica, che non si lasceranno convincere perché escluse, incolte, privi di strumenti critici e già, forse, parte di “altri mondi” (a questi andrebbe aggiunta quella piccola minoranza dei critici della “medicina ufficiale”, che meriterebbe un discorso a parte). […] E’ l’Italia sotterranea, marginale, che si nutre di fedi improbabili, miti grotteschi, del rifiuto sedimentale e marcio del consumismo. Che è anche la parte più fragile della nostra società perché esclusa, sotto-proletaria e delle periferie. Possono questi essere convinti con l’obbligo? Stupisce che a spingere in questa direzione siano i partiti di sinistra al governo, che dovrebbero essere i più attenti alle fasce deboli. Ma essi, forse, hanno già deciso di lasciarle al loro destino […] I loro elettori, sempre più, sono il vasto ceto medio scolarizzato degli ‘inclusi’. Gli esclusi, la nostra sinistra, li ha persi di vista da tempo».

Due giorni dopo (24 settembre) sempre il manifesto pubblica un pezzo di Battista Sangineto: «Covid, testimonianza del laissez faire del governo». Sangineto riporta la sua esperienza di bi-vaccinato, con due dosi di vaccino a mRNA dalla fine di aprile 2021, appartenendo alla categoria “fragili”, ha contratto il virus da un suo familiare bi-vaccinato da luglio 2021. Sangineto accusa il governo perché ha sottovalutato lo studio della dottoressa Rochelle Walensky, direttore dei CDC americani (Centers for Disease Control and prevention) che aveva raccomandato l’uso delle mascherine anche per i vaccinati nei luoghi chiusi. L’aspetto più interessante è legato all’esistenza di anticorpi monoclonali in certi ospedali – come quello di Cosenza – (per i soggetti fragili) poco conosciuti: «Nonostante la disinformazione, sono riuscito a sottopormi al trattamento con i monoclonali che non solo hanno causato la remissione dei severi sintomi, ma, da ieri, lo hanno negativizzato. Perché l’AIFA, che pure l’ha approvata, non ha ancora diffuso i dati delle sperimentazioni che da marzo del 2021, si stanno facendo sull’efficacia degli anticorpi monoclonali? Sulla base dei dati che si dispongono (Regione Veneto, ASL di Napoli, Azienda Ospedaliera di Cosenza) sembrano davvero efficaci. E perché il governo non fornisce il numero degli infettati, dei ricoverati e dei deceduti bi-vaccinati?». Sangineto ritiene che i vaccini siano indispensabili ma che non possano essere l’unica strada da percorre perché il tumultuoso avvicendarsi delle varianti e le enormi aree di popolazioni non vaccinate renderanno impossibile il raggiungimento dell’immunità di gregge. Cita Krause e altri autori che hanno pubblicato contributi in tal senso sulla rivista Lancet del 13.09.2021. E conclude con questa domanda-dubbio: «Non sarebbe il caso di seguire la strada della cura e non solo quella dei vaccini di Big Pharma che, in questi ultimi due anni, si è (come dice Ciccarelli su questo stesso giornale del 16.09.2021) enormemente arricchita?».

QUESTO APPUNTAMENTO

Mi piace il torrente – di idee, contraddizioni, pensieri, persone, incontri di viaggio, dubbi, autopromozioni, storie, provocazioni – che attraversa gli scritti di Angelo Maddalena. Così gli ho proposto un “lunedì… dell’Angelo” per aprire la settimana bottegarda. Siccome una congiura famiglia-anagrafe-fato gli ha imposto il nome di Angelo mi piace pensare che in qualche modo possa fare l’angelo custode della nuova (laica) settimana. Perciò ci rivediamo qui – scsp: salvo catastrofi sempre possibili – fra 168 ore circa che poi sarebbero 7 giorni. [db]

LE IMMAGINI – scelte dalla “bottega” – sono di Massimo Golfieri.

La Bottega del Barbieri

Un commento

  • Mariano Rampini

    Tutto enormemente giusto. Però. Leggendo le parole dell’amico Maddalena (me lo conceda) trovo moltissimi spunti di interesse. In particolare l’uso “distorto” che si fa del green pass. Che, di per sè, non un male ma lo diventa quando ci si chiede come mai un Governo che punti all’ammodernamento delle sue procedure non abbia pensato a inserire i dati vaccinali sulle tessere sanitarie (che pure vengono registrate al momento della somministrazione del vaccino). Credo, nel mio poco sapere, che la battaglia da fare sia quella di far comprendere che trasformare un semplice foglietto di carta (un’ennesima moltiplicazione di documenti a tutto vantaggio della solita, elefantiaca burocrazia statale) in un “lasciapassare” non ha davvero senso. Basti pensare a quante cose si sarebbero potuto evitare con il semplice inserimento nella memoria della tessera sanitaria della certificazione dell’avvenuta vaccinazione. Mi si risponderà: “Ma non siamo in grado di farlo, non abbiamo i mezzi tecnologici necessari”. E allora di nuovo il povero asino cade a muso in avanti: vogliamo ammodernare i processi produttivi mentre quelli amministrativi restano uguali a venti o trent’anni fa? Quale logica può spiegare questo arcano? E, ancora, il suggerimento per i vaccinati di mantenere le abitudini finora adottate per evitare il contagio è stato dato. Ma insieme a un’altra infinità di bubbole e falsità, finché quel singolo, semplice messaggio s’è perso per strada, inascoltato dai più (se non erro l’indicazione di continuare a rispettare le norme di profilassi le aveva fornite l’Istituto superiore di sanità). Perché non è stato ripetuto a spron battuto? Pubblicizzato sulle varie emittenti televisive? Sulle radio? Sui quotidiani (cartacei e on line)? Un’altra occasione persa per conservare un minimo di equilibrio in questo Paese che oggi come oggi (mi metto anch’io nel mazzo) appare seriamente squilibrato. Che sia necessario eleggere premier uno psicoterapeuta? Anche per aiutare e consigliare i vari ministri. Che sembrano aver dimenticato le categorie “fragilissime” (quelle più fragili delle fragili) che per i motivi più disparati il vaccino non possono farlo… Un’ultima osservazione sull’idea che l’amico Maddalena lancia relativamente alla “cura”. Può essere una strada da battere per la ricerca. Ma non so quanto sia percorribile. Abbiamo due esempi dinanzi agli occhi: la “classica” influenza e l’Aids. Per la prima esiste una vaccinazione che varia ogni anno a causa della variabilità delle proteine virali di superfice (come la spike, caratteristica del Covid), Per l’altra malattia, invece, a quasi quarantun anni dalla comparsa del paziente zero (si parla del 1980 come anno di avvio dell’epidemia), non è ancora stato messo a punto un vaccino mentre, al contrario, esistono medicinali che permettono di convivere con il virus Hiv senza temere che questo evolva il Aids conclamato. Quale sarà il destino del Covid? Si riuscirà a creare una barriera vaccinale com’è accaduto per altre malattie (polio, vaiolo ecc.) oppure si troverà una “cura” vera e propria? Per una risposta a questa domanda sarebbe opportuno rivolgersi alle industrie farmaceutiche, magari facendo prima due conti su cosa converrebbe loro di più. E un’altra domanda andrebbe rivolta agli istituti nazionali di ricerca di base (ben diversa da quella applicata che punta solo e soltanto su un singolo obiettivo): i tanti, brillantissimi ricercatori biomedici italiani che trovano lavoro all’estero non potrebbero essere invogliati a tornare magari per essere coinvolti in un programma nazionale di ricerca contro il Covid? Aspettiamo che qualcuno possa darci una risposta…

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