Il meglio (forse) del blog – 21

andando a ritroso nel tempo (*)

IVONE GERBARA E IL VOLTO MATERNO DI DIO un post di DAVID LIFODI che in blog tuttora “vanta” il record di insulti e di troll all’attacco

Scuote la testa e mostra una certa sorpresa. Ivone Gebara si chiede (e ci chiede), con un misto di stupore e meraviglia, perché non conosciamo la Teologia della Liberazione al femminile. Poi, trascorsi alcuni minuti e rassegnatasi al fatto che la platea è piuttosto digiuna sulla materia (comprese quelle persone che da anni fanno su e giù tra Italia e America Latina), è un fiume in piena, ne spiega la radicalità e le differenze rispetto alla Teologia della Liberazione declinata al maschile, conosciuta, questa sì, dall’uditorio. Eppure non basta. Ivone Gebara, teologa brasiliana, già collaboratrice di Dom Helder Camara e adesso di Frei Betto,Thomas Balduino e Leonardo Boff (con cui condivide la condanna al silenzio da parte della Chiesa), esponenti di spicco della Teologia della Liberazione, tiene molto a esporre quel percorso così ricco di differenze tra la visione maschile (e per certi aspetti patriarcale e quasi autoritaria in certe sue connotazioni) e quella femminile della Teologia stessa, che, dopo il culmine raggiunto negli anni ’80, rappresenta ancora la coscienza critica della politica e della Chiesa sudamericana.

Paradossalmente il titolo dell’incontro di Siena (tappa di una lunga serie che l’ha portata anche alla comunità di base fiorentina delle Piagge e allo storico circolo America Latina delle Vie Nuove sempre a Firenze) si intitola “Il volto materno di Dio”, che prende spunto da un’opera dello stesso Leonardo Boff. In realtà, spiega Ivone, i teologi della Liberazione hanno sempre avuto problemi a rapportarsi con la Teologia al femminile: un tema che ricorrerà spesso non in chiave contrapposta o di polemica fine a se stessa, ma allo scopo di sollecitare una maggiore apertura all’inclusione sociale nei confronti dei colleghi maschi e una più connotata collocazione politica e di genere.

Proprio all’insegna delle differenze di genere era nata e si era diffusa l’idea femminista in Brasile, poco accettata anche dalla corrente “principale” della Teologia della Liberazione, quella maschile, che per anni ha considerato la rotta intrapresa dal femminismo come frutto dell’imperialismo nordamericano e del neocolonialismo europeo. Lo stesso contesto storico e l’humus politico-militante latinoamericano, precisa Ivone (dolendosene), per anni non ha dato molto peso alle sofferenze che hanno dovuto sopportare le donne durante gli anni ’70-’80, quando le dittature militari la facevano da padrone in quasi tutto il continente, soprattutto nel Cono Sur. Da poco tempo in Brasile sono stati aperti gli archivi storici della dittatura, ed è emerso uno scenario per certi versi inaspettato e inquietante: la violenza contro le donne verbale, politico-ideologica, ma nella maggior parte dei casi contro la loro figura e il loro corpo, veniva anche da organizzazioni di sinistra in lotta contro il regime. E’ da qui che il movimento femminista brasiliano si è reso autonomo e parallelamente lo stesso è avvenuto all’interno della Teologia della Liberazione.

Uno dei primi contrasti con le gerarchie ecclesiastiche è sorto quando la Chiesa ha inteso occuparsi, tramite una propria interpretazione delle Scritture ritenuta infallibile e senza possibilità di contraddittorio, di aspetti quali la depenalizzazione dell’aborto o la violenza domestica sulle donne. Contemporaneamente nel 1980 nasce e si sviluppa ufficialmente la Teologia della Liberazione al femminile, che aveva come punto di partenza l’esperienza di donne provenienti da una vita vissuta interamente nei quartieri popolari delle cinture industriali delle grandi città, a esempio San Paolo, è il caso della stessa Ivone. Fin dall’inizio la Teologia femminile, o femminista, come ama dire Ivone, si caratterizza per l’apertura al confronto e al dialogo senza farsi portatrice di fratture all’interno del cristianesimo: collaborano con luterani e metodisti e nel tempo si aprono anche al sincretismo e ai riti afro-brasiliani. La violenza compiuta contro il corpo femminile rappresenterà uno dei principali aspetti su cui fin dall’inizio è incentrata la Teologia della Liberazione letta in chiave femminista. Non si tratta solo di denunciare la violenza fisica, ma anche quella simbolica di cui è fortemente permeata la Chiesa. Altra forte rottura rispetto al punto di vista della Chiesa allineata riguarda la concezione della sofferenza e del dolore del Gesù crocifisso. Non è una critica all’uomo Gesù, ci tiene subito a precisare Ivone, quanto a tutto ciò che c’è stato costruito intorno e che giustifica il potere maschile come unica rappresentazione di Dio.

Qui si entra in un tema cruciale della Teologia della Liberazione al femminile, che si caratterizza “per riprendere quello spirito della Bibbia utilizzato strumentalmente per rafforzare il potere maschile”. La prospettiva di riscatto del testo biblico in chiave femminista emerge nella volontà di evidenziare quelle violenze sulle donne raccontate dalla Bibbia stessa, ma passate in secondo piano di fronte alla sofferenza dell’uomo Gesù sulla croce. In questo senso la Teologia femminista si propone di superare la visione maschile secondo la quale Dio è necessariamente Padre: può essere anche Madre, o comunque non apparire come un’immagine fissa, quanto come qualcosa che si può coniugare. In una parola: non basta riflettere sui temi della giustizia sociale, sostiene Ivone, e nemmeno è sufficiente che queste riflessioni siano condotte a livello ecclesiastico, per quanto possano provenire dalla stessa Teologia della Liberazione, come avveniva ai suoi albori negli anni ’70. Spetta all’essere umano in generale, e alle donne vittime delle violenze in particolare, compiere una riflessione approfondita sulle lotte per la giustizia sociale. Questo passaggio risulta particolarmente difficile per la sfiducia generale nell’essere umano, dovuta, secondo Ivone, alla società capitalista: non solo la donna ha paura dell’uomo e viceversa, ma le donne hanno paura di altre donne e la stessa cosa accade per gli uomini. Questa tendenza ha preso piede anche all’interno di certi gruppi di tendenza spiritualista in America Latina, mentre la Teologia della Liberazione femminista vuol eliminare la mancanza di fiducia tra gli esseri umani, dovuta anche al messaggio del Cristo solitario che muore sulla croce e di un Dio individuale che non aiuta ad avere una comune percezione sociale della realtà. Se questo è lo schema che da anni cerca di trasmettere la religione ufficiale, è chiaro che la necessità di uscire dall’individualismo per potere credere nell’altro che si imbatte di fronte  a noi risulta essere un’eresia per le gerarchie.

Tutto questo”, conclude Ivone, “non significa cancellare la tradizione, ma è necessario compiere passi avanti affinché la Teologia della Liberazione al femminile sia maggiormente condivisa e rispettata”, cosa che già avviene in America Latina grazie al suo lavoro di alimentazione reciproca con i movimenti sociali.

(*) Un po’ perché 5600 articoli sono tanti e (nonostante i “santi” tag) si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà e occorre cercare post per non star fermi, quando altre/i invece continuano a regalare i loro contributi a codesto blog. Per queste due ragioni ho deciso – d’intesa con la piccola redazione – di recuperare un certo numero di vecchi post… con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più “attuali”.

Il “meglio” è sempre soggettivo: in questo caso è inteso a ritrovare soprattutto semi, ponti, pensieri perduti… meglio se accompagnati – talvolta capita – dalla bella scrittura, l’inchiesta ben fatta, la riflessione intelligente.

Ci sarà fantascienza (il Marte-dì canonico), ci saranno le «scor-date», ci sarà di tutto un po’: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia che – noi speriamo – ci caratterizza in questo blog “collettivo”. (db)

Redazione
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